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Justice League Spoiler and Sugar Free

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Bentrovati ragassuoli, oggi il cornerhouse vi racconta le gesta del sabato pomeriggio di un uomo quasi quarantenne che si è ritrovato al cinema, circondato da fastidiosi nani, ad essere l’unico maggiorenne nella sala del cinematografo ad eccezione dei poveri accompagnatori dei suddetti bipedi di bassa statura.

Carlotta e Mini Cornerhouse erano andate con la nonna a fare shopping e tu hai giustamente colto l’occasione per ritagliarti un paio d’ore  per andare al cinematografo di quartiere per vedere il film della Justice League in compagnia di PolloFifo.

Avevate lasciato l’universo cinematografico della DC Comics questa primavera con il più che valido film su Diana Prince (ah che meraviglia che è Gal Gadot) dopo tutte le polemiche che erano venute fuori tra il boh della Suicide Squad e Batman V Superman che a te, oh stacce, è piaciuto tanto.

Non avendo visto il film il giorno dell’uscita inevitabilmente ti sono capitati sottomano molte, moltissime recensioni su Justice League. La maggior parte le hai saltate, senza offesa per i vari blog, ma hai zompato allegramente anche ogni trailer o qualsiasi informazione che potesse spoilerarti in qualche modo il film. Per questi motivi sei arrivato praticamente verginello alla visione del nuovo movie dedicato ai super eroi con un carico discreto di aspettative visto che tutto sommato gli altri film ti erano piaciuti. Per coerenza, per quanto il film non abbia niente da spoilerare, anche in questo post non troverete nulla o quasi a proposito della trama. Trama? Perché c’era una trama? Uh!

Famola breve, da un punto imprecisato della galassia è arrivata una terribile minaccia per la terra. Un guerriero e il suo esercito sono qui per distruggere la vita sul nostro pianeta. Dato che quel riccone di Bruce Wayne non ha la benchè minima possibilità di farcela da solo deve unire dei super tizi con dei super poteri altrimenti saremo certamente fottuti. Sapete già come andrà a finire. I più forti eroi tra gli uomini, le amazzoni e il regno dei mari dovranno affrontarlo. Chi vincerà? Fine olè. Annamo a casa.

Dato che da adesso in poi seguiranno esclusivamente considerazione più che personali, de più, qualsiasi precisino della meeeenchia che capiterà qui per caso è pregato di andare a scommentare in un qualsiasi altro blog che i frequentatori di questa webbettola han spesso gusti diversi ma si rispettano always! Justice League a te è piaciuto parecchio. Forse un pelo meno di Wonder Woman ma, daje, che bel film. Justice League ha funzionato perché seconde te è il più marvel tra tutti i film DC comics. In pratica ha calcato la mano con lo stile con cui il film di Wonder Woman aveva conquistato consensi tra il pubblico dei cinematografi, utilizzando una formula che ha fatto anche ridere le mamme dei nani in sala rendendo i centoventi minuti del film piacevoli anche per loro. Ad eccezione delle condizioni meteorologiche tendenti al nuvoloso andante, si sa in DC comics sono grigi dentro, in Justice League ci sono tutti gli elementi che hanno reso il primo film degli Avengers un film vincente nel suo genere.

Partiamo da un gruppo che si deve formare e trovare un modo per collaborare a cui manca un vero leader per essere una squadra fortissimi. C’è spazio per il personaggio comico che ha “smorzato” tutti i toni cupi e nuvolosi del film e allo stesso tempo trova spazio il coattone in grado di mandare in calore tutte le pischelle e far felici i baldi giovani in cerca di scene vincitrici del premio della sagra del tamarro de borgata.

Come in ogni film marvel il villanzone è stato un mero pretesto per far si che i nostri super amicici facessero a cazzotti con un sacco di gente e perché no, anche tra di loro, che tanto qualcuno ha da sanguinà!

La Justice League però funziona, gli troverete mille mila difetti, alcuni personaggi sono lontanissimi dalla loro controparte fumettistica ( e sti cazzi?) ma ad altri viene data la giusta caratura. Le telecamere indugeranno più volte sul sedere di Wonder Woman (c’è un inquadratura degna dell’oscar) e quando lei sorriderà assicuri che il prezzo del biglietto si sarà automaticamente ripagato.

