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Il Marzo-Aprile Ludico

Benvenuti in questa cialtrona e appassionante webbettola, l’unica che in tutta l’internet può sollazzarvi lo spirito tutto, parlando a ruota libera di tutto quello che ti passa per la testa. Oggi dopo due episodi della rubrica musicale in dieci parti #1discoalgiornoper10giorni ci prendiamo un post di pausa per fare il punto sul bimestre marzo-aprile ludico visto che proprio nel mese di marzo l’appuntamento è saltato. Quindi ti tocca recuperare. Basta cianciare le bande, pronti noi zi va.

Marzo e aprile non sono stati due mesi carichi di lussuria al tavolo da gioco anzi per via di alcune facezie piuttosto impegnative sono stati purtroppo trascurati. Alla fine il numero di ventitre partite in due mesi è stato raggiunto solo grazie alla moltitudine di filler che si sono affacciati al tavolo ma i momenti dedicati ai “giochi” più pesanti sono stati pochi.

Il mese di marzo sarà sicuramente da ricordare per la prima partita di Suocero a Blood Rage, gioco che tra l’altro lo ha anche conquistato. Nonostante Carlotta abbia vinto possiamo affermare che il buon suocero ha disputato un’ottima partita. Bravo suocero!

Blood Rage è un gioco di Eric Lang portato nella nostra penisola da Asmodee Italia. Le due meccaniche principali sono quelle delle draft di carte e quella di controllo del territorio. Ogni giocatore controlla un clan vikingo, lo scopo è quello di ottenere il maggior numero di punti gloria. I clan partono tutti forti uguali poi grazie alla fase di draft le abilità possedute dai vari clan si differenziano. I giocatori più esperti ovviamente possono trarre molto vantaggio da un draft ben fatto che sostanzialmente è cuore del gioco.

Uno degli aspetti o forse l’Aspetto che ha reso così famoso Blood Rage è la sua componentistica. Infatti, tutte le miniature che compongono il gioco sono tanto inutili quanto belle. Il gioco può funzionare anche con dei cubetti che avrebbero anche abbattuto il costo ma volete mettere la miniatura del gigante di fuoco?

Ancora a marzo è ricominciato il mondiale di Formula D 2017-2018 che ti ha visto trionfare per la seconda manche sulla pista di Montecarlo per i dettagli potete leggere qui.

Per Suocero marzo è stato davvero un gran mese, oltre ad aver giocato bene a Blood Rage ha vinto anche la sua prima partita a Century di quelle giocate tra di noi, specifici tra di noi perché Suocero ormai è talmente preso bene che divulga il gioco intelligente con tutte le persone che può. Così si fa.

Sul fronte delle novità a Marzo è entrato nella tua ludica collezione Level 9, un giochino edito nell’italico idioma da DvGiochi che si è rivelato davvero carino e divertente. Per farla breve, visto che tanto è uno di quei giochi di cui vuoi parlare più nel dettaglio magari in una recensione, Level 9 è un piccolo Tetris verticale da tavolo, peccato che la scatola preveda il materiale solo per quattro giocatori. Comprare una seconda scatola per trasformarlo in un party game da 60 crediti imperiali magari è sprecato ma un quinto giocatore ci stava tutto.

Aprile invece è stato un mese che ha visto alcune novità tascabili e forse si è verificato uno degli eventi più importanti del 2018. Siore e siori hai vinto a Carcassonne, non succedeva dal 2016 ma accidenti, hai battuto tua moglie! Ta dan! No, non hai ancora divorziato e ciò è bene.

Ad aprile hai acquistato un po’ di giochilli di piccolo formato. The Game -La Sfida-, Game Of Trains, Coloretto e Origami. Tutti titoli tascabili che la Dv Giochi ha messo sul mercato a soli 10 crediti imperiali.

