Archivi categoria: Cinema e Serie TV

Star Trek Discovery Episodi 1 e 2 Spoiler Free

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Trovare il tempo per scrivere questo solito cumulo di fregnacce, pigiando a casaccio le dita sulla tastiera, é stato piuttosto complicato. Minicornerhouse vi ha fatto fare na nottataccia ed ora sulle note di Wagner stai tentando di farla addormentare cullandola sul tuo braccio e scrivendo con una mano sola. Insomma se prima l’ortografia in liberté era ingiustificabile beh dai, ora perdonatela un po’ di più.

In questi giorni sei riuscito a trovare il tempo per vedere nella classica modalità spapanzati sul divano marchio registrato” i primi tre episodi della serie netflix Star Trek Discovery. Oggi  però parleremo solo dei primi due che per quanto hai visto fin’ora fungono un po’ da prequel e/o pilota per la storia che viene raccontata dal terzo episodio in poi, dove effettivamente compare per la prima volta la Discovery.

Star Trek Discovery è l’ultima serie (in ordine di uscita) ambientata nell’universo di Star Trek ma si colloca dieci anni prima della Serie Originale. Scelta coraggiosa visti tutti i rischi che questa strada può comportare. La serie è ideata da ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman per CBS All Access. Tra i produttori compare anche Eugene Roddenberry il figlio di Gene Roddenberry il padre della serie originale.

Senza girarci troppo intorno Star Trek Discovery è chiaramente una serie TV figlia del nostro tempo e nel bene e nel male figlia del successo della saga Prequel/Reboot del nostro pacioccone-nerd-wannabe-Spielberg Gei Gei Abrams. Visivamente è molto gradevole e la deriva action è comunque interessante. Impossibile immaginare oggi di trovarsi davanti ad una serie con episodi autoconclusivi con il pregio nel casi migliori di portare anche avanti temi sociali importanti e una visione così ottimistica del futuro.

Potremmo anche stare a parlare del livello di tecnologia che ci viene mostrato. Ma hey! è evidente come il nostro modo di raccontare la fantascienza sia cambiato così come le possibilità per gli autori. Questo è il primo step da superare per accettare tutto il resto. Non stiamo a fare i precisini della meeeeenchia che non andiamo da nessuna parte.

Star Trek Discovery è semplice intrattenimento. Funziona, è divertente ma al momento non hai percepito sto gran lavoro da parte degli sceneggiatori di realizzare chissà quale storia originale. I primi due episodi però hanno il pregio di creare subito un legame molto riuscito (secondo te, for sure) tra i protagonisti e gli ascoltatori. Michael Burnham (Sonequa Martin-Green, si quella di The Walking Dead) che probabilmente sarà la protagonista della prima stagione è un interessante personaggio. Ha un carattere molto forte e audace che ricorda Kirk ma è stata educata da Sarek niente meno che il padre di Spock. Questo suo percorso di formazione in contrasto con la sua indole al momento ha fatto si che tu abbia trovato in Michael un personaggio che funziona e che nonostante tu sia un po’ stufo di protagoniste femminili ti ci sia subito affezionato.

Stando alle informazioni sparse sull’internet sembra che Star Trek Discovery abbia raccolto una cifra significativa di consensi. Certo i trekers più intransigenti non potrebbero mai amare una serie come questa, così lontanda dall’originale e da Next Generation. è stata definita come un solido elemento del Franchise per le nuove generazioni.”

Ecco, a te il nuovo corso al cinematografo come hai scritto in più di un’occasione ti piace e ti diverte, con buona probabilità anche questa serie ti piacerà (Carlotta si è già infognata) però è proprio questo il punto non è Star Trek. Ci sta, ci può stare. Basta accettarlo e prendere questo e quello che verrà sapendo quello che si sta guardando. Chiarito e superato questo scoglio, che potrebbe bloccare più di una persona, beh allora siamo davanti ad un inizio incoraggiante per un serie tv che comunque sia porta il peso di un nome davvero grande.

