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Mercurio Loi 5 – L’infelice

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Bentrovati ragassuoli, dopo pochi giorni dal precedente post,ecco la vostra appassionata webbettola pigiare colpi a casaccio sulla tastiera del tablet, nella speranza di formulare frasi di senso compiuto ancora una volta a proposito di Mercurio Loi, l’ultimo nato in casa Bonelli.

Avevamo chiuso il post sul commento al quarto numero con la fiduciosi di aver trovato la chiave di interpretazione per questa serie a fumetti che in pochissimi numeri aveva creato cosi tanti pareri discordanti anche tra te il popolo malfamato di questa webbettola.

Questo quinto numero si trova quindi nella difficile posizione di dover darti la seconda buona impressione consecutiva che da un po’ vai cercando.

Non sarà come per  l’episodio della svolta, ma l’infelice riesce nello strano compito di accontentare entrambe le “fazioni” che hanno spaccato i giudizi su Mercurio Loi. Da una parte, torna una storia investigativa dall’altra il villanzone è il linea con lo stile poetico e per certi versi onirico che si sta iniziando a intravedere, o meglio che tu stai iniziando a capire.

Da un punto di vista tennico,l’albo non brilla per le sue tavole ad eccezione della rappresentazione del volto del villanzone che viene messo in risalto dello stile molto spigoloso dai tratti quasi violenti dell’autore. Come se il tratto si sposasse alla perfezione con gli occhi dell’antagonista della storia.

Ancora una volta sono alcuni dialoghi che rendono interessanti le avventure di Mercurio, il lavoro di Bilotta da questo punto di vista è sempre stato di livello. Ciò che invece non ti ha convinto è stata la sceneggiatura nella gestione dei tempi. Hai sempre l’impresione che manchi qualche tavola e che alcuni cambi di scena sarebbero potuti essere gestiti meglio. Vabbè magari sei tu che sei tonto.

Chiudiamo il post con una domanda cari broggher vi è mai capito di scrivere una recensione e a distanza di tempo di rendervi conto di averla cannata in pieno? Come vi siete comportati a riguardo? Avete cancellato il post? Ho scritto una retifica?

Scrivetelo nei commenti!

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Mercurio Loi 4 Il Cuoco Mascherato

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Bentrovati ragassuoli, oggi torniamo a parlare dell’ultima serie regolare mensile a colori che Sergio Bonelli Editore ci ha proposto da qualche mese a questa parte ovvero Mercurio Loi.

Per chi volesse o se li fosse persi può recuperare i precedenti commenti qui, quo e qua.

Fin’ora a parte il primo numero che ti è garbato un sacco perché ha rispettato le tue aspettative, non sei rimasto soddisfatto dalla serie, tant’è che hai mostrato più volte dei seri dubbi sul continuarla o meno. Oh però, ti sei sopportato dodici numeri di Morgan Lost, puoi sopportarli anche per Mercurio che comunque è meglio della serie di Chiaverotti.

Il principale motivo per cui eri rimasto deluso è che ti eri fatto un’idea personale sul personaggio che a conti fatti si sta rivelando sbagliata. Hai sempre immaginato Mercurio come lo Sherlock de Roma in cui ogni storia dovesse “raccontare” come il brillante personaggio nato dalla penna di Alessandro Bilotta riuscisse a risolvere qualche intricato crimine.

Il numero De Le Storie e il primo albo della serie regolare a tuo personale giudizio rientrano a pieno nella categoria Sherlock De Noantri ma nei due numeri successivi si sta delineando una percorso narrativo decisamente diverso allontanandosi “apparentemente” dalle storie investigative nel senso più stretto del termine.

Hai lasciato passare praticamente più di due mesi tra la lettura del terzo numero e questo quarto albo mentre in edicola, invece, è già uscito il quinto proprio per cercare di fare tabula rasa, di dimenticare idee, convinzioni e preconcetti per provare a leggere Mercurio Loi sotto una luce diversa.

