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San Junipero. Riflettiamoci su

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Buon Venerdì ragassuoli! Oggi saltiamo di frasca in palo catapultando alla cieca a zonzo le classiche fregnacce tipiche di questa webbettola, per ciarlare malamente di un episodio specifico e speciale della serie tv che in questo momento state seguendo con fervente interesse nella altrettanto classica modalità spapanzati sul divano (marchio registrato).

L’episodio come il titolo del post vi ha già suggerito è il quarto della terza stagione di Black Mirror chiamata San Junipero.

Per chi non l’avesse visto San Junipero è il più bel episodio di Black Mirror che hai visto fin’ora. Guardatelo subitissimamentetanto uno degli aspetti gagliardi di Black Mirror è che potete guardare gli episodi un po’ a caso. San Junipero racconta una particolare e romantica storia d’amore tra una coppia di donne omossessuali che cela in realtà una riflessione molto importante.

Il post contiene una frescaccia di spoiler, per tanto se non volete rovinarvi la sorpresa lasciate perdere il blog per oggi o spulciate nel menù per trovare qualcosa che vi sollazzi sommamente lo spirito per tutti gli altri, ciancio alle bande.

Pronti noi vi va.

Questo post non è una semplice recensione dell’episodio, anzi della trama parliamo veramente pochissimo, ma una serie di parole sparse che fingeranno di avere un minimo di serietà vagamente diffusa,  una riflessione, per farla breve, che ti porti avanti da qualche giorno da quando hai visto l’episodio per la prima volta. Su certi temi, da quando Blade Runner è entrato nella tua vita per esser precisini, ti sei sempre interrogato sul rapporto uomo-macchina-dio. Chiaramente è uno dei capisaldi della fantascienza, i replicanti, i terminator e più banalmente 42. L’uomo nel suo profondo ha sempre giocato a fare Dio, l’obiettivo dichiarato è sostituirsi ad una generica e forse inventata divinità creatrice, il punto è che l’uomo non è solo affascinato da questo viaggio, ma che alcuni saggi pensatori e creatori di novelle ne sono altrettanto spaventati.

Non è un caso se la maggior parte di queste fantastorie finiscono tutte in vacca con il creato che si rivolta al creatore. Pessimismo o desiderio erotico? Dipende dai punti di vista. Ah, Roy Betty, amico mio, tu ne sei l’emblema, l’aulico momento, la vetta più alta del cinema di fantascienza.

Anche in San Junipero gli sceneggiatori giocano a fare gli dei e lo fanno in un modo per te diverso dal solito, ossia spostando lo sguardo sul paradiso. Il paradiso dall’alto dei cieli, alleluja alleluja aaaa, trasloca in terra precisamente in una cittadina piccina piccò programmata all’interno di una server farm.

L’essere umano viene messo di fronte ad una scelta per poter vincere l’eternità ma non la noia. Possibilità A: Muore come natura ha deciso e si assume il rischio dell’ignoto. Esiste dio? Il paradiso è un’astuta bugia? Come cantava il buon Piero. Se c’è qualcosa lui vince altrimenti, beh ops perde. Peccato, avanti un altro. Oppure Possibilità B: La sua coscienza, la sua anima, ricordi emozioni, paure, viene tutto digitalizzato, archiviato e piazzato dentro un mondo virtuale senza più i problemi del mutuo delle malattia per sempre. Nessun rischio, solo la bellissima oziosa noia eterna.

Davvero, si potrebbe parlarne per ore. Il concetto di anima come va affrontato? Un po’ come dire che il teletrasporto dimostrerebbe l’inesistenza di Dio come lo intendiamo noi. (Leggetevi la fisica di Star Trek uno dei libri più belli che tu abbia mai letto) La domanda di oggi è voi cosa scegliereste? Possibilità A. Morti e Sepolti o Possibilità B. Morti Sepolti ma con l’anima in digitale? Si è vero potevano almeno fare una cartuccia come il NES. 

Una persona fortemente religiosa non dovrebbe avere dubbi, tutti lassù in paradiso nel cielo con un po’ di purgatorio prima che non fa mai male una doccia di tanto in tanto. Ma chi non si sente saldo nella sua fede cosa potrebbe scegliere?

