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Giugno 2016 – Il Ludico Ammortamento #2

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Benvenuti ragassuoli al secondo appuntamento con il ludico ammortamento, la rubrica dove si chiacchera a proposito o a sproposito (fate vobis) dei giochi da tavolo a cui abbiamo giocato nel mese precedente.

Giugno è stato un altro mese ludicamente gagliardo che ha visto grandi sfide e anche le prime partite alla scoperta di alcuni giochi che speri davvero di avere il l tempo di approfondire di più.

Pronti Noi zi va. Gli orki prima di tirare il dado

A giugno si è giocato a 13 giochi diversi per un totale di 24 partite praticamente gli stessi numeri di maggio. Fuck Yeah! Ma non solo: Giugno è il mese del tuo compleanno per cui le novitè sono arrivate per gentile concessione di tua moglie che ti ha permesso di fare un po’ di folli acquisti senza vergogna. Moglie che comunque ti ha obbligato ad accontentare anche i suoi gusti! Vabbè Vabbè

Come hai spiegato nel post precedente è raro che parli per due volte di fila di un gioco tranne non ci sia un’occasione davvero particolare come è il caso di Boss Monster. 14a1_boss_monster_dungeon_building_card_game

Il motivo per cui ne vuoi parlare ancora è dovuto al fatto che nell’unica partita fatta hai introdotto per la prima volta l’espansione La Rivincita Degli Eroi. Essa introduce gli oggetti magici per gli eroi, Questi Gadget rendono gli eroi del villaggio ancora più difficili da sconfiggere ma tali equipaggiamenti forniscono, una volta battuto il portatore, una nuova abilità per il proprio Dungeon.

L’espansione è davvero obbligatoria perchè aumenta notevolmente l’interazione dei giocatori rendendo il gioco ancora più esaltante (leggete  esaltante = bastardo).

 

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Proprio nel giorno della tua festa sei riuscito a far giocare ai parenti niente meno che Le Case Della Follia gioco di chiara ambientazione tratta dai romanzi dello scrittore HP Lovecraft. Le Case della follia si presenta come un gioco d’avventura in cui da uno a quattro giocatori impersoneranno l’investigatori mentre uno solitamente il giocatore più esperto impersonerà il custode il cattivo di turno. (Indovina chi fa sempre il master?)

Il gioco ha alcune analogie con i dungeon crawler fantasy più classici. Certo l’ambientazione è molto diversa perchè qui si esplorano chiese sconsacrate piuttosto che ville infestate dai mostri ma il senso più o meno e quello. Diciamo che quello che li rende differenti è che il combattimento in giochi come heroquest fare a botte è la soluzione per vincere qui invece se è possibile è sempre meglio evitare il confronto diretto contro i mosti.

Le Case Della Follia è più un gioco narrativo che di azione. L’atmosfera è tutto, l’incertezza che gli investigatori devono avere è importante. Il ruolo del master (qui si chiama custode) è molto appagante. Un’aspetto che ti piace moltissimo è che l’obiettivo della missione non viene svelato ai giocatori sino alla fine. La storia si sviluppa indizio dopo indizio come nei miglior thriller. Come vi dicevo hai fatto giocare la famiglia all’ultima missione della scatola base, Il Ragazzo Dagli Occhi Verdi. La partita è stata un successo. Lunga ma un successo.

 

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Dei tuoi acquisti folli per festeggiare il tuo invecchiamento sei riuscito a provarne due giochi su tre. Il primo è stato Caverna il secondo Warhammer Quest The Silver Tower.
Caverna è uno dei capolavori di Uwe Rosenberg come le Havre e Agricola. Proprio dal bucolico gioco, Caverna eredita molti dei suoi meccanismi.

Si tratta di un gioco di piazzamento lavoratori il cui scopo è quello di occuparsi della sopravvivenza della propria famiglia di Nani. Le strade per far punti e quindi vincere sono molte: é possibile dedicarsi all’allevamento degli animali o all’agricoltura è possibile arredare la propria caverna con stanze in grado di dare molti bonus oppure andare alla scoperta di grotte piene di rubini.
Un gioco che fin dalla prima impressione sa di capolavoro. non a caso è tra i primi dieci nella classifica assoluta di boardgamegekk. Se vi piacciono i german è un Gioco consigliatissimo.

