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1 Disco Al Giorno per 10 Giorni – 7d10

Bentrovati ragassuoli, oggi, la vostra webbettolaccia de borgata, nota ai più per la sua anarchia ortografica che sfida ogni volta anche le più basilari leggi del dizionario, apre le porte per cianciare fuori luogo, come sempre del resto, per scrivere la solita fregnaccia per il settimo capitolo della gustosa serie di post dedicati al tua storia musicale.

Il post di oggi, in realtà, è la storia di un’amicizia, un rapporto così intenso, esclusivo e prezioso da paragonare con una storia d’amore. La storia di un legame così forte che quando si è rotto, cazzarola, ha fatto davvero male.

I Marlene Kuntz in uno dei loro dischi cantano: “C’è Qualcosa di Sbagliato nell’amore perchè quando un’amicizia finisce non lascia un grande dolore che sa di tremenda condanna” Beh probabilmente, forse per la vostra amicizia, si è trattato di u eccezione. Va a sapere, chi sa.

L’album di cui parliamo oggi è “Sleeping With Ghost” dei Placebo. I Placebo solo band guidata dall’androgino Brian Molko che nonostante abbia goduto di un discreto periodo di successo commerciale grazie ad un glam pop rock ruffiano e soprattutto per aver fatto parte della colonna sonora di Cruel Intensions , non ha mai davvero convinto la critica, la quale ha sempre preferito altri gruppi loro contemporanei.

Sta di fatto però, come anche intuito da alcuni di voi che hanno ascoltato la versione acustica di un tuo pezzo “Vedrai”, che se volete sta proprio qui, sicuramente una delle influenze musicali della tua band è stato proprio il glam rock.

Ma dirai di più, non solo il glam rock ma proprio il modo di suonare di questo power trio ha caratterizzato la prima fase della storia della band, forse quella migliore, quando eravate anche voi il classico trio chitarra-basso-batteria.

Quello strano modo di suonare la chitarra distorta, gonfia, rotonda che non è ne “da chitarrista ritmico” ne da “solista” come nei più classici gruppi rock e hard rock, ha caratterizzato il vostro suono. Un po’ figlio illegittimo dei riffetti dei Cure, un po’ new wave anni ‘80 un po’ Radiohead di The Bends. Solo il passaggio a due chitarre ha smontato un po’ quella struttura. Forse è stato il vostro errore.

Ma torniamo in tema. Questo disco in cui la title track recita “soulmate never dire” che potremmo parafrasare come “gli amici dell’anima, i migliori amici, non muoiono mai” è la storia dell’amicizia di Johhny, il chitarrista triste e il Reverendo, il bassista spaccaculi della band.

La vostra amicizia è nata per caso, lui era un amico del fratello minore della tua migliore amica e quando tu sei rimasto appiedato dalla tua esperienza musicale precedente, che oddio erano davvero scarsi, sei stato tirato dentro al loro progetto musicale nonostante fossero di qualche anno più pischelli di te.

I primi mesi furono naturalmente duri, ci fu un po’ di assestamento fino al momento in cui nel giro di un pomeriggio vi siete trovati solo tu e lui a far parte della band. Il punto più basso.

Per qualche motivo, il Reverendo ti ha assecondato, ha continuato a credere in te e si è sbattutto per cercare un batterista perché tu avevi deciso che, caspita, le canzoni le scrivi tu, quindi le avresti cantato tu. Iniziò quindi un percorso eccitante, fatto di tante soddisfazioni ma ricco anche di schiaffoni, ma quel disco, quel cd, era sempre in macchina nei vostri spostamenti, casa, università, sala prove. Era sempre con voi.

L’apice arrivò nel 2006 quando nella stessa manifestazione estiva di musica e concerti, la vostra band ha condiviso il palco proprio con i Placebo vincendo un importante concorso locale.