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Penny Dreadful Stagione 3

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Ebbene baldi frequentatori di questa scanzonata webbettola anche la visione della terza e ultima stagione di Penny Dreadful è giunta a conclusione. Per cui senza perderci troppo in ciance e in bande quello che state per leggere è il commento finale per questa discreta (ma non troppo) serie TV che hai guardato in questi ultimi due mesi.

Se volete sapere cosa il Cornerhouse pensa delle stagioni uno e due potete cliccare tip e tap (così Emanuele è contento che non citiamo solo paperi) per tutti gli altri…

Pronti noi zi va!

La terza stagione di Penny Dreadful è composta di nove episodi e vede ancora una volta i nostri protagonista alle prese con il male nelle sue forme più pericolose. La storia riprende esattamente dove era terminata la seconda stagione e si divide in tre (+1) sottotrame che (purtroppo, in malo modo) si ricongiungeranno per il combattimento finale contro l’unica creatura che ancora mancava all’appello: il re drago impalatore.

Le tre trame collegate sono quella di Ethan nel far west inseguito dalla strega, Vanessa che va dallo strizzacervelli e Viktor friendzone che prova ancora a voler approcciarsi alla sua fredda e bionda amante. Segue invece una storia quasi a se stante la vicenda drammatica e commovente di John Clear che forse rappresenta uno dei personaggi più riusciti dell’intera serie.

L’impressione che si ha quindi, per l’impostazione degli episodi, è quella di guardare un clone vittoriano de Il Trono di Spade senza però quell’ansia di perdere i propri beniamini in qualche colpo di scena imprevisto.

I primi episodi della stagione ti hanno onestamente annoiato, lenti, molto, troppo preparatori per qualcosa di grande e epico che poi non è mai arrivato ma mannaggia. Il villanzone riesce ad ottenere ciò che vuole aprendo così la strada per il finale telefonato, scontato e inevitabile e quindi senza quel pathos che sarebbe stato necessario. Ma soprattutto la ridicola uscita di scena del cattivone a fine del nono e ultimo episodio. Oh Vladimiro, succede quel che succede, ok te ne accorgi e scappi via? Tutto qui? No davvero ditemi che c’è dell’altro! Veramente imbarazzante.

Altro difetto chiave è il percorso interiore di Ethan che a metà stagione siamo tutti convinti di averlo perso, che abbraccerà il male ma poi improvvisamente in men che non si dica torna buono senza (almeno secondo te) un evento specifico che ti abbia portato a percepire come concreto il suo cambiamento.

Per questi motivi il tuo parare è che Penny Dreadful sia una serie purtroppo incompiuta che per qualche motivo probabilmente legato alla produzione non ha espresso tutto il suo potenziale nonostante un cast stellare e una buona scrittura legata da un buon filo conduttore. Un grosso peccato insomma ma è davvero evidente che qualcosa si sia rotto, per la serie “Ragassuoli domani si chiude, giriamo in fretta il finale e andiamo a casa!” 

Difficile a questo punto che questa serie TV entri a far parte della tua collezione, obiettivamente Netflix in questo ti aiuterà tanto nel scegliere solo le cose che davvero ti hanno colpito.

Voi cosa ne pensate? Avete visto la serie? A voi è piaciuta?

Ma soprattutto ora che serie consigliate di vedere al Cornerhouse?

As usual scrivetelo nei commenti.

Blade Runner 2049 Spoiler Free

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Nel 1982 uscì Blade Runner un film che a distanza di trenta cinque anni rimane ancora uno dei film più importanti per la fantascienza made in Hollywood. L’opera cinematografica diretta da Ridley Scott (quanto faceva ancora film della madonna) si ispirava al libro “Ma Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche” scritto da Philip Dick nel lontano 1968.