Complice una storia forse più riuscita delle altre, il tuo tentativo sembra aver dato i suoi frutti. Questo quarto numero: Il Cuoco Mascherato ti ha lasciato soddisfatto con delle buone sensazioni in cui per la prima volta sei riuscito ad apprezzare la storia in se senza l’ansia di trovare qualcosa del personaggio di Baker Street. Certo, va detto che comunque l’ispirazione è palese ma sotto la giusta ottica alcuni dei momenti “ispirati” diventano qualcosa di diverso, una caratterizzazione del personaggio di Mercurio che lo rende solo più interessante.

Alla luce di questo, in tutta onesta, chiedi scusa a tutti i baldi e appassionati lettori di questa webbettola, potresti aver sbagliato ad interpretare il fumetto e a formulare la tua opinione. è ovvio come sia presto per un nuovo giudizio quasi opposto a quello che hai scritto nei precedenti post. Magari dal prossimo numero succede dell’altro che ancora potrà deluderti. Diciamo però che leggendo l’albo con una certa idea in testa alla fine il numero quattro di Mercurio Loi è un buon albo, scritto bene, piacevole da leggere e da guardare. Se quanto meno questo fosse lo standard di tutte le storie (ma tanto lo sappiamo che per un mensile è sempre difficile mantenere un certo standard) allora potremmo essere davvero di fronte ad un opera a fumetti diversa dalla classica lettura d’avventura con cui Bonelli fin’ora ci ha sempre abituato.

Oggi c’è molto entusiasmo, meglio non aggiungere altri aggettivi o scomodare paragoni anche grossi che poi si rischia di fare l’effetto opposto e di rimanere di nuovo delusi. Pensiamo a tutto questo come un nuovo inizio e poi vediamo!

Mercurio Loi 3. Il Piccolo Palcoscenico

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Nonostante sia lunedì, oggi è un gran lunedì. Arrivare in ufficio in solo 27 minuti è quasi un record. Bravi bravi andate in vacanza che tu ti fai le pinne sul raccordo. “Ah che meraviglia.”

Detto ciò e come anticipato ieri nel post del nerd che fa cose e vede gente c’è da sparlare a sproposito schiacciando tasti a caso sulla tastiera, del terzo albo di Mercurio Loi intitolato il Piccolo Palcoscenico.

Sicuramente molti di voi ragassuoli ricorderanno come funzionano i vecchi videogiochi vintaggi. Oltre al Trial and Error c’erano le vite. Solitamente erano tre. Potevi sbagliare tre volte prima di aver sopraggiungere inesorabile la scritta Game Over. Per carità altri tempi, si stava meglio quando si stava peggio, ah non ci sono più le mezze stagioni, quanti kili porta l’ascensore?

Eppure la situazione è proprio questa. Mercurio Loi si è giocato anche la seconda vita. Il Piccolo Palcoscenico tolte due o tre tavole dove il protagonista riesce a lanciare un paio di aforismi davvero gradevoli (Consideriamole le monetine di Super Mario), non ti ha mai davvero esaltato. Si, si è letto bene, è veloce mai prolisso. Fa compagnia, ma non hai mai davvero capito il senso di questa storia e il colpo di scena finale non è mai stato nascosto per davvero, neppure per te che di solito riesci a farti fesso molto spesso.

Alessandro Bilotta, seppur con tutta la sua buona volontà, ricicla sicuramente una storia presa da qualche Dylan Dog (che sicuramente l’avrà ripresa da qualche altra parte) in cui alcuni oggetti particolari riescono ad “risucchiare” gli aspetti più interessanti del carattere del personaggio principale spogliandolo delle sue caratteristiche virtuose. Ovviamente Mercurio riuscirà a risolvere la (non) intricata matassa per recuperare i suoi “poteri”.

Ora qui ci si deve mettere d’accordo, le possibilità sono due. Primo. Tu sei sbagliato tu: Ti sei illuso di avere tra le mani l’italica versione del sociopatico di Baker Street e quindi continui a “confrontare” quello che desideri che con quello che hai. Oppure, Mercurio Loi non è la lettura che fa per te. Considerando il costo poi dell’albo che sfiora i cinque crediti imperiali non si può tergiversare troppo.

Se fosse la prima ipotesi beh, errore tuo, hai sbagliato. Le tue fregnacce sarebbero davvero da correggere, i’m so sorry, sul Cornerhouse si farà un post di scuse. Per tanto se qualcuno sa darti un punto di vista diverso è certamente benvenuto! Magari potresti capire ciò che fin’ora ti sta sfuggendo!