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Per quanto riguarda Warhammer Quest Silver Tower di cui molti ti hanno già chiesto la recensione puoi affermare che sei assolutamente soddisfatto.

Certo ha un costo “fuori mercato” ma dalla games workshop non ci si poteva aspettare niente di diverso e probabilmente ha già sbancato in termini di vendite soprattutto per il nome che porta. Warhammer quest scatena bruschette e momenti nostalgia vintaggia davvero impressionanti. Le possibilità di deludere erano forti. Fortunatamente il gioco è esattamente quello che cercavi. Stanco di giocare da Master eri alla ricerca di un collaborativo fantasy divertente e ricco di azione dove le scazzottate erano il perno del gioco.

Beh Warhammer Quest Silver Tower calza a pennello al il tuo desiderio e poi ha una componentistica pazzesca. Se nei prossimi mesi sapranno espanderlo e migliorarlo
nel modo giusto Warhammer Quest potrebbe diventare il tuo Dungeon Crawler preferito.

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Abbiamo poi avuto modo di provare I Pilasti della Terra un gioco che si ispira al romanzo di Ken Follet. si tratta di un piazzamento lavoratori di livello introduttivo ma non per questo banale.
Presenta alcune trovate interessanti come l’asta per accaparrarsi carte o bonus chiave per la propria strategia.

Credo che questo gioco rappresenti un buon sistema per far conoscere i giochi da tavolo a chi non ha mai avuto modo o voglia di approccarsi ad essi e il nome che porta
può anche essere una buona scusa.

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Anche in questo post vi voglio parlare di un gioco di carte davvero incredibile. Si tratta di 7 Wonders Duel versione studiata appositamente per due giocatori del famoso 7 Wonders .
Devo dire che si tratta di un gioco fantastico che condensa in trenta minuti di gioco un misto di fortuna, tattica e strategia. In 7WD esistono molte strade per vincere e non bisogna mai perdere d’occhio il proprio avversario per non favorirlo troppo.

Sicuramente il gioco è un po’ freddino da un punto di vista tematico, si tratta di un gioco di civilizzazione ma in realtà quello che alla fine conterà è il simbolo sulle carte.
Rimane poi assolutamente Longevo e rigiocabile perchè il set permette di avere sempre carte diverse. Se cercate un ottimo titolo per due. Beh l’avete appena trovato.

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Proseguiamo con un titolo che fa della sobrietè il suo punto di forza. King Of New York ovviamente sto scherzando. King OF New York seguito dell’acclamato King Of Tokyo ideato da Richard Garlflied il papa’ di magic è un gioco caciarone che va affrontato con la massima rilassatezza e spirito gogliardico. è un rissone dadoso tra i mostri giganti che vogliono conquistare la città della grande mela e così allo stesso modo i giocatori si devono comportare al tavolo. Si ride e si tirano dadi. Fine. Easy.

Cos’è meglio King Of New York o King of Tokyo? Le differenze sono poche, diciamo che KONY prova a essere più gioco da tavolo, introduce la possibilità di far punti distruggendo edifici ma allo stesso tempo di venire uccisi dai militari e poi elimina la possibilità di far punti solo per tiri fortunati ai dadi. Volete la versione che dura 20 minuti scegliete KOT se volete qualche scelta in più in 45 minuti prendete questo.

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Restano solo due titoli ancora da raccontarvi anche se uno di questi davvero non meriterebbe parole ovvero Puerto Rico.
Puerto Rico è uno dei migliori titoli in assoluto e uno dei miei preferiti. Un gioco davvero avvincente, semplici da capire ma molto elegante nelle sue meccaniche e assolutamente profondo nella sua tattica.

Per chi segue il blog del Cornerhouse sa che è il gioco preferito che faccio in famiglia. Davvero tutti ne sono entusiasti. In puerto Rico è un gestionale in cui ogni giocatori deve produrre merci nelle sue piantagioni caraibiche ed effettuare spedizioni per il vecchio continente gestendo gestendo i prorpi lavoratori smistandoli tra il lavoro ai campi e i lavori negli edifici.