Al momento vi siete divertiti con tre di essi. The Game -La Sfida- è la versione competitiva di The Game per due giocatori. Un giochino di carte tanto bastardo quanto semplice. Un titolo che davvero può far rosikare duro per via delle sue regole. Ogni giocatore ha un mazzo di carte numerato da 2 a 59. Ogni giocatore in ogni turno deve giocare almeno due carte pena la sconfitta immediata. Ogni giocatore può piazzare le carte in ordine decrescente o crescente su uno delle sue pile e inoltre può giocare una e una sola carta sulla pila dell’avversario. Insomma la pugnalata è dietro l’angolo. Come per Level 9 uscirà il post dedicato.

Un altro titolo di cui parleremo è Coloretto la versione gioco di carte di Zooloretto. Si tratta di un gioco di collezione set che rende bene in almeno quattro giocatori. Suocero l’ha subito apprezzato. Nelle prime partite vi siete un po’ confusi con il regolamento che magari hai letto distrattamente ma poi si è rivelato davvero un titolo divertente, semplice ma piuttosto intelligente.

L’ultimo titolo che hai avuto modo di provare è Game Of Trains. Anche questo giochino tascabile è un gioco di carte il cui scopo è riuscire a riordinare il proprio set di sette carte che partono da sinistra verso destra dalla più grande alla più piccola invertendo l’ordine. Carino anche questo, secondo te è più intrigante in tre quattro giocatori piuttosto che in due. Forse dei tre è il meno immediato ma è quello dove forse si riesce a costruire una strategia interessante.

Come avrete intuito questa è una fase ludica un po’ strana. Ora come ora è meglio dedicarsi a giochi da trenta quaranta minuti massimo in modo da poter fare una partita sola al volo o farne un paio nel corso della serata. Tanto, chi pensa che i filler siano da bistrattare è il solito snob che pensa che solo quello a cui gioca lui è degno di essere giocato. Semplicemente ci sono momenti dove si può organizzare un partitone a Rebellion altri nei quali bisogna godere di giochi più easy e lasciare che il proprio cervello si rilassi un po’ di più.

Chiudendo, sai che anche qui in molti potrebbero lamentarsi, la sfida del #10×10 a questo punto si fa interessante:

Century

6

Coloretto

5

Level 9

4

The Game

3

Alta Tensione

3

Quadropolis

3

Game Of Trains

3

Questi sono i giochi più giocati al 30 aprile. Alta Tensione che Mary adora tanto potrebbe essere il gioco più pensate che godrà del maggior numero di partite quest’anno. Puerto Rico resta alla porta. Quadropolis si conferma anche quest’anno un titolo che vi aggrada molto soprattutto nelle sfide tra moglie e marito.

Manca all’appello Ticket To Ride di cui in famiglia ormai avete ben quattro scatole e qualche bel American Dadoso. Su questi ultimi però vale il discorso fatto sopra. Un american di rilievo ha bisogno di tempo, ma è già nell’aria una serata a tema Zombicide ne senti il bisogno.

Orbene ragassuoli, in questo periodo siete riusciti a giocare a qualcosa? C’è qualche gioco di quelli citati che vi ha stuzzicato lo spirito? Parliamone come al solito nei commenti!

Cià!

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1 Disco al giorno per 10 giorni – 2di10

Secondo appuntamento con un disco al giorno per dieci giorni. Anche per questa occasione torniamo indietro con gli anni a quando i tuoi gusti musicali si stavano formando, a quando le tue orecchie “vergini” che puzzavano ancora del latte dei dischi di mamma e papa’, iniziavano a scoprire quali erano le sonorità che più di tutte erano in grado di sollazzarti lo spirito tutto. Restiamo in orbita easy rock ma dalla terra di Albione ci spostiamo oltre oceano fino in Canada. Oggi parliamo di So Far So Good uno dei best of di Bryan Adams.

Oggi parlare di raccolte e compilation è un po’ anacronistico per via di Spotify e simili, ma quando eri pischello era inevitabile per chi campava con la paghetta con non andava oltre le ventimila lire alla settimana cercare di massimizzare il beneficio dei propri “soldini” e le raccolte a quel tempo funzionavano alla grande perché -tac- con una spesa singola era possibile ascoltare er mejo dell’artista in questione.

