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Lost In Space

Bentrovati baldi avventori di questa frivola webbettola de borgata, la nostre porte sono aperte questa volta di sabato perché ieri sera, per la prima volta dopo parecchio tempo, tu e Carlotta vi siete lasciati andare ad un sano binge watching, concludendo, finalmente, Lost In Space, una delle ultime serie uscite nel valido catalogo di Netflix.

Lost In Space è una serie Sci-fi, remake dell’omonima serie del 1965. I lavori per questo prodotto sono iniziati nel 2014 e dal 2015 sono stati affidati a Netflix. Gli autori della serie sono Matt Sazama e Burk Sharpless, coppia di sceneggiatori che ha già scritto alcuni lavori di questi ultimi anni come Dracula Untold, Gods Of Egypt e il film dei Power Rangers dell’anno scorso.

La storia della prima stagione di Lost In Space racconta le disavventure della famiglia Robinson che a causa di una motivazione misteriosa devono effettuare un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto poiché la loro nave coloniale diretta a Alpha Centauri è stata attaccata.

Sul pianeta verranno a contatto con un specie aliena robotica apparentemente nelle loro stesse condizioni.

Lost In Space cavalca l’onda di questo periodo di forte revival anni ‘80 spinto da Stranger Things, in cui i bimbi dal cuore puro e coraggiosi sono i veri protagonisti della storia. Chiunque ha amato la serie appena citato e sia legato a film come I Goonies non potrà fare a meno di entrare in empatia con il piccolo Will e soffrire per le scelte che nel corso della storia dovrà prendere.

La serie ha ottenuto recensioni piuttosto contrastanti passando da punteggi molto alti come 8,5 su 10 a punteggi ben più bassi. Dal tuo punto di vista i giudizi negativi sono dettati a due aspetti fondamentali. Il primo sorvolabile è che nonostante sia venduta come storia di Fantascienza, Lost In Space non ha praticamente nulla di fantascienza se non in blandi richiami ma la storia avrebbe avuto la sua medesima coerenza se si fosse chiamata Lost In Deserto Lost In Sea, insomma le astronavi e il pianeta alieno sono un pretesto, che per carità ci sta però dai, ci siamo capiti.

Il secondo motivo invece è legato al villanzone della storia. Un personaggio davvero piatto che seppur agendo sempre da cattivo non presenta mai una sfumatura, un tono di grigio ma si limita a essere cattivo perché è cattivo. Su questo punto siete piuttosto d’accordo sia tu che Carlotta avendo trovato questo personaggio irritante quasi quanto Minchietta Corta (Lord Baelish di Game Of Thrones). Anche perché le sue motivazioni sono davvero troppo “banali” per giustificare tutto quello che il villanzone ha fatto.

Per questi motivi pur avendone le potenzialità Lost In Space non brilla come avrebbe potuto, Le sfighe della famiglia Robinson riescono comunque ad appassionare tra alti e bassi che in dieci episodi forse presentano un certo livello di incostanza.

Tennicamente, la serie è gradevole ma poco incisiva. Visto che ci si trova su un mondo alieno avrebbero potuto osare di più con gli ambienti, un pizzico in più di fantasia non avrebbe guastato ma vabbè magari nella seconda sapranno fare di meglio anche il cliffhanger conclusivo mostra un bel problema per la famiglia Robinson.

Ma quindi consigli Lost In Space?

Eh, allora se vi piacciono le storie con i bimbi si, guardatela. Non è un capolavoro ma un discreto prodotto che comunque intrattiene.
Purtroppo già solo il catalogo Netflix è così vasto che probabilmente è facile che possiate trovare qualcosa che vi attiri di più. Ma se dovete iniziare qualcosa di nuovo e quella sera non trovate nulla che vi sollazzi lo spirito tutto, dategli una possibilità anche perché a Carlotta comunque è piaciuta tanto.

Il Cornerhouse si limita quindi ad un punteggio intermedio.

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Solo. A Star Wars Story. Spoiler and Sugar Free

Bentrovati ragassuoli, anche quest’oggi la più mejo tra le webbettole che intasano lo internet con le sue spumeggianti fregnacce, vi invita a prendere posto e ad accomodarvi per cianciare con garbo e discreto libido a proposito dell’ultimo film della serie tv ehm sorry l’ultimo film al cinematografo dedicato alla galassia lontana lontana.