La meccanica del gioco è semplicissima: ci sono sette ruoli diversi ogni ruolo permette di fare un azione e di avere un bonus.
In ogni turno ogni giocatore partendo dal primo sceglie un ruolo ne esegue l’azione e conquista il bonus dopo di che tutti gli altri giocatori eseguono la stessa azione. Poi il giocatore successivo sceglie un altro ruolo esegue l’azione e il bonus e poi gli altri eseguono la stessa azione.
Scegliere l’azione giusta al momento giusto che ti serve ma che non aiuta troppo gli altri e il metodo per diventare bravi a questo giusto.

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Il gioco a cui hai giocato di più a giugno è stato Star Realms, ne hai regalato una copia a Berto che non a caso ha apprezzato.

Si tratta di un gioco di Deck Building a tema fantascientifico davvero ben strutturato e equilibrato le fazioni sono davvero ben caratterizzate e permettono diverse strategie per arrivare la vittoria. A te ad esempio piace molto utilizzare la fazione rossa che permette di eliminare dal tuo mazzo le carte che non ti servono più. Tecnica molto utile per velocizzare il proprio deck.

Anche per questo mese è tutto. L’appuntamento del ludico ammortamento riprenderà a settembre con una articolo bimestrale per luglio e agosto che sei ormai a stretto con i tempi e ci sono le vacanze di mezzo.

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Dalle pagine dell’Arkham Advertiser. La famiglia Linch. Capitolo 3

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Avrebbe dovuto essere il capitolo conclusivo ma alle volte le cose cambiano, nel momento in cui inizi a raccontare storie sui grandi antichi sei destinato a perderti in terribili e vorticosi incubi.

“Dottoressa Withdrop, sono lieto che sia venuta qui”. Non avevo idea di chi fosse e mi voltai tesa.

“Non abbia paura, non si fermi al mio aspetto”  Aggiunse ancora.

Probabilmente sbarrai gli occhi stupiti e forse disgustati. Quello che stavo vedendo era davvero inquietante. Un uomo, uno strano uomo, mezzo nudo coperto solo con degli stracci che una volta, forse, si potevano chiamare abiti. Puzzava, puzzava di marcio, di sangue raffermo come ilfetore che senti in un mattatoio. La sua pelle era ricoperta di tagli e lividi, se non l’avessi visto muoversi l’avrei scambiato tranquillamente per un cadavere per quanto era pallida quella carne martoriata.

“Lei sa chi sono io dottoressa?” mi chiese. “Io sono il signor Linch!”

“Sa cosa mi è successo?”

“Il buon dio, quel sadico pazzo mi ha portato via prima mia moglie e adesso anche mio figlio”.

Mi sentivo sconvolta.

“Ho bisogno dell’acido che il mio ex socio le ha chiesto di portare”

“Ne ho bisogno, mi serve!” allungo il braccio per avere la boccetta che avevo nella mia borsa.

“Ho salvato la pelle di mio figlio ed ora la devo trapiantare su un nuovo corpo. L’ultimo esperimento è andato. I suoi amici, quei due che l’hanno accompagnata, probabilmente l’hanno appena trovato. Con l’acido con buona probabilità riuscirò a strappare la pelle prima che sia tardi. Mio figlio deve vivere deve prendere il mio posto in azienda.”

“I medici quei dementi, Mi hanno detto che mi figlio era diventato pazzo che aveva cominciato ad adorare il diavolo che mangiava vermi, ma sa una cosa dottoressa Withdrop?” Mi fissò.

“Io ho controllato!” Quasi era compiaciuto mentre mi raccontava del suo dolore.

“Nello stomaco di mio figlio non ci sono vermi ho verificato con i miei stessi occhi quando gli ho aperto lo stomaco”.

è completamente matto ho pensato, avevo paura, avevo cominciato ad indietreggiare. La paura si stava trasformando in spirito di sopravvivenza.

“Non si allontani non voglio farle del male ma la prego mi segua”.

“No”. Feci altri passi indietro.

