Digitale VS Analogico

Digitale VS Edizioni Fisiche. Parte 4. La Biblioteca del Futuro

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Bentrovati ragassuoli, oggi dopo qualche tempo riprendiamo il discorso legato all’eterna lotta tra il bene e il male, un discorso più avvincente della diatriba tra fan di Star Wars e Trekers qualcosa al livello de è meglio la crema gianduia o la nutella?”

Ebbene si, ancora a sprecar fatica sulla tastiera cercando di trovare un senso allo scontro tra Analogico e Digitale, tra le edizioni fisiche, il collezionismo e tra i tristi e senza valore files. Per chi volesse leggere i post procedenti i nipotini di Paperino posso indicarvi direttamente gli articoli qui quo e qua. Per tutti gli altri seguite il paragrafo successivo.

Fin’ora abbiamo sempre parlato di quanto si stava meglio anni fa, c’erano le cartucce, i vinili e non c’era sto zozzone dell’internet che tra un Pornhub e l’altro, ha così tanto scombussolato i piani. “Ah non ci sono più i brani di una volta!” “Il Rock è morto negli anni 70″. “Il digitale ha rovinato tutto ho introdotto la pirateria buuuuuu. Brutti e cattivi!” “L’Ebook? è una bestemmia i libri sono solo cartacei!” Tiè! Vade retro! Arg!

Eppure già nel post precedente indicato da Qua abbiamo iniziato a riflettere sui vantaggi dei prodotti liquidi. Oggi proviamo a fare un passo ulteriore, fermo restando che diamo per acquisita e consolidata l’importanza del supporto fisico per qualsiasi appassionato di qualcosa dal videogioco al film dalla musica al libro.

Quindi senza nulla togliere al collezionista che dentro è sempre vigile in ognuno di noi, oggi tentiamo di seguire la strada da un punto di vista diverso: fino a qui la parola d’ordine è stata possesso. Io possiedo fumetti, possiedo giochi, libri li mostro, me li godo e forse li uso (quando siamo fortunati). Proviamo a immaginare invece tutto questo come se fosse un servizio.

L’esempio più semplice da immaginare sono i servizi a pagamento come Netflix e Spotify vasti cataloghi multimediali dove l’abbonato puoi usufruire di essi tramite l’internet pagando appunto una cifra mensile più che ragionevole.

Ora anche Microsoft sta sperimentando una soluzione del genere con la sua xbox, avvicinando le soluzioni on demand anche al mondo del videogioco.

Bene inteso che questi signori non hanno inventato niente, ieri c’erano le videoteche dove affittavi i film (ah i bei tempi di Blockbuster e le mezz’ore passate a scegliere il film da vedere) oggi si fa la stessa cosa attraverso l’internet. 

Se da una parte sei dannatamente” contrario alla scomparsa dei prodotti fisici di qualsiasi genere allo stesso modo sei favorevole al pagare un tot al mese per avere una biblioteca multimediale sempre a tua completa disposizione che contenga ebook, mp3, videogiochi e film. Magari una soluzione a pacchetti con diversi costi in modo che chiunque possa pagare esclusivamente per quello che vuole.  Ovviamente dovrà essere disponibile una sorta di dispositivo all-in-one in grado di poter essere un lettore universale. Ti immagini una sorta di Nintendo Switch che connessa al televisore sia quello che oggi è tranquillamente una play mentre se scollegata dal Dock si riveli un lettore ebook con uno schermo adatto allo scopo. Se si diffondesse una cultura di questo tipo è facile ipotizzare come con trenta-trentacinque crediti imperiali sia possibile avere accesso al pacchetto completo e sia chiaro, li pagheresti certamente volentieri.

Tutto questo potrebbe portare a interessanti vantaggi: la tua collezione fisica sarebbe composta non solo da pezzi” storici ma anche da contenuti che realmente ti piacciono perché li avresti già provati per un certo intervallo di tempo sapendo quindi a cosa andresti incontro e nel frattempo avresti comunque l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda tutto il resto.

Lo stesso vantaggio, però potrebbe trasformarsi in un grosso handicap ossia. La diminuzione delle copie vendute inevitabilmente produrrà un aumento del prezzo di vendita, rendendo il collezionismo, oggi ancora alla portata di molti, qualcosa di un po’ più di nicchia. Altro problema è immaginandosi una situazione molto Cyber Punk in cui una grossa multinazionale (ehm qualcuno ha detto Amazon?, Facebook?) disponga di tutto il materiale disponibile diventi una grossa, impressionante e devastante azienda monopolista in grado di condizionare e governare il mercato. Aiuto!

8 pensieri riguardo “Digitale VS Edizioni Fisiche. Parte 4. La Biblioteca del Futuro

  1. Il solo problema che vedo nel fornitore di servizi è il pagamento di troppi canoni, per chi volesse disporre potenzialmente di tutto ciò che esiste. Per il resto, l’idea di avere “per sempre” ciò che compro ed è incorporeo ha il suo perché, specie se il fornitore si degna di aggiornare i file quando cambiano i dispositivi.

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  2. Considerazioni molto interessanti.
    Personalmente ho una visione. In questo periodo è come stessimo vivendo gli anni 90: c’erano ancora le macchine fotografiche digitali e qualcuno proponeva ancora di stampare le fotografie. Ritengo che ora, come ora, non c’e’ ragione di collezionare chissà cosa di carteceo. Fra poco sara’ tutto digitale. Non occorre allarmarsi. E’ solo il tempo che passa e cambia gli strumenti. Ciò che non cambierà mai è la bellezza di un’opera. Fosse essa un fumetto, un film, un cartone animato. Cosa e’ meglio tra il formato digitale o formato fisico? Per me è il contenuto.

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  3. Sarà ma il mio bel libro nello scaffale fa ancora bella figura…se non altro quando viene a trovarti qualcuno ti dirà *”ma li hai letto tutti? *”e li un po di orgoglio intellettuale ti scatta inevitabilmente…

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  4. La strada digitale è segnata e le aziende ci si sono buttate a pesce perché fanno a meno dell’intermediario, quindi aumentano i margini e – non sempre notato da tutti – “rubano” i clienti agli intermediari. Il fatto di rivolgersi direttamente al consumatore ha i suoi problemi, ma anche grandissimi vantaggi. Nel nostro Paese, la banda larga non è ancora una realtà diffusa e, sopratutto, alla portata di tutti. Un servizio on demand con canoni personalizzati e magari offerte-costruisci-il-tuo-pacchetto è auspicabile, ma nutro seri dubbi come il Conte in merito alla sostenibilità economica. I prezzi non diminuiscono perché l’offerta è endemicamente alta rispetto alla domanda potenziale.
    Insomma, è già capitato con CD-Audio. Dovevano costare un’inezia quando si fossero diffusi: il primo Cd-Audio trent’anni fa lo pagai 25.000 lire (quasi 13 euro), oggi? Pure.
    Perciò, quando posso scegliere, preferisco il “supporto” fisico per queste e tante altre ragioni, alcune emotive, altre razionali.

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