Solo. A Star Wars Story, ci racconta, le nuove origini del più importante canaglia della galassia secondo il diktat della onnisciente Disney. Si tratta del secondo Film, dopo il più che valido Rogue One dove le vicende della famiglia Skywalker vengono trascurate per raccontare un’altra delle mille mila possibili storie che si possono inventare. In pratica l’operazione vincente che la fabbrica di Topolino ha realizzato con gli eroi Marvel sta venendo riproposta para para in Guerre Stellari. Siamo di fronte, quindi, ad un episodio di una gigantesca e costosissima serie TV che chissà per quanto tempo andrà avanti.

Episodio VII della serie “ufficiale” di Star Wars, ci ha consegnato un nuovo apprezzabile villanzone, Kylo Ren, che uccidendo il padre, il povero e grigio anzianotto Han Solo si è trasformato, dal tuo punto di vista, nel pilastro portante della nuova trilogia che si chiuderà l’anno prossimo. Così per rincuorare tutti i nostalgici che, come te, ancora versano lacrime in quella scena, la Disney ha pensato bene di vincere facile facile confezionando un film piacevolmente inutile che con buona probabilità la storia del cinema ha già dimenticato ma che saprà intrattenere come si deve per le due ore e passa di visione.

Si, perché più passa il tempo, più si dimenticano le sensazioni vissute sul momento più emergono difetti e punti migliorabili del film ma allo stesso tempo di rendi conto che Solo non è un film da giudicare come potrebbe fare un precisino della meeeenchia ma bensì è un film che va ricordato per quei bei momenti che ti ha regalato.

Sti cazzi se Han è forse un pelo troppo buono o se Emilia Clark recita da far pietà o se avrebbero potuto dedicare più spazio alla nascita del legame da Chewie e Han. Questi sono aspetti che devono giudicare gli altri non ‘sto postaccio così trendy e gagliardo. Dovete sapere che dopo quasi un anno finalmente tua moglie è potuta venire al cinema insieme (si la miniCornerhouse è stata affidata alla premurosa nonna) e durante il film lei sorrideva, si divertiva ha accettato ogni difetto perché si stava godendo il film.

Cosa c’è di meglio che andare al cinema è divertirsi? Non forse questo lo scopo unico del cinematografo? E allora di che stiamo a parlare? Suvvia, non lasciamo andare in futili facezie

Solo. A Star Wars Story è un film che vi ha divertito. è un film che ha tante citazioni ruffiane spesso riuscite bene, per compiacere lo pubblico tutto e indugia su alcuni aspetti importanti collegandosi con praticamente tutte e tre le trilogie e con niente meno che la serie a Cartoni di Clone Wars e con quella di Rebels.

Sei uscito dal cinema desideroso di acquistareil Millennium Falcon della Lego quindi se mai dovesse arrivarti per regalo di compleanno o se semplicemente ti convincerai a comprarlo il film avrà raggiunto il suo scopo.

Onestamente che fosse un film diretto da Ron Howard, una garanzia, non te ne sei manco accorto ma che ci fosse lo zampino ma che si fosse Kasdan alla sceneggiatura si.

Rispetto al già citato Rogue One, Solo mantiene un ritmo molto più cialtrone e leggero. Non c’è la morale sui mali della guerriglia e della guerra, anzi è un western per i cuori nobili. Ci sono parecchie scene buffe (senza esagerare troppo) ma che non a differenza di Episodio VIII non ti hanno messo la voglia di uscire urlante dal cinema: “ma perchéééééé!!!!”

Per chi se lo stesse domandando come è andato Alden Ehrenreich nei panni di Han Solo poco più che vent’enne?

Beh, allora la faccia da schiaffi da canaglia disillusa diffidente e orgogliosa non c’è. Alcune movenze, alcuni gesti sono stati resi bene. Alden non assomiglia troppo a Ford e questo non è necessariamente un male. Il punto è che forse questo Han è in fondo troppo buono, troppo generoso e dalla parte dei giusti. Un po’ a raccontare una versione edulcorata post mortem del personaggio nei suoi anni da teppista. Ci sta, bah, come detto sopra alla fine ti sei divertito.

E questo basta.

10 Curiosità su Han Solo

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Bentrovati ragassuoli, oggi la vostra webbettola di fiducia e la geek league tutta, scateneranno un fremito che sollazzerà tutta la forza che è dentro di voi. Fumetti, musica, fregnacce e quant’altro tutto a tema: A Long Time Ago In a Galaxy Far Far Away!