Si ok, possiamo discuterne quanto volete ma quando è finito ne volevi ancora, accidenti sono già passate due ore. Oh per bacco! Non il miglior film sui super eroi ma è quanto di meglio si potesse fare per muovere commercialmente guerra alla marvel. Si sono mossi su una strada già battuta ma che piace alla massa (la massa porta soldi e questi signori non fanno beneficenza). Questo dovevano fare e l’hanno fatto bene. Poi oh, lo ripeti, fosse un film di Scorsese sarebbe ‘na ciofeca peggio di questo blog ma è un film di super tizi ed effetti speciali che deve solo dirtire e se i bimbi nani finito il film erano divertiti e ripetevano le battute o le facce del film, vuol dire che nuovi adepti stanno muovendo i primi passi verso dei mondi fantastici. è questa la cosa più importante!

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Trascendence

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Sabato sera tu e Carlotta vi siete trovati nell’empasse di dover scegliere se iniziare una nuova serie o guardare semplicemente un film. La malvagia stanchezza vi ha impedito di trovare una scelta lucida e ponderata. Iniziare una serie è un impegno a lunga scadenza e non ve la siete sentita di prendere una decisione. Non questo sabato almeno. Così avete ripiegato sulla visione di un film. Si, beh ma quale? Disporre di un catalogo on demand ha certamente tanti vantaggi ma nelle sere dove la pigrizia regna sovrana, è davvero un’arma a doppio taglio. Avete fatto scorrere il catalogo nella sezione fantascienza e fantasy e Carlotta è stata colpita dal faccione di Gionnino Depp e non avendo argomenti a tua disposizione per declinare la proposta, hai accettato di vedere Trascendence.

Trascendence è un film del 2014, opera prima del direttore della fotografia di Christopher Nolan, Wally Pfister passato alla regia e vede nel cast, nel ruolo di due scienziati, Johnny Depp e Morgan Freeman.

L’idea su cui si basa il film è molto interessante e potenzialmente capace di creare un bel tavolo di discussione finita la visione. Immaginate di avere ad disposizione un super computer e di poter installare all’interno di esso la vostra mente con tutti i suoi ricordi e le sue logicità. Di cosa sarebbe in grado la mente umana se avesse a disposizione delle potenzialità quasi infinite? Diventerebbe un pericolo per l’umanità o grazie allo sviluppo della scienza potrebbe quasi trasformarsi in un messia?

Spunto decisamente intrigante non trovate? La “scuola” di Nolan indubbiamente si è fatta sentire. Peccato che in poche parole tutto il buono del film finisce qua. Trascendence è un film che purtroppo non decolla mai, sospeso tra sci-fi, horror e filosofia, non riesce mai dare quella spinta necessaria a far si che colui che guarda il film si ponga davvero delle domande. è mancato il mordente quel twist in grado di sconquassare le budella e far riflettere. Il tema c’è, accidenti. Un’occasione sprecata.

In tutto questo lieve e accennato marasma lo sceneggiatore ha pure inserito una storia d’amore che forse rappresenta la parte migliore del film. Tu e Carlotta alla fine vi siete chiesti se non fosse questo il reale obiettivo del lavoro del regista. La domanda finale che vi siete posti alla fine non è stata “Acciderboli, ma la tecnologia, i medici ingegneri, sono davvero così pericolosi?” ma in realtà è stata “Urca Urca, forse –lui– non ha fatto male a nessuno sta a vedere che era bbbuono e sapeva ancora amare”.

Uao! Che romanticismo! Uh per carità. Il finale poi con il  voltagabbana Max Waters (inspiegabile tra l’altro come questo personaggio abbia deciso di cambiare fazione) interpretado da Paul Bettany che scopre che sono rimaste tracce del super cervello ancora una volta da più adito a continuare a vedere la storia d’amore che le conseguenze di un mondo sprofondato in un pianeta senza elettricità.

Trascendence è quindi un’opera fiacca su un tema attuale e degno di accesi contradditori che non è in grado come ad esempio in Inception (per restare nei paraggi di Nolan) o in Matrix di mettere il pubblico di fronte a delle domande concrete sulla mente umana o di dare quei cazzotti necessari per dar via ad una scintilla di riflessione.

Se però avessi ragione che in fondo Trascendence è una storia d’amore, beh allora, no vabbè anche il drammatico epilogo non salva questo film dell’anomimato perso tra i mille mila film che escono ogni anno.

 

Il Castello nel Cielo

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Continua la vostra esplorazione nelle terre familiari dello studi Ghibli. Come già sapete, Carlotta prima di questa estate, non conosceva per nulla l’opera di Hayao Miyazaki e in questi mesi, il mediamondo e l’amazon vi hanno permesso di iniziare a recuperare alcuni dei film più famosi e significativi dello studio d’animazione giapponese.

