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Il Porto Proibito

Bentrovati ragassuoli, anche quest’oggi questo covo di cialtroneria e leggerezza vi invita con soomo giubilo a prendere il vostro posto abituale per cianciare di fumetti e sollazzarvi lo spirito tutto. Oggi parliamo di un fumetto incredibile, prezioso che, perdincibacco, non dovreste mancare per nessun motivo.

Il fumetto è Il Porto Proibito, un bellissimo romanzo scritto e disegnato dalla coppia (nella vita e professionale) di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Uno degli sport su cui l’internet si arrovella di più è stabilire se prodotti (spesso di consumo) come Fumetti e videogiochi siano assimilabili ad opere artistiche. Purtroppo risulta complicato convincere chi pensa che il fumetto sia solo un qualcosa che si compra in edicola e che il lavoro di questi autori e disegnatori abbia un valore di un certo peso e meriti un rispetto tale da elevare quelle pagine da “Giornaletto” a Romanzo.

Alcune volte i detrattori del fumetto come arte hanno ragione posizionando il fumetto come un qualcosa di Pop senza valore ma ci sono occasioni dove bisogna alzarsi in piedi e far sentire la propria voce.

Il Porto Proibito è un’opera d’arte, un romanzo a fumetti che porta così in alto la letteratura a disegni tanto da non sfigurare di fronte ai più blasonati classici romanzi d’avventura. Il Porto Proibito è qualcosa per cui non riesci a trovare le parole per descrivere quanto sia stato emozionale il viaggio nel leggerlo. Una storia in quattro atti letta in quattro sere diverse in poco meno di una settimana, una storia d’amore di riscatto e di malinconia soffusa con un finale agrodolce che qualche bruschetta nell’occhio ci finisce sicuro.

Questa è la storia di Abel un giovane pischello che viene salvato da una nave inglese e che non ricorda nulla del suo passato. Viene accolto da una famiglia composta da tre sorelle che hanno perso in mare il padre. Abel per ricambiare l’affetto di quelle tre ragazze vivrà un’avventura per cercare di riabilitare il padre delle ragazze accusato di tradimento.

è facile trovare i riferimenti letterari da cui il Porto Proibito ha preso ispirazione. C’è L’Isola del Tesoro di Stevenson, c’è Patrick O’Brian, c’è Long John Silver.

Questa graphic novel ha, dal tuo punto di vista un target piuttosto variegato (o forse no). Ha certamente gli elementi del romanzo per ragazzi ma è ricco di scene e situazioni meglio adatte ad un adulto.

Ci sono così tante citazioni e omaggi a poeti e scrittori che bisognerebbe fare un post solo per quello. Ma il Porto Proibito non è solo da leggere e anche da gustare gli occhi perché il lavoro di Turconi e semplicemente eccezionale, ricco di dettagli e di espressività per tutti i personaggi che popolano la storia.

Davvero, non riesci a trovare un motivo per dire qualcosa, per scrivere una critica sensata su questo fumetto. Forse è la volta buona che la parola “Capolavoro” non è usata a casaccio. Ma se anche così non fosse, Il Porto Proibito è probabilmente uno dei fumetti più belli che tu abbia mai letto nella tua vita. No non stai esagerando, davvero. Questo è qualcosa che custodirai gelosamente e regalerai a tua figlia quando sarà il momento giusto.

l’acqua dentro un bicchiere è cristallina,
l’acqua nel mare è scura.

Devo andare, amore. Devo proprio…
ma non ti lascio: dopo tutto il mio nome significa connessione.

Oh avrei tanto desiderato legarmi a te per sempre!
Fare la mia tenerezza del cantico…
Mettimi come sigillo sul tuo cuore
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore.

Le grandi acque non possono spegnere l’amore, ne i fiumi travolgerlo.
Eri mare che corteggia la scogliera,
fiamma che purifica il metallo, fuoco che divora la legna,
mutandola in brace incandescente mai sopita.

Lasciarsi consumare da te, divenire -di due- una cosa sola…
è stato un regalo.

Credimi, Credici. Mi troverò semplicemente… là dove mi vorrai cercare.
Nel vento che gonfia le vele.
Nell’onda che ricama a festoni il bagnasciuga.
Nel luccichio delle tremule perle di rugiada sui file d’erba
riscaldati dall’aurora.

