Archivio dell'autore: Johnny Cornerhouse

Il tuo primo albero di Natale

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Ciao piccola Cornerhouse, questo è il primo natale che passerai con noi. Sicuramente quando sarai grande non ti ricorderai niente di quello che faremo insieme durante queste feste con la mamma e con me, quindi ci tocca lasciare qualche traccia sull’internet, che lui ha tanti difetti, ma non dimentica niente (almeno fin quando qualcuno non chiuderà i server).

Forse è anche un po’ sciocco ma se un giorno vorrai leggere tutte le stupidaggini, o fregnacce come mi piace dire qua, che tuo padre ha scritto sul suo appassionato blog mattacchione, almeno scoprirai anche quanto ti abbiamo amato fin da subito, quando quasi un anno fa abbiamo saputo che dentro la pancina della mamma c’era una piccola fagiolina di diciotto millimetri.

Non avrei mai pensato di quanto la nostra vita si sarebbe incasinata, mannaggia alla peppetta che terremoto che sei! Ma non sapevo neanche di quanto ogni tuo sorriso è capace di spazzare via ogni preocupazione o pessima giornata in ufficio.

Non saremo i genitori migliori del mondo, sbaglieremo tantissimo non ho dubbi. Perdonaci se puoi cerchermo di fare sempre del nostro meglio. Ma anche tu vedi di non farci disperare troppo.

Ed ora questi sono piccoli dettagli del tuo primo albero di natale. Quest’anno l’ho montato da solo ma dal prossimo anno ,che camminerai sulle tue gambe, ti toccherà darmi una mano,  tranquilla ti farò scegliere devo mettere le tue decorazioni preferite!

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Questa pallina viene dai mercati di Trento

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Si, ci piacciono le renne!

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Poi c’è il gufetto che fa tante ninne come te…

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La pallina con i Koala arriva niente meno che dall’australia.

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Donald Quest. L’anteprima del Panini Free Comics Day

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Bentrovati ragassuoli, come anticipato nel post di domenica sullo scappamento (cit Batman Crime Solver e Toto’), oggi su questa webbettola appassionata di fregnacce varie, cerchiamo di capire se val la pena comprare i prossimi numeri di Topolino per leggersi subito subitissimo la saga di Donald Quest.

Come certamente saprete, mediamente i giudizi o presunti tali che leggete su questa webbettola, sono sempre di manica larga anche di fronte allo strazio, vedi Alien Covenant (Giusto Red Bavon?) per cui alla fine si cerca sempre di tentare di vedere quel poco di positivo che c’è anche se tra le righe viene scritto “questa è ‘na schifezza”. Già, il critico non potresti mai farlo.

A maggior ragione non potresti mai scrivere, dopo aver letto soltanto le prime pagine di un fumetto che è brutto anche perché, dai, nun su po’ fa’ almeno aspettiamo la fine della serie no?

Però al momento tra prime pagine di Donald Quest e la tua umile persona non è scattata la scintilla. è mancato quel qualcosa che ti abbia fatto dire, “wow ma che pheegoo” eppure l’ambientazione Pacific Rim in salsa steampunk, potenzialmente cool, ti è sembrata, oh mi raccomando ricordate sempre che è una prima impressione, un pretesto per vendere giocattoli. Provi a spiegar meglio. Leggere un albo di Topolino, per te che sei un bimbo cresciuto, significa riconoscere anche la proprio parte pischella e darle spazio. Il linguaggio e le situazioni che vengono presentate sono sempre indirizzate verso uno specifico target ma Topolino possedendo il talento di comunicare pensieri universali e trascendenti l’età del lettore, anche un adulto può trovare piacere nel leggere queste storie.

In Donald Quest invece ti è sembrato di leggere una storia con un linguaggio molto diverso, troppo distante anche per la tua pischellitudine. Le schede tecniche dei robottoni inserite nel susseguirsi delle pagine (quini non presentate come “contenuti aggiuntivi”) ti hanno davvero spiazzato. Se tu fossi il capoccia Disney, davvero penseresti  di farci dei pupazzetti o addirittura un gioco di carte alla Magic, molto light ovviamente. Sei convinto che potrebbe funzionare e vendere, non a te però, sorry.

Ora, cercando di fare un po’ il punto della faccenda, hai deciso che (purtroppo purtroppo)  non comprerai i Topolino necessari per leggere questa saga ma aspetterai di vedere se la serie verrà raccolta in qualche volume per capire se la tua scimmia la vorrà ancora.