Avete visto Porco Rosso poi La Città Incantata e Il Castello Errante di Howl. Vi siete innamorati di Totoro e commossi con Si Alza il Vento e i Sussurri del Cuore. Gli ultimi due arrivati sono stati Il Castello Nel Cielo e La Tomba Delle Lucciole.

L’altra sera è stato il turno di Laputa, il castello Del cielo film del 1984 ispirato dai viaggi di gulliver e ancora una volta, tutta la magia che vi conquistato nella visione dei precedenti film è riapparsa anche in questo lungometraggio d’animazione.

é difficile se non impossibile (almeno per te) scrivere un commento obiettivo per Il Castello Nel Cielo. La motivazione è davvero semplice perché la tutte le principali tematiche care a Miyazaki che esploderanno nei film successivi (questo è il primo film uscito dallo studio) sono già presenti anche con scene dal fortissimo impatto emotivo.

Non si può recensire l’opera prima conoscendo già i suoi seguiti perché inevitabilmente si è condizionati dal fatto che ciò che è venuto dopo ti è piaciuto e per tanto anche il Castello Nel Cielo non è stato da meno.

Ad ogni modo ci proviamo lo stesso anche se gli occhi brillano ancora con due grandi cuoricini nel mezzo perché, davvero, ne vale la pena.

Il tema principale di questo film è legato all’antimilitarismo e al rapporto uomo e natura. Come molte altre opere di Miyazaki, vede coinvolto anche il mondo dell’aviazione. Forse più che in altre storie qui il cattivo Muska, incarna uno dei villanzoni più malvagi ma forse è anche più piatto, di tutta l’opera dello studio Ghibli. La sua ricerca forsennata del castello per farne un arma di distruzione di massa è la metafora perfetta per il messaggio di Miyazaki. Sheeta la protagonista invece, raggiunta l’isola volante la vedrà in un modo completamente differente.

Proprio sull’isola volante ci sono Le due scene magnifiche, romantiche e drammatiche allo stesso tempo, che esprimono il talento visivo o onirico del regista giapponese. Entrambe coinvolgono Sheete, Pazu e un Robot che d’apprima sembra volerli raggiungere per fargli del male, mentre in realtà vuole solo spostare il loro aereo per salvare delle uova e ancora nella seconda scena costruita in maniera accels,a il Robot porta un fiore alla giovane protagonista per posarlo per terra su una grossa lapide.

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Sul finale avete temuto il peggio, poi fortunatamente le cose hanno cambiato strada (e meno male che stavano già partendo i goccioloni) anche se sarabbe stato accettabile il non lieto fine, ma meglio così.

Oggi va di moda parlare di capolavori. Ogni opera che piace viene sempre battezzata come “è il capovolaro di tizio” o “la magistrale opera di pinco pallo”. Questi sono ormai aggettivi inflazionati, sprecati, usati ormai a sproposito i quali hanno inevitabilmente perso il loro significato.

Il tuo pensiero però è che, capolavoro o no, l’opera di Miyazaki è capace di lasciarti sempre qualcosa, di comunicarti un messaggio che sa sempre scaldarti il cuore. Forse la tua più grande fortuna e che stai (ri)scoprendo questi film nel periodo giusto e ne sai cogliere l’essenza e la grazia che li avvolgono dall’inizio alla fine.

Eppure nonostante tutto, alcune lacune che già riscontrato nelle opere successive sono anche qui presenti. Spesso hai notato che con troppa facilità avvengono alcuni passaggi emozionali, alcuni rapporti nascono per caso e poi troppo rapidamente si sviluppano. Ne Il Castello Nel Cielo il ritmo dell’avventura tra inseguimenti in treno e combattimenti aerei ne fa sentire meno il peso ma forse un minimo di spessore in più ai personaggi e ai loro sentimenti andrebbe dato. Oh per carità ci sta tutto, Muska è il cattivo, Pazu e Sheeta gli eroi che si innamorano, è quello che cerchi e quello che ti aspetti da una storia come questa, un bimbo se la beve ma quando inizi ad essere un bimbo di quasi quarant’anni hai bisogno di qualcosina in più. Ah che brutto invecchiare che ti fa vedere le cose in maniera diversa!

Forse ora scriverai la solita fregnaccia che renderà questo un pessimo pos,t ma non è la prima volta che percepisci delle analogie con The Legend Of Zelda, specialmente con l’ultimo uscito Breath Of The Wild. Nel musiche, in alcune pennellate, in alcuni piccoli dettagli noti sempre qualcosa da cui Shigeru Miyamoto ha certamente trovato ispirazione per i giochi di questa serie.

C’è davvero secondo te, una magia collettiva che li accomuna, anche solo, forse, l’amore con cui percepisci che sono stati realizzati. C’è del sublime in queste opere che ti ha conquistato come poche altre cose nella tua vita.

