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Black Mirror Stagione 3

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Bentrovati ragassuoli, si è vero ultimamente stai davvero incasinato e non sempre i post in questa webbettola arrivano puntuali. Sorry Guys davvero ma questo periodo è complicato e stai cercando di fare del tuo meglio per non perdere la bussolina.

Come sempre non diamo troppo spazio al ciancio delle bande e partiamo con la più classica fregnaccia di questa appassionato postaccio che sollazza gli spiriti tutti dei suoi avventori. Oggi chiaccheriamo a proposito della terza stagione di Black Mirror che tu e carlotta avete terminato di vedere nella classica modalità “spapanzati sul divano” Marchio registrato, dopo aver messo a ninna la miniCornerhouse.

Non è la prima volta che qui si parla di questa stagione, infatti potete trovare alcune riflessioni su San Junipero e Caduta Libera che se vi aggrada (fatelo che tanto è aggrattis) potete trovarle qua e quo.

In generale può affermare con una certa tranquillità che la terza stagione di Black Mirror è decisamente gagliarda. Più o meno tutti gli episodi hanno saputo lasciarti parecchi spunti di riflessione o in qualche modo ti hanno spaventato. Certo, trattandosi di una serie che non ha il budget di serie esteticamente più riuscite, non brilla sempre per qualità attoriali e tecniche di regia o fotografia, ma riesce nel difficile compito di non perdere mai in qualità e di colmare questa presunte lacune con dei temi molto molto importanti e significativi.

Hai trovato che sono due gli elementi che uniscono un po’ tutti questi sei episodi sono legati all’influenza dei Social nella nostra vita e sulla possibilità che le tecnologie possano alterare la nostra percezione della realtà.

Caduta Libera, Zitto e Balla e Odio Universale ci raccontano proprio come siamo schiavi del nostro smart chiaccherone. Ci facciamo condizionare la vita, ci lasciamo spiare, controllare e pensiamo di restare sempre impuniti per l’odio che seminiamo sull’internet o per le porcate che andiamo a vedere nascosti nella nostra stanza nella solitudine di un 6 pollici.

In tutta onestà hai paura perché un giorno tra qualche anno, tu e tua moglie sarete costretti a mettere in mano a vostra figlia un cellulare o quello che sarà. è fuor di dubbio che esso sia uno strumento utile, se tua figlia dovesse avere un problema o semplicemente ti vuole contattare potrà farlo. Ma se già oggi è difficile prevenire gli atti di bullismo digitale come si potrebbe fare in futuro? Chi pagherà le conseguenze delle menate che scrive sull’internet?

Allo stesso modo oggi “grazie” a Pornhub e soci è possibile guardare tutto il materiale pornografico che si vuole. La facilità con cui dalla Playstation o dal cellulare si può perdere la vista e farsi venire i calli alle mani e disarmante.

Che fare quindi? Incrociare le dita? No, non basta. Temi però che qualsiasi cosa a te venga in mente di fare non sia sufficiente perché per quanto puoi spiegare e insegnare a tua figlia che l’internet non è un gioco e che le persone possono starci male per una cosa che hanno letto o che fomentare l’odio contro qualsiasi cosa è sbagliato anche odiare l’odio è un passo verso l’intolleranza, un giorno lei sarà fuori da sola e dovrà gestire tutto quel marasma senza farsi schiacciare.

L’altro tema centrale è legato alla realtà virtuale. Essa è un esperienza sicuramente eccitante che potrà avere nel corso degli anni degli sviluppi impressionanti (anche nel campo della pornografia) quasi ovunque. Potremmo vivere esperienza incredibili, visitare posti irraggiungibili o magari guidare una formula uno. Come ogni cosa però ha il rovesco della medaglia, il progetto Manhattan dello studio dell’energia nucleare. Tramite la realtà virtuale è possibile piegare le menti, controllarle e alla fine dominarle e annientarle.

“Gli Uomini e Il Fuoco” non è certamente l’episodio migliore ma il monologo dello psicologo sulla manipolazione dei soldati è terrificante. Trasformare agli occhi del soldato, alterandogli la vista, gli uomini in mostri per farglieli uccidere senza rimorsi è realmente spaventoso. Con un sistema del genere una guerra basata sulla discriminazione di qualsiasi tipo sarebbe mostrusamente violenta e rapida. Un genocido realizzato con una facilità estrema.

