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La Fine Della Ragione

Parecchi post fa, avevi detto che nella tua wishlist fumettestica era presente, tra le molte e varie letture il fumetto di Rrobbe La Fine Della Ragione. Si, è vero. Potremmo definire questo il tuo periodo Recchioni, vi prego scriviamolo sempre bene che il rischio del fallo (come piace dire a Crozza) è, perdincibacco, dietro l’angolo. Dopo aver apprezzato prima 4Hoods poi Il Corvo che se volete potete leggere i relativi sproloqui qui e quo, ora in due sere ti sei dedicato alle lettura di questo albo tra l’altro impiegato dalla Feltrinelli come libro d’apertura per la sua collana Feltrinelli Comics insieme ad un’opera di Pennac.

La Fine Della Ragione scritto e disegnato dal Rrobbe con tutti i pro e i contro del caso, è un’opera strana, magari non originale, ma certamente diversa dalla moltitudine di fumetti che settimanalmente leggi. La Fine Della Ragione è lavoro violento ed egocentrico, passionale e incazzato frutto di un autore che ha avuto la necessità o l’esigenza di mettere su carta il suo disagio nei confronti di alcune questioni d’attualità e di politica.

Don Chisciotte me fa ‘na pippa a me!

Il più grande pregio di questo fumetto è che può piacere o no ma qui Roberto Recchioni esplicita completamente come la pensa su quei determinati argomenti senza troppi filtri e senza la paura di perdere consensi e immagina un distopico medioevo futuro dove la cose sono andate in vacca per via di tutti i suoi timori.

In un momento dove sono in molti a pensarla diversamente da lui non è facile per un front man avere il coraggio di pubblicare questo fumetto. C’è tanta politica ne La Fine Della Ragione e la sua uscita a poche settimane dal voto di un mese e mezzo fa, si è portata dietro parecchie polemiche tra gli appassionati. Che poi mi pare che Recchioni non abbia mai nascosto le sue antipatie per alcuni movimenti politici per tanto francamente non capisci cosa c’è così tanto da stupirsi.

Se l’autore de La Fine Della Ragione fosse stato Armando Frascazzi Da Ceprano oggi potremmo chiudere qua il post dicendo che si tratta dell’ottimo lavoro di un autore sconosciuto ma visionario che vuole metterci in guardia dalla nostra ottusa ottusità, dal nostro essere gregge di pecore dietro al comico o all’imprenditore di turno manipolati continuamente dai blog(ghe) e dalle televisioni (maledetto quarto potere).

Invece trattandosi di quel furbacchione un po’ stronzo del curatore di Dylan Dog viene da porsi delle domande su questo fantomatico bisogno di dire la propria.

Si perchè La Fine Della Ragione è una palestra per gli Haters dell’internet, è pieno di estremizzazioni che ti vien voglia di dire: “ah Rrobbe ma che cazzo dici!”. Oppure di urlare al Gomblotto!

Ma se, disgrazia non voglia, ti trovi in linea con le idee esposte in questo fumetto, La Fine Della Ragione diventa un manifesto, una sirena che suona, il monito di uno stronzo (l’autore) che accidenti ha ragione.

Il Padre di tutte le risposte facili a problemi complessi: Dio

Non sai se a qualcuno può fregare ma, per tua (s)fortuna, fai proprio parte di questo gruppo di persone. Sei tra coloro che credono che la scienza e la medicina non possono essere smentite da maghi, indovini o influencer. Così’ come credi che la politica debba essere fatta da gente che conosce il mestiere e non da improvvisati bibitari.

Per questo sei rimasto folgorato da La Fine Della Ragione. Perché ne hai saputo cogliere la sincerità con cui è scritto pur riconoscendone in alcuni casi i suoi stessi limiti. Forse ti suona un po’ come una sveglia interiori perché è da un po’ che ti sale la rabbia per tante cose che vedi fracassarsi al suolo senza che nessuno prova ad aggiustarle. La tua parte adulta così noiosa e poco propensa agli acquisti folli sull’amazon è così carica di indignazione e di disagio per i mille guai che vedi per le strade. Oh se c’è da fare, accidenti!

Alla fine oggi può quasi affermare con una certa dose di certezza che nella Top5 che tradizionalmente uscirà a fine anno, almeno due posti sono già occupati. Uno di essi è proprio questo albo.

Oggi mandiamo a fanculo il mondo, piccola.

Stringimi la mano che ho un po’ paura.

Si zio.

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4Hoods 2. Navi Nella Nebbia

Bentrovati allegri briganti e fannulloni di frontiera, amanti delle ciancerie, delle birre frizzanti dal colore ambrato e delle grigliate di pasquetta. Oggi chiaccheriamo per pochi istanti a proposito del secondo numero di 4Hoods una delle ultime proposte Sergio Bonelli Editori, il fumetto Fantasy per pischelli e non, che tanto si ispira al mai amato abbastanza Dungeons and Dragons tornato prepotentemente di moda grazie a Stranger Things, farcito con una bella dose di citazioni tra cinema, letteratura e videogiochi che i pischelli più anziani potranno certamente riconoscere e apprezzare.