Paaaaa paaaan pa pa pa paaaaa paan pa pa pa paaaaa paan pa pa pa paaaa

Nel caso tuo si cincischia a proposito di 10 Curiosità Su Han Solo.

Senza dirlo ad alta voce che altrimenti il caporedattore del blog Lego Darth Vader ti si offende, Han è sicuramente uno dei tuoi personaggi preferiti di tutta la saga di Guerre Stellari. Il suo triste destino in Episodio VII è certamente uno degli eventi che la tua parte fanciullina deve ancora superare. Non bisogna sopravvivere ne hai figli ne ai proprio eroi accidenti.

Han Solo è certamente uno dei personaggi a cui la Disney ha stravolto di più quanto era stato definito in quello che è oggi considerato universo espanso e “Legends” con questo post cerchiamo di mettere un po’ d’ordine prima di vedere film dopo di che vediamo cosa resta delle nostre certezze dopo la visione del film.

  1. Le origini di Han sono contraddittorie, secondo la trilogia cartacea che hai letto di cui potete trovare la recensione proprio qui quo e qua, Han è Correlliano, quindi umano (secondo alcuni script avrebbe potuto essere un Jedi dalla pelle verde) ed è stato per un certo periodo (breve ma intenso) un ufficiale imperiale. Si fece cacciare proprio per la salvare la vita ad un Wookie, un certo Chewbacca. Giorgino Lucas, invece, voleva far vedere un giovane Han ne La Vendetta Dei Sith una sorta di Tarzan allevato dagli Wookie. Per fortuna non è andata così.
  2. Perché Han ha salvato la vita al Wookie? Semplice, quando era pischello, era il mozzo di una nave di contrabbandieri, l’unico abbastanza piccolo per infilarsi in piccoli tubi e condotti. Una Wookie, la cuoca dell’equipaggio se ne prendeva cura come fosse figlio suo.
  3. Ancora a proposito della Trilogia ormai definita apocrifa dalla Disney, la storia di Rogue One è il racconto in versione Shakespeariano del terzo libro della trilogia di Han Solo. Cassian Andor non è altro che Han, così come Gyn Erso è Bria la più importante storia d’amore che Han ha avuto prima di incontrare Leia. A questo punto ti viene da domandarti come tutta la restante parte del materiale della Crispin (l’autrice dei libri di Han Solo) possa essere utilizzato per questo film in uscita proprio oggi.
  4. Parlando ancora di amori, amorucci e corna. Han secondo la disney, anche dopo episodio IV ha una moglie una certa Sana Solo, comparsa nei fumetti del nuovo corso editoriale. Ops…
  5. Chiudiamo il momento Turbo Rubrica del Cuore con Hr Wells parlando della famosissima battuta “I love you” “I know”. La risposta di Solo alla dolce frase di Leia sembra che sia stata frutto dell’interpretazione di Ford che l’ha inventata di sana pianta durante le riprese.
  6. No, non è vero c’è da dire ancora una cosa sulla vita sentimentale di Han. Nella vera e unica trilogia post Il Ritorno Dello Jedi, ossia quella si scritta da Timothy Zahn, Han e Leia hanno ben tre pargoletti, per la serie nonostante tutto se son dati da fare.
  7. Han Solo ha sparato per primo. Come per Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, Harrison Ford è stato protagonista di una scena di discutibile violenza nel primo Guerre Stellari (Si ok, Ep IV). A Mos Isley Han ha sparato a Greedo per primo, Giorgino Lucas ha smentito in più occasioni ma, stando allo storyboard comparso in rete in tempi recenti smentisce il regista e avvalora la tesi che Solo, beh, ha fatto fuoco per primo.
  8. Han Solo sarebbe dovuto morire prima. Ford non ha mai avuto un gran rapporto con il personaggio, infatti proposte a Lucas di morire nella trilogia originale, ma Giorgino non l’ho accontentò. In Episodio VII invece…ma porca zozza!
  9. Tornando nel mondo reale, la parte di Han Solo fu rifiutata da attori che in quel periodo erano già all’apice del successo come Kurt Russel che sul finire degli anni ‘70 erano al massimo del successo. O Al Pacino che non lo ritenne un ruolo adeguato visto che era nel periodi de Il Padrino o ancora Bart Reynolds che rifiutare il ruolo di Han solo fu l’errore più grave della sua carriera.
  10. Cosa pensa Harrison Ford di Alden Caleb Ehrenreich l’attore che interpreta Solo Pischello? “Ovviamente guarderò la pellicola, stavolta come fan. Sì, sarà un po’ strano. Ma sapete, ho conosciuto il ragazzo che interpreterà il giovane Han Solo: è una persona eccezionale, molto dolce, e anche un bravissimo attore. Sono decisamente soddisfatto della scelta”.