Anche se hai già detto la tua in un post dedicato, non puoi non citare San Junipero, l’episodio più commovente che hai visto sin’ora in cui la realtà virtuale serve per sostituire il paradiso e dimentarsi della morte. Religiosamente scorretto, è però un futuro che immagini e che vorresti davvero diventasse realtà. ‘sti cazzi dell’anima, almeno mi garantisco una noiosa ed eterna vita al mare con mia moglie e il cane. Non prendetevela se però a quel punto il Cornerhouse dovesse chiudere cercate di capire!

Dai su, diciamolo, è difficile “commentare” o “recensire” se preferite, una serie come Black Mirror. é molto complicato non lasciarsi andare a considerazioni personali. Fortuna che questa è webbettola personale e non un sito imparziale di informazione. D’altronde è piuttosto facile essere d’accordo che è proprio lo scopo di Black Mirror toccare l’emotività della persona.

Ci sono lati oscuri in ogni cosa, in ogni scoperta, in ogni nuova invenzione ma tu credi che bisogna sempre inseguire la luce, il buono che hanno tutte queste situazioni. Fermarsi per paura è allo stesso modo pericoloso. Bisognerà fare attenzione, trovare i modi giusti per tutelare e proteggere chi non ha i mezzi e le capacità di difendersi perché il futuro è alle porte e non possiamo solo demonizzarlo. Black Mirror nonostante sia solo una serie tv, ha svolto il suo compito egregiamente ora spetta a noi fare tesoro dei suoi estremi narrativi così verosibili.

E mo’ beccate il bollino d’approvazione! Tiè!

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Altered Carbon Spoiler Free

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Bentrovati ragassuoli, anche oggi la vostra appassionata webbettola de borgata ha l’obiettivo salvifico di sollazzarvi lo spirito tutto, parlando di una interessante novità del catalogo Netflix, una serie tv che offre diversi spunti interessanti ma che ha diviso l’internet, c’è qui vi dirà che è gagliarda e chi no. Amanti della fantascienza, del genere CyberPunk o semplicemente appassionati di Noir e Action venite qua e leggetevi ‘sta fregnaccia, suvvia!

Pronti Noi Zi Va

è fuor di dubbio che per gli amanti del genere Sci-Fi sia un buon momento. Blade Runner 2049 seppur con tutti i suoi limiti ha scaldato i cuori degli appassionati, così come la serie di Star Trek Discovery ha riportato nel chiacchericcio dell’internet il brand di Spock e soci, ora tocca a Altered Carbon basato sul libro edito almeno quindici anni fa in italia Bay City (scritto da Richard Morgan) di cui tu hai una copia (la prima edizione edita da Nord) a casa dei tuoi.

Già, era proprio parecchio tempo che aspettavi un infornata così interessante di cinema e serie a sfondo fantascientifico. Esclusa la divina parentesi con Battlestar Galactica, tu e Carlotta avete visto pochissimo materiale di genere negli ultimi anni. Genere che ha accompagnato gran parte della tua carriera universitaria soprattutto in termini di libri.

L’ambientazione di Altered Carbon è resa magnificamente. Tutti gli stilemi, tutto ciò che possiamo immaginarci del mondo del futuro cyberpunk è perfettamente riprodotta in questa serie.  è chiaro che il mondo di Dick, di Gibson e di tanti altri scrittori è la fonte primaria di ispirazione dell’opera, la cosa buona è che finalmente si è riuscito a vedere quello che si doveva vedere in una serie tv di questo genere.

La scarsezza di “ambientazione” di Strange Days e Johnny Mnemonic sono finalmente un lontano ricordo. Evviva Evvia!

Così come Blade Runner, anche Altered Carbon si pone l’obiettivo di intrattenere ma al contempo di dare qualche spunto di riflessione personale sui concetti di vita, morte e anima e lo fa grazie al solido lavoro dell’autore del romanzo che già a suo tempo si era preparato un universo narrativo consistente. Qui la serie ne semplifica alcuni aspetti ma grosso modo ci siamo.

Anche i due protagonisti Joel Kinnaman e James Purefoy si sono rivelate delle scelte molto azzeccate caratterizzando Kovac e Bancroft in modo molto convincente.

Quindi in questa quasi perfetta e spettacolare rappresentazione di San Francisco del ventiquattresimo secolo la storia a metà strada tra il Noir e l’action rende giustizia a tutti ‘sti soldi spesi da Netflix?

Beh, purtroppo no. Eh lo sai, però oh è solo l’opinione umile e umilmente descritta dallo scribacchino di questo postaccio. Altered Carbon è pura e stupenda estetica ma si ferma li.

Abbiamo visto dieci episodi tra alti e bassi che non hanno mai davvero raggiunto l’obiettivo. Si, è una serie discreta con un vestito da paura. Ma è questo il punto, ciò che ha lasciato è il bello per gli occhi ma non ti sei mai davvero appassionato alla storia. Sorry Guys.

