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1 Disco Al Giorno per 10 Giorni – 8d10

Bentrovati ragassuoli amanti delle ciance perdigiorno e della musica scuotitimpani. Dopo avervi sollazzato la spirito tutto con la la rubrica del papa’ pop’n nerd, oggi torniamo a cianciare della buona(?) musica che ti ha accompagnato nel corso della tua vita piena di fregnacce.

Siamo all’ottavo post di questo particolare viaggio (che purtroppo grafici alla mano, ha visto alti) che si concluderà tra qualche settimana in cui hai raccontato molto della tua vita privata, molto della tua sfera intimi ed emotiva, attraverso alcuni dei dischi più significativi che ti hanno influenzato, nel bene e nel male, rendendoti il Johnny che sei oggi.

Probabilmente è per questo che un po’ ci sei rimasto male quando i numeri e le statistiche non sono state in linea con gli altri post, più vicini come genere, ai jovini frequentatori di questa gagliarda webbettola.

Mentre ripensavi a cosa scrivere in questi post ti è tornato in mente un libro che avevi letto parecchio tempo fa che ti era piaciuto parecchio ma, evidentemente, non abbastanza per restare in “orbita” tra le letture che ogni tanto “spuntan” fuori nei tuoi ricordi.

Il libro in questione è 31 Canzoni di Nick Hornby, autore inglese che per un lungo tratti è stato tra i tuoi scrittori preferiti. Il libro in questione è una raccolta di brevi saggi in cui Hornby fa la stessa cosa che tu stai facendo qui. Solo che, ovviamente, lo fa meglio.

Nel ricordare questo libro ti è anche tornato alla memoria una cartella su un tuo vecchio Hard Disk che si chiamava proprio 31 Canzoni, così come una playlist su Spotify con le stesse canzoni.

Insomma, raccontare le cose tramite la musica, è un qualcosa che ti appartiene da sempre e che speri abbia sempre spazio nella tua vita. Ogghei, basta pipponi, beccateve ‘sto raccontino musicale in tre parti con finale bomba.

Pronti Noi Zi Va.

Parte 1.
Era il periodo d’oro di MTV e tu facevi le superiori non ricordi più bene se fosse il 1997 o il 1998. L’unica ragazza della tua classe che chiameremo Kora era sempre molto schiva e sulle sue. Di musica però ci prendeva abbastanza. Ti prestò due cassette. Stoosh degli Skunk Anansie e Ultra dei Depeche Mode due dischi che hanno segnato in modo inequivocabile la carriera delle due band.

Anche se ancora non lo sapevi il disco della band inglese di rock elettronico ti avrebbe ispirato quasi dieci anni dopo. Al momento ti limitavi soltanto ad ascoltare “a ruota” It’s No Good, il singolo che stava trascinando le vendite del disco2 restando folgorato da tutti quei suoni elettronici che al tuo orecchio verginello sembravano delle novità assolute e da quella voce così profonda così asettica ma così cariche di espressività.

Parte 2.
Si era appena concluso il periodo di massima esposizione della tua band tra il 2005 e il 2007. Avevate suonato per quasi tutto il nord Italia ed era giunto il momento di fermarsi per scrivere con calma i pezzi nuovi e lavorare al disco che non c’è. Il suonare in studio con il computer e Reason ha portato te e il Reverendo ad essere influenzati in maniera piuttosto marcata da molte sonorità elettroniche. Tu eri tornato in fissa con i Depeche Mode e i Duran Duran complice il fatto che adoravi Morgan e quindi le “sue” fonti dovevano essere anche le tue. Non a caso uno dei grandi(?) esclusi da questa personalissima raccolta di post dedicati alla musica è certamente Metallo Non Metallo il secondo lavoro, forse il più bello, dei Bluvertigo. Il Reverendo invece si era appassionato più in generale alla musica elettronica anche dance cercando ispirazione tra gli Air e i Daftpunk. Avevate in mente, di creare un progetto alternativo al vostro gruppo dove tu e lui vi inventavate DJ di musica danzereccia. In realtà un brano e altri piccoli frammenti li avete scritti e pubblicati. Di dance, però, non avevano niente così i frammenti erano entrati di diritto nella scaletta del disco che non c’è, mentre il pezzo, l’unico completo, resta una meteora della vostra produzione.

