Digitale VS Analogico

Digitale Vs Analogico. Parte 6. La Biblioteca Universale Digitale

Non credevi che avresti rimesso ancora mano all’argomento. Pensavi di aver detto tutto quello che c’era da dire, o meglio, che ti sentivi di dire, eppure, dato sono cambiate alcune cose, si è reso necessario un aggiornamento, un aggiungere dettagli, sulle riflessioni che nel corso della vita di questo blog hai scritto sotto forma della tua tipica frescaccia.

È successo pochi giorni fa che lo store dedicato al Nintendo Wii sia stato ufficialmente chiuso impedendo in modo definitivo che il software presente potesse essere acquistato, riscattato o semplicemente riscaricato da parte degli utenti. Per quanto, per molti può essere una banalità, questo ti ha portato a riflettere ancora “sull’annosa” questione poiché tutto il software caricato su quello store sparisce in maniera definitiva dal web in particolare tutto il materiale wiiware dato che i malvagi uomini della nintendo ti obbligano su ogni console di comprato l’ennesima versione di Super Mario Bros 3 e di Super Mario World nonostante tu abbia le cartucce originali li in salotto, ma questo è certamente un’altro discorso.

Tutto ciò ti ha portato nuovamente a pensare al valore economico che hanno i software venduti liquidi e, soprattutto, il loro valore rapportato loro ciclo vitale.

Questa storia ti insegna che “acquistando” o meglio “pagando” per un prodotto digitale, anche se non esplicitamente dichiarato dal negozio online, se ne sta acquistando una licenza d’uso che darà accesso al software fino a quando i files che lo compongono rimarranno caricati online. Quando lo store o il produttore stesso decideranno di rimuovere tali files, noi si perderà la possibilità di poter avere nuovamente accesso al nostro acquisto.

Che poi è chiaro che fino a quando noi non cancelleremo i dati da nostri Hdd non perderemo nulla ma se io oggi dovessi ripristinare la memoria della mia wii (pardon quella di tuo padre) perderesti molti giochi senza possibilità di recupero, vanificando per sempre ogni cifra spesa.

Per carità ci sta anche dire che tra vent’anni a certi giochi non ci giocherò più, ma cavolo, per dindirindina, il giorno che chiuderà il play store per la parte Ps3 tu perderai Red Dead Redemption (ora capite perché stai puntando ad una edizione fisica anche se per Xbox).

Il punto chiave però è più generale. La futura biblioteca digitale universale una sorta di wikipedia del software dovrà avere la possibilità di raccogliere tutto il materiale abbandonato dagli store in tutte le versioni possibili per permettere all’uomo di accedere alla sua storia senza alcun limite.

Non è pensabile almeno per te, che una situazione possa essere gestita diversamente da così. Stiamo parlando banalmente di giga di spazio all’interno di server farm in cui sicuramente con i mezzi a disposizione oggi, i giga non sono quasi più un problema. Tenerli accesi è un costo che una azienda potrebbe non voler sostenere certo. Ma è qui che dovrebbe venire in soccorso la tua idea di biblioteca universale. Dovrebbe raccogliere tutto il software che andrebbe perso e poi renderlo nuovamente disponibile anche gratuitamente, dove e se possibile, o sotto forma di abbonamento anche per garantire alla biblioteca stessa di sopravvivere in modo che chi è in grado di dimostrare di aver acquistato un certo prodotto possa averne accesso con tranquillità.

La biblioteca universale digitale non risolverà il problema della “copia fisica” ma darà la possibilità ai compratori di “salvare” il proprio acquisto da qualche parte nel web dando anche la possibilità al software stesso di sopravvivere senza che venga abbandonato anche se i suoi stessi creatori si sono dimenticati di lui.

Ragassuoli, se questo tema vi stuzzica e siete riusciti ad andare oltre ai clamorosi scivoloni (o terribili orrori) grammaticali che sicuramente hai scritto in questo post potete recuperare i precedenti scritti ai seguenti link:

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiaccherata di oggi è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto.