Quello che in pochi sanno è che il cinema amerriggano si è sempre ispirato al lavoro dello scrittore diventato celebre immeritatamente purtroppo solo dopo la sua morte. Blade Runner, Johnny Mnemonico, Rapporto di Minoranza, Total Recall e tanti altri, sono moltissimi i film che si sono ispirati ai suoi racconti così come tutta la narrativa del filone Cyber Punk deve praticamente a lui i natali. Per quel che ti riguarda, Philip K Dick è il Tolkien della fantascienza. Le sue opere hanno gettato le basi per tutto un filone immaginario sci-fi e l’intreccio affascinante della ricerca di risposte dell’uomo nella sua costante battaglia nel sostituirsi a Dio.

Questo è Blade Runner. Non è solo un film d’azione che racconta le avventure di un cacciatore di taglie che ritira dei replicanti ma è la metafora dell’uomo, l’eccellenza tra le creature di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza, che si presenta in ginocchio al cospetto del suo creatore, implorandolo di poter vivere più a lungo. Dio però nega il desiderio all’uomo e quest’ultimo, incapace di comprendere il piano divino, uccide il proprio creatore condannando tutta la sua stirpe alla morte.

Impossibile immaginare un seguito, impossibile scrivere una storia che porti avanti il messaggio, infatti nessuno fino a poco tempo fa aveva mai pensato di farlo. Purtroppo però nell’incapacità del cinema moderno di inventare una nuova storia sono cominciati tutti questi Reboot e Sequel non richiesti che spesso e volentieri hanno deluso le aspettative di noi fan, che accecati dalla nostalgia, idolatriamo i vecchi film come rosari ritenendo il Dio del cinema ormai scomparso.

Come porsi di fronte a questo film? Cosa aspettarsi di fronte a Blade Runner 2049? Beh il primo punto è quello di non aspettarsi niente; di accettare questo film come un film di fantascienza cyber punk che prende spunto dal primo e unico Blade Runner.

In nostro soccorso però arriva immediatamente il lavoro accurato di Hans Zimmer e di Jóhann Jóhannsson che sforzandosi di annullare loro stessi hanno riprodotto con fedeltà le stesse sonorità cupe e distopiche con cui Vangelis aveva musicato la pellicola del ’82. Fin dai primi istanti ci si sente subito in un luogo familiare proprio grazie alla musica, poi subentra la fotografia di Roger Deakin che crea un’opera visivamente perfetta.

Ecco Blade Runner 2049 è un film tecnicamente ineccepibile. 168 minuti in cui si resta a bocca aperta illuminati da una moltitudine di luci sature e distorte al neon, da pubblicità ossessive e interattive, bagnati da una pioggia gelida e pungente. Lo spot perfetto del futuro che verrà, schiacciati dalle multinazionali ree di aver devastato il nostro pianeta in nome del  progresso tecnologico.

Però poi dobbiamo parlare della trama anche se sarebbe meglio continuare a sollazzarsi con i tanti riferimenti e citazioni, rimandi educati e mai troppo invadenti alla pellicola originale, gentili omaggi che mai sono risultati così dissacranti come un pianeta con un cannone nel mezzo di nome Star Killer. Impossibile descrivere la trama senza incappare in qualche spoiler per tanto dirai soltanto che il gioco degli indizzi che il regista Denis Villeneuve e gli sceneggiatori Hampton Fancher, Michael Green hanno messso in piedi riuscirà a tenervi impegnati per almeno tutta la prima parte del film (quella più lenta) poi sarà facile mettere insieme i vari pezzi ma in fondo era quello che serviva fino all’entrata in scena di Deckard.

A proposito se vi aspettate di sapere se il personaggio di Harrison Ford sia un replicante o meno beh… avrete una risposta, anche se potrebbe non piacervi.