Complice il fatto che Torino è inevitabilmente appassionata dei Subsonica e che Max Casacci era appassionato dell’underground musicale della città alla fine sei anche voi finiti nel vortice di gruppi che hanno tentato di fondere le sonorità elettroniche che la musica rock grunge degli anni ‘90.

La vostra crescita, la vostra identità sonora era quindi giunta ad una prima maturazione, eravate pronti per il salto, eravate bravi e pieni di idee. Peccato che poi…

Parte 3
Quando hai conosciuto Carlotta (il tuo gruppo era quasi un ricordo) avete dovuto girare l’Italia per poter stare insieme. Il vostro lavoro del tempo vi obbligava a lunghe trasferte e quindi una volta si stava a Milano, una volta in Toscana, una volta toccava a Torino e l’altra a Roma. Insomma di kilometri ne avete fatti tanti.

La musica in macchina non poteva mai mancare e in quel momento i Depeche Mode erano sicuramente tra i principali ascolti lungo i viaggi in autostrada, così per il tuo primo compleanno festeggiato con lei, il suo regalo fu davvero meraviglioso. Ti regalò due biglietti per andare a vedere il concerto dei Depeche Mode allo Stadio Olimpico a Roma.

Durante il concerto i Depeche Mode, suonarono una versione molto particolare di Home, un brano, ma guarda un po’ estratto proprio da Ultra. Preso da un impeto di romanticismo, o dalle troppe birre. Beh hai chiesto a Carlotta di andare a vivere con te.

Il resto è “solo” tante altre canzoni.

Tutti gli altri post di questa belliffima rubrica li potete trovare ovviamente qui.

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The Nerd Father. Il manuale. Parte 2.

Bentrovati padri e aspiranti padri, amanti dell’aria condizionata e dei mojito d’estate. Oggi la vostra termoregolata webbettola de borgata torna a sollazzarvi lo spirito tutto con un nuovo capitolo del manuale di sopravvivenza per padri Pop ‘n Nerd alle prese con i piccoli padawan e con mogli da rendere felici che, porelle, devono a loro volta gestire tutto il cucuzzaro.

L’uomo con mille passioni già solo da sposato incontra le sue prime difficoltà: Condividere gli spazi con una donna che magari non è in grado di capire il tuo culto per dei giornaletti per pischelli, può creare fin da subito alcune tensioni. Oppure. Anche passare la serata sul divano può essere un problema: Tu vorresti giocare al tuo ultimo videogioco acquistato mentre le vorrebbe vedere il nuovo episodio di Montalbano.

O peggio, lei sta lavando i piatti e tu cristoni con parole indicibili contro uno sconosciuto durante una partita online a Mario Kart che ti inchiappetta all’ultimo secondo. Queste situazioni sono da evitare come la peste. Vi verranno rinfacciate per i prossimi anni senza alcuna pietà!

Insomma fin dall’inizio della convivenza, l’uomo pop ‘n nerd deve imparare a gestire tempi e gli spazi per evitare che la sua dolce metà un giorno non gli urli contro “Johnny hai quarant’anni cresci!” e contestualmente lanci fuori dalla finestra la sua copia di Breath Of The Wild.

Con l’arrivo di un simpatico/a e tenero/a cucciolo di essere umano, la situazione non può che degenerare. Si c’è questo esserino bellissimo e coccolossimo, tutto vero, lo amerete dal primo istante ma…

Nei primi mesi di vita la creaturina tutta pianti e pupù assorbirà il tempo della vostra compagna/moglie in maniera quasi assoluta. Perderà ogni privacy dovendo andare in bagno con la porta aperta per evitare che il/la gnomo/a si senta abbandonato/a e cominci a frignettare. Implorerà per poter andare dal parrucchiere per riconquistare un po’ di quella femminilità che la maternità ti porta via. Avrà bisogno di te quando torni dall’ufficio per guardare il/la pargolo mentre le prepara la cena o sistema un momento casa o più semplicemente va un momento in bagno con la dovuta intimità.

