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Mercurio Loi 5 – L’infelice

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Bentrovati ragassuoli, dopo pochi giorni dal precedente post,ecco la vostra appassionata webbettola pigiare colpi a casaccio sulla tastiera del tablet, nella speranza di formulare frasi di senso compiuto ancora una volta a proposito di Mercurio Loi, l’ultimo nato in casa Bonelli.

Avevamo chiuso il post sul commento al quarto numero con la fiduciosi di aver trovato la chiave di interpretazione per questa serie a fumetti che in pochissimi numeri aveva creato cosi tanti pareri discordanti anche tra te il popolo malfamato di questa webbettola.

Questo quinto numero si trova quindi nella difficile posizione di dover darti la seconda buona impressione consecutiva che da un po’ vai cercando.

Non sarà come per  l’episodio della svolta, ma l’infelice riesce nello strano compito di accontentare entrambe le “fazioni” che hanno spaccato i giudizi su Mercurio Loi. Da una parte, torna una storia investigativa dall’altra il villanzone è il linea con lo stile poetico e per certi versi onirico che si sta iniziando a intravedere, o meglio che tu stai iniziando a capire.

Da un punto di vista tennico,l’albo non brilla per le sue tavole ad eccezione della rappresentazione del volto del villanzone che viene messo in risalto dello stile molto spigoloso dai tratti quasi violenti dell’autore. Come se il tratto si sposasse alla perfezione con gli occhi dell’antagonista della storia.

Ancora una volta sono alcuni dialoghi che rendono interessanti le avventure di Mercurio, il lavoro di Bilotta da questo punto di vista è sempre stato di livello. Ciò che invece non ti ha convinto è stata la sceneggiatura nella gestione dei tempi. Hai sempre l’impresione che manchi qualche tavola e che alcuni cambi di scena sarebbero potuti essere gestiti meglio. Vabbè magari sei tu che sei tonto.

Chiudiamo il post con una domanda cari broggher vi è mai capito di scrivere una recensione e a distanza di tempo di rendervi conto di averla cannata in pieno? Come vi siete comportati a riguardo? Avete cancellato il post? Ho scritto una retifica?

Scrivetelo nei commenti!

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Double Duck – Disney Definitive Collection #1

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Bentrovati Ragassuoli, in questi giorni il tempo libero continua a scarseggiare, così l’unico modo per continua a respirare senza affogare nel mare delle “nuove” cose da fare, è quello di prendersi delle piccole e meritate (guai a chi dice il contrario! :-D) pause. Al momento le soluzioni migliori per godere di queste brevi ma necessarie soste, sono i Fumetti e il Nintendo Switch. Accidenti sono ormai già diciassette giorni che non fai una partita ad un gioco da tavolo. Urca urca!

Complici i consigli fumettosi dell’Orso Chiaccherone, hai scoperto l’inverno scorso la raccolta Disney Definitive Collection edita in italia da panini comics di cui hai già letto il primo numero di Star Top e tutta la saga di Pippo Report di cui potete trovare il commento su questa appassionata webbettola proprio qui.

Double Duck è una serie piuttosto recente. La sua origine infatti, risale al 2008 quando su Topolino fa la sua apparizione per la prima volta L’Agenzia per cui lavora il nostro amatissimo Paperino. Gli autori principali della saga sono:  Fausto VitalianoMarco BoscoAndrea FrecceroVitale MangiatordiMarco Mazzarello e Francesco D’Ippolito.

L’incipit da cui parte tutta la storia è semplice ma comunque divertente: Paperino riceve una salatissima multa per aver lasciato la sua auto in sosta dove non doveva e scopre di non ricordare cosa a ha fatto in quei tre giorni di “buio”. Verrà quindi avvicinato da Kay K che lo aiuterà a ricordare cosa ha combinato in quei particolari giorni.

1508241498-picsay.jpgLa prima cosa che ti è saltata all’occhio leggendo questo volume che raccoglie le quattro storie iniziali del papero agente segreto è una costante continuity di fondo che porterà avanti una trama orizzontale che leggendo un po’ in giro si rivelerà anche piuttosto intricata.

Infatti in questi primi quattro episodi troverete una carrellata di colpi di scena e capovolgimenti di fronte degni davvero dei più famosi Spygame e come in ogni opera del genere che si rispetti gli autori hanno lasciato tanti indizi per permetterci di giocare a capire chi è l’assassino prima che si arrivi all’ultima pagina. Un fanciullo potrebbe davvero saltare dalla sedia durante il quarto capitolo. Wow fantastico!