Se vi siete persi il commento sconclusionato di questa webbettola de borgata a proposito del primo numero di 4Hoods potete chiaramente, e se vi pare, trovarlo qui.

Scrivere questo post non è per niente semplice. In tutta onestà sei ancora un po’ scottato per l’abbaglio su cui sei inciampato goffamente quando uscì, l’anno scorso, Mercurio Loi, primo numero esattamente come te lo aspettavi mentre per i due successivi numeri scrivesti le peggio cose per poi capire che le peggio cose te le meritavi tu per non aver capito il fumetto e quindi per averlo commentato peggio del solito come il più maldestro tuttologo di fumetti che crede di fare proseliti sull’internet tutta. Fortuna che questo è uno spazio personale e se scrivi stronzate nessuno può prendersela troppo. Si ma che vergona!

Detto questo ti è rimasto un po’ di timore residuo e forse superfluo, nel dover parlare di un numero due. Miiii che paura. Che poi si sa che proprio le seconde uscite sono davvero toste. Passa il fattore novità, l’entusiasmo di un primo numero ben riuscito. Magari ci si gioca subito una carta importante e poi dal secondo numero in poi, bisogna far ricominciare un po’ tutto per creare e sviluppare una trama che probabilmente ha bisogno di spazio e tempo per tornare a splendere.

Uè Johnny ti stai preparando a dire che 4Hoods 2 è ‘na sola? Ma no, è solo che andava fatta una breve postilla per introdurvi al post.

Il secondo numero di 4Hoods perde certamente il fattore novità per i lettori più navigati, per quelli che macinano pagine e pagine al mese avidi e affamati costantemente di novità. Per tutti gli altri 4Hoods riesce a non deludere, anzì diverte e si mantiene su un livello costante e gradevole.

Forse sono mancate quelle citazioni così plateali, intelligenti e da applausi che ti hanno fatto sobbalzare durante la lettura del primo numero. Ma continui a pensare che 4Hoods abbia tutte le carte in regola per appassionare il pubblico a cui si rivolge.

Ecco, giusto un appunto, forse da anziano rompicojoni. Il lessico utilizzato nell’albo è ben pensato, è piacevole leggere le tipiche parole con cui oggi ci immaginiamo i cavalieri e le damine parlamentare a tavolo. Ah ti sfido a duello vile avversario! e via così. Ma occhio, questo fumetto verrà preso in mano anche dai bimbi e trovarci alcune parole mmmmm non va bene. Fine Parte Bacchettona!

Tennicamente l’albo ha delle tavole molte belle e colorate forse addirittura migliori del numero precedente. La storia si sviluppa molto dinamicamente ed è piena di colpi di scena fino ad arrivare al twist finale e relativo “quasi” lieto fine.

Perché, dai ammettiamolo, il bello di questi fumetti è proprio sapere che i tuoi eroi alla fine vincono sempre e la parte avvincente è scoprire come ci riescono nonostante le evidenti difficoltà. In periodo storico in cui nessun eroe è al sicuro, maledetto ciccio martin te possimo, sapere che ci sono sempre quattro avventurieri in grado di salvare la principessa dal drago o dalla malvagia matrigna è proprio ciò di cui un pischello vicino ai quaranta, ha bisogno.

All’avventura!

Io sono Padano

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Paesaggi Familiari

Io sono padano.
mi piace l’Italia tutta anche se non vivrei ovunque. Mi piace l’Europa e anche i continenti lontani quelli dove cambi orario sette o otto volte. Però l’unica volta che mi sento davvero a casa è quando ci lasciamo Bologna alle spalle andando verso nord e vedo quella distesa di campi verdi e fattorie che si estende per kilometri e kilometri. Gli spazi ampi che non ti soffocano, le strade dritte che si perdono all’orizzonte le alpi con le punte bianche che pian piano appaiono in lontananza.
Non me ne voglia la capitale e la sue gente che così tanto calorosamente mi ha accolto ma certe cose sono scolpite nel mio Dna, fanno parte di me e sono le uniche che sanno rigenerarmi.
Io sono padano non è una dichiarazione politica, non fraintendete, sono padano è solo un senso di appartenenza ad una terra, la mia terra.

Il Cornerhouse al Romics 2018

Ebbene ragassuoli, oggi solo un rapiderrimo post di servizio.

Se avete piacere di condividere un caffè con il qui presente, con PolloFifo e sua elevata e saggia elevazione Lego Darth Vader, ci vediamo sabato prossimo, il 7 di aprile, al Romics.

Il Cornerhouse ci sarà almeno tutta la mattina e il primo pomeriggio. Tra le cose tenteremo di farci autografare il cofanetto di Sherlock da Martin Freeman, uno degli ospiti più importanti per l’edizione di questa primavera.

Gireremo poi per qualche Stand a caccia di qualche vecchio Bonelli o per completare qualche serie che è rimasta appesa, compreso qualche manga che non hai mai terminato. Si, odi avere le cose a metà.

Insomma se vi volete sollazzare lo spirito tutto con una maschia stretta di mano, con della caffeina liquida e qualche ciancia superflua sul diagramma di Smith o sulla conversione predditiva analogica digitale sapete cosa (non) fare.