Poi però le cose con la band iniziarono a scricchiolare, il Reverendo che era il collante della band, l’unico che riuscisse davvero a tenere in piedi la baracca, lui era il leader silenzioso che non hai mai ringraziato abbastanza, non riuscì ad arginare la malinconia che ormai regnava nel gruppo anche a causa di continui cambiamenti di line-up con l’avvicendarsi di un paio di chitarristi che seppur validi, preparati e mediamente amichevoli non si sono mai davvero amalgamati.

Il malumore imperò per un paio d’anni, la band si sciolse ufficialmente tre anni dopo. Tu, lasciasti la tua città natale per sempre. Tra te e il Reverendo in qualche modo finì. Essere in una band è come un matrimonio, solo chi ne ha avuta una sa cosa vuol dire. Oggi tu e il reverendo vi volete bene (forse malinconicamente bene), nei sei convinto ma le vostre vita hanno preso strade diverse. Distanti almeno 600km.

Poco tempo fa vi siete risentiti, avete ascoltato insieme il disco che non è mai uscito e pur peccando di arroganza vi siete guardati e avete capito che in quella musica c’era tanta roba, canzoni che avevano saputo andare oltre gli afterhours e i placebo che ne avevano rubato forse gli aspetti migliori e li aveva saputi mischiare anche con le sonorità di altri signori inglesi di cui parliamo la prossima volta in cui parleremo di musica.

Resta quindi il più classico dei rimpianti per il possibile what if, chissà se avessimo agito differentemente, se solo tu fossi stato meno la più stronza tra le prime donne, magari oggi non saresti qui a scrivere al computer mentre tua moglie e tua figlia dormono nella stanza accanto.

Wonderwall, ti ha cambiato la vita. Ti ha regalato un sogno. Sul punk rock di The Bitter End si è schiantato forse anche distrattamente. Il sorriso di tua figlia che sembra che non abbia preso il tuo pessimo caratte ti dice ogni volta però che forse non è andata poi così male.

Tutti gli episodi de 1 Disco Al Giorno Per 10 Giorni li potete trovare qui.

Domanda della sera, ma voi ricordate qualche amicizia che quando è finita che vi ha lasciato un vuoto come fosse stata una storia d’amore?

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1 Disco Al Giorno per 10 Giorni – 6d10

Benvenuti ragassuoli la vostra webbettola preferita vi invita a prendere posto per parlare di musica. Lego Darth Vader è molto felice che il quinto di post di questa serie sia andato bene dopo le lamentele gne gne che hanno portato qualche commento in più. Ora purtroppo sai che o non commenterà nessuno o, managgia ai pescetti, ti riempiranno di insulti.

C’era un tempo in cui la tua Band i Candida Glam cercava consensi nell’underground tra i locali nel Nord Italia in particolare tra il piemonte e la lombardia, l’asse MI-TO (Milano Torino) era all’ordine del giorno. Contatta locale, chiama locale, insulta tra te e te il locale che vuole le cover. Mannaggiaiddio!

Inevitabilmente si cercava di seguire il “treno” buono. In quegli anni esplodevano gruppi come i Killers o i Franz Ferdinand a livello internazionale mentre la musica rock italiana vedeva l’apice del successo con numeri gruppi come i Subsonica, i Bluvertigo, i Marlene Kutnz e gli Afterhours. Tutti gruppi italiani che chi più chi meno, hanno varcato i confini del mainstream radiofonico.

Quindi molte, troppe, band si dividevano tra secchi riff di chitarra nella migliore dei casi sporcando una telecaster e tra coloro che scimmiottavano alternativi bohemien afflitti da pene de core. Tu facevi parte ovviamente di quest’ultimi. Che noia che eri.

Lei mi ha lasciato e non mi vuole più. Io ti odio ogni giorni de più. Tengo il mal de panza ma è il rancor che mi da la forza. Ora brutta cattiva lasciati dimenticare e guardami mentre mi faccio la tua migliore amica.

Ecco, questi erano i testi, o il genere di testi che si scriveva. Chiaro che ora l’hai buttata in caciare ironizzandoci sopra ma beh, il succo è quello.