Nonostante la semplificazione della trama rispetto al libro (che ci può stare, parliamo di media diversi) in più occasioni, soprattutto Carlotta, ha mostrato difficoltà nel seguire il perché di alcuni eventi o del perché alcuni personaggi siano stati coinvolti. Insomma un po’ di confusione indubbiamente c’è stata.

Allo stesso modo alcuni momenti sono stati decisamente pesanti, lenti e difficili da digerire per via di una forse troppo marcata solennità dei dialoghi. è utopico pensare che in ogni puntata ci sia il dialogone filosofico che spacca lo schermo e il cuore di chi guarda, alle volte ci si dovrebbe semplicemente limitare a intrattenere.

Per questi motivi non consideri Altered Carbon come una serie memorabile, difficile che entri nella Top 5 del 2018 (sperando che la minicornerhouse vi lasci il tempo di vedere altre serie) ma rappresenta quel classico esperimento, certamente migliorabile, che dimostra come almeno Netflix, pur mantenendo un certo livello di fruibilità pop dei suoi prodotti continua a sperimentare con storie comunque coraggiose.

Ci sarà una seconda stagione? Al momento non ti risulta che ci siano delle notizie ufficiali, certo, la porta aperta c’è anche se la direzione presa appare molto lontana dai successivi due libri della saga per cui è probabile così come è probabile che tempo permettendo continuerai a seguirla.

Quindi se vi piace la fantascienza, Altered Carbon vi terrà compagnia per dieci (il numero giusto) episodi. In alcuni momenti vi sembrerà anche ‘na gran pheeegata negli altri momenti ripensate agli skyline di Bay City e tutto passerà oltre.

Altered Carbon se becca ordunque il bollino intermedio!

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Star Trek Discovery Stagione 1

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Buon inizio settimana ragassuoli, scusate per i tre giorni di assenza ma ci sono volte dove bisogna donare le proprie energie ad altre situazioni ma adesso la vostra appassionata webbettola de borgata è qui anche oggi per sollazzarvi ancora una volta lo spirito tutto con le sue ruggenti fregnacce.

Proprio ieri sera sull’amico Netflix è arrivata l’ultima puntata della prima stagione di Star Trek Discovery. L’ultima serie (in ordine di uscita) ma ambientata circa dieci anni prima della serie originale che racconta i viaggi della nave della flotta interstellare Discovery all’alba della guerra contro i Klingon.

Questa è la terza volta che sul Cornerhouse parliamo di questa serie TV. Abbiamo già chiaccherato dei primi due episodi e poi con audacia hai addirittura inserito Star Trek Discovery tra le migliori serie che hai visto durante l’anno scorso basandoti esclusivamente sul Mid Season. Sarà stato un azzardo?

Beh no, onestamente confermi tutto. Star Trek Discovery è certamente una buona serie tv di fantascienza che a tratti si ispira al materiale originale ma per altri  versi si allontana da essa per stile e narrazione.

Discovery, a differenza di tanto altro materiale su Star Trek, si concentra soprattutto sulla trama orizzontale e mette al centro di tutta la vicenda non un capitano e il suo equipaggio ma bensì uno degli ufficiali.

Anche tutti i repentini colpi di scena sono figli del modo di proporre serie tv in chiave moderna. Plot Twist dai quali ti sei fatto pure conjona’ perché uno degli ultimi colpi di scena prima del gran finale proprio non l’avevi preventivato. In pratica eri convinto che un personaggio fosse il cattivo ma nel corso degli episodi ti sei dovuto ricredere fino al “quel colpo di scena” in cui hai pensato: “Accidenti avevo capito tutti ma mi hanno fregato”

Certo non è tutto oro quello che luccica. Discovery è una bella serie ma non è priva di difetti anzi, diciamola tutta, alcune cose avrebbero potuto essere gestite decisamente meglio.

Ti riferisci in particolare alla questione tecnologica in quanto il micelio, il microrganismo responsabile dei viaggi oltre curvatura è un elemento assente in tutti il resto dell’universo di Star Trek anche in quello di Gei Gei Abrams per tanto se vorranno mantenere un bricciolo di coerenza di insieme dovranno in qualche modo far dimenticare alla federazione la sua esistenza.