“La prego non mi obblighi a trascinarla non è mia intenzione ma non escludo di farlo se fosse necessario. Se vuole urlare sappia che la squoierò subito dopo quindi faccia attenzione alla sua prossima azione”.

****

In quel momento la Signorina Withdrop scoppiò ancora in lacrime, evidentemente ciò che aveva visto l’aveva davvero turbata. Per quanto mi riguarda invece, ero pieno di dubbi, la vicenda non stava per nulla in piedi. Non mi erano chiari alcuni aspetti di questa storia davvero troppo strani. Tutto era cominciato da una telefonata qui al distretto di Polizia di Arkham alle tre di oggi pomeriggio; aveva chiamato un uomo che si era presentato come Edgar Craft, aveva richiesto espressamente di me e mi ha anticipato quello che poi avrei trovato in quella villa poche ore dopo. Il signor Linch che risultava scomparso, e il corpo del cadavere di Thomas Geoffry. Osservando poi come è morto il povero Signor Geoffry è facile supporre che le altre cinque persone trovate morte nelle medesime condizioni siano da collegare alla pazzia di quel maniaco di Linch e a questi folli esperimenti di cui ha parlato la dottoressa. Raccapricciante davvero. Sarà davvero difficile evitargli la pena di morte. Che il professor Walter avesse ragione? Siamo stati così ciechi da non accorgerci che era tutto collegato? pensai tra me e me tra i singhiozzi di quella donna.

“Va bene Signorina Withdrop, basta così, mi pare che sia molto stanca. La ringrazio per il tempo che mi dedicato e mi dispiace molto molto per il suo braccio, spero si rimetta presto”. Gli dissi.

“Se ha bisogno le chiamo un taxi o la faccio accompagnare da uno dei miei uomini.”

“La ringrazio” mi guardò.

“Un taxi è sufficiente, voglio andare da mia madre. Forse li potrò riposare. Mi rispose con lo sguardo rivolto verso il basso tenendosi stretto il braccio ferito.

Accompagnai la dottoressa fino alla porta d’ingresso del distretto e appena arrivò il taxi l’aiutai a salire, chiusi la porta e la vidi allontanarsi su Holmes street. Certo sarebbe stato interessante incontrarla in un contesto diverso. Kate era davvero una donna molto affascinante. Aveva un bel viso è un taglio di capelli a caschetto che mi davano l’idea che fosse molto molto vivace. Ma cosa stavo pensando. Ho del lavoro da sbrigare.

Rientrai nel distretto salì al secondo piano presi il soprabito e il cappello dal mio ufficio e chiamai Montoya e Anderson.

“Abbiamo qualcuno da interrogare che fin’ora non ci ha mai detto la verità”

“Chi ispettore Diamond?” mi chiese l’agente Montoya, il nuovo arrivato.

“Ho il sospetto che Oscar Wilson, sappia molto più di quello che ha dichiarato” Dissi mentre tra le mani stringevo la boccettina di acido di cui mi aveva parlato la dottoressa Withdrop.

Oscar Wilson abitava in pieno centro di Arkham nel più alto dei pochi grattacieli che avevamo in città. La torre di Arkham così lo chiamavamo. Si poteva vedere a chilometri di distanza fuori dalla città e oltre a questo era la sede della Banca di Arkham. All’ingresso c’è sempre un usciere e l’ingresso delle abitazioni è ben separato da quello della banca.

“Buonasera, sono l’ispettore Diamond e loro sono Montoya e Anderson dobbiamo salire dal signor Wilson” Dissi all’usciere mostrandogli il distintivo.

“Prego salite pure il signor Wilson è rientrato nel primo pomeriggio a casa poi non è più uscito” L’ascensore è al fondo del corridoio il piano è il dodicesimo.

Arrivati davanti alla porta bussai. “Signor Wilson sono l’ispettore Diamond ci apra per favore” Non ottenni risposta.

“Signor Wilson risponda!” chiamai ancora.