Ma immaginiamo uno scenario ancora più estremo perché vivere? Perché dover aspettare la morte per trasferirsi a San Junipero? Sono stanco di vivere, son depresso oppure semplicemente si è fatta ‘na certa, perché invecchiare? Ma perché non fare una bella eutanasia di famiglia? “Sai amore, ti amo così tanto che voglio passare l’eternità con te. Ora t’accido!” “Caro mai i bimbi?” “Tranquilla accoppo pure loro!” “Il cane, caro, non dimenticare il cane!” Aspe,  a San Junipero non hai visto nessun cane… mannaggia

Ecco, la cosa potrebbe sfuggire di mano.

Onestamente tu andresti a San Junipero ma solo se ci venisse anche tua moglie. Non è una questione di religione ma solo di sperare che negli anni escano aggiornamenti al software per creare un po’ di varietà e soprattutto Amazon consegna a San Junipero? Non vorresti andarci ora, ma solo quando saresti ormai prossimo al trapasso. Forse se tua moglie dovesse morire prima di te, potresti velocizzare i tempi. La condizione fondamentale, la discriminante è però quella di essere diventato un peso per la tua famiglia, quando la vecchiaia o la mattina di avranno distrutto. Fin tanto che avrai la forza di poter aiutare figli e/o nipoti è chiaro che su questa terra ci vorresti restare.

Orbene ragassuoli, il primo post pensieroso del 2018 ce lo siamo sparati, se siete qua vuol dire che siete pure sopravvissuti,  incredibile vero? Ora andrà tutto in discesa, garantito al limone! Daje!

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Bright. Spoiler and Sugar Free

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Ragassuoli, oggi e la vigilia di natale quindi grazie a tutti voi che in un giorno importante come questo avete dedicato un paio di minuti del vostro tempo a leggere la vostra webbettola appassionata e di fiducia che anche oggi vi sollazzerà lo spirito e la digestione (si spera, tipo Falqui -Basta la parola) con le sue amabili fregnacce.

Oggi parliamo di Bright, il primo film da cinematografo (quindi costoso) che Netflix ha prodotto, spinta del bruciore di stomaco causato dal recente acquisto di 21th Century Fox da parte della Disney la quale, è sempre più probabile che diventerà un spina nel cucù per tutti i servizi digitali.

La stesura di Bright è stata affidata a David Ayer (Training Day e Suicide Squad, per dire) e Max Landis, i quali hanno conferzionato un particolare incrocio tra Bad Boys e Suicide Squad in pratica, Will Smith è rimasto sempre un bel maranza mentre Martin Lawrence si è, fate dire, lasciato un po’ andare.

Il più grande merito di Bright è quello di creare un interessante “mondo moderno” il classico background dove la strana coppia di poliziotti dura a morire, dalla battuta sempre pronta e con una voglia inrefrenabile di sparare sempre qualche colpo svolgerà le sue indagini tra gang di quartiere e organizzazioni segrete.

Interessante perché questo mondo è in realtà un fantasy dove l’uomo con già tutti i suoi problemi raziali tra ispanici e neri deve vedersela tra altolocati Elfi della city e gangsta’ Orchi che vivono nei quartieri poveri.

Insomma, ci sono delle grandi potenzialità anche per creare un brand e una serie a lungo termine in numero di film.

Peccato che… si peccato che nonostante il film si lasci guardare piacevolmente le sue maggiori caratteristiche non vengono sfruttate. Ayer ha prerito non uscire dal suo seminato, lavorando nella sua zona di confort, poggiando tutta la storia sul rapporto tra i due poliziotti che per l’occasione sono un umano e un orco. Se vi è piaciuto il genere di Bad Boys o di Training Day, vi sentirete a casa guardando il film. Will Smith ovunque lo metti funziona, e questo già lo si sapeva.

In ogni caso, ok, siamo di fronte al classico vorrei ma non posso, ma ancora una volta ti sei imbattuto nel mondo intelligente dell’internet che come se non ci fosse un domani, ha massacrato questo film additandolo come “il peggior film dell’anno” ma che davvero? Ancora una volta i gusti sono gusti ma, per te, ormai siamo davvero alla frutta.

A dirla tutta a te Bright è piaciuto anche più di Suicide Squad. Probabilmente Ayer non dovendo combattere contro pagine e pagine di background fumettistico è riuscito a non incampare scontentando i fan che hanno odiato il Joker di Leto, Deadshot Mickey Mouse e la svampitella Harley Queen. Certo eliminando trucco e parrucco stiamo guardando una copia piacevole di Bad Boys a cui manca l’audacia in regia di Michael Bay ma ci si può accontentare per aver messo da una parte e tolto dall’altra.