Quindi dopo le massacranti ore in ufficio vi toccherà lavorare anche a casa. Più volte vi capiterà di pensare che il lavoro è certamente più rilassante della vita familiare. Badate bene non si sta dicendo che essere padre non vi piacerà. Voi amerete ogni singolo momento che passerete con il vostro padawan e anche quando la vostra schiena vacillerà voi terrete duro e solo che è faticoso…just this

Tenete sempre a mente, però, che vostra moglie sarà quasi sicuramente più stanca di voi. Va a lavoro, torna a casa prima, prende il vostro cucciolo e lo porta a casa dall’asilo e in più deve cercare di mantenere tutto in ordine in casa, preparare la cena, sistemare i cassetti e tutto questo lo dovrà fare spesso da sola e con l’erede in braccio perché voi prima delle 19:00 non ci sarete e non tutti possono contare su nonni pensionati.

Ogni volta quindi che vi verrebbe da dire: “moglie, ora tienilo un po’ te” ricordate sempre cosa è successo mentre voi eravate in ufficio freschi con l’aria condizionata a palla.

Voi avete due obiettivi: Il primo è la felicità di vostra moglie, volete continuare a spendere soldi nelle vostre fregnacce? Volete dedicare tempo a Mario Odyssey? Ecco, se volete gettare la basi affinché questo possa accadere dovete curarvi della felicità di vostra moglie.

La soluzione è discretamente facile. Prima di cena, state con il vostro padawan. Giocate con lui, passateci del tempo. Vostra moglie potrà respirare un pochino.

Dopo cena occupatevi voi della casa, sistemate il tavolo, lavate i piatti e ‘na passate sulla macchina del gas non guasta, così la regina della casa porterà il cucciolo a letto che per le 21:30 sarà a ninna.

A quel punto godetevi un po’ vostra moglie, non temete il vostro secondo obiettivo è vicino, tenete duro. La signora avrà un’autonomia piuttosto limitata e per le undici bye bye andrà a coricarsi.

Ebbene uomini, ora che avete resistito tutto questo tempo con le dita che vi prudono da ore che ormai hanno assunto la rigida posa da joypad in mano, è arrivato il vostro momento. La casa è in silenzio. I tuoi amori sono a dormire, non ti resta che godere della tua insonnia per gioire in pace.

Si l’insonnia sarà il vostro migliore amico non cedete al sonno, alla stanchezza. Siete uomini forti che hanno bisogno di tirare fuori il proprio lato barbaro lanciando gusci rossi a tutti gli stronzi che si frapporranno tra voi e il traguardo finale.

Grazie alla vostra capacità di non dormire e fingervi professionali sul vostro luogo di lavoro potrete completare i vostri videogiochi, scrivere per il vostro appassionato blog e leggere tutti i libri e i fumetti di cui avete bisogno.

Il dormire è un’abitudine sopravvalutata.

Viva l’insonnia.

Lost In Space

Bentrovati baldi avventori di questa frivola webbettola de borgata, la nostre porte sono aperte questa volta di sabato perché ieri sera, per la prima volta dopo parecchio tempo, tu e Carlotta vi siete lasciati andare ad un sano binge watching, concludendo, finalmente, Lost In Space, una delle ultime serie uscite nel valido catalogo di Netflix.

Lost In Space è una serie Sci-fi, remake dell’omonima serie del 1965. I lavori per questo prodotto sono iniziati nel 2014 e dal 2015 sono stati affidati a Netflix. Gli autori della serie sono Matt Sazama e Burk Sharpless, coppia di sceneggiatori che ha già scritto alcuni lavori di questi ultimi anni come Dracula Untold, Gods Of Egypt e il film dei Power Rangers dell’anno scorso.

La storia della prima stagione di Lost In Space racconta le disavventure della famiglia Robinson che a causa di una motivazione misteriosa devono effettuare un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto poiché la loro nave coloniale diretta a Alpha Centauri è stata attaccata.

Sul pianeta verranno a contatto con un specie aliena robotica apparentemente nelle loro stesse condizioni.

Lost In Space cavalca l’onda di questo periodo di forte revival anni ‘80 spinto da Stranger Things, in cui i bimbi dal cuore puro e coraggiosi sono i veri protagonisti della storia. Chiunque ha amato la serie appena citato e sia legato a film come I Goonies non potrà fare a meno di entrare in empatia con il piccolo Will e soffrire per le scelte che nel corso della storia dovrà prendere.

