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Creepy Past

Bentrovati ragassuoli, la vostra webbettola de borgata è lieta di accogliervi anche quest’oggi per ciarlare di squisitezze geek che sapranno certamente sollazzarvi lo spirito tutto. Oggi si parla di fumetti con una delle ultime proposte da edicola che la Bonelli ha lanciato questo mese. Oggi parliamo di Creepy Past.

Creepy Past eredita il formato a colori tipo giornaletto da 3,50 crediti imperiali che hai già apprezzato su 4Hoods. Il target di questa nuova collana mensile è chiaramente quello dei pischelli ed è per questo che per te risulta davvero difficile essere obiettivo su questo fumetto. In generale il tuo giudizio è negativo ma proprio per questioni di obiettivi in quando con buona probabilità tu non sei il lettore tipo che dovrebbe essere attratto da questa serie Bonelli.

Questa è la terza collana con cui la Bonelli ha intrapreso la strada per cercare di attrarre nuovi lettori in età adolescenziale. Siamo partiti da Dragonero Adventures di cui non hai letto nulla, a 4Hoods che per quanto riguarda i primi due numeri ti è garbata parecchio e Creepy Past che è la terza.

Già il titolo lascia intuire quello che è e sarà il tema portante della serie, ossia tutti quei miti horror che spopolano nell’internet con il nome di Creepypasta. Si tratta di storie inventate a tema “spaventoso” che sono diventate così famose da passare dallo stato di bufala a qualcosa di un livello superiore, qualcosa di accettato come quasi come verosimile. Le Creepypasta che tu conosci di più sono quelle legate al mondo dei videogiochi come ad esempio la storia di Pokemon Nero e Ben Annegato, esempi di racconti horror che hanno saputo mischiare in maniera interessante la realtà e la finzione.

Magari oggi il pischello che va alle medie potrebbe non essere incuriosito da pilastri dell’incubo Bonelliano come Dylan Dog o Dampyr così come potrebbe non saper cogliere il lavoro onanistico citazionista di Morgan Lost. Ma allora una serie come Creepy Past potrebbe coinvolgerlo? Maybe si.

Il lavoro dietro a questa collana si vede che è frutto di studio, probabilmente il lettore target non dovrebbe far fatica a riconoscere nei vari protagonisti qualcuno in cui immedesimarsi che sia il protagonista o i suoi comprimari. Così come per le tavole che, lontane anni luce dal classicismo di Tex presentano uno stile fresco, dinamico e ammiccante anche verso uno stile amerrigano che certamente piacerà ai più.

Il confronto con 4Hoods è inevitabile se non per i temi quanto meno per gli intenti. Entrambe sono due serie Young Adult che non fanno niente per nasconderlo, anzi già solo per il fatto che in 4Hoods ti spiegano come fare a disegnare i personaggi ti lascia pure presupporre che il target possa anche essere più giovane. Il punto è che il mondo a cui si rifà la serie fantasy è un mondo che a te è noto, ben lucido tra i tuoi ricordi e quindi inevitabilmente riesce a coinvolgerti e a tenerti incollato. Creepy Past è figlio di un’altra modernità, un’altra era che piaccia o no non ti appartiene.

Per questi motivi, non puoi bocciare Creepy Past non sarebbe corretto e dimostrerebbe quanta poca cura hai dei tuoi ospiti, ma alla domanda diretta, continuerai a comprarlo? La risposta non può che essere, probabilmente no.

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Mercurio Loi. L’uomo Orizzontale

Bentrovati amanti delle novelle a fumetti che mensilmente vi accalcate nei chioschi delle edicole o nei più raffinati negozi dedicati, oggi torniamo a parlare di una delle italiche letture che spicca sicuramente per grado di sollazzitudine, capace di intrattenerti per un breve ma intenso momento di relax a volte anche riflessivo. Un fumetto che non va da nessuna parte ma che nel suo essere circolare e fine a se stesso, sa raccontare storie eleganti e piene di senso. Oggi si parla (se vi aggrada) di quel signorotto de Roma, Mercurio Loi.