Rispetto alle storie di Star Top e di Pippo Reporter l’altra cosa che si nota è la qualità dei disegni delle tavole decisamente curati ben oltre i classici standard di Topolino nonché l’impostazione della griglia decisamente più dinamica e marcatamente action fortemente ispirata anche ai canoni estetici del genere che rendono la lettura rapida, piacevole e veramente scorrevole.

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Restando ancora in termini di confronto, un’altra interessante caratteristica di Double Duck è l’immersione nel contesto reale del quotidiano di Paperino: A differenza di PK che è ambientato in un universo quasi tutto suo, in Double Duck vedremo Paperino interagire costantemente con il fortunato e antipatico Gastone, con Zio Paperone e con Paperina. Proprio quest’ultima avrà dei simpatici sussulti di gelosia quando vedrà il suo spasimante pasticcione in compagnia della bella e dinamica Kay K.

Per tutte queste ragioni Double Duck non ti appare come una semplice parodia delle avventure di 007 o di Ethan Hunt ma grazie a tutti i pregi di cui hai parlato nei paragrafi precedenti, si presenta come una saga completa a tutto tondo che rispetta sia i canoni delle avventure di Paperino sia quelle di genere creando un’alchimia che funziona e che ti ha convinto.

Prima di chiudere va sicuramente fatto un plauso al formato che ti sta davvero piacendo molto. Questa Definitive Collection sono albi monotematici dal costo giusto. Per 4,5 crediti imperiali vi portate a casa degli albi di qualità di circa 150 pagine, stampati bene con la numerazione sulla costa fatta bene. In pratica non troverete DoubleDuck Vol 1 Definitive Collection 17 ma soltanto Double Duck N 1 quindi potrete organizzare la libreria nel modo giusto per serie. Mica male nè!

Il primo volume di Double Duck Definitive Colletion ti ha dunque colpito positivamente e non vedi l’ora di leggere i successivi che guardando il piano delle uscite di questa collana arriverà purtroppo non prima del 2018.

Star Trek Discovery Episodi 1 e 2 Spoiler Free

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Trovare il tempo per scrivere questo solito cumulo di fregnacce, pigiando a casaccio le dita sulla tastiera, é stato piuttosto complicato. Minicornerhouse vi ha fatto fare na nottataccia ed ora sulle note di Wagner stai tentando di farla addormentare cullandola sul tuo braccio e scrivendo con una mano sola. Insomma se prima l’ortografia in liberté era ingiustificabile beh dai, ora perdonatela un po’ di più.

In questi giorni sei riuscito a trovare il tempo per vedere nella classica modalità spapanzati sul divano marchio registrato” i primi tre episodi della serie netflix Star Trek Discovery. Oggi  però parleremo solo dei primi due che per quanto hai visto fin’ora fungono un po’ da prequel e/o pilota per la storia che viene raccontata dal terzo episodio in poi, dove effettivamente compare per la prima volta la Discovery.

Star Trek Discovery è l’ultima serie (in ordine di uscita) ambientata nell’universo di Star Trek ma si colloca dieci anni prima della Serie Originale. Scelta coraggiosa visti tutti i rischi che questa strada può comportare. La serie è ideata da ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman per CBS All Access. Tra i produttori compare anche Eugene Roddenberry il figlio di Gene Roddenberry il padre della serie originale.

Senza girarci troppo intorno Star Trek Discovery è chiaramente una serie TV figlia del nostro tempo e nel bene e nel male figlia del successo della saga Prequel/Reboot del nostro pacioccone-nerd-wannabe-Spielberg Gei Gei Abrams. Visivamente è molto gradevole e la deriva action è comunque interessante. Impossibile immaginare oggi di trovarsi davanti ad una serie con episodi autoconclusivi con il pregio nel casi migliori di portare anche avanti temi sociali importanti e una visione così ottimistica del futuro.

Potremmo anche stare a parlare del livello di tecnologia che ci viene mostrato. Ma hey! è evidente come il nostro modo di raccontare la fantascienza sia cambiato così come le possibilità per gli autori. Questo è il primo step da superare per accettare tutto il resto. Non stiamo a fare i precisini della meeeeenchia che non andiamo da nessuna parte.