La serie ha ottenuto recensioni piuttosto contrastanti passando da punteggi molto alti come 8,5 su 10 a punteggi ben più bassi. Dal tuo punto di vista i giudizi negativi sono dettati a due aspetti fondamentali. Il primo sorvolabile è che nonostante sia venduta come storia di Fantascienza, Lost In Space non ha praticamente nulla di fantascienza se non in blandi richiami ma la storia avrebbe avuto la sua medesima coerenza se si fosse chiamata Lost In Deserto Lost In Sea, insomma le astronavi e il pianeta alieno sono un pretesto, che per carità ci sta però dai, ci siamo capiti.

Il secondo motivo invece è legato al villanzone della storia. Un personaggio davvero piatto che seppur agendo sempre da cattivo non presenta mai una sfumatura, un tono di grigio ma si limita a essere cattivo perché è cattivo. Su questo punto siete piuttosto d’accordo sia tu che Carlotta avendo trovato questo personaggio irritante quasi quanto Minchietta Corta (Lord Baelish di Game Of Thrones). Anche perché le sue motivazioni sono davvero troppo “banali” per giustificare tutto quello che il villanzone ha fatto.

Per questi motivi pur avendone le potenzialità Lost In Space non brilla come avrebbe potuto, Le sfighe della famiglia Robinson riescono comunque ad appassionare tra alti e bassi che in dieci episodi forse presentano un certo livello di incostanza.

Tennicamente, la serie è gradevole ma poco incisiva. Visto che ci si trova su un mondo alieno avrebbero potuto osare di più con gli ambienti, un pizzico in più di fantasia non avrebbe guastato ma vabbè magari nella seconda sapranno fare di meglio anche il cliffhanger conclusivo mostra un bel problema per la famiglia Robinson.

Ma quindi consigli Lost In Space?

Eh, allora se vi piacciono le storie con i bimbi si, guardatela. Non è un capolavoro ma un discreto prodotto che comunque intrattiene.
Purtroppo già solo il catalogo Netflix è così vasto che probabilmente è facile che possiate trovare qualcosa che vi attiri di più. Ma se dovete iniziare qualcosa di nuovo e quella sera non trovate nulla che vi sollazzi lo spirito tutto, dategli una possibilità anche perché a Carlotta comunque è piaciuta tanto.

Il Cornerhouse si limita quindi ad un punteggio intermedio.

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Dungeons & Dragons: Starter Set. Il foto unboxing

Buona Domenica scalmanati compari e frequentatori di questa sudata webbettola. Mentre la scalpitante attesa per i roboanti annunci del E3 invade l’internet con la sue scimmie videoludiche, tu sei in fase di studio. Eh si, come vai cianciando futilmente da qualche mese, stai cercando di riportare il gioco di ruolo tra le tue attività ludiche mensili. Infatti, ti stai attrezzando per creare un gruppo che si veda un paio di volte al mese al massimo per iniziare una nuova campagna a qualche gioco di ruolo, per tanto, se qualche romanaccio in ascolto fosse interessato, faccia un segnale di fumo per evidenziare il suo interesse.

Qualche mese fa, avevi mostrato il contenuto di uno dei tanti starter set che il mercato dei GdR sta importando in italia. Asmodee Italia sembra essere tra le case di distribuzione più interessate a questo segmento di mercato. Prima hanno iniziato con lo starter set di Guerre Stellari (sorry, ma star wars ti pesa scriverlo) per via della collaborazione con Fantasy Flight Games e poi si sono lanciati nel mondo di D&D traducendo il materiale della quinta edizione.

Oggi, se vi va, ci vediamo cosa contiene lo starter set della quinta edizione del Gioco di Ruolo per eccellenza.

La scatola si presenta nel tipica forma rettangolare per questa tipologia di prodotti. La copertina è certamente una cosa meravigliosa, la citazione alla famosa scatola rossa della prima versione di Dungeons & Dragons è evidente e lascia intendere come questa edizione ricerchi anche di tornare un po’ alle origini del GdR.

Aprendo la scatola troverete due manuali: il primo è una versione ridotta del manuale del giocatore in cui sono riportate le regole essenziali per permettere anche ai niubbi di giocare senza eccessivi patemi d’animo. Vengono spiegate le sei caratteristiche, il combattimento, come affrontare un’avventura ed infine si parla di magia. Mancano in pratica tutta le parti dedicata a classe e razze. Ci può stare se davvero si è alle prime armi, altrimenti beh, è una mancanza importante. Immagini però che i giocatori più smaliziati abbiano comunque tra le mani il manuale del giocatore.