Inevitabilmente coloro che con le chitarre distorte e i ritornelli urlanti e soprattutto cantando in italico idioma hanno saputo coniugare vendite e autorialità che piaccia o no sono stati gli Afterhours di Manuel Agnelli diventato oggi famoso per via del popolare talent show trita pischelli in onda sul satellite.

Se nei primi cinque post di questa serie c’è tanto cuore, nei prossimi c’è tanto mestiere ad eccezione dell’ultimo che è soltanto lo mejo disco che c’è.

Quali sono stati i dischi che in un modo o nell’altro hanno influenzato il tuo modo di suonare, di cantare e di scrivere? Beh tra questi c’è cercamente “Quello Che Non C’è” degli Afterhours.

Dal tuo punto di vista questo post potrebbe iniziare a concludersi solo parlando della prima traccia che da proprio il nome al disco “Quello Che Non C’è” appunto. Per il motivo che è la canzone che ti descrive parola per parola, quella canzone che sa guardarti dentro, nudo come un verme, inerme di fronte alla scottante verità.

Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio martello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c’è

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c’è

Quello che non c’è è la canzone che tu avresti voluto scrivere, è la tua canzone in tutti i tuoi live da solista, fatti nei piccoli locali voce e chitarra anche dopo che si è sciolta la tua band non è mancata occasione che tu non proponessi il pezzo, cantandolo meglio di ogni tuo pezzo, perchè tu sei li.

La tua sfida contro la razionalità, i fantasmi e rimorsi della vita.

Se volete recuperare i post di musicologia precedenti potete cliccare qui.

Bye Bye

1 Disco al giorno per 10 giorni – 5di10 + Bonus

Bentrovati ragassuoli, anche oggi la vostra appassionata e sgrammaticata webbettola de borgata vi da il suo caloroso benvenuto, accomodatevi pure, c’è posto per tutti. Dopo un piccola pausa di riflessione esistenziale sul continuare o meno questa serie di post oggi cianciamo ancora a proposito dei dieci dischi più mejo che ti garbano di più tra i tuoi preferiti.

Ancora una volta torniamo indietro di qualche decennio, precisamente siamo nel 1972 e il disco in questione è The Rise And The Fall OF Ziggy Stardust And The Spiders From Mars.

Non è la prima volta che parli di David Bowie su questo blog, hai già raccontato di come in un supermercato di Rimini hai trovato a du spicci il dvd di uno dei suoi tanti greatest hits. Per i più attenti anche nel post di analisi di Episodio VIII The Last Jedi il titolo del post era una citazione di questo disco.

Insomma, dopo esserci girati intorno quello che hai tra le mani è con buona probabilità il tuo disco preferito. Pensate che a distanza di dieci anni circa dal primo ascolto, ancora non ti ha stufato e con il bombardamento mediatico di oggi è difficile non annoiarsi in fretta. Ziggy Stardust invece è un disco che ha ancora tanto da dire e da scoprire.

David Bowie è certamente uno degli artisti a cui ti sei sempre ispirato di più. Dai testi delle tue canzoni, al trasformismo, al truccarti e al dividerti tra mille passioni artistiche. La differenza è che lui poteva permetterselo mentre tu beh, dai lo sapete quanto sei scarso.

Ziggy Stardust, sfarzoso assortimento di riff, hooks, melodramma e stile, è il culmine logico del glam.

Raccogliendo curiosità tra articoli e interviste è facile intuire quelle che siano state le influenze di Bowie nell’elaborare il suo personaggio: Iggy Pop, Lou Reed e Marc Bolan sono certamente tra le principali. Il Nome Ziggy Stardust invece, stando alle dichiarazioni del duca bianco è nato da due fonti la prima Ziggy’s era una sartoria di Londra mentre Stardust è ispirato al non propriamente celebre cantante Legendary Stardust Cowboy ossia Norman Carl Odam che per wikipedia è il padre dello psychobilly.