Star Trek Discovery è semplice intrattenimento. Funziona, è divertente ma al momento non hai percepito sto gran lavoro da parte degli sceneggiatori di realizzare chissà quale storia originale. I primi due episodi però hanno il pregio di creare subito un legame molto riuscito (secondo te, for sure) tra i protagonisti e gli ascoltatori. Michael Burnham (Sonequa Martin-Green, si quella di The Walking Dead) che probabilmente sarà la protagonista della prima stagione è un interessante personaggio. Ha un carattere molto forte e audace che ricorda Kirk ma è stata educata da Sarek niente meno che il padre di Spock. Questo suo percorso di formazione in contrasto con la sua indole al momento ha fatto si che tu abbia trovato in Michael un personaggio che funziona e che nonostante tu sia un po’ stufo di protagoniste femminili ti ci sia subito affezionato.

Stando alle informazioni sparse sull’internet sembra che Star Trek Discovery abbia raccolto una cifra significativa di consensi. Certo i trekers più intransigenti non potrebbero mai amare una serie come questa, così lontanda dall’originale e da Next Generation. è stata definita come un solido elemento del Franchise per le nuove generazioni.”

Ecco, a te il nuovo corso al cinematografo come hai scritto in più di un’occasione ti piace e ti diverte, con buona probabilità anche questa serie ti piacerà (Carlotta si è già infognata) però è proprio questo il punto non è Star Trek. Ci sta, ci può stare. Basta accettarlo e prendere questo e quello che verrà sapendo quello che si sta guardando. Chiarito e superato questo scoglio, che potrebbe bloccare più di una persona, beh allora siamo davanti ad un inizio incoraggiante per un serie tv che comunque sia porta il peso di un nome davvero grande.

La Saga Della Spada Di Ghiaccio

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Come potete immaginare l’arrivo della Minicornerhouse ha un po’ portato un po’ di disordine della tua vita da nerd scandita da Serie Tv, fumetti, videogiochi e serate passate a spostare cubetti a pescare carte e a insultare dadi sfighenzi.

Nei momenti di libertà che la paternità e il lavoro ti stanno lasciando la cosa che ti sta rilassando di più è sicuramente leggere sia che si tratti di libri che fumetti. Soprattutto questi ultimi perché richiedono una quantità di tempo e di attenzione decisamente inferiore alla lettura di un capitolo di un libro. Eh, quando chiama bisogna andare!

Così stai approfittando della situazione per leggere delle storie a fumetti Disney che tra qualche anno potrebbero anche tornarti utili per conciliare il sonno della pupa. Hai trovato sul sempre fornito e gentile amazon una serie di raccolte Disney edite in italia in collaborazione con la case editrice Giunti che raccoglie tutta una serie di racconti storici prese dalle pubblicazioni settimanali di Topolino.

Il primo libro che hai acquistato è stato La Saga Della Spada Di Ghiaccio”.

La Saga Della Spada di Ghiaccio è una serie di 3(+1) storie uscite nel lontano 1982 e 1983 e si propone l’altisonante obiettivo di presentare la letteratura Fantasy al mondo dei più piccoli. Primo di andare oltre ricordiamoci sempre che la saga ha quasi quarant’anni quindi è evidente come per scrivere il solito commento a casaccio è importante considerare cosa c’era a quei tempi soprattutto in italia.

Quest’opera scritta da Massimo De Vita è composta da Topolino e la spada di ghiaccio, Topolino e il Torneo dell’Argaar, Topolino e il ritorno del Principe delle Nebbie e Topolino e la bella addormentata nel cosmo uscita però molti anni dopo.

La trama in breve vede Topolino e Pippo essere teletrasportati sempre la vigilia di natale in un regno alternativo in un multiverso parallelo da salvare dal terribile principe delle Nebbie. A causa di un equivoco Pippo verrà riconosciuto come il cugino di un grande eroe che nei secoli a difeso quelle terre dal male. Per tanto su di lui verrà caricato il peso di salvare il mondo. Infatti In queste storie il principale protagonista è sempre Pippo, sfruttato dalla sceneggiatore per creare delle simpatiche e piacevoli gag con lo scopo di dare un taglio divertente a tutta la narrazione.

Per tutto il resto La Saga Della Spade Di Ghiaccio ha tutti gli elementi per essere considerato letteratura fantasy a tutti gli effetti. C’è una mappa dettagliata, ci sono chiari riferimenti alla mitologia norrena, a Tolkien e a tanti altri elementi classici del genere a cui tutti ormai siamo stati abituati.

Letta oggi da un adulto coetaneo della saga, appassionato di questo e altri generi, è facile considerare questa saga come una discreta storia fantasy come ce ne sono ormai parecchie, ma nel lontano 1982 questa storia deve essere stata una vera gioia per tutti i lettori di Topolino e forse non solo. Per un fanciullo di oggi potrebbe essere un ottimo introduttivo sul genere perché potrebbe attraverso la lettura di questa divertente storia, iniziare a conoscere tutti gli stilemi del genere.