Oh mi raccomando, so che alcuni di voi leggono Topolino quindi a gennaio fateci sapere se poi la serie diventa gagliarda e sfrutta a dovere un’ambientazione potenzialmente very pheegosa che lo sappiamo non sarebbe la prima volta che cambi idea o che non capisci una fava di quello che leggi!

Per questo aspettatevi in un futuro di leggere su questa bettolaccia di quando Donald Quest sia stato un fumetto imperdibile per tutti gli appassionati Disney.

Cià

Dylan Dog Speciale 31 – Nemico Pubblico n1

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Buon lunedì ragassuoli, oggi per la prima volta quest’anno, parliamo sulla vostra appassionata webbettola di fiducia, di uno dei più importanti fumetti italiani edito dalla Bonelli e da qualche tempo sotto le cure di Roberto Recchioni ossia Dylan Dog. Per farlo però, non ci occupiamo della serie regolare, che non compri da una vita, ma dello speciale annuale 2017 che si pone come il terzo (e forse ultimo) tassello della storia che Alessandro Bilotta (si il papa’ di Mercurio Loi) ha scritto negli ultimi tre albi annuali.

La Case Delle Memorie, La Fine e il mio Inizio e Nemico Pubblico n1 raccontano di un ipotetico futuro in cui la piaga zombi si diffonde riducendo in crisi il mondo conosciuto. Groucho purtroppo, non solo è stato contagiato, ma si trattava addirittura del paziente zero. Dylan Dog non avendo avuto il coraggio di ucciderlo in tempo a fatto sprofondare nel caos il nostro pianeta.

Quello che abbiamo tra le mani è quindi un Dylan invecchiato e stanco che ogni giorno si sente il carnefice di quest’inferno per un suo unico gesto egoistico, quello di aver avuto pietà per il suo amico di sempre.

Nei primi due numeri abbiamo assistito ad un viaggio di redenzione di Dylan che sopraffatto dall’angoscia accetta prima la vita in un villaggio sicuro (ma a quale prezzo) per poi recuperare il carattere di un tempo e ricominciare a lottare, mentre in questo terzo numero la centralità della trama è legata alla strana storia d’amore tra due scarti della società, una donna ormai schiava della chirurgia estetica il cui corpo è prossimo al rigetto totale e un vecchio anch’egli in condizione precaria di salute che si rivelerà essere niente meno che Xarabas il padre di Dylan Dog.

Questo speciale condivide con Mercurio Loi la paternità di Alessandro Bilotta e la sua impronta si sente dalla prima all’ultima pagina. Lo stesso stile, la stessa gestione dei tempi e l’introspezione nascosta tra le righe dei personaggi sono un modo di sceneggiare questi fumetti che inizi a comprendere e che di conseguenza ti gusta sempre di più.

Non è un caso infatti che ti sei avvicinato a questi speciali proprio dopo aver letto il numero de Le Storie di Mercurio Loi giusto un anno fa. Con il mondo Bonelli sei soggetto a innamoramenti in principio c’è stato Claudio Chiaverotti con il suo Brendon (amore che purtroppo non si è rinnovato con Morgan Lost) poi è stata la volta di Pasquale Ruju (Hellnoir ad esempio) e adesso sei rapito da Bilotta. Eh oh, è così!

Recchioni ha scritto una cosa importante: è davvero un peccato che si debba aspettare un anno per leggere di questo Dylan Dog e tu sei –accidenti- d’accordo. Ah, ti piacerebbe dire che Rrobbe dice solo fregnacce ma purtroppo nu se po’, nu ce riesci. Una volta hai quasi scritto interamente un post su Alien citando quasi ogni sua parola. Magari ai più starà sulle balle, ma evidentemente sa il fatto suo. Mannaggia alla peppetta.

Tornando a bomba allo speciale 31, Alessandro Bilotta riesce nel -per te- incredibile intento di farti appassionare alla storia d’amore tra Xarabas e Marlene (magari ispirata a Marlene Dietrich ) a entrare in empatia con questi due personaggi e ha sentirti emotivamente invischiato nel loro strambo rapporto amoroso. Dylan Dog è un contorno, che comparirà solo dopo la metà dell’albo (parliamo di ottanta pagine, quasi un albo mensile completo) e diventa solo necessario per caricare ulteriormente di epicità l’inevitabile confronto finale tra padre e figlio.

Il finale chiude la storia con un fatto non chiaro, di quelli che –oh accidenti- ma siamo sicuri sia successo, no dai, se non c’è quella scena non può essere successo, lasciandosi comunque la porta aperta per continuare forse in futuro la storia. Chissà.