Il secondo libercolo che trovare è il libro della prima campagna. Ben sessantaquattro pagine di materiale per impostare una vera e propria campagna che può tenere impegnato il gruppo di gioco per almeno quattro o cinque sessioni. Dipende da quanto tempo avete a disposizione, altrimenti se diluite come hai intenzione di fare tu, magari vi durerà anche sei sette serate.

La campagna dovrebbe permettere al gruppo di raggiungere il quinto livello quindi diciamo che, urcà di materiale ce n’è abbastanza.

Pur non avendo la copertina rigida tipica dei manuali di D&D, l’impostazione grafica e l’impaginazione dei due manuali è molto bella e in linea anche con gli altri manuali. La parte testuale e chiaro e i libri sono pieni di immagini e mappe. Dal tuo punto di vista un lavoro completo.

Sotto i due manuali troverete le schede di cinque personaggi, come la più banale delle tradizioni fantasy troverete: Due guerrieri umani, un nano chierico, un elfo mago e un halfling ladro. Non si sono sforzati più di tanto, ma visto il target a cui punto questo starter set non ti senti di criticarlo più di tanto.

Non potevano mancare, sotto tutto quanto troverete un set completo di dadi. Dal dado d4 al d20. Tanto si sa che alla fine ognuno vorrà e avrà i suoi dati.

Che dire, siamo di fronte ad un prodotto veramente completo che dal tuo punto di vista è in grado di soddisfare chi per la prima volta si affaccia al mondo di D&D. Considerando che la campagna è anche molto più longeva rispetto ai prodotti FFG ti viene da dire che il rapporto qualità prezzo lo renda davvero un acquisto obbligato.

Non ti resta che sperare che una allegra combriccola di ragassuoli e di ragassuole si formi.

Ah per chi se lo stesse chiedendo: Si, tu farai il master e non sei un master sadico. Credi nel lieto fine delle saghe d’avventura e lascerai sul sentiero più indizi quando la strada intrapresa è sbagliata. Però credi che un Drago, beh se incontrate un Drago oh, a quel punto, affidate la vostra anima alle vostre divinità.

Infine, credi che la storia debba essere sviluppata dall’intero gruppo di gioco. Esempio se i personaggi vogliono esplorare una certa zona o cercare lavori presso la cittadina in cui si trovano, lo lasci fare anche se la tua campagna aveva una direzione diversa. Chiedi al massimo di avere del tempo per preparare gli incontri una volta che il gruppo ha deciso dove vuole andare.

1 Disco Al Giorno per 10 Giorni – 7d10

Bentrovati ragassuoli, oggi, la vostra webbettolaccia de borgata, nota ai più per la sua anarchia ortografica che sfida ogni volta anche le più basilari leggi del dizionario, apre le porte per cianciare fuori luogo, come sempre del resto, per scrivere la solita fregnaccia per il settimo capitolo della gustosa serie di post dedicati al tua storia musicale.

Il post di oggi, in realtà, è la storia di un’amicizia, un rapporto così intenso, esclusivo e prezioso da paragonare con una storia d’amore. La storia di un legame così forte che quando si è rotto, cazzarola, ha fatto davvero male.

I Marlene Kuntz in uno dei loro dischi cantano: “C’è Qualcosa di Sbagliato nell’amore perchè quando un’amicizia finisce non lascia un grande dolore che sa di tremenda condanna” Beh probabilmente, forse per la vostra amicizia, si è trattato di u eccezione. Va a sapere, chi sa.

L’album di cui parliamo oggi è “Sleeping With Ghost” dei Placebo. I Placebo solo band guidata dall’androgino Brian Molko che nonostante abbia goduto di un discreto periodo di successo commerciale grazie ad un glam pop rock ruffiano e soprattutto per aver fatto parte della colonna sonora di Cruel Intensions , non ha mai davvero convinto la critica, la quale ha sempre preferito altri gruppi loro contemporanei.

Sta di fatto però, come anche intuito da alcuni di voi che hanno ascoltato la versione acustica di un tuo pezzo “Vedrai”, che se volete sta proprio qui, sicuramente una delle influenze musicali della tua band è stato proprio il glam rock.

