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The War. Il Pianeta Delle Scimmie. Spoiler Free

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Bentrovati ragassuoli, come anticipato dal post di ieri 10 Curiosità Su Il Pianeta Delle Scimmie 10 Curiosità Su Il Pianeta Delle Scimmie, oggi, in questa pessima webbettola piena di fregnacce e dabbenaggini, parliamo del terzo e conclusivo film della trilogia di Cesare e delle sue scimmie: The War. Il Pianeta Delle Scimmie.

Pronti Noi Zi Va

La saga scimmiesca ha avuto un cambio di regista in corso passando a partire dal secondo film a  Matt Reeves che gli ha dato un cambio di tono molto più cupo e duro. Anche il protagonista James Franco ha lasciato il suo personaggio perché la storia da raccontare era un’altra: Tutto gira in torno a Cesare, ai suoi fantasmi e ai suoi conflitti interiori. In questo film non c’è guerra, o meglio, non è la guerra che vi potreste aspettare. La guerra è tutta dentro Cesare, la sua lotta tra l’istinto, l’odio, la vendetta e la pietà.

The War (Vabbè usiamo il titolo di quei mattacchioni che si sono occupati della traduzione) è un western dai toni intimi, decadenti e oscuri che racconta di personaggi stanchi al limite delle loro forze. L’ape-calypse c’è già stato. Siamo dunque davvero alla fine di tutto. In alcuni istanti hai quasi avuto l’impressione che gli umani non sapessero più davvero perché stessero combattendo. Smarriti, ecco l’aggettivo giusto. Uomini smarriti, persi aggrappati a leader fanatici che lottano solo perché fa parte della Routine.

Il film dura tanto quasi centoquaranta minuti quasi a voler (fortunatamente) condensare due film in uno. l’interruzione tra il primo e il secondo tempo è stata fondamentale per una cariatide come te ma è stata anche importante per renderti conto che per una volta il cinema non era pieno di pischelli che puzzavano di ormone in calore e brufoli, il che racconta anche un po’ come il film è stata accolto dai principali amanti della serializzazione cinematografica. A vedere Assassin’s Creed c’era più gente, così per dire.

The War abbraccia tematiche già note nella pellicola precedente come l’ambientalismo, lo spettro del genocidio e l’illusione del uomo di poter dominare la terra. La differenza sostanziale è che diventano un macigno emotivo che fa riflettere per tutto il film. Il punto forte che hai trovato è che i personaggi importanti nella storia hanno tutti un senso, uno scopo. Hanno una caratterizzazione significativa e una loro coerenza. Il personaggio del colonnello (Woody Harrelson) è tra i villanzoni che hai apprezzato di più in questo ultimo periodo. Un personaggio con una sua morale (seppur discutibile) la sua lucida follia intriso di un cinismo massacrante, che agisce sempre secondo il suo codice senza mai risultare caricaturale anche nella sua inevitabile fine.

La prova di Andy Serkis è davvero impressionante, il suo personaggio, Cesare, è davvero interpretato con grande talento. Nel suo sguardo, nelle sue espressioni e nei suoi movimenti è percepibile tutto il fardello che si porta dietro. Non ti stupirebbe davvero se arrivasse almeno la candidatura per l’oscar. Definire il suo lavoro “non recitare” sarebbe davvero poco rispettoso del risultato finale.

A spezzare i toni duri del film, ci sono delle brevi e piccole gag un po’ buffe e un po’ simpatiche che in ogni caso non sono mai eccessive anzi, sei uscito dal cinema, nonostante il peso del film, con la voglia di ricordare e ripetere quei momenti. Era certamente necessari perché e daje su è solo un film.

In conclusione, nonostante il prevedibile finale, il film è un filmone. Sia a tua moglie che a te è piaciuto parecchio. Resta un po’ la malinconia come per Logan perché a modo suo The War è davvero toccate ed è anche il motivo per cui questo post è un pelucchio più serio e hai inserito solo alcuni degli slag tipici di questo postaccio. In ogni ricordate sempre anche i migliori cecchini in questo film al fine diventano scarsi come i soldati imperiali!

Sulla scena finale sarebbe bastato alzare la telecamera pochi secondi prima per rendere il finale più dolce e lasciare che il sottinteso, seppur necessario, rimanesse tale. Infondo la speranza, la nuova speranza c’era già.

Lunga vita a Maurice!

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