Stranger Things 2 Spoiler Free

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è passata giusto una settimana dalla pubblicazione del tuo ultimo post dedicato in quel caso alla prima stagione di Stranger Things, giusto in tempo per tornare a Hawkins nell’indiana e iniziare a vedere la seconda stagione pubblicata il 27 di ottobre su netflix e divorarvela in men che non si dica.

C’è da dirlo, tu e Carlotta non siete soliti “chiudervi” a vedervi tre o quattro episodi alla volta di una serie tv, spesso li centellinate, magari può passare anche una settimana tra un episodio e l’altro ma questa volta, beh l’avete capito, ci siete andati giù davvero forte.

Dopo il successo della prima stagione, le aspettative per la seconda stagione di Stranger Things sono state davvero alte. Tutto l’internet è stato invaso da banners e pubblicità troppo invadenti. Netflix ha cercato in ogni dove di spingere tantissimo su una delle sue serie in esclusiva che, accidenti, ha conquistato molti, moltissimi consensi.

Il fatto che tu te la sia vista tutta di corsa quasi d’un fiato, lascia presupporre che ti sia piaciuta parecchio e per buona parte potrebbe dire che è proprio così. Stranger Things 2, in effetti, ti ha divertito e in alcuni punti ti ha inquietato molti più della prima stagione ricordandoti per lunghi tratti anche un po’ le stesse sensazioni claustrofobiche dei film di Alien. Potremmo quasi definirla una prova di maturità.

Il punto chiave è che come ogni opera seconda, è sempre difficile riuscire a replicare la magia del primo lavoro. Fare il botto con la prima stagione significa tante, al volte troppe, responsabilità. Il pubblico di oggi è un publico di rompicojoni che sarebbe capace di montare casi nazionali per delle semplici serie tv, lo ha scritto Arcangelo nei commenti al post della prima stagione ed ha tutto il tuo appoggio: O sei un capolavoro e sei ‘na merda. Niente, nulla, i grigi non esistono più.

Stranger Things 2 quindi si è trovata con il cerino corto in mano di soddisfare i nostalgici e tutti i nuovi appassionati tentando di rimanere un buon prodotto fedele a se stesso e per buona parte è sempre riuscita nella nell’intento.

Devi però ammettere che qualcosa non ha funzionato, o meglio, la magia di stare a guardare una serie anni ’80 su un televisore full HD alla fine ha dovuto cedere il passo a una serie fortemente ispirata a quel periodo che però ha utilizzato quasi tutti gli espedienti narrativi che fanno di moda nelle serie “contemporanee” snaturandosi un pochino.

Personaggi sviluppati solo per farli morire, introduzione di nuovi personaggi per mischiare le carte e incasinare il gruppo principale e cliffhanger come se non ci fosse un domani, sono solo alcuni degli esempi dell’arrivo della modernità a Hawkins.

è per forza un difetto? No, non necessariamente ma se prima pensavi, “beh è una serie vintaggia, gli errori ci stanno”, qui se vogliamo essere moderni allora un po’ della sospensione dell’incredulità viene a mancare. Sceneggiatori, noi ci si vuol fidare ma occhio siamo allenati da sette stagioni di Game Of Thrones e The Walking Dead, facile che non ci caschiamo nei classici giochetti!

L’altra cosa che un po’ di ha deluso è quel senso leggero di ripetitività rispetto alla prima stagione, pensate al modo strambo di comunicare tra Will e sua madre, prima le luci qua i disegni oppure della complicità tra Jonathan e Nancy. Così come Undici e il suo dimenticabile episodio. Tutto tempo perso, tanto arriva lei e risolve tutto.

La terza stagione che, con buona probabilità arriverà il prossimo anno, a questo punto, ha una grande obiettivo e tre possibilità: Far finire epicamente la serie, oppure, farla crescere narrativamente evitando di ripersi o infine, restare ciò che è deludendo gran parte del suo pubblico. Staremo a vedere!

Va detto che Ciò che rende però amabile questa serie sono tutti i suoi pischelli e la storia dei loro rapporti che si intreciano. I Goonies hanno una grande stanza nel tuo cuore così come il quartetto di Big Bang Theory ed è per questo che con un profondo ‘sti cazzi risponderai ad ogni errore e critica che probabilmente questa non eccelsa stagione di Stranger Things  si merita.

Take it easy my friend e goditi questa serie.