“Signor Wilson!” Maledizione. Non ne avevo ne un mandato ne un minimo pretesto per aprire di forza quella porta ma non avevo scelta. Se stava scappando dovevo saperlo. “Signor Wilson sto per aprire la porta, puoi aprirla lei se vuole” non ottenni ancora risposta e mi decisi ad agire. Con un calcio ben assestato la porta venne giù. I due agenti  di scorta entrarono e controllarono per primi che in casa non ci fossero pericoli, la sorpresa la trovai quando non entrai nello studio.

Oscar Wilson giaceva morto sulla sua sedia con la pelle completamente devastata come da un acido come fosse uno dei cadaveri del signor Linch. Mio dio. 

“Fermo non ti muovere” Sentì urlare da Anderson. “Fermo o sparo!”.

Scattai fuori dalla stanza e corsi verso i miei due agenti. L’uomo nero di cui mi aveva parlato il professor Walters era qui. Mi fissava immobile sotto la sua maschera nera. I due agenti gli stavano ancora puntando la loro pistola quando con uno scatto da atleta si lanciò su Montoya e Anderson. Due spallate ben date e i miei due agenti furono gettati a terra ma Anderson riuscì comunque a far fuoco colpendolo. Con una mano con sul fianco colpito si lancio sulla finestra, lo sfondò e il suo mantello si trasformò quasi in un piccolo deltaplano corsi anchi’io verso la finestra e sparai. Colpì le ali e l’uomo nero travestito da corvo precipitò. “Aspettatemi qui” Urlai ai miei due uomini.

“Nessuno si deve avvicinare a questo appartamento. Corsi giù per la scale saltando tre gradini alla volta forse di più. Non poteva scapparmi. Fuori dal palazzo raggiunsi il punto dove supponevo che sarebbe caduto e ebbi ragione.    

Dalle pagine dell’Arkham Advertiser. La famiglia Linch. Capitolo 2

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C L M S I U S E?

Ho perso mia figlia a causa di un male a cui nessuno a saputo dar un nome. Morì tra gli incubi, deperita e soffocata nel suo stesso vomito. Più volte mi aveva implorato pietà; di lasciarla morire, di non occuparmi più di lei. Ma io ho mai avuto il coraggio di farlo. Chi mai l’avrebbe avuto? Mi sono congedato dall’università per occuparmi di lei notte e giorno; mentre lei riusciva a rubare poche ore di sonno al suo male, io studiavo. Ricercavo, analizzavo; praticamente non dormivo più e tra una carezza al viso teso e madido di sudore di mia figlia e l’enciclopedia medica, alle volte mi dimenticavo perfino di mangiare. Avevo trovato qualche misero indizio che mi portarono a pensare che il male di mia figlia non fosse terreno ma qualcosa che provenisse direttamente dall’inferno. Erano libri di occulto nascosti in una biblioteca di famiglia. Una piccola bottega appartenente ai genitori di Carl Hopkins uno studente al primo anno che mi aveva colpito particolarmente per la sua vivace curiosità. In tutto questo, la cosa più grave di tutte che tra l’altro, ancora non ho svelato a Pete,  è che io suoi incubi sono identici agli ultimi giorni di vita della mia Lucy. Lui sogna una ragazza in preda agli spasmi, violentata da uomini deformi che muore ogni volta che la sogna. Quando una mia cara amica, la Dottoressa Fern, mi presentò il caso di quest’uomo che aveva perso la memoria e che aveva questi strani incubi, cominciai a seguirlo e ad aiutarlo nell’unica cosa che voleva fare: Dare la caccia ai suoi incubi. Scoprire cosa li generava e il punto da cui iniziare fu il marchio che aveva sul braccio. Lo stesso simbolo che ci ossessiona, lo stesso simbolo che abbiamo trovato su quel lucchetto in questa fredda stanza.

Questo della famiglia Lynch non è il primo caso che seguiamo. Per quanto avremmo voluto far rimanere tutto segreto le strane morti su cui stiamo investigando sono su tutti i giornali e in qualche modo la stampa stessa è venuta a sapere della nostra consulenza per il dipartimento di polizia di Arkham.