L’altro difetto che un po’ ti ha fatto dire “meh, peccato” è il finale vero e proprio. Se la stagione si fosse conclusa al termine del tredicesimo episodio, ti saresti davvero alzato in piedi con soddisfatti applausi ma gli ultimi due episodi sono stati troppo tirati per i capelli e troppo sbrigativi, lasciando davvero un po’ di amaro in bocca. Si l’ultima scena è un colpo al cuore ma vabbè avrebbero potuto far finire l’altro episodio alla stessa maniera e forse saremmo stati più contenti.

Un aspetto importante è che i personaggi ti sono mediamente piaciuti. Anche tutti i protagonisti chiave che sono praticamente tutte donne ti hanno convinto. Onestamente non è una cosa che ti sta sempre bene ad esempio ne il trono di Spade è tutto in mano al gentil sesso e non che ti faccia troppo impazzire. Che poi oh non fate passare il Cornerhouse per una covo di minchioni maschilisti perché in Star Trek la cosa ti è garbata. Quindi c’è situazione e situazione.

Vale in ogni caso la considerazione precedente, avendo chiuso in quel modo alcuni passaggi sono rimasti incompleti o narrati male e quindi forse non del tutto chiari. Tutto questo lascia però supporre che alcuni personaggi non completamente risolti faranno il loro ritorno delle stagioni successive.

Per lunghi tratti Star Trek Discovery è un piacere da vedere. Hai provato più volte ad interrompere la visione per osservare i singoli fotogrammi e accipicchia hai quasi sempre ottenuto delle ottime fotografie. Quello che però ti ha lasciato perplesso erano i continui cambi tra le riprese sui binari con la camera ben stabile e le scene riprese in modalità “reportage” come in Battlestar Galactica in cui le riprese erano quasi tutte fatte a mano libera per dar maggior dinamismo e far sembrare tutto più un documentario.

Scelta per dare maggior forza ai pochi momenti d’azione degli episodi. Può darsi però un po’ ti dava fastidio.

In ogni caso ragassuoli, seppur Star Trek discovery non sia esente da difetti e sia anche lontana dalla serie originale di Star Trek, è una serie che consigli di vedere perché alla fine ha soddisfatto sia Carlotta che te lasciandovi la voglia di proseguire sperando che la seconda stagione non ci metta troppo ad arrivare. Autunno 2018? Speriamo!

Bright. Spoiler and Sugar Free

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Ragassuoli, oggi e la vigilia di natale quindi grazie a tutti voi che in un giorno importante come questo avete dedicato un paio di minuti del vostro tempo a leggere la vostra webbettola appassionata e di fiducia che anche oggi vi sollazzerà lo spirito e la digestione (si spera, tipo Falqui -Basta la parola) con le sue amabili fregnacce.

Oggi parliamo di Bright, il primo film da cinematografo (quindi costoso) che Netflix ha prodotto, spinta del bruciore di stomaco causato dal recente acquisto di 21th Century Fox da parte della Disney la quale, è sempre più probabile che diventerà un spina nel cucù per tutti i servizi digitali.

La stesura di Bright è stata affidata a David Ayer (Training Day e Suicide Squad, per dire) e Max Landis, i quali hanno conferzionato un particolare incrocio tra Bad Boys e Suicide Squad in pratica, Will Smith è rimasto sempre un bel maranza mentre Martin Lawrence si è, fate dire, lasciato un po’ andare.

Il più grande merito di Bright è quello di creare un interessante “mondo moderno” il classico background dove la strana coppia di poliziotti dura a morire, dalla battuta sempre pronta e con una voglia inrefrenabile di sparare sempre qualche colpo svolgerà le sue indagini tra gang di quartiere e organizzazioni segrete.

Interessante perché questo mondo è in realtà un fantasy dove l’uomo con già tutti i suoi problemi raziali tra ispanici e neri deve vedersela tra altolocati Elfi della city e gangsta’ Orchi che vivono nei quartieri poveri.

Insomma, ci sono delle grandi potenzialità anche per creare un brand e una serie a lungo termine in numero di film.

Peccato che… si peccato che nonostante il film si lasci guardare piacevolmente le sue maggiori caratteristiche non vengono sfruttate. Ayer ha prerito non uscire dal suo seminato, lavorando nella sua zona di confort, poggiando tutta la storia sul rapporto tra i due poliziotti che per l’occasione sono un umano e un orco. Se vi è piaciuto il genere di Bad Boys o di Training Day, vi sentirete a casa guardando il film. Will Smith ovunque lo metti funziona, e questo già lo si sapeva.

In ogni caso, ok, siamo di fronte al classico vorrei ma non posso, ma ancora una volta ti sei imbattuto nel mondo intelligente dell’internet che come se non ci fosse un domani, ha massacrato questo film additandolo come “il peggior film dell’anno” ma che davvero? Ancora una volta i gusti sono gusti ma, per te, ormai siamo davvero alla frutta.