Sull’internet girano alcuni rumors che vogliono Netflix al lavoro sul seguito, che perché no, ci può stare anche per via del finale aperto (finale però un po’ troppo alla volemose bene) speriamo solo che il solido background venga sfruttato meglio e che l’odio dell’internet la smetta una volta buona di ingrigire le persone.

Tanti auguri ragassuoli!

 

Trascendence

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Sabato sera tu e Carlotta vi siete trovati nell’empasse di dover scegliere se iniziare una nuova serie o guardare semplicemente un film. La malvagia stanchezza vi ha impedito di trovare una scelta lucida e ponderata. Iniziare una serie è un impegno a lunga scadenza e non ve la siete sentita di prendere una decisione. Non questo sabato almeno. Così avete ripiegato sulla visione di un film. Si, beh ma quale? Disporre di un catalogo on demand ha certamente tanti vantaggi ma nelle sere dove la pigrizia regna sovrana, è davvero un’arma a doppio taglio. Avete fatto scorrere il catalogo nella sezione fantascienza e fantasy e Carlotta è stata colpita dal faccione di Gionnino Depp e non avendo argomenti a tua disposizione per declinare la proposta, hai accettato di vedere Trascendence.

Trascendence è un film del 2014, opera prima del direttore della fotografia di Christopher Nolan, Wally Pfister passato alla regia e vede nel cast, nel ruolo di due scienziati, Johnny Depp e Morgan Freeman.

L’idea su cui si basa il film è molto interessante e potenzialmente capace di creare un bel tavolo di discussione finita la visione. Immaginate di avere ad disposizione un super computer e di poter installare all’interno di esso la vostra mente con tutti i suoi ricordi e le sue logicità. Di cosa sarebbe in grado la mente umana se avesse a disposizione delle potenzialità quasi infinite? Diventerebbe un pericolo per l’umanità o grazie allo sviluppo della scienza potrebbe quasi trasformarsi in un messia?

Spunto decisamente intrigante non trovate? La “scuola” di Nolan indubbiamente si è fatta sentire. Peccato che in poche parole tutto il buono del film finisce qua. Trascendence è un film che purtroppo non decolla mai, sospeso tra sci-fi, horror e filosofia, non riesce mai dare quella spinta necessaria a far si che colui che guarda il film si ponga davvero delle domande. è mancato il mordente quel twist in grado di sconquassare le budella e far riflettere. Il tema c’è, accidenti. Un’occasione sprecata.

In tutto questo lieve e accennato marasma lo sceneggiatore ha pure inserito una storia d’amore che forse rappresenta la parte migliore del film. Tu e Carlotta alla fine vi siete chiesti se non fosse questo il reale obiettivo del lavoro del regista. La domanda finale che vi siete posti alla fine non è stata “Acciderboli, ma la tecnologia, i medici ingegneri, sono davvero così pericolosi?” ma in realtà è stata “Urca Urca, forse –lui– non ha fatto male a nessuno sta a vedere che era bbbuono e sapeva ancora amare”.

Uao! Che romanticismo! Uh per carità. Il finale poi con il  voltagabbana Max Waters (inspiegabile tra l’altro come questo personaggio abbia deciso di cambiare fazione) interpretado da Paul Bettany che scopre che sono rimaste tracce del super cervello ancora una volta da più adito a continuare a vedere la storia d’amore che le conseguenze di un mondo sprofondato in un pianeta senza elettricità.

Trascendence è quindi un’opera fiacca su un tema attuale e degno di accesi contradditori che non è in grado come ad esempio in Inception (per restare nei paraggi di Nolan) o in Matrix di mettere il pubblico di fronte a delle domande concrete sulla mente umana o di dare quei cazzotti necessari per dar via ad una scintilla di riflessione.

Se però avessi ragione che in fondo Trascendence è una storia d’amore, beh allora, no vabbè anche il drammatico epilogo non salva questo film dell’anomimato perso tra i mille mila film che escono ogni anno.