Eccovi i posti di tutti gli altri ragassuoli della Geek League.

La Bara Volante
La cupa voliera del Conte Gracula
Non c’è paragone
Omniverso
Storie Da Birreria
Cornerhouse’s Pub
La Tana dell’Orso Chiacchierone
Il Cumbrugliume
Moz O’Clock
The Reign of Ema

Quando C’era Marnie.

Ben ritrovati impavidi avventori di questo covo dell’internet. Luogo adatto al più pregevole sollazzo per ogni amante della più varia e frizzante cultura pop. Oggi apriamo il mese di maggio tornando a parlare di cinema. No niente Infinity War per il momento ma cianceremo a proposito di uno degli ultimi lavori dello Studio Ghibli ossia: Quando C’era Marnie.

Film del 2014, diretto da Hiromasa Yonebashi basato sul libro When Marnie Was There di Joan G. Robinson, Quando C’era Marnie è il primo film dello Studio Ghibli che vedi in cui Miyazaki non compare nei credits. Per qualche motivo però ne sei sempre stato attratto dalla copertina e quando qualche mese al mediamondo c’è stato il cinquanta percento di sconto su tutti i film e finito nel gigacarrello della spesa. Purtroppo hai dovuto aspetta il primo maggio per vederlo, ma vabbè l’importante è averlo fatto.

Quando C’era Marnie è la storia di una amicizia tra una ragazzina Anna con profonde ferite nel cuore che le impediscono di vivere serenamente come tutti gli altri fanciulli e Marnie una pischella rinchiusa dentro la sua villa dalla quale non può mai uscire se non scappando di nascosto.

Tra loro nasce un rapporto di profonda complicità, un’intimità che potremmo quasi chiamare amore anche se non c’è mai nei nessun possibile richiamo alla sensualità nelle azioni delle due protagoniste. Anna continua a sentire familiare il luogo dove le due si incontrano come se in un’altra vita o in un’altra fase della propria vita qualcosa o qualcuno la riconducesse proprio in quella villa.

Solo l’incontro con una terza bimba scioglierà ogni dubbio e porterà Anna a raggiungere una nuova consapevolezza e una nuova capacità di relazionarsi agli altri.

Come per ogni lavoro dello Studio Ghibli, parti a vedere il film con grandi aspettative sorrette dalla maggior parte delle esperienze precedenti e metti anche in conto che un violento attacco di bruschette nelle pupille potrebbe colpirti duro.

Per tua fortuna Quando c’era Marnie riesce a soddisfare entrambe le tue aspettative. Si perché il terzo atto di questo film è carico di una commovente emotività perché il diario della piccola Marnie racconta una storia d’amore e di solitudine che accidenti se ti ha malinconicamente colpito.

Un misto tra leggerezza, dramma e poesia. Un po’ i tre marchi di fabbrica dello Studio sono tutti qui presenti tra di loro e ben amalgamati. Devi però ammettere che almeno all’inizio non eri ancora riuscito a capire dove la storia volesse andare a parare anche se era evidente che in quegli incontri furtivi tra Anna e Marnie c’era qualcosa sapeva di non reale.

In alcune sequenze legate ai ricordi di Anna avevi tirato fuori la tua teoria che si è rivelata sbagliata su chi fosse la sua amica. Il finale ti ha spiazzato e riempito il viso di lacrime che a stento hai cercato di trattenere.

Un altro aspetto che ti ha colpito in positivo di Quando C’era Marnie è una sequenza di chiusura meno brusca e più alla occidentale rispetto ad altri lavori di Miyazaki che ti hanno sempre lasciato di sasso per il loro modo di terminare senza quello che più comunemente potremmo chiamare “epilogo”. Certo, non che sia una cosa necessaria o che abbia rovinato in qualche modo la bellezza del film, si tratta solo di un modo di scrivere che magari non sempre hai trovato perfetto. Just This.