Ziggy Stardust è un concept album che racconta la storia di un mondo sull’orlo dell’apocalisse in cui l’ultimo eroe è un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto alieno. Ziggy è l’emblema della rockstar di plastica attraverso la cui parabola, Bowie racconta la storia della celebrità.

Ci sono brani in questo disco che ancora oggi vengono usati in pubblicità o per programmi televisivi. Starman è probabilmente uno dei brani più famosi di Bowie e pure in Italia è stato sfruttato a dovere. Anche se Ziggy Stardust canzone che racconta proprio delle gesta del personaggio è stata per molto tempo il tuo brano preferito dell’album oggi invece il tuo pezzo forte è Moonage DayDream

Keep your ‘lectric eye on me, babe
Put your ray gun to my head
Press your space face close to mine, love
Freak out in a moonage daydream

In alcuni live Bowie addirittura presentava questo brano come scritto proprio da Ziggy Stardust. Non è detto che un giorno non ti svegli bene da realizzarne anche tu una cover voce e chitarra. Oi Noi,Poveri timpani!

Facendo l’amore col suo ego
Ziggy fu risucchiato nella sua mente
Come un messia lebbroso
Quando i ragazzi l’hanno ucciso
Ho dovuto sciogliere il gruppo

Ziggy Stardust viene poi ucciso da Bowie nel 1973 annunciando durante un live il suo ritiro dalle scene e suonando poi Rock ‘n Roll Suicide scatenando il putiferio durante quel concerto.

Ed ora parliamo del bonus che hai citato nel titolo di questa fregnaccia musicale. Nello stilare questa lista speciale di dischi, hai vacillato se inserire anche un secondo disco di Bowie ma poi ha deciso che avresti messo un unico album per artista. Questa scelta ti ha obbligato però ad escludere da questa serie la colonna sonora del tuo matrimonio ovvero Life On Mars, cosa che hai ritenuto inaccettabile. Per cui, Ziggy Stardust è certamente il tuo disco preferito di Bowie perché nell’insieme è davvero gagliardo, ma, la Life On Mars è la canzone che insieme a Perfect Day di Lou Reed citata nel post musicofilo precedente fa parte della tua top3 dei tuoi brani preferiti di sempre.

Ta dan, Ora abbiamo quindi svelato i tuoi tre brani preferiti di sempre, abbiamo iniziato a parlarne con il post dedicato ai 500 migliori album secondo Rolling Stone per concludere qui. Non c’è, un primo un secondo o un terzo sono così belli questi brani che beh, li potresti ascoltare senza sosta. Per chi si fosse dimenticato il primo è A Day In A Life dei Beatles.

Ebbene ragassuoli, abbiamo finito anche per oggi. Era tanto che non si usciva al sabato ma ieri non sei riuscito a finire di scrivere il post e vabbè.

Se volete recuperare i post di musicologia precedenti potete cliccare qui per la serie 1 disco al giorno per 10 giorni mentre quo per i 500 migliori dischi secondo rolling stone.

Buon Weekend ragassuoli e se tutto va bene, domani o lunedì parliamo di Solo!

1 Disco al giorno per 10 giorni – 4di10

Ragassuoli, pischelle e amanti tutti della cultura pop, siam di nuovo felici di accogliervi in questa accaldata e appassionata webbettola che con le sue frescacce è in grado di sollazzarvi lo spirito tutto senza colpo ferire ma spalmando sempre un gran sorriso sui vostri visi perché anche quando il post di giornata è noioso almeno potete farvi ‘na risata sull’anarchia grammaticale che regna sovrana e incontrastata in questo blog.

Oggi ci facciamo se ne avete voglia il quarto appuntamento con un disco al giorno per dieci giorni. In tutta onestà eri indeciso se proseguire questo viaggio in ordine “abbastanza” cronologico o se andare dritto laddove il tuo cuore e il prurito delle tue dita a salsiccia avessero voluto portarti. Alla fine come era lecito aspettarsi in questo blog ci si spara le cose alla ammenicolo canino quindi vi cuccate un disco molto più vecchi dei precedenti ma che oggi se non è il tuo disco preferito, davvero, poco di manca.