Il tema centrale della storia girerà tutta intorno al concetto dei ricordi. La domanda a cui la pellicola vuole metterci davanti è “come fai a sapere se i tuoi ricordi sono reali?” niente a confronto dell’esplorazione del senso della vita ma un interessante incipit per un buon racconto minore.

Blade Runner 2049 è quindi un buon film che non sa di bestemmia se paragonato alla pellicola di Scott ma attenzione che non si avvicina nemmeno lontanamente all’originale se non per dei continui rimandi visivi e sonori, dolci carezze mentre ci provano a far digerire una storia carina ma senza dei veri e propri picchi narrativi.

Il consiglio del cornerhouse è comunque di vederlo nel vostro cinematografo preferito quasi infischiandose della storia, lasciandosi però cullare da questa espressione riuscita e di mestiere di tecnica digitale con cui è stato confezionato il seguito non richiesto e non necessario del solo e unico Blade Runner, il tuo film preferito di sempre immaginando che un giorno magari non troppo lontanto SIRI sia proprio come “quella” del film.

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Blade Runner Edizione 30′ Anniversario

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L’arrivo in anticipo di Mini Cornerhouse ha scombussolato un po’ la programmazione di questa settimana sulla vostra appassionata webbettola di fiducia (e non solo). Come sicuramente saprete ieri sera nella maggior parte delle sale italiche dei cinematografi sono iniziate le proiezioni di Blade Runner 2049 il sequel non richiesto e rischioso di Blade Runner il Film di Fantascienza, l’unico inimitabile film, perfetto, ineceppibile, il tuo film preferito ever, tratto da uno dei romanzi del più importante scrittore di Fantascienza Philip K Dick “Do the Androids dream of Eletric Sheep”.

Se tutto fosse andato come programma per tutta la settimana ci sarebbero stati solo post dedicati a questo tema e il primo sarebbe stato proprio questo la recensione del cofanetto da collezione dell’edizione per il trentesimo anniversario di Blade Runner in formato disco raggio blu.

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La confezione di questo cofanetto da collezione è in cartone e mette subito il evidenza la presenza del gadget incluso nella confezione l’automobile della polizia utilizzata da Deckard.

Aprendo la scatola troveremo ancora l’astuccio contenente tre dischi raggi blu e un piccolo volume cartonato intitolato “The Art Of Blade Runner”.

Nel Disco 1 troviamo il Final Cut del 2007.  Dovete sapere infatti che sia nell’edizione uscita nelle sale nel  ’82 quanto nel famigerato Director’s Cut del’92, il regista Ridley Scott non aveva avuto il totale controllo sul film per questione di money motivo che, oltretutto, ha ritardato per lungo tempo l’arrivo di una versione home video del film. successivamente riproposta, in versione restaurata, nel 2006.

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Nel Disco 2 troviamo: Versione Cinematografica Americana (1982): la versione originaria dei cinema americani – Versione Cinematografica Internazionale (1982): conosciuta anche come “Versione Criterion”, include più scene di violenza e azione e corrisponde alla versione del film distribuita da Warner Bros nel cinema europei e asiatici – Director’s Cut (1991): la versionedalla quale vennero rimosse la voce narrante di Deckard e l’happy end imposto dallo studio. Si tratta della versione nella quale venne inserita la fondamentale scena dell’unicorno dalla quale sono nate tutte le speculazioni su Deckard replicante.

Nel Disco 3, oltre al documentario Dangerous Days e a più di 1000 immagini di archivio ad alta risoluzione, troviamo anche la rarissima Workprint Version, cioè la copia lavoro del film mostrata nelle proiezioni test del film fatte a Denver e Dallas nel marzo del 1982.

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L’artbook che troverete all’interno della confezione è un gradevole volumetto cartonato che contiene molte fotografia di repertorio e parecchi schizzi preparatori per creare la scenografia d’effetto che tanto ami in questo film.

Infine l’auto di Deckard è un giocattolino gradevole e ben rifinito che riproduce fedelmente quella che vediamo nel film.