Da un punto di vista tennico, Quando C’era Marnie è tra le opere che visivamente e musicalmente ti ha colpito di quelle dello Studio Ghibli. La resa cromatica e le animazioni le hai trovate molto superiori a Si Alza Il Vento. I colori avevano quel calore che forse era mancato nell’ultimo lavoro di Miyazaki. Le musiche in perfetto stile d’atmosfera con dolci note di pianoforte, ti continuano a echeggiare nella testa, facendole risuonare come se fossero estratte da The Legend Of Zelda Breath Of The Wild, come al solito percepisce sempre un collegamento tra questi due mondi.

Per questi motivi se prima eri un fan “recente” di Miyazaki, ora stai allargando il tuo essere fan verso lo studio. Quando C’era Marnie, pur non avendo lo spessore tematico caro al maestro nipponico, (in fondo è una storia tratta da un romanzo young adult) riesce a emozionare sinceramente come poche sanno fare. Non si tratta certo di un capolavoro ma di un film che consigli senza riserve a tutti gli appassionati di animazione e più in generale a chiunque ami il cinema.

Se volete leggere tutte le altre fregnacce che sono uscite in questa webbettola potete trovarle qui:

Thor Ragnarok

Buon Lunedì frequentatori abituali di questa scalmanata e ortograficamente libertina webbettola de borgata. Come sapete, ormai andare al cinema è diventato un evento più unico che raro e per tanto le prime visioni del cinematografo ora tocca godersele sul divano nella classica modalità spapanzati sul divano (marchio registrato) cercando di evitare la moltitudine di spoiler come una salsiccia che scappa da un branco di Rottweiler.

Grazie all’amazon, l’unico amico che ha sempre realizzato ogni tuo desiderio spendaccione, è finalmente arrivato al Cornerhouse il discoraggioblu in ultragiga definizione del terzo episodio della discreta serie tv (ehm terzo film) di suo maestà il signore del tuono Thor figlio di Kmer, no quell’altro Thor figlio di Odino.

Thor Ragnarok diretto da Taika Waititi si ispira a diversi archi narrativi presi da alcuni dei più significativi e gagliardi momenti della storia dei super eroi marvel. Questa volta è toccato a Planet Hulk, MightyThor e Ragnarok and Roll, ma non solo visto il successo al cinematografo della saga dei Guardiani Della Galassia con il loro andazzo pop e cromaticamente saturo, ricco di gag e situazioni diversamente pacchiane, si è pensato di cambiare il discutibile andazzo con cui fino ad oggi ci si era approcciati alla divinità abile anche nelle corse della formula uno anni ‘70.

Thor Ragnarok ha un ottimo pregio ma anche un elefantiaco problema (quant’è gagliarda la tua proprietà di linguaggio ogni tanto). Il punto a suo favore è Immigrant Song. Un film che ha come colonna sonora i Led Zeppelin sarà sempre un bel film. Il suo peggior difetto è stato il trailer. Ebbene si, senza cincischiare troppo il trailer uscito praticamente un anno fa ha svelato tutto ciò che di buono c’era nel film. Ancora prima di poter vedere il film tutti sapevano del martello, di Hulk corazzato e del cameo (quasi inutile) del Dottor Strange. A questo punto a cosa ci si guarda il film a fare?

Purtroppo così è arrivata presto la noia e l’incertezza. Avendo perso ogni sorpresa l’attenzione si è quindi spostata sui difetti del film e sulla discutibile scelta di atmosfera del film. Sorry ma a te “tutte-ste-gag” non ti hanno fatto impazzire, alcune erano davvero non richieste che manco Massimo Boldi avrebbe argomentato sulle dimensioni “impressionanti” del manubrio di Hulk. Eddai su, cos’è un Panetton-marvel-cinecomics?

Per molti Thor Ragnarok è stato un bel film, per te nonostante il riff eccitante di Jimmy Page sei rimasto diciamo così -senza infamia e senza lode- Non andresti oltre la sufficienza, hai visto film marvel peggiori ma anche molti film migliori. E dire che questa volta anche il cattivo si è rivelato la spina nel sedere che un film di super eroi ha bisogno, peccato che poi… già poi…

Riassumendo, così poi possiamo bere tutti, Thor Ragnarok vive di alti e bassi forse più bassi che alti. Nei due precedenti almeno c’era Natalie Portman che salvava la baracca, qui si è tentata una strada che ad alcuni probabilmente può anche andare a genio però se devi scegliere i Guardiani Della Galassia verranno sempre prima.

Come detto sopra però c’è di peggio ma si può tranquillamente vivere senza aver visto questo film!