Per una motivazione che ora è complicata da spiegare ai saltato la lettura di un paio di numeri di Mercurio. Sono al Cornerhouse ma al momento è un casino leggerli. Quindi per appagare la tua voglia hai letto il primo albo “nuovo” che ti è capitato tra le mani, l’ultimo, appena uscito: L’uomo Orizzontale.

La premessa non strettamente correlata alla lettura specifica ma che a tuo umile giudizio val la pena sottolinearlo dopo gli ultimi post, ossia che sei decisamente soddisfatto di come in questo periodo stai sperperando il vile dinero nelle lettere con i disegni. Come i recenti post di marzo e aprile hanno descritto stai praticamente consigliano ogni lettura che stai portando a termine il che è una cosa davvero pheeegosa. Evidentemente i tagli, le rinunce e quant’altro hanno avuto l’esito sperato.

Ad ogni modo basta sbrodolarsi e cianciarsi addosso, diamo polvere al fuoco e via. Olè!

Come ogni volta che si parla di Mercurio Loi, questo post sarà il tuo commento, la tua riflessione sugli spunti che la lettura del fumetto ha saputo suscitare dentro la tua anima avariata o variegata non ti mai stato chiaro. Oggi si parla di immobilità e ozio che come ben sottolinea Alessandro Bilotta sono due cose ben diverse.

L’ozio è un arte, uno stato mentale che solo le menti più intelligenti possono apprezzare. Dice Mercurio. Tu in realtà ti sei sentito quasi offeso da questa frase. Tu odio l’ozio, detesti la noia. Ti deprimi se a causa della pigrizia che ogni tanto arriva non fai tutto quello che avresti voluto fare.

Come il sempre valido RedBavon ha fatto notare, c’è tutto un fraintendimento tra l’ozio e la prigrizia, sulla ricerca delle quiete per dar sfogo alla propria mente, sulla ricerca della pace per percorrere un viaggio introspettivo solitario, eppure nonostante sia fuori di dubbio che tutte le sue argomentazioni siano più valide, il tuo cervello bacato da il meglio di se quando è intento a fare altro. Se vuoi trovare la soluzione ad un problema o se vuoi riflettere su qualcosa tu devi fare altro, qualcosa che ti coinvolga al 100% ad un certo punto ti annoierai e in quel momento, sbem, ecco arrivare la risposta. Strana la vita eh?

L’immobilismo invece è un’arma devastante che uccide più di una spada. Non fare niente se qualcuno accanto a noi sta male, non fare niente se non siamo d’accordo con le attuali situazioni sociali è da vili, da codardi. Fregarsene non è la soluzione, ma forse il male peggiore. Se poi ci si lamenta pure, allora ok, vi sta meritando una gitarella in quel luogo di villeggiatura mai abbastanza affollato….

Così il povero Ottone, protagonista indiscusso di questa storia è costretto da una parte a subire l’ozio di Mercurio che si abbandona a tempo da definirsi al suo divano, anche lui nella classica posizione evidentemente famosa dello “spapanzato” (marchio registrato) mentre dall’altra parte assiste al disastro che una setta Gli Inerti crea in città fermandosi in mezzo alla strada qualsiasi cosa stia succedendo anche quando (occhio allo spoiler) un bimbo finisce sotto una carrozza.

Se da una parte l’oziare viene assolto da suoi crimini non si può dire altrettanto degli immobili perché coloro che scelgono di restare fermi diventano peggiori e più pericolosi degli ignavi donbbondiani di fronte al male che li circonda.

Le proprie zone di confort vanno alla volte sradicate, così come bisogna uscire dalla rotonda in cui è cascata la nostra vita, magari inciamperemo nell’ennesimo fallimento ma non avremo visto il nostro mondo distruggersi mentre noi non facevamo niente per impedire che la tragedia si consumi davanti a noi.

Oggi si può oziare, magari anche domani ma -accidenti- quei piedi giù dal divano presto li dovremo mettere!