La storia del tuo rapporto con questo disco è un po’ la storia del viaggio del tuo percorso con la musica. Dalla scoperta della chitarra elettrica e dalle prime canzoni dedicate alle pischelle a cui andavi dietro. Ti ricordi in modo piuttosto chiaro che tu e il tuo compagno di scuola Diego vi passavate le cassette copiate di Bryan Adams e le ascoltavate sempre insieme in cuffia per decidere quale canzone dedicare a chi. Che poi lui rimorchiasse e tu manco mezzo bacetto è un’altra storia tragica comica che magari non val la pena di essere raccontata.

Il tuo cammino musicale è passato poi per lo snobbismo che gli amanti del rock conoscono bene fino alla pace dei sensi in cui, eliminati tutti gli schemi mentali, i pregiudizi inutili e le sovrastrutture di facciata ti resta soltanto più ciò che ami davvero.

So Far So Good è un disco che hai consumato e che indubbiamente ha influenzato il tuo songwriting che per quando venisse artefatto dall’elettronica e dal big muff, alle fine è sempre stato attento alle sonorità easy. Ascoltato fino a quando non ti sei affacciato nel circuito indie di Torino quando era fondamentale conoscere e scopiazzare Manuel Agnelli e Cristiano Godano e parlare male dei Subsonica. Li ci fu il distacco perché bisognava andare in un altra direzione, una direzione da branco, di apparenza ad una casta ad una elite di musicisti con il pisello duro che volevano schiacciare il mondo e pisciarci sopra.

Poi quando il mestiere dell’incendiario ha cominciato a starti stretto (e tra l’altro non è che ti sia mai venuto bene) ecco che Bryan Adams e altri con lui sono tornati a far parte dei tuoi ascolti quasi quotidiani. Heaven, infatti, l’hai anche suonata durante la serenata nuziale che hai fatto per tua moglie.

Oggi ascolti sempre molto volentieri le canzoni del rocker canadese e So Far So Good e sicuramente un disco a cui sei profondamente legato.

Tutti gli altri episodi di un disco al giorno per dieci giorni li potete trovare qui.

Quando C’era Marnie.

Ben ritrovati impavidi avventori di questo covo dell’internet. Luogo adatto al più pregevole sollazzo per ogni amante della più varia e frizzante cultura pop. Oggi apriamo il mese di maggio tornando a parlare di cinema. No niente Infinity War per il momento ma cianceremo a proposito di uno degli ultimi lavori dello Studio Ghibli ossia: Quando C’era Marnie.

Film del 2014, diretto da Hiromasa Yonebashi basato sul libro When Marnie Was There di Joan G. Robinson, Quando C’era Marnie è il primo film dello Studio Ghibli che vedi in cui Miyazaki non compare nei credits. Per qualche motivo però ne sei sempre stato attratto dalla copertina e quando qualche mese al mediamondo c’è stato il cinquanta percento di sconto su tutti i film e finito nel gigacarrello della spesa. Purtroppo hai dovuto aspetta il primo maggio per vederlo, ma vabbè l’importante è averlo fatto.

Quando C’era Marnie è la storia di una amicizia tra una ragazzina Anna con profonde ferite nel cuore che le impediscono di vivere serenamente come tutti gli altri fanciulli e Marnie una pischella rinchiusa dentro la sua villa dalla quale non può mai uscire se non scappando di nascosto.

Tra loro nasce un rapporto di profonda complicità, un’intimità che potremmo quasi chiamare amore anche se non c’è mai nei nessun possibile richiamo alla sensualità nelle azioni delle due protagoniste. Anna continua a sentire familiare il luogo dove le due si incontrano come se in un’altra vita o in un’altra fase della propria vita qualcosa o qualcuno la riconducesse proprio in quella villa.

Solo l’incontro con una terza bimba scioglierà ogni dubbio e porterà Anna a raggiungere una nuova consapevolezza e una nuova capacità di relazionarsi agli altri.