A dirla tutta a te Bright è piaciuto anche più di Suicide Squad. Probabilmente Ayer non dovendo combattere contro pagine e pagine di background fumettistico è riuscito a non incampare scontentando i fan che hanno odiato il Joker di Leto, Deadshot Mickey Mouse e la svampitella Harley Queen. Certo eliminando trucco e parrucco stiamo guardando una copia piacevole di Bad Boys a cui manca l’audacia in regia di Michael Bay ma ci si può accontentare per aver messo da una parte e tolto dall’altra.

Sull’internet girano alcuni rumors che vogliono Netflix al lavoro sul seguito, che perché no, ci può stare anche per via del finale aperto (finale però un po’ troppo alla volemose bene) speriamo solo che il solido background venga sfruttato meglio e che l’odio dell’internet la smetta una volta buona di ingrigire le persone.

Tanti auguri ragassuoli!

 

Trascendence

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Sabato sera tu e Carlotta vi siete trovati nell’empasse di dover scegliere se iniziare una nuova serie o guardare semplicemente un film. La malvagia stanchezza vi ha impedito di trovare una scelta lucida e ponderata. Iniziare una serie è un impegno a lunga scadenza e non ve la siete sentita di prendere una decisione. Non questo sabato almeno. Così avete ripiegato sulla visione di un film. Si, beh ma quale? Disporre di un catalogo on demand ha certamente tanti vantaggi ma nelle sere dove la pigrizia regna sovrana, è davvero un’arma a doppio taglio. Avete fatto scorrere il catalogo nella sezione fantascienza e fantasy e Carlotta è stata colpita dal faccione di Gionnino Depp e non avendo argomenti a tua disposizione per declinare la proposta, hai accettato di vedere Trascendence.

Trascendence è un film del 2014, opera prima del direttore della fotografia di Christopher Nolan, Wally Pfister passato alla regia e vede nel cast, nel ruolo di due scienziati, Johnny Depp e Morgan Freeman.

L’idea su cui si basa il film è molto interessante e potenzialmente capace di creare un bel tavolo di discussione finita la visione. Immaginate di avere ad disposizione un super computer e di poter installare all’interno di esso la vostra mente con tutti i suoi ricordi e le sue logicità. Di cosa sarebbe in grado la mente umana se avesse a disposizione delle potenzialità quasi infinite? Diventerebbe un pericolo per l’umanità o grazie allo sviluppo della scienza potrebbe quasi trasformarsi in un messia?

Spunto decisamente intrigante non trovate? La “scuola” di Nolan indubbiamente si è fatta sentire. Peccato che in poche parole tutto il buono del film finisce qua. Trascendence è un film che purtroppo non decolla mai, sospeso tra sci-fi, horror e filosofia, non riesce mai dare quella spinta necessaria a far si che colui che guarda il film si ponga davvero delle domande. è mancato il mordente quel twist in grado di sconquassare le budella e far riflettere. Il tema c’è, accidenti. Un’occasione sprecata.

In tutto questo lieve e accennato marasma lo sceneggiatore ha pure inserito una storia d’amore che forse rappresenta la parte migliore del film. Tu e Carlotta alla fine vi siete chiesti se non fosse questo il reale obiettivo del lavoro del regista. La domanda finale che vi siete posti alla fine non è stata “Acciderboli, ma la tecnologia, i medici ingegneri, sono davvero così pericolosi?” ma in realtà è stata “Urca Urca, forse –lui– non ha fatto male a nessuno sta a vedere che era bbbuono e sapeva ancora amare”.

Uao! Che romanticismo! Uh per carità. Il finale poi con il  voltagabbana Max Waters (inspiegabile tra l’altro come questo personaggio abbia deciso di cambiare fazione) interpretado da Paul Bettany che scopre che sono rimaste tracce del super cervello ancora una volta da più adito a continuare a vedere la storia d’amore che le conseguenze di un mondo sprofondato in un pianeta senza elettricità.

Trascendence è quindi un’opera fiacca su un tema attuale e degno di accesi contradditori che non è in grado come ad esempio in Inception (per restare nei paraggi di Nolan) o in Matrix di mettere il pubblico di fronte a delle domande concrete sulla mente umana o di dare quei cazzotti necessari per dar via ad una scintilla di riflessione.

Se però avessi ragione che in fondo Trascendence è una storia d’amore, beh allora, no vabbè anche il drammatico epilogo non salva questo film dell’anomimato perso tra i mille mila film che escono ogni anno.