Questa saga quindi ti sta piacendo davvero moltissimo la trovi senza voler esagerare una ventata d’aria fresca alle solite storie di zombi, costruita abbandonando la crudezza e le violenza del mondo di Rick Grimes e Negan favorendo uno strano mondo desolato e decadente, quasi delicato,  in cui i pochi essere viventi non zombi sono i reietti della società, in cui strane sette credono di conquistare l’immortalità attraverso il sangue marcio dei ritornati.

L’alternativa qual’è? Accettare una vita in gabbia, nascosti da spesse mura di cemento armato in cui sei obbligato a dimenticare tutto quelle sei stato sino a quel momento morendo dentro per non morire fuori.

Le tavole di Nemico Pubblico N1 sono a cura di Sergio Gerasi il quale con un tratto molto molto tremante e graffiato riesce a enfatizzare le emozioni dei protagonisti della storia. Lo stile si sposa dunque molto bene con la scrittore di Bilotta. Il non detto, senza nessuna didascalia viene egregiamente fuori dalle tavole di quest’autore che accidenti se sono gagliarde.

Quindi oh, che vi si deve ancora di? La saga de Il Pianeta Dei Morti è un buon prodotto che fintanto che uscirà sarà l’unica lettura di Dylan che porterai avanti. Se vi capita fateci un pensierino magari garberà pure a voi.

Cià!

 

Giusto una scappata in fumetteria. Gli acquisti di dicembre 2017.

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Buona domenica ragassuoli, ecco il primo post di dicembre che arriva trullo trullo quacchio quacchio a allietarvi la domenica sera prima di ricominciare una delle ultime settimane lavorative dell’anno. Per fortuna ti hanno approvato le ferie e quindi inizi a vedere la luce sotto al tunnel e soprattutto questo è il mese di Episodio VIII di cui tra l’altro non abbiamo ancora mai parlato su questa appassionata webbettola e non lo faremo sino all’uscita del film. Quindi Shhhhhh…

Primo sabato del mese, prima gita in fumetteria del mese. Il piatto come vedete non è troppo ricco ma qualcosa di interessante c’è.

Tra tutti spicca il cofanetto di Paperinik che alla cifra di 20 crediti imperiali vi consegna tra le mani i numeri 1 e 2 di Paperink le origini che da soli valgono 16 crediti quindi, insomma, per due spicci vi portate a casa il cofanetto. Tenetelo a mente per voi o per qualche regalo, secondo te può essere una buona idea.

In questo weekend è stato anche organizzato il Panini Free Comics Day e hai preso i due albi gratise della Disney tra i quali ti ha molto incuriosito Donald Quest. Potrebbe essere una pheeegata pazzesca o una colossale fregnaccia, non lo sai, ma lo leggerai volentieri. Peccato che la serie uscirà prima su Topolino e chissà quanto la vedrai stampata in un formato alternativo tipo Definitive Collections. Forse giusto in tempo affinchè la tua scimmia se ne dimentichi.

L’ultimo triste punto prima di chiudere questo post è legato allo “Spilla Pack 1” della DC Comics, ovvero come la Rw Lion prende per il culo i lettori italici della DC. No, dici davvero, stiamo parlando del pezzo di storia che si ricollega all’albo “Rinascita” e che finalmente inizia a mettere in chiaro il collegamento con i Watchmen e la casa editrice italiana si limita a vendere insieme ad un prezzo “scontato” (ma vaaafanchiurlo) i due numeri regolari di Batman e Flash. Ridicoli.

E vabbè. Ad ogni modo questa potrebbe non essere l’unica incursione in fumetteria per questo mese. Vuoi non andare a fare gli auguri a baldi giovani che ogni mese ti mettono da parte i fumetti? Vuoi che non ci scappi qualche autoregalo di Natale? Giusto?

E voi ragassuoli cosa state leggendo ultimamente? Al solito, visto che siamo il mejo gruppo dell’internet scrivetelo nei commenti e perché no, se siete a conoscenza di qualche potenziale edizione carina per fare qualche regalo di Natale, scrivetelo che magari può tornare utile un po’ a tutti!

Cià!

 

Le Vintagge Origini del Cornerhouse’s Pub. Parte 2. Il Blogging pre-webbettola

 

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L’internet ti ha sempre affascinato. In qualche modo senti cose se foste legati indissolubilmente. Sono ormai vent’anni circa che sei un navigante più o meno esperto. Hai iniziato con la connessione di trenta minuti gratuita che il comune di Torino offriva gratuitamente dove hai scoperto il piacere del rimorchio sul web, ah i tempi del 56k, per poi passare agli abbonamenti a ore fino al “fu” libero infostrada con la tua prima connessione Flat.