Come per ogni lavoro dello Studio Ghibli, parti a vedere il film con grandi aspettative sorrette dalla maggior parte delle esperienze precedenti e metti anche in conto che un violento attacco di bruschette nelle pupille potrebbe colpirti duro.

Per tua fortuna Quando c’era Marnie riesce a soddisfare entrambe le tue aspettative. Si perché il terzo atto di questo film è carico di una commovente emotività perché il diario della piccola Marnie racconta una storia d’amore e di solitudine che accidenti se ti ha malinconicamente colpito.

Un misto tra leggerezza, dramma e poesia. Un po’ i tre marchi di fabbrica dello Studio sono tutti qui presenti tra di loro e ben amalgamati. Devi però ammettere che almeno all’inizio non eri ancora riuscito a capire dove la storia volesse andare a parare anche se era evidente che in quegli incontri furtivi tra Anna e Marnie c’era qualcosa sapeva di non reale.

In alcune sequenze legate ai ricordi di Anna avevi tirato fuori la tua teoria che si è rivelata sbagliata su chi fosse la sua amica. Il finale ti ha spiazzato e riempito il viso di lacrime che a stento hai cercato di trattenere.

Un altro aspetto che ti ha colpito in positivo di Quando C’era Marnie è una sequenza di chiusura meno brusca e più alla occidentale rispetto ad altri lavori di Miyazaki che ti hanno sempre lasciato di sasso per il loro modo di terminare senza quello che più comunemente potremmo chiamare “epilogo”. Certo, non che sia una cosa necessaria o che abbia rovinato in qualche modo la bellezza del film, si tratta solo di un modo di scrivere che magari non sempre hai trovato perfetto. Just This.

Da un punto di vista tennico, Quando C’era Marnie è tra le opere che visivamente e musicalmente ti ha colpito di quelle dello Studio Ghibli. La resa cromatica e le animazioni le hai trovate molto superiori a Si Alza Il Vento. I colori avevano quel calore che forse era mancato nell’ultimo lavoro di Miyazaki. Le musiche in perfetto stile d’atmosfera con dolci note di pianoforte, ti continuano a echeggiare nella testa, facendole risuonare come se fossero estratte da The Legend Of Zelda Breath Of The Wild, come al solito percepisce sempre un collegamento tra questi due mondi.

Per questi motivi se prima eri un fan “recente” di Miyazaki, ora stai allargando il tuo essere fan verso lo studio. Quando C’era Marnie, pur non avendo lo spessore tematico caro al maestro nipponico, (in fondo è una storia tratta da un romanzo young adult) riesce a emozionare sinceramente come poche sanno fare. Non si tratta certo di un capolavoro ma di un film che consigli senza riserve a tutti gli appassionati di animazione e più in generale a chiunque ami il cinema.

Se volete leggere tutte le altre fregnacce che sono uscite in questa webbettola potete trovarle qui:

The Nerd Father. Il manuale. Parte 1.

Bentrovati ragassuoli, baldi e virtuosi appassionati lettori di questo covo di cialtroneria che intasa l’internet con la sua spumeggiante inutilità. In questo caldo e faticoso aprile che tra lavoro e casa ti sta facendo incredibilmente dimagrire ti sei accorto che anche le app sul tuo smart chiaccherone stanno cambiando con lo scopo di aiutarti e di garantirti, si spera, la sopravvivenza in questo difficile e complesso quotidiano.

Nel momento in cui un Nerd o più semplicemente un appassionato di frescacce pop e mirabolanti tecnologie aliene, deve riuscire a barcamenarsi in un contesto familiare che sembra una giornata storta a Dark Souls, anche delle semplici APP posso giovare al sollazzo indirettamente tuo, perquindi ordunque visto che ragassuoli prima o poi anche voi diventerete papà e quandanche già lo foste e viste che non trovi in giro manuali di sopravvivenza per il padre nerd ecco che il cornerhouse con tutto il suo anarchico stile ortograficamente scorretto e il suo selvaggio libertinaggio nel dire ciò che gli pare come gli pare oggi vi si parla di come si intrattiene la gnoma miniCornerhouse con l’ausilio del santo subito smartphone.