4Hoods 2. Navi Nella Nebbia

Bentrovati allegri briganti e fannulloni di frontiera, amanti delle ciancerie, delle birre frizzanti dal colore ambrato e delle grigliate di pasquetta. Oggi chiaccheriamo per pochi istanti a proposito del secondo numero di 4Hoods una delle ultime proposte Sergio Bonelli Editori, il fumetto Fantasy per pischelli e non, che tanto si ispira al mai amato abbastanza Dungeons and Dragons tornato prepotentemente di moda grazie a Stranger Things, farcito con una bella dose di citazioni tra cinema, letteratura e videogiochi che i pischelli più anziani potranno certamente riconoscere e apprezzare.

Se vi siete persi il commento sconclusionato di questa webbettola de borgata a proposito del primo numero di 4Hoods potete chiaramente, e se vi pare, trovarlo qui.

Scrivere questo post non è per niente semplice. In tutta onestà sei ancora un po’ scottato per l’abbaglio su cui sei inciampato goffamente quando uscì, l’anno scorso, Mercurio Loi, primo numero esattamente come te lo aspettavi mentre per i due successivi numeri scrivesti le peggio cose per poi capire che le peggio cose te le meritavi tu per non aver capito il fumetto e quindi per averlo commentato peggio del solito come il più maldestro tuttologo di fumetti che crede di fare proseliti sull’internet tutta. Fortuna che questo è uno spazio personale e se scrivi stronzate nessuno può prendersela troppo. Si ma che vergona!

Detto questo ti è rimasto un po’ di timore residuo e forse superfluo, nel dover parlare di un numero due. Miiii che paura. Che poi si sa che proprio le seconde uscite sono davvero toste. Passa il fattore novità, l’entusiasmo di un primo numero ben riuscito. Magari ci si gioca subito una carta importante e poi dal secondo numero in poi, bisogna far ricominciare un po’ tutto per creare e sviluppare una trama che probabilmente ha bisogno di spazio e tempo per tornare a splendere.

Uè Johnny ti stai preparando a dire che 4Hoods 2 è ‘na sola? Ma no, è solo che andava fatta una breve postilla per introdurvi al post.

Il secondo numero di 4Hoods perde certamente il fattore novità per i lettori più navigati, per quelli che macinano pagine e pagine al mese avidi e affamati costantemente di novità. Per tutti gli altri 4Hoods riesce a non deludere, anzì diverte e si mantiene su un livello costante e gradevole.

Forse sono mancate quelle citazioni così plateali, intelligenti e da applausi che ti hanno fatto sobbalzare durante la lettura del primo numero. Ma continui a pensare che 4Hoods abbia tutte le carte in regola per appassionare il pubblico a cui si rivolge.

Ecco, giusto un appunto, forse da anziano rompicojoni. Il lessico utilizzato nell’albo è ben pensato, è piacevole leggere le tipiche parole con cui oggi ci immaginiamo i cavalieri e le damine parlamentare a tavolo. Ah ti sfido a duello vile avversario! e via così. Ma occhio, questo fumetto verrà preso in mano anche dai bimbi e trovarci alcune parole mmmmm non va bene. Fine Parte Bacchettona!

Tennicamente l’albo ha delle tavole molte belle e colorate forse addirittura migliori del numero precedente. La storia si sviluppa molto dinamicamente ed è piena di colpi di scena fino ad arrivare al twist finale e relativo “quasi” lieto fine.

Perché, dai ammettiamolo, il bello di questi fumetti è proprio sapere che i tuoi eroi alla fine vincono sempre e la parte avvincente è scoprire come ci riescono nonostante le evidenti difficoltà. In periodo storico in cui nessun eroe è al sicuro, maledetto ciccio martin te possimo, sapere che ci sono sempre quattro avventurieri in grado di salvare la principessa dal drago o dalla malvagia matrigna è proprio ciò di cui un pischello vicino ai quaranta, ha bisogno.

All’avventura!

4Hoods. D&D a fumetti per Pischelli

Bentrovati ragassuoli. Questa settimana la vostra appassionata webbettola de borgata inizia a sollazzarvi lo spirito tutto, parlandovi di una novità fumettosa che la Bonelli ha sparato fuori pochi giorni fa dopo aver presentato a Lucca lo scorso anno il progetto. Oggi parliamo di 4hoods.