 

Stranger Things Stagione 1

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Eh si ragassuoli, tu fai parte di quelle brutte persone che in un modo o nell’altro non avevano ancora visto la prima stagione di Stranger Things. Ebbene, ordunque e anzi che no, ora sei pentito, davvero pentito, pentito di non averlo fatto prima, accidenti a te. L’unica cosa a tua discolpa è che l’abbonamento a Netflix è arrivo solo di recente. Uhm ti meriti il perdono? Maybe.

Stranger Things è una paraculata con la P maiuscola ma fatta incredibilmente bene. Tutti noi che abbiamo vissuto gli anni ’80 e abbiamo partecipato ad incredibili storie grazie alla magie di Spielberg non possiamo restare indifferenti di fronte a questa serie tv.

I Goonies, La casaPoltergeist, I Gremlins, Stand by Me, E.T., La cosa e molti, molti altri fanno parte di tutti quegli ammiccamenti a cui gli amanti del vintaggio retrò e fintamente chic degli anni ’80 non potrammo davvero resistere.

Ma attenzione a non prendere un abbaglio, oltre a questo variopinto mondo di ruffianeria in cui vengono più volti anche citati Star Wars e Dungeons and Dragons c’è molto, moltissima carne al fuoco a livello di trama che superati i primi due episodi probabilmente di rodaggio, diventa certamente avvincente.

La storia raccontata in questa prima stagione composta da otto episodi si espande attraverso tre archi narrativi che poi si sovrapporranno inevitabilmente nell’ultimo episodio. Da una parte abbiamo i tre pischelli, Mike, Dustin e Lucas che incontrando Undici partono alla ricerca del loro amico scomparso nel sottosopra. In mezzo abbiamo Joyce (Winona Ryder) che insieme ad Hooper, il campo della polizia, cercheranno di smascherare i piani del governo ed infine Nancy (la sorella di Mike, uno dei pischelli) e Jonathan (fratello del bimbo scomparso) che indagheranno sulle persone sparite in città.

Aldilà dell’essere un semplice omaggio, Stranger Things, colpisce per la cura con cui si è tentato, per lo più con successo, di ricostruire il clima amerrigano di paese degli ’80. La serie è piena di dettagli sullo stile di vita e su come sarebbe dovuta essere se fosse uscita davvero durante quel decennio. Le musiche, il montaggio e la sua semplice trama (non esente da errori, perdonabili per una serie volutamente vintage) con il finale prevedibile e aperto che giustamente apriva le porte ad una seconda stagione ancora più pheeegosa, sono sempre coerenti e vincenti con l’obiettivo che Stranger Things si è prefissato.

Sull’internet proprio mentre cercavi info sul cast ti sei imbattuto in una recensione entusiasta di Stranger Things in cui il primo commento è stato molto lapidario che si può riassumere in “tutto bello, tutto carino ma di originale qui non c’è un bel niente e se mi voglio vedere i Goonies mi guardo i Goonies”. Ora seppur la voglia di usare il Force Choke su l’autore del commento sia estremamente potente in te c’è da dire, purtroppo, che per buona parte, ma solo da un certo punto di vista, è vero.

La chiave è sempre la solita, ossia perché sto impegnando quasi otto ore della mia vita per vedere questa serie? Qual’è lo scopo? La risposta è (forse) semplice. Se vuoi guardare una serie “originale” o “rivoluzionaria” Stranger Things forse non fa al caso tuo, anzi, rimarrai deluso o dirai semplicemente “Ah, si, è carina” ma se fate parte di tutti quelli che, come questa appassionata webbettola, amate il citazionismo vintaggio, troverete in questa serie tv una spassosa e avvincente summa di quanto già avete visto nella vostra fanciullezza.

Che poi in tutta onestà, parlare di originalità è sempre difficile ed è un concetto forse tra i più soggettivi su cui si può argomentare durante la scrittura di una recensione ma anche di una fregnaccia come questa che stai scrivendo. Per giudicare davvero l’originalità, con buona pace di tutti, bisognerebbe avere una cultura sconfinata del settore di cui si vuol parlare. Forse scavando si può scoprire che ciò che si riteneva l’opera madre del genere, poi così capostipite non è.

Ci sono poi le mode, che al tempo stesso si amano e si odiano, a dettare i generi che poi offre il mercato. Il Revival oggi va di moda (o forse non è mai passato di moda), per i mille motivi di cui spesso abbiamo già discusso. Siamo la gallina da spennare, spesso ci convincono altrettante volte riusciamo ad un utilizzare un po’ del nostro sale in zucca.

Tutto questo pippone per dire che Stranger Things non è una serie che spicca per originalità ma tutto quello che ha, è valido, anzi, ti è garbato proprio tanto e non vedi l’ora di iniziare a vedere la seconda stagione!

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