MiniCornerhouse è da un po’ di tempo seriamente intenzionata ad assaggiare il tuo povero smart chiaccherone ma considerato tutti i posti dove è stato appoggiato e tutte le volte che è finito per terra, ok gli anticorpi, ma chiaramente c’è un limite, hai capito, però, come questo oggetto possa diventare interessante per la giovane padawan. Non ci resta quindi che recensione a suon di fregnacce le app che stai testando direttamente sulla tua primogenita.

L’ultima APP che hai scaricato è “Versi Degli Animali”.

Si tratta di una semplicissima ma coloratissima APP che fa sentire alla pargola di casa il verso degli animali suddivisi per area “Casa”, “Fattoria”, “Giungla” “Mare” etc etc. Ogni volta che si tocca l’animale a schermo , una rassicurante voce femminile racconta degli aneddoti e delle curiosità sull’animaletto presente a video.

Niente che gnoma padawan sia ancora in grado di apprendere ma il fatto che se tocca l’animale fa il suo verso, questo l’ha già capito e quando compaiono gli animali che le piacciono, beh parte il sorrisone che ti solleva la giornata.

Sicuramente quando miniCornerhouse sarà cresciuta un’app del genere (aggratis tra l’altro) potrà essere ancora più interessante, per il momento ci si limita a farle ascoltare i suoni degli animali.

La seconda APP di cui ancora vuoi parlare in questo primo post di questa nuovissimissima rubrica l’hai conosciuta tramite l’omonimo canale youtube “Canzoni per Bambini”.

Questo canale è decisamente curato e fatto bene, ogni di video della durata di circa 30-40 minuti propone tantissime canzoni per bambini (famose e non) cantate da una piacevole e brava cantantessa. Ma non solo, ogni filastrocca musicale è anche accompagnata da un breve cartone animato in computer graphic alcuni dei quali sono fatti decisamente bene, trattandosi ovviamente di un prodotto gratuito usufruibile da chiunque.

L’app di canzoni per bambini, invece permette una gestione più completa della playlist e inserisce nei video anche la possibilità di leggere i testi delle canzoni, aiutando così bimbi e genitori a imparare le canzoni.

L’app è però a pagamento, sotto forma di abbonamento 10 crediti imperiali all’anno. Non è una spesa eccessiva e per il lavoro che c’è dietro, è sicuramente un giusto riconoscimento.

miniCornerhouse Padawan ha una certa predilezione per la musica. è attirata da ogni tipo di musica, non ci crederete ma quando era ancora nella pancia della mamma si muoveva ascoltando AC/DC e Guns’n Roses, e queste le canzoni di questo canale per bimbi sono in grado di rilassarla anche nei momenti più complicati come un questo periodo che sta mettendo i dentini.

Per oggi è tutto, ci si vede presto se sopravvivi a tutto quello che sta succedendo nella vita reale!

Io sono Padano

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Paesaggi Familiari

Io sono padano.
mi piace l’Italia tutta anche se non vivrei ovunque. Mi piace l’Europa e anche i continenti lontani quelli dove cambi orario sette o otto volte. Però l’unica volta che mi sento davvero a casa è quando ci lasciamo Bologna alle spalle andando verso nord e vedo quella distesa di campi verdi e fattorie che si estende per kilometri e kilometri. Gli spazi ampi che non ti soffocano, le strade dritte che si perdono all’orizzonte le alpi con le punte bianche che pian piano appaiono in lontananza.
Non me ne voglia la capitale e la sue gente che così tanto calorosamente mi ha accolto ma certe cose sono scolpite nel mio Dna, fanno parte di me e sono le uniche che sanno rigenerarmi.
Io sono padano non è una dichiarazione politica, non fraintendete, sono padano è solo un senso di appartenenza ad una terra, la mia terra.