Considerando questi fattori sei molto contento di aver letto questa saga. Hai apprezzato molto la prima storia Topolino e la Spada di Ghiaccio e la terza e la quarta storia scritta a dieci anni di distanza dalla prima. La seconda storia ti ha colpito un po’ meno per via di una (secondo te) svolta futuristica alla storia che infatti poi lo sceneggiatore è tornato sui suoi passi.

Per questi motivi consigli questa raccolta Giunti a tutti gli appassionati di fantasy e a tutti gli appassionati Disney sia grandi che piccoli (anche solo per il valore storico) se poi aggiungete che è facilmente reperibile sull’internet ad un costo molto molto interessante inferiore ai 10 paperdollari per un volume di trecento pagine con copertina rigida non potete proprio dirgli di no!

Mercurio Loi 4 Il Cuoco Mascherato

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Bentrovati ragassuoli, oggi torniamo a parlare dell’ultima serie regolare mensile a colori che Sergio Bonelli Editore ci ha proposto da qualche mese a questa parte ovvero Mercurio Loi.

Per chi volesse o se li fosse persi può recuperare i precedenti commenti qui, quo e qua.

Fin’ora a parte il primo numero che ti è garbato un sacco perché ha rispettato le tue aspettative, non sei rimasto soddisfatto dalla serie, tant’è che hai mostrato più volte dei seri dubbi sul continuarla o meno. Oh però, ti sei sopportato dodici numeri di Morgan Lost, puoi sopportarli anche per Mercurio che comunque è meglio della serie di Chiaverotti.

Il principale motivo per cui eri rimasto deluso è che ti eri fatto un’idea personale sul personaggio che a conti fatti si sta rivelando sbagliata. Hai sempre immaginato Mercurio come lo Sherlock de Roma in cui ogni storia dovesse “raccontare” come il brillante personaggio nato dalla penna di Alessandro Bilotta riuscisse a risolvere qualche intricato crimine.

Il numero De Le Storie e il primo albo della serie regolare a tuo personale giudizio rientrano a pieno nella categoria Sherlock De Noantri ma nei due numeri successivi si sta delineando una percorso narrativo decisamente diverso allontanandosi “apparentemente” dalle storie investigative nel senso più stretto del termine.

Hai lasciato passare praticamente più di due mesi tra la lettura del terzo numero e questo quarto albo mentre in edicola, invece, è già uscito il quinto proprio per cercare di fare tabula rasa, di dimenticare idee, convinzioni e preconcetti per provare a leggere Mercurio Loi sotto una luce diversa.

Complice una storia forse più riuscita delle altre, il tuo tentativo sembra aver dato i suoi frutti. Questo quarto numero: Il Cuoco Mascherato ti ha lasciato soddisfatto con delle buone sensazioni in cui per la prima volta sei riuscito ad apprezzare la storia in se senza l’ansia di trovare qualcosa del personaggio di Baker Street. Certo, va detto che comunque l’ispirazione è palese ma sotto la giusta ottica alcuni dei momenti “ispirati” diventano qualcosa di diverso, una caratterizzazione del personaggio di Mercurio che lo rende solo più interessante.

Alla luce di questo, in tutta onesta, chiedi scusa a tutti i baldi e appassionati lettori di questa webbettola, potresti aver sbagliato ad interpretare il fumetto e a formulare la tua opinione. è ovvio come sia presto per un nuovo giudizio quasi opposto a quello che hai scritto nei precedenti post. Magari dal prossimo numero succede dell’altro che ancora potrà deluderti. Diciamo però che leggendo l’albo con una certa idea in testa alla fine il numero quattro di Mercurio Loi è un buon albo, scritto bene, piacevole da leggere e da guardare. Se quanto meno questo fosse lo standard di tutte le storie (ma tanto lo sappiamo che per un mensile è sempre difficile mantenere un certo standard) allora potremmo essere davvero di fronte ad un opera a fumetti diversa dalla classica lettura d’avventura con cui Bonelli fin’ora ci ha sempre abituato.

Oggi c’è molto entusiasmo, meglio non aggiungere altri aggettivi o scomodare paragoni anche grossi che poi si rischia di fare l’effetto opposto e di rimanere di nuovo delusi. Pensiamo a tutto questo come un nuovo inizio e poi vediamo!