Il punto è che, per te, è mancata completamente l’indagine e la risoluzione del caso. Per quasi settanta pagine ti sei detto: “Daje che adesso succede qualcosa, dai dai dai” purtroppo ti sei ritrovato nelle ultime pagine con un mesto lieto fine piuttosto meh…

Per il momento Mercurio hai solo più una vita e troppe poche monetine per sperare di salvarti solo con qualche frase gagliarda. Forza su!

Mercurio Loi 2 – La Legge Del Contrappasso

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Bentrovati ragassuoli,iniziamo questa nuova settimana parlando a sproposito del secondo numero di Mercurio Loi, la nuova serie regolare mensile a colori Bonelli che tanto ti aveva colpito nel numero de Le Storie e nel numero d’esordio del mese precendente. Il secondo numero sarà riuscito a conquistarti ancora? Scopriamolo.

Pronti Noi Zi Va

Le serie Bonelli in generale ti hanno sempre colpito per un aspetto molto caratteristico ovvero alternano volumi fantastici a volumi così così anzi qualche volta anche abbastanza beh…
L’ultimo esempio in ordine cronologico su cui ti sei imbattuto è questa situazione è stato con Morgan Lost. Grande idea, grande esordio, bellissime tavole e ottime colorazioni ma già dal quarto volume ti era passata la voglia di leggerlo infatti alla conclusione del dodicesimo numero hai abbandonato senza rimpianti il personaggio. Chiaverotti stacce ma Brendon aveva qualcosa in più di Morgan. Riempire un fumetto di citazioni è pheeegoso ma non basta. O forse quindici anni fa avevi meno senso critico e Brendon pur con tutti i suoi limiti a alcuni numeri disegnati davvero male sembrava una spanna sopra.

Il secondo numero per una serie regolare è evidentemente uno dei numeri più complicati da scrivere o da scegliere nel caso di più sceneggiature a disposizione. Capita anche in altri media, anche nelle serie tv succede che dopo un inizio con il botto ci sia qualcosa di meno ispirato. Il punto che poi c’è L’Impero Colpisce ancora e poi pensi che i numeri due posso essere ancora la parte migliore.

Beh con tutto questo pippone avrete sicuramente capito che il secondo numero di Mercurio Loi,lo Sherlock de Noantri intitolato “La Legge del Contrappasso” è purtroppo una delusione. Si è inutile girarci intorno. Che non si dica che al Cornerhouse siamo di manica larga. Ultimamente tra fumetti e film di stroncature ne abbiamo rifilate. Ma torniamo a Mercurio non cincischiamo troppo suvvia!

Purtroppo Tutto quanto di bello c’era nel primo numero è improvvisamente scomparso. Di tutte le caratteristiche caratteriali di Mercurio che lo rendevano una buona versione romana di Sherlock, non ne è rimasta una a brillare. Hai due pensieri a riguardo. Il primo è come se Alessandro Bilotta avesse scritto questa sceneggiatura tempo dopo il primo numero e fosse poco ispirato o è come se qualcun’altro avesse preso il personaggio e raccontato una storia con Mercurio come protagonista senza però aver imparato bene a far muovere il personaggio.

Certo l’idea di introdurre la morosa di Mercurio e la storia (scontata) dell’interruzione del loro rapporto potrà avere un senso magari alla lunga ma nel breve hanno secondo te ottenuto l’effetto di voler forzatamente, in questo caso l’avverbio è corretto, ispirarsi al distacco emotivo di Sherlock ha ottenuto l’effetto contrario. Ha rotto un po’ dell’innamoramento iniziale. Qualcosa si è inceppato

Un paio di frasi azzeccate potremmo chiamarli “i Loi Aforismi”, Piazza Navona quasi a pagina intera e un colpo di scena magari anche carino non bastano però a sollevare quest’albo, per te, ripeti per te, ovvio, riempitivo. Continua a girarti in testa la parola “forzato”: Forzato l’intreccio amoroso, forzato come viene mostrato il cattivo senza dirci “quello è il cattivo”. Forzato come è stato risolto il caso.