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Tirando le somme siamo di fronte alla più completa edizione per il film più bello di sempre.

Per quanto riguarda la aspettative nei confronti di Blade Runner 2049, che se tutto va bene riuscirai ad andare a vedere nel weekend, siamo su livelli alti ma non troppo. Fortunatamente le recensioni che sono già apparse parlano sull’internet parlano di un buon film di fantascienza che non insulta troppo la pellicola originale. In fondo è abbastanza lecito non chiedere di più come neanche, però, aspettarsi di meno.

 

 

 

Penny Dreadful Stagione 2

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Bentrovati ragassuoli, oggi si torna a parlare si serie tv continuando a scrivere fregnacce a proposito della seconda stagione di Penny Denny Dreadful scritta da John Logan e interpretata da un cast pazzesco con tra gli altri Eva Green, Timothy Dalton e Josh Harnett. Per chi si fosse perso lo commento della prima stagione può ovviamente trovarlo qui.

La seconda stagione di Penny Dreadful inizia esattamente dove era finita la prima e mantiene per buona parte della stagione le stesse tematiche della prima sviluppando meglio i personaggi e le loro relazioni con alcune scene decisamente di impatto che hanno ancora una volta valorizzato il lavoro del cast in particolare quella di Eva Green che è davvero una certezza.

La tecnica narrativa scelta invece, inizia a delineare alcuni diversi filoni narrativi che come per il trono di spade spezzano la narrazione pur condividendo, per certi aspetti lo stesso villain. Il Dottor Frankenstein inzia infatti ad avere un arco narrativo tutto suo che porterà appunto la serie a dividersi in due grosse storie. Scelta inevitabile, buono o cattiva fate voi per il numero di episodi che ha iniziato a crescere arrivando a dodici puntate.

Di primo impatto hai pensato che il gruppo di villanzoni, le streghe serve del demonio, non fossero all’altezza del loro compito invece durante lo svolgersi della trama ti sei dovuto ricredere perché nonostante non siano il classico mostro hanno saputo creare la giusta sinergia tra i protagonisti che sono dovuti scendere a patti con l’oscurità pur di venirne a capo. Si delle villanzone decisamente degne.

A fine stagione ogni personaggio avrà fatto le sue scelte “definitive” completando il percorso che avevano intrapreso all’inizio della prima stagione (Spoiler Free ovvio). Donando anche quel senso di completezza che serve durante la visione di stagione di una serie TV.  John Logan ha scelto di evitare nei limiti del possibili morti eclatanti e i Cliffhanger a cui Got e TWD hanno ormai abituato il nostro modo di guardare queste storie. Potremmo quasi definirla una serie TV alla vecchia maniera. Il che non necessariamente è un male.

Oltre a dei personaggi efficaci e ben scritti, l’altro aspetto che ti ha davvero convinto sono stati molti dialoghi decisamente carichi di idee e spunti di riflessione. Certo si tratta dei soliti” dialoghi e dei soliti quesiti che abbiamo già sentito in Blade Runner piuttosto che ultimamente nella pseudo saga di Prometheus. L’indagine con e contro la necessità del divino, l’esplorazione dei propri istinti e dei propri rimorsi sono il cuore di questa seconda stagione che ti ha decisamente convinto, migliorando molti aspetti della prima stagione di Penny Dreadful.

Continui a restare dubbioso sull’utilità alcuni personaggi che forse avrebbero potuto essere scritti meglio o diversamente l’annoiato Dorian Grey o il capo della polizia che darà la caccia a Ethan per tutta la stagione sono i due esempi più chiari. 

In ogni caso se la prima stagione di Penny Dreadful era una discreta stagione, qui siamo saliti almeno di un livello. Dai, diciamo che la seconda stagione di Penny Dreadful è una buona stagione!

Cosa dovremo aspettarci dalla terza e ultima stagione? Beh lo scopriremo nel post che uscirà a breve!