Il tuo sorriso sarà la mia pienezza.
M’inebrierò delle tue soddisfazioni.
Riderò con te dietro un arcobaleno palpiterò tra le scaglie d’oceano all’orizzonte,
sarò brivido di foglia tra i sussurri della brezza ogni qual ti emozionerai.

Mi farò goccia di cielo per baciare le tue palpebre abbassate,
manto vellutato della notte, per proteggerti,

Sarò dita di alba per solleticare i tuoi risvegli e accompagnarti dentro ogni nuovo giorno.

Grazie per essere stato per me… carezza di Dio.

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Providence

Bentrovati freschi ragassuoli amanti della semplicità e delle notti passate a dormire. Oggi ci prendiamo la seconda pausa dai post della serie #1discoalgiornoper10giorni (serie che tra l’altro ti spiace doverlo scrivere non sta riscontrando l’interesse che ti aspettavi, vabbò questioni di gusti. che poi se non ve garba ditelo che si smette di farla) per tornare a parlare di un argomento più incline agli abituali frequentatori di questa mai sazia webbettola de borgata. Today si parla di fumetti, commentando il primo volume della serie Providence scritta da Alan Moore e disegnata da Jacen Burrows edita in italia da Panini Comics.

Providence è stata pubblicata in america tra il 2015 e il 2017 mentre in Italia si è da poco conclusa. Il primo albo che tu hai acquistato solo di recente è giunto alla sua terza ristampa a testimoniare il notevole interesse che l’opera ha raccolto nel corso della sua storia editoriale.

Va da se che Alan Moore è un marchio di garanzia e se mischiato con cura alla mitologia di Cthulhu di H.P. Lovecraft è chiaro che le aspettative non potevano che essere molto, molto alte.

Stando alle fonte trovate sull’internet, il lavoro preparatorio per sceneggiare Providence è stato piuttosto lungo perché Moore è andato alla ricerca di tutto il materiale di critica prodotto intorno alla scrittore statunitense di inizio secolo, lavoro che ha portato via almeno sei mesi di tempo.

La serie è ambientata nel 1919 con al centro Robert Black, uno scrittore omosessuale, che inizialmente lavora come giornalista per il New York Herald. Black decide di prendere un periodo di aspettativa dalla suo carriera di giornalista, con l’intenzione di scrivere un Grande Romanzo Americano. (Da Wikipedia)

Providence ha il difficile obiettivo di condensare tutta la mitologia dei grandi antichi all’interno della sua storia. Un lavoro certosino e accurato la cui prima lettura a malapena sfiora la superficie dell’intreccio. Non siamo di fronte al citazionismo che, a volte, scade nel ruffianesimo per compiacere i Nerd malati e mai sazi di chicche e pippe ma abbiamo tra le mani un racconto che prende, agita e mescola situazioni e personaggi presi dai racconti

Providence è un racconto che ipnotizza, che conquista lentamente nell’oscurità pagina dopo pagina senza quasi che il lettore si accorga del maligno che gli sta venendo addosso. Si parte distaccati, cinici. Per poi non essere in grado di scansare la violenza non più omessa come nei racconti di Lovecraft che Moore ci metterà davanti senza pietà.

tennicamente il prodotto che hai tra le mani è per il tuo modesto punto di vista piuttosto “diverso” da quello che leggi di solito. Gli stolti e i troppo colti parlerebbero di originalità ma data la tua cultura fumettistica ritieni che è superbo parlare di originalità, per tanto, ci limitiamo a parlare di diversità.

Ci si trova a viaggiare costantemente insieme a Robert Black, condividendone sensazioni, esperienze e visioni, ma da un punto di vista leggermente sfasato che permette sì l’identificazione ma favorisce al tempo stesso il distacco infatti in ogni tavola ad eccezione della scena d’apertura saremo sempre in contatto con il protagonista.

A chiusura di ogni capitolo, avremo modo di fermare, di capire, di rivivere più soggettivamente le vicende lette nelle pagine precedenti attraverso il diario e altre letture finite per le mani di Black.

Il primo Albo ti ha davvero colpito, ti ha stupito come poche altre volte anche lo stesso Moore ha saputo fare. La lettura è consigliata ma non è per tutti e in ogni caso sei anche convinto che per comprendere tutto saranno necessarie più letture.