 

Blade Runner 2049 Spoiler Free

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Nel 1982 uscì Blade Runner un film che a distanza di trenta cinque anni rimane ancora uno dei film più importanti per la fantascienza made in Hollywood. L’opera cinematografica diretta da Ridley Scott (quanto faceva ancora film della madonna) si ispirava al libro “Ma Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche” scritto da Philip Dick nel lontano 1968.

Quello che in pochi sanno è che il cinema amerriggano si è sempre ispirato al lavoro dello scrittore diventato celebre immeritatamente purtroppo solo dopo la sua morte. Blade Runner, Johnny Mnemonico, Rapporto di Minoranza, Total Recall e tanti altri, sono moltissimi i film che si sono ispirati ai suoi racconti così come tutta la narrativa del filone Cyber Punk deve praticamente a lui i natali. Per quel che ti riguarda, Philip K Dick è il Tolkien della fantascienza. Le sue opere hanno gettato le basi per tutto un filone immaginario sci-fi e l’intreccio affascinante della ricerca di risposte dell’uomo nella sua costante battaglia nel sostituirsi a Dio.

Questo è Blade Runner. Non è solo un film d’azione che racconta le avventure di un cacciatore di taglie che ritira dei replicanti ma è la metafora dell’uomo, l’eccellenza tra le creature di Dio, fatta a sua immagine e somiglianza, che si presenta in ginocchio al cospetto del suo creatore, implorandolo di poter vivere più a lungo. Dio però nega il desiderio all’uomo e quest’ultimo, incapace di comprendere il piano divino, uccide il proprio creatore condannando tutta la sua stirpe alla morte.

Impossibile immaginare un seguito, impossibile scrivere una storia che porti avanti il messaggio, infatti nessuno fino a poco tempo fa aveva mai pensato di farlo. Purtroppo però nell’incapacità del cinema moderno di inventare una nuova storia sono cominciati tutti questi Reboot e Sequel non richiesti che spesso e volentieri hanno deluso le aspettative di noi fan, che accecati dalla nostalgia, idolatriamo i vecchi film come rosari ritenendo il Dio del cinema ormai scomparso.

Come porsi di fronte a questo film? Cosa aspettarsi di fronte a Blade Runner 2049? Beh il primo punto è quello di non aspettarsi niente; di accettare questo film come un film di fantascienza cyber punk che prende spunto dal primo e unico Blade Runner.

In nostro soccorso però arriva immediatamente il lavoro accurato di Hans Zimmer e di Jóhann Jóhannsson che sforzandosi di annullare loro stessi hanno riprodotto con fedeltà le stesse sonorità cupe e distopiche con cui Vangelis aveva musicato la pellicola del ’82. Fin dai primi istanti ci si sente subito in un luogo familiare proprio grazie alla musica, poi subentra la fotografia di Roger Deakin che crea un’opera visivamente perfetta.

Ecco Blade Runner 2049 è un film tecnicamente ineccepibile. 168 minuti in cui si resta a bocca aperta illuminati da una moltitudine di luci sature e distorte al neon, da pubblicità ossessive e interattive, bagnati da una pioggia gelida e pungente. Lo spot perfetto del futuro che verrà, schiacciati dalle multinazionali ree di aver devastato il nostro pianeta in nome del  progresso tecnologico.

Però poi dobbiamo parlare della trama anche se sarebbe meglio continuare a sollazzarsi con i tanti riferimenti e citazioni, rimandi educati e mai troppo invadenti alla pellicola originale, gentili omaggi che mai sono risultati così dissacranti come un pianeta con un cannone nel mezzo di nome Star Killer. Impossibile descrivere la trama senza incappare in qualche spoiler per tanto dirai soltanto che il gioco degli indizzi che il regista Denis Villeneuve e gli sceneggiatori Hampton Fancher, Michael Green hanno messso in piedi riuscirà a tenervi impegnati per almeno tutta la prima parte del film (quella più lenta) poi sarà facile mettere insieme i vari pezzi ma in fondo era quello che serviva fino all’entrata in scena di Deckard.

A proposito se vi aspettate di sapere se il personaggio di Harrison Ford sia un replicante o meno beh… avrete una risposta, anche se potrebbe non piacervi.

Il tema centrale della storia girerà tutta intorno al concetto dei ricordi. La domanda a cui la pellicola vuole metterci davanti è “come fai a sapere se i tuoi ricordi sono reali?” niente a confronto dell’esplorazione del senso della vita ma un interessante incipit per un buon racconto minore.