Gli elementi ci sono tutti per farci pensare che siamo di fronte allo stesso male che ha colpito mia figlia: Morti strane apparentemente, nessuna malattia conosciuta e la perdita della ragione da parte dei sopravvissuti. Ed ora questa runa che ne è l’ulteriore conferma. Che il culto sia maledetto. Questa runa, che ricorda un pentacolo, è il loro simbolo e l’aumento di questi ritrovamenti non può far altro che farci pensare che hanno ripreso a muoversi e a farlo speditamente. Secondo alcuni frammenti di antichi libri che ho rinvenuto in quella biblioteca si dice che a settembre del 1930 le stelle saranno allineate è la dormiente divinità che ora giace sotto l’oceano si risveglierà e riconquisterà il mondo. Il diavolo a confronto potrebbe sembrare un dilettante. Il male degli uomini si rovescerà su di loro. L’odio, la collera ed infine la morte ci avvolgeranno tutti. Ancora mi chiedo come può pensare Pete di fermare tutto questo da solo. Eppure appare evidente come sia l’unico scopo che lo smuove ogni mattina. Non ha un casa, non ha nulla, non ci sono tracce del suo passato. Come se non fosse mai esistito. Eppure è così convinto che la causa del suo male sia proprio tutto questo. Chissà cosa si cela nella sua mente. Da quale oscuro passato la sua mente sta cercando di proteggerlo?

***

A seguito dell’urlo della dottoressa Withdrop, Pete con il suo cane, tornarono di corsa indietro, Duke abbaiava fortissimo e appena il suo padrone gli ebbe aperto la porta si scaraventò giù dalle scale come una furia e attaccò l’uomo che si trovava in piedi in quella stanza accanto al corpo della la professoressa che giaceva a terra. Era ancora viva? L’uomo, nonostante i feroci morsi del cane, disponeva incredibilmente di una grande forza e con una spinta molto violenta si liberò della stretta di Duke lanciandolo a terra che guaì accasciandosi sul tappeto d’ingresso accanto al corpo della donna.  Pete non perse tempo e si lancio verso l’uomo cercando di buttarlo a terra, di immobilizzarlo. Purtroppo per noi non ebbe successo. I corpi dei due uomini erano avvinghiati l’un altro cercando resistere alle spinta reciproca in quel precario equilibrio. Io ero troppo lento per potergli essere d’aiuto, scesi le scale più in fretta che potei ma fui sempre in ritardo. Pete stava per essere sconfitto con le spalle al muro e le mani di quell’uomo intorno al suo collo. Stava cercando un appiglio, tra il mobile di legno e gli oggetti che vi erano appoggiati sopra. Si dimenava con le forze che gli rimanevano, avrebbe perso i sensi da li a breve. Provai a colpire l’avversario di Pete con il mio bastone ma non si curò minimamente dei miei colpi così deboli e inutili. Cosa poteva fare un debole vecchio. Era la fine. Per Pete ora e per noi sicuramente dopo. Chiusi gli occhi.

Il grande orologio sulla destra suonò. Quattro colpi, quattro rintocchi. erano le quattro del pomeriggio.  L’uomo, mi diede l’impressione che quel orologio l’avesse infastidito, con uno scatto violento strappò un lembo di pelle dal collo del mio compagno e lo buttò a terra sanguinante. Aveva perso i sensi.

Ora si voltò verso di me.

Il suo volto, mio dio il suo volto. Nonostante i segni evidenti dell’insonnia e della fame su quel volto, lo potei riconoscere, l’avevo visto pochi minuti fa in quella foto. Linch

“Lei è il signor linch” gli dissi tremando come la mia voce.

“Andate via” rispose con l’affanno con un tono innaturale.

“Qui non c’è niente per voi”.

I suoi occhi erano insanguinati la sua pelle gialla e puzzava di cadavere. Era disgustoso. Io ero come pietrificato. Cosa dovevo fare.

“Andate via” il suo corpo fu assalito da uno spasmo e con le sue braccia si protesse lo stomaco. Scattò ancora. Aveva Paura. Provava dolore.

All’improvviso il suo corpo fu colpo da un liquido che iniziò a bruciargli la pelle. Non mi ero accordo che la dottoressa Withdrop aveva ripreso i sensi e gli aveva gettato qualcosa addosso. Una sostanza acida o cosa? L’uomo con la pelle in fumo mi venne addosso e con un colpo della sua spalla mi scanso, corse via cercando di raggiungere le scale verso l’ala sinistra della villa. Urlando. Accasciandosi poi sulle scale.