Pronti Noi Zi Va

Per parlare con cognizione di causa di questo fumetto secondo te è giusto prendere questa facezia un po’ alla larga, proprio come piace ad alcuni affezionati e appassionati membri che amano il cincischio di classe e ortograficamente elegante.

Capire perché hai speso tre eurini e mezzo e come hai conosciuto questa iniziativa è essenziale per comprendere l’idea che ti sei fatto del primo albo di questa nuova serie regolare (chissà per quanto) della Bonelli.

Eh, mo-ce-tocca-parla’ di Roberto Recchioni.

Rrobbe è uno degli autori italici di fumetti che meglio di tutti ha saputo “sfruttare” a dovere il potere mediatico dell’internet e della comunicazione a fini commerciali. Per questo e per tutta una serie di motivi Recchioni è tra gli autori più odiati su Facciabook. Uno dei suoi indubbi talenti è stato quello di saperci mettere la faccia tirando fuori il suo punto di vista sul mondo del fumetto ma non solo. Oggi Rrobbe non vende sulla sua pagina personale social il Dylan Dog del mese ma vende un personaggio, un’idea, forse se stesso. Ha saputo costruirsi un’immagine importante da alcuni rispettata da altri fonte solo di odio. Ad ogni modo la tua personalissima opinione è che quello che Roberto Recchioni fa sulla sua pagina o in generale nella sua vita non sia affar tuo per tanto ‘sti cazzi, ma… si c’è un ma…

Il punto è che seguendo il suo profilo alla fine lui ti ha venduto i suoi lavori, nel bene e nel male sei interessato a quello che esce che porta la sua firma o anche solo quello a cui collabora. Ti ha fregato. Stacce. E poi, accipicchia ora anche il suo modo di disegnare inizia a piacerti. Oh-per-bacco. Il punto è che secondo te Rrobbe è uno invidiato. Già è l’invidia a muovere gran parte dei suoi “terribili” avversari. Facile, molti vorrebbero avere la capacità di Roberto Recchioni di fare quello che fa, di scrivere tutto quello che scrive e di curare Dylan Dog che tanto tutti saprebbero farlo meglio di lui.

Scorrendo sulla sua pagina Facebook un giorno ti sei inevitabilmente imbattuto nei suoi racconti delle sue sessioni di D&D e nei suoi disegni e di la a poco hai scoperto 4Hoods. Fermo restando che ciò che si è nella vita reale non necessariamente ricalca ciò che maldestramente tentiamo di apparire online, questo è l’esempio plateale di dimostrare quello che in questa cincischiata stai cercando di dire. Tramite una banalissima e intelligente operazione Recchioni parla delle sue sessioni di gioco di ruolo, ci ricama su e poi zac arriva il fumetto. Colpito e affondato.

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Ora hai tra le mani un fumetto anzi un giornaletto per via della tipologia della carta utilizzata, ideato dal suddetto Rrobbe che a tuo giudizio parte con due scopi interessanti. Il primo, essere un prodotto leggibile perfettamente da pischelli perché parla un linguaggio semplice e diretto con trame simpatiche e divertenti. Il secondo, dare al lettore che sa cos’è un gioco di ruolo, una gradevole parodia di quanto avviene in ogni sessione di gioco.

Dopo poco più di quindici pagine ma con altre cinquanta leggere avevi già deciso che avresti promosso questo fumetto. Nelle prime pagine vengono citati Star Wars, Mondo Disco e chiaramente D&D vecchio stile. Non avrebbe mai potuto non piacerti.

Per i pischelli grandi poi non sono mancati tanti altri riferimenti e soprattutto non li vuoi svelare tutti ma c’è da divertirsi a trovarli. La pagina del Level Up è stata davvero esilarante.

Finito di leggere 4Hoods eri molto soddisfatto. Si tratta di aspettative. Di sapere a cosa andare incontro. Volete una storia fantasy matura e vivere con l’ansia che il vostro personaggio preferito muoia, beh sappiate che dovete leggere altro. Ma se avete voglia di una lettura piacevole che per te ha lo scopo di intrattenere per un’oretta, siete sulla strada giusta.