Mercurio Loi. L’uomo Orizzontale

Bentrovati amanti delle novelle a fumetti che mensilmente vi accalcate nei chioschi delle edicole o nei più raffinati negozi dedicati, oggi torniamo a parlare di una delle italiche letture che spicca sicuramente per grado di sollazzitudine, capace di intrattenerti per un breve ma intenso momento di relax a volte anche riflessivo. Un fumetto che non va da nessuna parte ma che nel suo essere circolare e fine a se stesso, sa raccontare storie eleganti e piene di senso. Oggi si parla (se vi aggrada) di quel signorotto de Roma, Mercurio Loi.

Per una motivazione che ora è complicata da spiegare ai saltato la lettura di un paio di numeri di Mercurio. Sono al Cornerhouse ma al momento è un casino leggerli. Quindi per appagare la tua voglia hai letto il primo albo “nuovo” che ti è capitato tra le mani, l’ultimo, appena uscito: L’uomo Orizzontale.

La premessa non strettamente correlata alla lettura specifica ma che a tuo umile giudizio val la pena sottolinearlo dopo gli ultimi post, ossia che sei decisamente soddisfatto di come in questo periodo stai sperperando il vile dinero nelle lettere con i disegni. Come i recenti post di marzo e aprile hanno descritto stai praticamente consigliano ogni lettura che stai portando a termine il che è una cosa davvero pheeegosa. Evidentemente i tagli, le rinunce e quant’altro hanno avuto l’esito sperato.

Ad ogni modo basta sbrodolarsi e cianciarsi addosso, diamo polvere al fuoco e via. Olè!

Come ogni volta che si parla di Mercurio Loi, questo post sarà il tuo commento, la tua riflessione sugli spunti che la lettura del fumetto ha saputo suscitare dentro la tua anima avariata o variegata non ti mai stato chiaro. Oggi si parla di immobilità e ozio che come ben sottolinea Alessandro Bilotta sono due cose ben diverse.

L’ozio è un arte, uno stato mentale che solo le menti più intelligenti possono apprezzare. Dice Mercurio. Tu in realtà ti sei sentito quasi offeso da questa frase. Tu odio l’ozio, detesti la noia. Ti deprimi se a causa della pigrizia che ogni tanto arriva non fai tutto quello che avresti voluto fare.

Come il sempre valido RedBavon ha fatto notare, c’è tutto un fraintendimento tra l’ozio e la prigrizia, sulla ricerca delle quiete per dar sfogo alla propria mente, sulla ricerca della pace per percorrere un viaggio introspettivo solitario, eppure nonostante sia fuori di dubbio che tutte le sue argomentazioni siano più valide, il tuo cervello bacato da il meglio di se quando è intento a fare altro. Se vuoi trovare la soluzione ad un problema o se vuoi riflettere su qualcosa tu devi fare altro, qualcosa che ti coinvolga al 100% ad un certo punto ti annoierai e in quel momento, sbem, ecco arrivare la risposta. Strana la vita eh?

L’immobilismo invece è un’arma devastante che uccide più di una spada. Non fare niente se qualcuno accanto a noi sta male, non fare niente se non siamo d’accordo con le attuali situazioni sociali è da vili, da codardi. Fregarsene non è la soluzione, ma forse il male peggiore. Se poi ci si lamenta pure, allora ok, vi sta meritando una gitarella in quel luogo di villeggiatura mai abbastanza affollato….

Così il povero Ottone, protagonista indiscusso di questa storia è costretto da una parte a subire l’ozio di Mercurio che si abbandona a tempo da definirsi al suo divano, anche lui nella classica posizione evidentemente famosa dello “spapanzato” (marchio registrato) mentre dall’altra parte assiste al disastro che una setta Gli Inerti crea in città fermandosi in mezzo alla strada qualsiasi cosa stia succedendo anche quando (occhio allo spoiler) un bimbo finisce sotto una carrozza.

Se da una parte l’oziare viene assolto da suoi crimini non si può dire altrettanto degli immobili perché coloro che scelgono di restare fermi diventano peggiori e più pericolosi degli ignavi donbbondiani di fronte al male che li circonda.

Le proprie zone di confort vanno alla volte sradicate, così come bisogna uscire dalla rotonda in cui è cascata la nostra vita, magari inciamperemo nell’ennesimo fallimento ma non avremo visto il nostro mondo distruggersi mentre noi non facevamo niente per impedire che la tragedia si consumi davanti a noi.