“Devi morire” urlò in lacrime la scienziata che cadde sulle sue stesse ginocchia. “Devi Morire Mostro.”

Pochi istanti dopo, con un fragore indicibile tutte le vetrate dell’ingresso caddero a pezzi. Una dopo l’altra ed io immobilizzato non potei far altro che guardare accadere tutto. Tutto era troppo veloce per me. Avevo paura. Tutto stava accadendo troppo in fretta per permettermi di reagire adeguatamente. Stavano lanciando pietre contro le finestre o cosa? Il pavimento si stava riempiendo di vetri, sarebbe stato pericoloso muoversi senza prestare attenzione a dove si mettevano i piedi come avrei potuto scappare salvando anche le due persone che erano con me?. Infine andò in frantumi anche la finestra centrale sopra il portone di ingresso. Alzai lo sguardo, stupefatto. Ora sul infisso si reggeva una figura strana completamente nera. Sembrava un uccello ma mostruosamente grande. No, non poteva essere vero non esistono corvi così grandi. Non potevo credere ai miei occhi Eppure appariva proprio così. Poi di scatto si alzò in piedi e saltò sul pavimento. Era un uomo, oh mio dio, pensai dentro di me, Aveva un mantello e indossava una strana maschera che gli copriva tutto il volto ad eccezione per la bocca. Era nera come il resto del suo abbigliamento. La forma del naso ricordava la forma di un becco ecco perché mi sembrò un uccello gigante.

“Chiudete gli occhi o brucerà molto” disse, rivolgendosi a me e alla dottoressa. La sua voce era molto cupa e graffiata. Gettò quindi un boccetta in terra  che rompendosi riempi la stanza di uno strano gas ed i miei occhi si chiusero alla fine da soli.

Dalle pagine dell’Arkham Advertiser. La famiglia Linch. Capitolo 1

 

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S l i d e r a a u t d g!!!!

 

La casa era vuota, silenziosa, come abbandonata. Duke, il mio cane, era irrequieto era ovvio che non avesse voglia di restare li a lungo e neppure io. Pensavo che, Beh, in fondo questi erano soldi facili. Cosa mai avremmo dovuto trovare qui? Quell’uomo, Lynch di sicuro era scappato da questa casa. Con la scomparsa del figlio e della moglie in così poco tempo, avrà di certo perso la testa e chi può dire come può aver reagito.

Questo caso ci fu affidato dal socio del signor Lynch il signor Wilson preoccupato che gli effetti di questa tragedia possano ripercuotersi sui guadagni della società. D’altronde, per stessa confessione di Wilson: “il merito del successo della nostra fabbrica era tutto di Lynch” e poi devo ammettere che la faccia di quel tizio non mi piaceva per niente. Volevo chiudere tutto in fretta.

Con me c’erano Kate Withdrop una delle ricercatrici dell’università della Miskatonic e il vecchio professore, ora in pensione, il signor Harvey Walters esperto in letteratura antica. Ho sempre trovato strano come io e lui fossimo amici. Bah in fondo se stava bene a lui chi ero io per giudicare. Harvey ed io stavamo seguendo alcuni strani casi archiviati dalla polizia come “suicidi” ma che avevano troppi elementi in comune per essere classificati come eventi senza collegamento. Poi così tanti in sei mesi era ovvio che qualcosa non quadrava. Ma alla polizia evidentemente stava bene così, a me invece no, come non stava bene a tante altre persone che in questi mesi avevano perso le persone che amavano. In tutti questi suicidi c’era un elemento affine come diceva sempre Harvey: la presenza di tracce di una setta che vent’anni fa era stava fermata dal commissario Legrasse. Una setta veramente pericolosa che credeva nell’esistenza di divinità extra terrestri che chiamavano antichi che presto si sarebbero risvegliati a avrebbero di nuovo preso possesso della terra.