Inoltre se siete fan dei socialcosi potete trovare il Cornerhouse su:

Se vi aggrada, as usual, siete invitati a seguire questo postaccio pure sul social che preferite, qui ci si impegnerà sempre per il sollazzo del vostro spirito tutto!

7 pensieri riguardo “Digitale Vs Analogico. Parte 6. La Biblioteca Universale Digitale

  1. Nei tuoi panni, avrei optato per il titolo “Nintendo vattenaffanculo!”.
    E fanculo il digitale.
    Per PS3 ho tutto fisico o pirata, niente acquistato online. Che si fotta anche la Sony se un giorno chiuderà la sezione PS3.

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  2. In Italia (o in Europa, in generale?) mi risulta sia possibile avere una copia di backup di tutto ciò che hai legittimamente acquistato: perciò tengo la mail con cui riepilogano tutto ciò che ho comprato, perché se un qualunque store mi farà una porcata del genere, recupererò tutto ciò che ho comprato, foss’anche che debba ricorrere al pisellocottero pirata di Ema 😛
    Al giorno d’oggi, certe cose non dovrebbero più accadere, la tecnologia che abbiamo permette di evitarlo (purché si abbia l’energia per alimentare gli accrocchi) e chi se ne frega se il contratto di licenza dice che loro possano.
    Di sicuro, con un precedente del genere smetterei gli acquisti in digitale da quella piattaforma, è uno sgarbo feroce

    La tua idea di biblioteca digitale akashica è l’ideale e a quello si dovrebbe puntare.

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  3. È la trasformazione da prodotto a servizio. Un cambiamento che già si è abbattuto su musica, libri e film e che taglia i costi di produzione, logistica e distribuzione. L’utente spesso ha dei vantaggi marginali in termini di prezzo e deve disporre di connessione Internet, se non di banda larga. In alcuni casi in cui la distribuzione tradizionale sarebbe troppo costosa, è una valida opzione (vedi i videogiochi indie), ma nella maggiore parte dei casi di questo modello di nuova distribuzione, a mio avviso, i contro superano i pro. Non ultimo, l’essere tracciati immediatamente nelle proprie preferenze di consumo: il bengodi per il marketing.
    Quando acquisto un prodotto ne dispongo liberamente (posso anche rivenderlo, prestarlo, regalarlo); quando consumo un servizio, no; cedo diritti di utilizzo, contro la “promessa” di avere più ampia libertà di scelta e immediato accesso.

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    1. A viene in mente il gamepass di Microsoft che in un’altra situazione troverei fantastico. Il netflix dei videogame. Ma che allo stato attuale invece, per quanto la tentazione di avere subito i vari Halo sia gigante, non avendo quasi tempo di giocare ritengo di non essere il target giusto. Eppure, quando ne ho parlato con la moglie, lei invece si era detta entusiasta, ti provi tanto giochi e quello che ti piacciono poi li compri.

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      1. La direzione è verso lo streaming come Netflix. Quando avranno ottimizzato la tecnologia streaming per il gaming, addio dischi e confezioni. Proprio Microsoft era pronta con la XBox One a proporre un servizio “online only”, ma ha sbagliato clamorosamente anticipando troppo i tempi. L’ha pagata cara, perdendo il vantaggio che si era costruito con la 360 e ha ceduto di schianto a una PS4 e a un ringalluzzito marketing Sony. L’attenzione di Microsoft per la retro-compatibilità va letta nella chiave della creazione di un portafoglio prodotti immenso da offrire ai clienti di un futuro servizio streaming. Scommetto che Sony annuncerà per la PS5 la retrò-compatibilità allo stesso fine.
        Uno scenario che a me non piace affatto per ragioni emotive e di perdita di alcuni diritti di utilizzo al mio commento precedente.

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