Sei poi siete dei genitori e volete introdurre i vostri pargoli al mondo del fumetto o del gioco di ruolo della serie: “Piccolo ecco cosa fa tuo padre la sera”. 4Hoods è sicuramente uno strumento da prendere in considerazione.

Nel qual caso qualche odiatore sia capitato qui per una serie fortunata(per lui) di eventi, beh il Cornerhouse offre sempre una birra ai nuovi avventori.

E ora all’avventura!

Mercurio Loi 8 Il Colore Giallo

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Bentrovati ragassuoli, oggi dopo un po’ di tempo torniamo a parlare di Mercurio Loi. Come ben sapete a dicembre si è verificato qualche piccolo contrattempo nei magazzini Bonelli e gli albi della casa editrice sono arrivati presso la tua fumetteria de borgata con un po’ di ritardo.

Parlare di Mercurio Loi, il personaggio nato dalla mente di Alessandro Bilotta, è ormai un appuntamento quasi fisso su questo Blog. Non puoi garantire la scadenza per via dei mille contrattempi e facezie della vita reale, ma state pur certi che fintanto che usciranno albi di Mercurio, la vostra appassionata webbettola de borgata li continuerà seguire con passione.

Eh si, nonostante l’empasse iniziale che ti ha visto fraintendere l’intento del fumetto in cui ti aspettavi qualcosa che poi non è stato, o almeno qualcosa che è Mercurio in soltanto in minima parte, attendi sempre con trepidazione il nuovo albo. Per tanto puoi dichiarare apertamente la tua -ricordatelo sempre- personalissima opinione definendo Mercurio Loi il miglior fumetto italiano attualmente in corso.

Il fatto che sia passato, dopo soli otto numeri, da mensile a bimestrale purtroppo lascia presagire al peggio ma -porca zozza- se amate il fumetto fatevi un favore e date una possibilità a Mercurio Loi. Se questa collana finisse prima del tempo sarebbe davvero un peccato. Accidenti.

Il colore Giallo è l’ennesima dimostrazione del talento narrativo di Alessandro Bilotta che scrive ancora una volta un albo che pone domande, che fa riflettere, ma che al tempo stesso lascia al lettore il compito di rispondere. Mercurio Loi non risolve i problemi esistenziali di ogni di noi, non risolve omicidi complicati, ma ricorda ogni volta come forse non è mai la risposta, la soluzione ad un problema bensì ci viene detto come la domanda giusta sia il perfetto via per far scattare dentro di noi le reazioni giuste per compiere scelte decisive.

Alcuni fatti sono inevitabili e non controllabili. Non sempre possiamo risolvere ciò che in realtà non è un problema o quanto meno non un è problema per la definizione stessa di problema. Esso è tale sono quando ha una soluzione.

Così di fronte agli interrogativi sul divino, sull’anima e sul senso della vita non possiamo far altro che domandarci a cosa crediamo o se la fede è la risposta razionale ad un quesito irrazionale così universale e irrisolto.

Tutto questo armeggiare e mandare in pappa in cervello ovviamente va fatto rigorosamente a passeggio tra il lungo tevere e trastevere. Una camminata senza meta tra se e se, il cui unico scopo e non avere uno scopo preciso.

Siamo così soffocati dalla disperata ricerca di soluzioni ai nostri più angusti problemi o presesunti tali che ormai abbiamo perso di vista il piacere del perdere tempo, di rallentare un momento, di respirare un po’ di aria fresca.

Lasciamo dunque che il manico giallo di un bastone da passeggio sia il narratore di una storia dei temi così importanti e lasciamoci consigliare dai rumore della città, della vita, quel rumore bianco che costantemente ci culla lasciandoci ignari della sua presenza.

Tanto che ci piaccia o no, noi non siamo il centro del cosmo e se per qualche istante ci allontaniamo per riavvicinarci a noi stessi non faremo fortunatamente del male a nessuno.

Alle volte dal niente, da ciò che ci sembra vuoto o  senza una conclusione ben definita possiamo, invece,  trovare un tesoro.

Mercurio Loi è questo tesoro.