Devo essere sincero, non capivo il perché della presenza della dottoressa Withdrop, ma Wilson aveva chiesto espressamente di lei, era una scienziata, studiava chimica se avevo capito bene, non era ne un medio ne uno psicologo quindi qual’era il suo scopo qui?

Cominciai a guardarmi intorno quando il rumore di una porta sbattuta violentemente proveniente da una delle stanze a destra sopra le scale squarciò questo apparente silenzio, facendoci tutti sussultare per un istante.

“Ma questa casa non doveva essere disabitata?” pensai rapidamente. Maledizione.
“Dottoressa mi aspetti qui e non si muova mi raccomando non abbiamo tempo per altre sorprese”. Corsi subito in quella direzione e Harvey più lento mi seguì.

Salii rapidamente le scale a grandi passi, lasciai l’atrio di ingresso e prosegui sino alla fine del corridoio dopo la prima porta sino a raggiungere una porta metallica. L’unica che ha mio parare avrebbe potuto fare tutto quel rumore.
Feci forza per aprire la porta, era di metallo molto spesso che aprendosi fece un baccano incredibile e subito dopo mi accorsi di come la stanza fosse buia e fredda. C’era un piccolo pannello elettrico fuori dalla stanza provai a metterci le mani per cercare di capire se ci fosse qualche filo staccato e con un po’ di fortuna tornò la luce.

Credetti subito di essere capitato dentro ad un laboratorio medico. Mi guardai intorno a capii subito che mi stavo sbagliando, faceva dannatamente freddo si trattava di una cella frigo mio dio. Si sentiva chiaramente l’odore di sangue. Cosa ci facesse un stanza del genere dentro ad una villa non ne avevo idea mi voltai ancora e con mio disgusto trovai un figura sul lettino: Sul tavolo operatorio giaceva il corpo devastato e sanguinaeo di un uomo attorno ad esso strumenti arrugginiti attrezzi rudimentali l’uomo era senza pelle mi avvicinai per vedere se era ancora vivo, sentii il suo flebile respiro, capii che stava cercando di parlare e mi accostai al suo viso. mi sussurò in preda l’orrore con la sua bocca senza labbra: oh Dio voleva la mia carne.  Col suo ultimo respiro mormorò ancora “durante la notte mi lascia in pace”. Il corpo era legato al lettino con una catena agganciata al braccio sinistro tramite un bracciale molto stretto e completamente sanguinante.

“Qui c’è qualcosa che non va” mi disse Harvey “quarda, vedi quel segno? è una runa e le incisioni sul lucchetto sono gli stessi simboli che abbiamo già visto altrove” .

“Bisogna scoprire il significato di questi segni se vogliamo capirci qualcosa.” mi disse osservano il lucchetto che ora teneva tra le mani.

Era la conferma che cercavamo, o che forse in realtà non avremmo voluto trovare, anche in questo caso fin’ora completamente trascurato dalla polizia c’era la possibilità che quella setta avesse a che fare con questo delitto.

“Ora andiamocene” disse Harvey.

“Aspetta, Non possiamo lasciarlo qui e se fosse il Signor Linch?

“No non lo è! Mi rispose.

“Il signor Linch è alto quasi un metro e ottanta questo corpo non supera il metro e sessanta”

“Guarda questa foto, Linch è più alto del Signor Wilson che è più o meno alto come te.” Mi mostrò un ritaglio di giornale.

“Si mi hai convinto, ma vuoi lo stesso lasciare qui il cadavere?”

“meno tracce delle nostra presenza lasciamo, meglio è”.

“Qui non siamo soli, qualcuno è stato in questo luogo proprio prima di noi”

“Sicuro che il rumore venisse da qui giusto?”

“Penso di Si” gli risposi. “Non ho visto venendo altre porte che avrebbero fatto lo stesso baccano”

Sul volto di Harvey non vi era convinzione ma dubbio. Glielo lessi in faccia. “Forse mi sono fatto prendere dalla fretta e non ho valutato bene. Forse sono stato troppo impulsivo.” Ancora una volta, pensai.

Decidemmo quindi di tornare di corsa indietro quando un urlo d’aiuto arrivò come un fulmine alle nostre orecchie. Kate!