Siore e siori, ta tan, oggi parliamo di Lou Reed e del suo disco solista Trasformer. Dobbiamo aggiungere altro? no dico, Viscius? Perfect Day, Satellate Of Love e Walkin on the wild Side. Davvero, c’è altro da dire?

Avete presente il post dall’altro giorno quando parlavi delle sovrastrutture del musicista snob e indie che deve ricercare accrocchi scarsamente melodici e soluzioni articolate o voli pindarici inutili, ecco, bene: c’era un tempo in cui la musica poteva essere “Easy” e parlare di grandi problemi, di eroina, di puttane e di sessualità senza mai risultare difficile.

Transformer è un disco che se non è perfetto gli manca davvero poco. la consacrazione di un poeta della musica, di un uomo che ha votato la sua intera vita all’arte cogliendone tanti aspetti anche i più trasgressivi

Grande amico di David Bowie e Andy Warhol, Lou Reed ha scritto un disco che wow, potresti ascoltare per ore e ore senza mai percepire un sussurro di noia o di stanchezza. Qualche settimana fa per radio avevano giusto passato Satellate Of Love e quel giorno e in quelli successivi l’avrai ascoltata un millione di volte.

Se poi dovessi stilare una classifica dei tuoi venti brani preferiti di sempre, Perfect Day si giocherebbe sicuramente un posto importante. Che poi in questi casi è sempre difficile mettere in ordine le emozioni e quindi fare una top dieci è davvero complicato se non impossibile. Le certezze sono poche e forse Perfect Day è una di queste.

Forse rispetto a tanti altri mostri sacri della musica rock degli anni ’70 Lou Reed non ha avuto il seguito che per te meriterebbe. è più facile che la gggente conosca Led Zeppelin, Deep Purple e lo stesso Bowie piuttosto che lui.

Siamo in un epoca dove concedere un secondo ascolto ad un brano e assai difficile, andiamo sempre di fretta bulimici nei confronti delle novità ad ogni costo. Ci si annoia subito, al secondo boccone è quindi non banale arrivarci ma davvero se vi volete bene e amate la musica rock, fatevi un regalo, aprite youtube, spotify o quello che vi pare e ascoltatevi una delle canzoni che vi ho citato, ascoltatele un paio di volte. Non potranno che farvi bene.

Vi ricordo che potete leggere tutti i post dedicati a questa maratona cliccando proprio qui.

1 Disco Al Giorno Per 10 Giorni – 3d10

Bentrovati ragassuoli, oggi dopo un post di pausa dedicato al ludico intrattenimento da tavolo,, ritorniamo trulli trulli, a cianciare a sproposito dei tuoi dischi fondamentali. Più volte ti sei lodato del tuo talento musicologo sia come autore che come espertino della meeenchia di quest’arte. Guarda caso proprio agli esordi di questa spumeggiante e vintaggia webbettola de borgata, avevi già pensato di tenere senza soluzione di continuitè una rubricchetta dedicata alla musichetta.

Per tanto senza perdersi in ulteriori ciance eccovi questo post mai pubblicato (chiamiamolo Bootleg) che ha quasi quattro anni fa:

Potevi non parlare di musica eh Johnny? é una vita che sogni di fare la rock star scrivendo canzoni malinconiche (che piacciono pure e incredibilmente a tua mamma) come le tue giornate in ufficio ma forse i sogni da soli non bastano e pian piano lo hai capito anche tu.

Su una cosa ti va dato atto, la musica rock tu si che la conosci bene. Sia che parliamo degli anni sessanta sia che bestemmiamo chiamando rock la robaccia che ci propinano al giorno d’oggi. Quindi, mi sembra incredibile che tu non l’abbia mai fatto, parlaci un po’ di tutti quegli scossoni che le chitarre distorte e gli assoli pentatonici ti sanno dare e di quei poeti maledetti che a suon di banali rime hanno colorato i primi trent’anni della tua vita e che forse per i più fortunati di loro, non saranno mai dimenticati.