Cia!

Century. Il Gioco Da Tavolo

Bentrovati primaverili ragassuoli che tanto vi sollazzate quasi quotidianamente o spirito tutto in questa webbettola cianciona poco propensa a cadere negli schemi convenzionali dei blog(ge) di settore. Oggi dopo qualche post, torniamo a parlare di quel fantastico mondo che è il gioco da tavolo. Per farlo ci prendiamo i soliti minuti per parlare a sproposito e senza il benché minimo filo logico di uno dei gioco che da quando è entrato nei titoli della famigghia è stato sicuramente tra quelli che hanno ottenuto più successo: Century La Via Delle Spezie.

Per coloro che son capitati in questo postaccio guidati dal possente google i quali non sanno dove poccazozza siano finiti, è lecito accontentarli con un po’ di tennicismi così il loro tempo se non prendono da bere non vada sprecato.

Century è un gioco di carte che mette attorno al tavolo da due a cinque giocatori per una durata sempre inferiore all’ora. Lo scopo del gioco è acquistare una serie di carte dette mercante al fine di costruire un motore di creazione risorse per arrivare a comprare le carte obiettivo valide per i punti vittoria finali. Il primo giocatore che compra la quinta carta obiettivo chiude la partita permettendo agli altri giocatori di porre termine al giro. Chi ha totalizzato il maggior numero di punti vittoria è il vincitore.

Con l’aumento del numero di giocatori diminuisce il controllo che i giocatori possono avere sul fattore alea. Tu hai provato Century in ogni configurazione di possibile. In due e tre giocatori è quasi sempre più cattivo anche se tendenzialmente l’interazione indiretta è sempre leggera. Alle volte ti è capitato di voler incastrare il giocatore che in quel momento stava vincendo ma fondamentalmente è tutto in funzione della sensibilità dei giocatori intorno al tavolo.

Di solito in ambito famigghia si tende a non rompersi troppo le scatole e tutto il gioco si riassume nel trovare la giusta combinazione di carte in funzione delle carte obiettivo in gioco.

Century è chiaramente un familiy game, qualcosa di un po’ più di un filler ma non ancora abbastanza da essere il piatto forte della serata e fa dell’estetica, dell’aspetto visivo molto bello, uno dei suoi principali pregi.

Terminiamo il pippone del goblin con dire che Century è edito in italia da Asmodee ed è facilmente trovabile ad un costo medio di circa trentacinque monete d’argento.

Ok Ok, il dente è andato. Ora se rimanete qui vi tocca leggere il tuo commento spassionato e sgrammaticato che questo gioco lo hai letteralmente spolpato e che tanto è piaciuto alla famigghia.

Gli autorevoli e preparati blogge e i verdi forum italici hanno abbastanza affossato questo povero giuoco reo di non essere in grado di eccitare l’hardcore gamer che al solo vedere la casualità della pesca delle due file di carte, quella delle carte motore e quelle delle carte obiettivo, può richiedere al suo spacciatore di fiducia un flacone di lexotan per riuscire a calmarsi prima di tirare le capocciate al muro. Si, l’ultimo giocare se si gioca in cinque può aver sfiga e sucare duro per via che gli altri che lo precedono possono prendere le carte migliori prima di lui eh vabbè pace, non ti pare sia l’unico gioca a portare questo difetto. Altri hanno parlato di noia, di stallo, che gli esperti giustamente giocano solo tra esperti. Ma un grosso ‘sti cazzi e pensare che grazie a Century tu hai fatto sparire il mercante in fiera dai giuochi durante le vacanze di natale, lo vogliamo dire?

Sia chiaro che Century non è un gioco perfetto e non credi abbia mai preteso di esserlo ma è un’arma perfetta per introdurre nuovi giocatori, nuove leve pronte a spendere stipendi sui prossimi giochi e vedrete che una parte di loro, non tutti come è giusto che sia, un giorno giocherà anche a Agricola non temete ma ci va tempo! Century è bello da vedere, dura poco e si spiega in pochi minuti. Ragassuoli sono anni che lo vai dicendo è il target quello che va compreso. Esempio sciocco ma sei una vado a vedere una commedia è mi lamento che fa ridere forse ho sbagliato io qualcosa. Se invece dico questa commedia non è gagliarda come altre forse sto inquadrando meglio il discorso. Century è un gioco leggero, tranquillo e dalla durata contenuta. Si spiega in pochi minuti e chiunque grazie a un po’ di culo o un po’ di bravura può arrivare a vincere.

Ma davvero vi pare poco?

Per tutti questi personalissimi motivi, ripeti, personali, è solo un’opinione personale, Century è buon gioco introduttivo adatto agli occasionali e ai neofiti che dopo venti partite (e oggi sappiamo che su un singolo titolo in soli sei mesi non sono poche) non ti ha ancora stancato. Anzi, dirai di più, Century non è solo il titolo che tuo suocero ha voluto comprare, ma è IL GIOCO con il quale lui stesso ha fatto partire la sua opera di evangelizzazione.