Grazie a Hotmail provider che hai tempi andava di moda, e a Messanger hai creato il tuo primo blog più di 10 anni fa, con buona probabilità potrebbe essere stato il 2004, sulla piattaforma Spaces.

Il tuo blog era dedicato alla tua Band. Scrivevi di quanto era grande il tuo sogno, di come ti emozionava il mestiere del musicista rockettaro e tutte le cazzate che un ventenne sfortunato in amore ancora oggi dice e scrive sul suo diario, cartaceo o digitale che sia. C’erano i testi delle vostre canzoni, le foto dei concerti e chissà quali altre fregnacce. Ma Microsoft ha buttato via tutto, quindi niente è più reperibile online.

Ripensandoci a distanza di tempo ti sei  accorto che -accidenti- hai rischiato più o meno grosso a causa di alcune avanches particolarmente spinte che una signora piuttosto anziata ha iniziato a rivolgerti dopo che siete entrati in contatto tramite quel blog. Uh per carità!

Dato che fin da subito avevi capito le potenzialità dell’internet avevi quasi immediatamente aperto un secondo blog per cercare di creare la tua fanzine di musica rock indipendente. Avevi anche radunato qualche pischello sparso per l’italia per scrivere sul tuo blog insomma sei stato un precursore, dai poi dirlo senza peccare troppo di superbia.Peccato che non ti erano ancora chiari i meccanismi dei Troll e delle litigate sul lo web. Vabbè progetto abortito quasi subito.

Così come quasi subito abbandonasti il blog su Spaces, diciamo che è durato un annetto circa, perché poi migrasti su Myspace. Myspace fu fondamentale per la diffusione della vostra musica e per entrare in contatto con i diversi locali del nord italia che vi hanno visto suonare. Un po’ come accade oggi grazie facciabook.

Anche qui non pago di un singolo spazio ne hai aperto un secondo dedicato alla tua carriera solista. Vabbè megalomanie varie, però dai, almeno sono ancora trovabili online. Dovresti solo riuscire a capire come recuperare le informazioni per accedere a quegli spazi.

Purtroppo quando l’avventura con il gruppo finì anche le attenzioni verso quei due luoghi digitali passò in cavallerie. C’est la Vie!

L’ultima avventura pre-webbettola è legata al tua storia quadriennale (si come l’Enterprise) come fotografo professionista. Già mille passioni, bravo in tante cose ma eccellente in niente. Il blog era un’appendice del tuo sito professionale, ti davi arie da santone della legalità (buuuuu i fotografi in nero e gli amici degli sposi con le reflex, buuuuu brutte persone!) e massimo esperto di fotografia senza troppe elaborazioni digitali. è una storia piuttosto avvilente con molti insuccessi e poi grandi momenti, anche perché l’unico modo per campare era fare matrimoni cosa che a te, in tutta onesta, non è mai piaciuta. Mentre ciò che realmente volevi fare era dedicarti alla fotografia sportiva.

Alla fine prima di essere bravo, dovevi essere un ottimo venditore e tu, caro Johnny, puoi essere tutto quello che vuoi ma il venditore, no, non potresti mai farlo.

Come per la musica, la fotografia è una passione che è rimasta nonostante il pane te lo dia un mestiere diverso, anche perché oggi grazie Getty Images e ad altre agenzie internazionali di fotografia commerciale puoi arrotondare vendendo il tuo materiale fotografico in giro per il mondo. Alcune tue fotografie sono state utilizzate da famose catene alberghiere, testate giornalistiche e anche dalle riviste delle compagnie aeree. Insomma alla fine qualche soddisfazione alla fine è arrivata.

Il Cornerhouse nasce proprio li, mentre passavi le notti insonni senza dormire a star male per decidere cosa fare della tua vita in pieno flusso di depressione cavalcante. Se accettare di fare l’impiegato o continuare a insistere cercando di sopravvivere dentro una pozza piccola pieni di squali e stronzi. Hai desistito, è stata dura. Certo qualche rimpianto esiste ma c’è una cosa da dire: Se tu non fossi, quello che sei, se non avessi avuto quelle grandi passioni forse non saresti stato così “differente” rispetto a tutte le persone che occupavano un particolare ufficio e la ragazza che oggi è tua moglie e la madre di tua figlia non ti avrebbe notato.

Si, quindi il Cornerhouse è quello che è oggi, perché il suo scopo principale è quello di essere il tuo antidrepressivo ma soprattutto se la tua vita fosse andata diversamente, oggi la miniCornerhouse non ci sarebbe e questa sarebbe decisamente una pessima notizia. Forse la più brutta di tutte.