Proprio di quest’ultima categoria ci vuoi parlare, di quei dischi che indipendentemente dal mood, dall’umore che hai e non curante dei consigli dell’astrologo ascolti sempre e comunque. Dal cd a spotify sempre presenti.

Era il 1995 quando questo disco uscì ma tu l’hai scoperto solo qualche anno dopo: parliamo di Mellon Collie and the infinite Sadness delle Zucche Rotte di Billy Corgan

Seattle e tutto il mondo degli alternativi compresi i finti alternativi figli di papà, piangevano ancora la morte del triste “lonely boy” Kurt, si diceva per la ventordicesima volta che il rock con lui era morto, di nuovo e che palle, ma invece da Chicago arrivò la risposta satura, malinconica e dalla fastidiosissima voce nasale che il rock stava ancora bene – di nuovo- e che non sarebbe morto, almeno per quell’anno.

Lanciato dalla tagliente frase “Il mondo è un vampiro” e presentato in pieno stile grunge, il brano “Bullet With Butterfly Wings” è il manifesto del rock anni 90 nonché primo singolo estratto dal cd. Tutti siamo stati almeno una volta nella vita degli incazzati topi in gabbia e spesso ci sentiamo ancora così, questo è il nostro grido! Fuck You!

 

Il disco è un doppio cd che percorre tutte le strade possibili e immaginate dal despota sire della band cugino meno simpatico del caro Zio Fester. Si inizia dal delizioso pop rock mieloso e delicato di Tonight Tonight il cui semplicissimo riff di chitarra pulita delle strofe lo potresti suonare per ore senza annoiarti ma subito il disco ti tira un cazzoto che manco tyson con Zero (Non azzardatevi a chiamarlo Nu-Metal) per poi riammorbidirsi con Here Is No Why anche se il fuzzer non si placa mai del tutto e poi arriva la traccia sei… fine sei fritto, sei pronto per andare dal tuo capo, da quella rompi palle di tua suocera, salire sul tavolo per dar via al pogo più grande di sempre:

“Despite all my range i’m still just a rat in cage!”.

Non contenti gli smashing ti fanno sentire veramente un passivo-compulsivo alternando brani “aggressive” a ballate silenziose e notturne quasi acustiche (To forgive) non c’è niente da fare questo disco di prende, ti maltratta ti riempie e ti svuota come pochi altri sanno fare.

Nel disco poi vengono toccati come dicevi, altri generi musicali dall’industrial (Love e Tales of a scorched Earth) al pop (non banale attenzione) con 1979 tutto legato da un unico comune denominatore… la malinconia, quella maliconia che sempre e indelebile sta dentro al tuo cuore e al mio.

Dopo questo mastodontico lavoro Corgan e soci non hanno più saputo fare di meglio (era impossibile farcela) anche se alcuni bassi così bassi raggiunti in alcuni lavori successivi forse nessuno se li aspettava. Ma sai che c’è, arrivi un punto dove hai detto quello che dovevi dire, hai pianto per quello che ti ha fatto male, hai urlato contro chi odiavi, hai incendiato i muri di casa e rotto le tue chitarre quello che resta è una persona migliore che è pronta a cambiare oppure un prigioniero di se stesso che non sa più togliersi la sua maschera perchè è comodo troppo comodo stare immobili. Corgan ha lottato contro il tiranno malvagio che è in lui che ha distrutto le sue zucche più e più volte, spesso credi che abbia perso ma vent’anni dopo, con qualche cicatrice in più ha saputo tirar fuori ancora qualcosa dalla sua fantasia, qualcosa che non possiamo non amare! (The Celestial – Oceania)

Love is suicide

and the world is a vampire

but In the resolute urgency of now And if you believe

We’re not the same, we’re different tonight!