Ma dirai di più, non solo il glam rock ma proprio il modo di suonare di questo power trio ha caratterizzato la prima fase della storia della band, forse quella migliore, quando eravate anche voi il classico trio chitarra-basso-batteria.

Quello strano modo di suonare la chitarra distorta, gonfia, rotonda che non è ne “da chitarrista ritmico” ne da “solista” come nei più classici gruppi rock e hard rock, ha caratterizzato il vostro suono. Un po’ figlio illegittimo dei riffetti dei Cure, un po’ new wave anni ‘80 un po’ Radiohead di The Bends. Solo il passaggio a due chitarre ha smontato un po’ quella struttura. Forse è stato il vostro errore.

Ma torniamo in tema. Questo disco in cui la title track recita “soulmate never dire” che potremmo parafrasare come “gli amici dell’anima, i migliori amici, non muoiono mai” è la storia dell’amicizia di Johhny, il chitarrista triste e il Reverendo, il bassista spaccaculi della band.

La vostra amicizia è nata per caso, lui era un amico del fratello minore della tua migliore amica e quando tu sei rimasto appiedato dalla tua esperienza musicale precedente, che oddio erano davvero scarsi, sei stato tirato dentro al loro progetto musicale nonostante fossero di qualche anno più pischelli di te.

I primi mesi furono naturalmente duri, ci fu un po’ di assestamento fino al momento in cui nel giro di un pomeriggio vi siete trovati solo tu e lui a far parte della band. Il punto più basso.

Per qualche motivo, il Reverendo ti ha assecondato, ha continuato a credere in te e si è sbattutto per cercare un batterista perché tu avevi deciso che, caspita, le canzoni le scrivi tu, quindi le avresti cantato tu. Iniziò quindi un percorso eccitante, fatto di tante soddisfazioni ma ricco anche di schiaffoni, ma quel disco, quel cd, era sempre in macchina nei vostri spostamenti, casa, università, sala prove. Era sempre con voi.

L’apice arrivò nel 2006 quando nella stessa manifestazione estiva di musica e concerti, la vostra band ha condiviso il palco proprio con i Placebo vincendo un importante concorso locale.

Poi però le cose con la band iniziarono a scricchiolare, il Reverendo che era il collante della band, l’unico che riuscisse davvero a tenere in piedi la baracca, lui era il leader silenzioso che non hai mai ringraziato abbastanza, non riuscì ad arginare la malinconia che ormai regnava nel gruppo anche a causa di continui cambiamenti di line-up con l’avvicendarsi di un paio di chitarristi che seppur validi, preparati e mediamente amichevoli non si sono mai davvero amalgamati.

Il malumore imperò per un paio d’anni, la band si sciolse ufficialmente tre anni dopo. Tu, lasciasti la tua città natale per sempre. Tra te e il Reverendo in qualche modo finì. Essere in una band è come un matrimonio, solo chi ne ha avuta una sa cosa vuol dire. Oggi tu e il reverendo vi volete bene (forse malinconicamente bene), nei sei convinto ma le vostre vita hanno preso strade diverse. Distanti almeno 600km.

Poco tempo fa vi siete risentiti, avete ascoltato insieme il disco che non è mai uscito e pur peccando di arroganza vi siete guardati e avete capito che in quella musica c’era tanta roba, canzoni che avevano saputo andare oltre gli afterhours e i placebo che ne avevano rubato forse gli aspetti migliori e li aveva saputi mischiare anche con le sonorità di altri signori inglesi di cui parliamo la prossima volta in cui parleremo di musica.

Resta quindi il più classico dei rimpianti per il possibile what if, chissà se avessimo agito differentemente, se solo tu fossi stato meno la più stronza tra le prime donne, magari oggi non saresti qui a scrivere al computer mentre tua moglie e tua figlia dormono nella stanza accanto.

Wonderwall, ti ha cambiato la vita. Ti ha regalato un sogno. Sul punk rock di The Bitter End si è schiantato forse anche distrattamente. Il sorriso di tua figlia che sembra che non abbia preso il tuo pessimo caratte ti dice ogni volta però che forse non è andata poi così male.

Tutti gli episodi de 1 Disco Al Giorno Per 10 Giorni li potete trovare qui.

Domanda della sera, ma voi ricordate qualche amicizia che quando è finita che vi ha lasciato un vuoto come fosse stata una storia d’amore?