Ad ogni modo per il momento non abbandoni Mercurio. Nessuno dovrebbe ancora farlo perchè dopo due numeri non si può giudicare un fumetto. L’idea generale ancora ti piace troppo e un passo falso ci può stare non vediamo tutto troppo nero perchè i lavori di Bilotta fin’ora ti sono sempre piaciuti. ma se entro il quinto numero dovesse esserci ancora un episodio così beh.. lo sappiamo cosa succederà.

I Numeri 1 Bonelli: Mercurio Loi

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Bentrovati ragassuoli in questa nuova settimana. Per cominciare nel migliore dei modi possibili, che il lunedì ha sempre bisogno di una spintarella per partire (anzi forse un bel spintone), qui al Cornerhouse vi consigliamo subbito subbito come spendere poco meno di cinque crediti imperiali per accattarvi un fumetto che sei convinto piacerà a molti. Ovvero il primo numero de Mercurio Loi, la serie regolare Bonelli iniziata pochi giorni fa de lo sherlock de Noantri.

Questa è una delle occasioni in cui non dovreste neanche leggere il resto del post, fidatevi questa volta la Bonelli ha fatto un gran bel lavoro e val la pena leggersi almeno il primo numero. Beh per tutti gli altri noiosi e rompini o per tutti quelli che non sanno resistere al fascino della tua ortografia in libertè, annamo!

Pronti Noi Zi Va

Mercurio Loi è una creatura di Alessandro Bilotta a tuo giudizio uno dei migliori sceneggiatori italici in forza alla bonelli. Il primo incontro con questo personaggio lo abbiamo avuto nel lontanissimo inizio del 2015 con il numero 28 della collana Le Storie di cui abbiamo già parlato in un altro post che se volete potete leggere qui.

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Mercurio Loi è un perfetto omaggio, una valida interpretazione in chiave trasteverina dell’insuperabile personaggio nato dalla mente di Sir Arthur Conan Doyle Sherlock Holmes. Alessandro Bilotta però ha saputo ricamare sopra lo sherlock canovaccio una serie di personaggio ben delineati e personali calandoli in una credibile realtà romana di inizio del ‘800.

Roma Dei Pazzi è il titolo di questo primo numero della serie regolare che questa volta si presenta a calori ammiccando anche a tutti coloro che preferiscono la policromia al consolidato stile “bonellide”. In questo primo capitolo ritroveremo la maggior parte dei protagonisti de l’albo delle storie donando già un pelo di confidenza con cui ha già letto la storia precedente, mantenendo invariato il tuo giudizio sui personaggi.

Lo sviluppo della storia l’hai trovato ben strutturato con Tarcisio il villanzone di tutta la baracca ha tenere banco per parecchie pagine ricordando per molti aspetti anche il Moriarty della serie Sherlock. Ma non solo, anche le altre piccole sottotrame sono state incastrate a dovere con la trama principale in particolare legate al nuovo discepolo di Mercurio, il giovane ed irruento Ottone.

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Le tavole ad opera di Matteo Mosca sono piuttosto gradevoli e convincenti riuscendo a ricostruire la Roma di quei tempi ma risultando davvero riconoscibile anche oggi soprattutto per chi ci vive. La struttura delle tavole invece è la classica matrice bonelli con 6 disegni per pagina. La colorazione ad opera di Francesca Piscitelli pur non raggiungendo il fascino della policromia di Orfani, d’altronde parliamo di due generi quasi agli antipodi, rimane grazie ad scelta di colori tenui e mai carichi e saturi la migliore soluzione possibile. Oh l’albo ti è piaciuto assaje quindi oggi lodi per tutti!

Come al solito non troverete nessuno spoiler su questo post perchè non ti va mai di rovinare la sorpresa per chi deciderà di acquistare l’albo per questo motivo le fregnacce oggi finiscono qua così avete il tempo di andare in edicola e comprare Mercurio Loi.

Per quanto ti riguarda pensi che almeno dodici numeri di questa serie non te li toglierà nessuno, hai seguito Morgan Lost per un anno prima di abbandonarli non c’è alcun motivo per non fare altrettanto. Anzi, qui la base è decisamente più solida!

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Oggi vi beccate il doppio bollino, uno dei primi del 2017. Per la gioia anche tua eccovi il marchio d’eccellenza del Cornerhouse’s Pub

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