Blade Runner 2049 è quindi un buon film che non sa di bestemmia se paragonato alla pellicola di Scott ma attenzione che non si avvicina nemmeno lontanamente all’originale se non per dei continui rimandi visivi e sonori, dolci carezze mentre ci provano a far digerire una storia carina ma senza dei veri e propri picchi narrativi.

Il consiglio del cornerhouse è comunque di vederlo nel vostro cinematografo preferito quasi infischiandose della storia, lasciandosi però cullare da questa espressione riuscita e di mestiere di tecnica digitale con cui è stato confezionato il seguito non richiesto e non necessario del solo e unico Blade Runner, il tuo film preferito di sempre immaginando che un giorno magari non troppo lontanto SIRI sia proprio come “quella” del film.

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Blade Runner Edizione 30′ Anniversario

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L’arrivo in anticipo di Mini Cornerhouse ha scombussolato un po’ la programmazione di questa settimana sulla vostra appassionata webbettola di fiducia (e non solo). Come sicuramente saprete ieri sera nella maggior parte delle sale italiche dei cinematografi sono iniziate le proiezioni di Blade Runner 2049 il sequel non richiesto e rischioso di Blade Runner il Film di Fantascienza, l’unico inimitabile film, perfetto, ineceppibile, il tuo film preferito ever, tratto da uno dei romanzi del più importante scrittore di Fantascienza Philip K Dick “Do the Androids dream of Eletric Sheep”.

Se tutto fosse andato come programma per tutta la settimana ci sarebbero stati solo post dedicati a questo tema e il primo sarebbe stato proprio questo la recensione del cofanetto da collezione dell’edizione per il trentesimo anniversario di Blade Runner in formato disco raggio blu.

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La confezione di questo cofanetto da collezione è in cartone e mette subito il evidenza la presenza del gadget incluso nella confezione l’automobile della polizia utilizzata da Deckard.

Aprendo la scatola troveremo ancora l’astuccio contenente tre dischi raggi blu e un piccolo volume cartonato intitolato “The Art Of Blade Runner”.

Nel Disco 1 troviamo il Final Cut del 2007.  Dovete sapere infatti che sia nell’edizione uscita nelle sale nel  ’82 quanto nel famigerato Director’s Cut del’92, il regista Ridley Scott non aveva avuto il totale controllo sul film per questione di money motivo che, oltretutto, ha ritardato per lungo tempo l’arrivo di una versione home video del film. successivamente riproposta, in versione restaurata, nel 2006.

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Nel Disco 2 troviamo: Versione Cinematografica Americana (1982): la versione originaria dei cinema americani – Versione Cinematografica Internazionale (1982): conosciuta anche come “Versione Criterion”, include più scene di violenza e azione e corrisponde alla versione del film distribuita da Warner Bros nel cinema europei e asiatici – Director’s Cut (1991): la versionedalla quale vennero rimosse la voce narrante di Deckard e l’happy end imposto dallo studio. Si tratta della versione nella quale venne inserita la fondamentale scena dell’unicorno dalla quale sono nate tutte le speculazioni su Deckard replicante.

Nel Disco 3, oltre al documentario Dangerous Days e a più di 1000 immagini di archivio ad alta risoluzione, troviamo anche la rarissima Workprint Version, cioè la copia lavoro del film mostrata nelle proiezioni test del film fatte a Denver e Dallas nel marzo del 1982.

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L’artbook che troverete all’interno della confezione è un gradevole volumetto cartonato che contiene molte fotografia di repertorio e parecchi schizzi preparatori per creare la scenografia d’effetto che tanto ami in questo film.

Infine l’auto di Deckard è un giocattolino gradevole e ben rifinito che riproduce fedelmente quella che vediamo nel film.

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Tirando le somme siamo di fronte alla più completa edizione per il film più bello di sempre.

Per quanto riguarda la aspettative nei confronti di Blade Runner 2049, che se tutto va bene riuscirai ad andare a vedere nel weekend, siamo su livelli alti ma non troppo. Fortunatamente le recensioni che sono già apparse parlano sull’internet parlano di un buon film di fantascienza che non insulta troppo la pellicola originale. In fondo è abbastanza lecito non chiedere di più come neanche, però, aspettarsi di meno.