Oggi si può oziare, magari anche domani ma -accidenti- quei piedi giù dal divano presto li dovremo mettere!

La Fine Della Ragione

Parecchi post fa, avevi detto che nella tua wishlist fumettestica era presente, tra le molte e varie letture il fumetto di Rrobbe La Fine Della Ragione. Si, è vero. Potremmo definire questo il tuo periodo Recchioni, vi prego scriviamolo sempre bene che il rischio del fallo (come piace dire a Crozza) è, perdincibacco, dietro l’angolo. Dopo aver apprezzato prima 4Hoods poi Il Corvo che se volete potete leggere i relativi sproloqui qui e quo, ora in due sere ti sei dedicato alle lettura di questo albo tra l’altro impiegato dalla Feltrinelli come libro d’apertura per la sua collana Feltrinelli Comics insieme ad un’opera di Pennac.

La Fine Della Ragione scritto e disegnato dal Rrobbe con tutti i pro e i contro del caso, è un’opera strana, magari non originale, ma certamente diversa dalla moltitudine di fumetti che settimanalmente leggi. La Fine Della Ragione è lavoro violento ed egocentrico, passionale e incazzato frutto di un autore che ha avuto la necessità o l’esigenza di mettere su carta il suo disagio nei confronti di alcune questioni d’attualità e di politica.

Don Chisciotte me fa ‘na pippa a me!

Il più grande pregio di questo fumetto è che può piacere o no ma qui Roberto Recchioni esplicita completamente come la pensa su quei determinati argomenti senza troppi filtri e senza la paura di perdere consensi e immagina un distopico medioevo futuro dove la cose sono andate in vacca per via di tutti i suoi timori.

In un momento dove sono in molti a pensarla diversamente da lui non è facile per un front man avere il coraggio di pubblicare questo fumetto. C’è tanta politica ne La Fine Della Ragione e la sua uscita a poche settimane dal voto di un mese e mezzo fa, si è portata dietro parecchie polemiche tra gli appassionati. Che poi mi pare che Recchioni non abbia mai nascosto le sue antipatie per alcuni movimenti politici per tanto francamente non capisci cosa c’è così tanto da stupirsi.

Se l’autore de La Fine Della Ragione fosse stato Armando Frascazzi Da Ceprano oggi potremmo chiudere qua il post dicendo che si tratta dell’ottimo lavoro di un autore sconosciuto ma visionario che vuole metterci in guardia dalla nostra ottusa ottusità, dal nostro essere gregge di pecore dietro al comico o all’imprenditore di turno manipolati continuamente dai blog(ghe) e dalle televisioni (maledetto quarto potere).

Invece trattandosi di quel furbacchione un po’ stronzo del curatore di Dylan Dog viene da porsi delle domande su questo fantomatico bisogno di dire la propria.

Si perchè La Fine Della Ragione è una palestra per gli Haters dell’internet, è pieno di estremizzazioni che ti vien voglia di dire: “ah Rrobbe ma che cazzo dici!”. Oppure di urlare al Gomblotto!

Ma se, disgrazia non voglia, ti trovi in linea con le idee esposte in questo fumetto, La Fine Della Ragione diventa un manifesto, una sirena che suona, il monito di uno stronzo (l’autore) che accidenti ha ragione.

Il Padre di tutte le risposte facili a problemi complessi: Dio

Non sai se a qualcuno può fregare ma, per tua (s)fortuna, fai proprio parte di questo gruppo di persone. Sei tra coloro che credono che la scienza e la medicina non possono essere smentite da maghi, indovini o influencer. Così’ come credi che la politica debba essere fatta da gente che conosce il mestiere e non da improvvisati bibitari.

Per questo sei rimasto folgorato da La Fine Della Ragione. Perché ne hai saputo cogliere la sincerità con cui è scritto pur riconoscendone in alcuni casi i suoi stessi limiti. Forse ti suona un po’ come una sveglia interiori perché è da un po’ che ti sale la rabbia per tante cose che vedi fracassarsi al suolo senza che nessuno prova ad aggiustarle. La tua parte adulta così noiosa e poco propensa agli acquisti folli sull’amazon è così carica di indignazione e di disagio per i mille guai che vedi per le strade. Oh se c’è da fare, accidenti!

Alla fine oggi può quasi affermare con una certa dose di certezza che nella Top5 che tradizionalmente uscirà a fine anno, almeno due posti sono già occupati. Uno di essi è proprio questo albo.

Oggi mandiamo a fanculo il mondo, piccola.

Stringimi la mano che ho un po’ paura.

Si zio.

4Hoods 2. Navi Nella Nebbia

Bentrovati allegri briganti e fannulloni di frontiera, amanti delle ciancerie, delle birre frizzanti dal colore ambrato e delle grigliate di pasquetta. Oggi chiaccheriamo per pochi istanti a proposito del secondo numero di 4Hoods una delle ultime proposte Sergio Bonelli Editori, il fumetto Fantasy per pischelli e non, che tanto si ispira al mai amato abbastanza Dungeons and Dragons tornato prepotentemente di moda grazie a Stranger Things, farcito con una bella dose di citazioni tra cinema, letteratura e videogiochi che i pischelli più anziani potranno certamente riconoscere e apprezzare.

Se vi siete persi il commento sconclusionato di questa webbettola de borgata a proposito del primo numero di 4Hoods potete chiaramente, e se vi pare, trovarlo qui.

Scrivere questo post non è per niente semplice. In tutta onestà sei ancora un po’ scottato per l’abbaglio su cui sei inciampato goffamente quando uscì, l’anno scorso, Mercurio Loi, primo numero esattamente come te lo aspettavi mentre per i due successivi numeri scrivesti le peggio cose per poi capire che le peggio cose te le meritavi tu per non aver capito il fumetto e quindi per averlo commentato peggio del solito come il più maldestro tuttologo di fumetti che crede di fare proseliti sull’internet tutta. Fortuna che questo è uno spazio personale e se scrivi stronzate nessuno può prendersela troppo. Si ma che vergona!

Detto questo ti è rimasto un po’ di timore residuo e forse superfluo, nel dover parlare di un numero due. Miiii che paura. Che poi si sa che proprio le seconde uscite sono davvero toste. Passa il fattore novità, l’entusiasmo di un primo numero ben riuscito. Magari ci si gioca subito una carta importante e poi dal secondo numero in poi, bisogna far ricominciare un po’ tutto per creare e sviluppare una trama che probabilmente ha bisogno di spazio e tempo per tornare a splendere.

Uè Johnny ti stai preparando a dire che 4Hoods 2 è ‘na sola? Ma no, è solo che andava fatta una breve postilla per introdurvi al post.

Il secondo numero di 4Hoods perde certamente il fattore novità per i lettori più navigati, per quelli che macinano pagine e pagine al mese avidi e affamati costantemente di novità. Per tutti gli altri 4Hoods riesce a non deludere, anzì diverte e si mantiene su un livello costante e gradevole.

Forse sono mancate quelle citazioni così plateali, intelligenti e da applausi che ti hanno fatto sobbalzare durante la lettura del primo numero. Ma continui a pensare che 4Hoods abbia tutte le carte in regola per appassionare il pubblico a cui si rivolge.

Ecco, giusto un appunto, forse da anziano rompicojoni. Il lessico utilizzato nell’albo è ben pensato, è piacevole leggere le tipiche parole con cui oggi ci immaginiamo i cavalieri e le damine parlamentare a tavolo. Ah ti sfido a duello vile avversario! e via così. Ma occhio, questo fumetto verrà preso in mano anche dai bimbi e trovarci alcune parole mmmmm non va bene. Fine Parte Bacchettona!

Tennicamente l’albo ha delle tavole molte belle e colorate forse addirittura migliori del numero precedente. La storia si sviluppa molto dinamicamente ed è piena di colpi di scena fino ad arrivare al twist finale e relativo “quasi” lieto fine.

Perché, dai ammettiamolo, il bello di questi fumetti è proprio sapere che i tuoi eroi alla fine vincono sempre e la parte avvincente è scoprire come ci riescono nonostante le evidenti difficoltà. In periodo storico in cui nessun eroe è al sicuro, maledetto ciccio martin te possimo, sapere che ci sono sempre quattro avventurieri in grado di salvare la principessa dal drago o dalla malvagia matrigna è proprio ciò di cui un pischello vicino ai quaranta, ha bisogno.

All’avventura!