Archivi Blog

Mercurio Loi. Il Circolo Degli Intelligentissimi

Bentrovati ragasuoli, anche questo mercoledì la vostra appassionata e cianciosa webbettola de borgata vi accoglie calorosamente per spendere un po’ del nostro tempo insieme per commentare sgrammaticamente, as usual, l’ultimo numero Mercurio Loi appena in tempo prima dell’uscita del numero nuovo che dovrebbe arrivare tra qualche giorno.

Quindi visto che sappiamo tutti di cosa stiamo per parlare:

Pronti Noi Zi Va,

Leggere Mercurio Loi è un’esperienza che va portata avanti partendo senza alcun dubbio delle introduzioni preparate da Alessandro Bilotta (l’autore del fumetto) che forniscono gli elementi e gli spunti per poter cogliere le più interessanti sfaccettature dell’albo che stiamo per leggere.

Quella prima pagina è ormai un rito per te e come hai scritto più volte qua in giro per questo postaccio, la cura dei dettagli si vede nelle piccole cose e non lasciare mai al caso quel centinaio di parole apripista ti mostra costantemente la volontà di proporre un qualcosa di unico nel panorama del fumetto da edicola per certi versi ancora troppo ancorato su se stesso.

In questo albo, l’undicesimo della serie pubblicato dalla Bonelli, si parla di accettazione, di sentirsi parte di un gruppo ma anche di elitarismo e di tutte quelle frescacce negative che vengono create a partire proprio dal classismo e dai gruppi di persone che hanno in mano le redini della società. La Selezione artificiale, per mano dell’uomo. Tu sei intelligente qui sei salvo, tu sei povero marcisci dove sei. Il messaggio è chiaro.

Darvi altri indizi significherebbe anche spoilerare il finale perché per tutto l’albo Mercurio ozia nei suoi pensieri come ha già abituato i suoi lettori spinto, questa volta, dal rosicamento per non essere entrato a far parte di questo circolo degli uomini più importanti e intelligenti di Roma poi nel giro delle ultime due pagine ecco risolto il mistero.

Il Circo Degli Intelligentissimi probabilmente non sarà il miglior numero della serie ma offre degli spunti divertenti ed interessanti. In primis si vede per la prima volta (sorry per il gioco di parole)il nostro Mercurio fuori dalla sua zona di confort in secondo luogo ci troviamo tra le mani un albo che critica lo status quo e perché no anche al mondo dei recensori con una tavola davvero geniale ad inizio della storia, facendo dell’ironia una dei cardini della storia.

Sono anche di Livello i disegni di Stefano Gerasi davvero strepitosi così come la colorazioni, alcuni cieli notturni sembrano davvero reali.

Insomma, non siamo di certo di fronte una bocciatura, perché comunque hai letto albo sempre volentieri senza annoiarti o implorare che le pagine finiscano in fretta. Ci sta che si preferisca un numero piuttosto che un altro, quindi poco male. Sicuramente abbiamo tra le mani un altro tassello magari non quello più importante di un fumetto curato che meriterebbe più di quanto sta raccogliendo.

Il voto finale, per onestà intellettuale, Mercurio indubbiamente apprezzerebbe, anche se rosicherebbe, è quello intermedio. Intermedio certo, ma intermedio di qualità.

Are-you-sure-I-m-not-YOUR-Father-resizecrop--

Annunci

Il Porto Proibito

Bentrovati ragassuoli, anche quest’oggi questo covo di cialtroneria e leggerezza vi invita con soomo giubilo a prendere il vostro posto abituale per cianciare di fumetti e sollazzarvi lo spirito tutto. Oggi parliamo di un fumetto incredibile, prezioso che, perdincibacco, non dovreste mancare per nessun motivo.

Il fumetto è Il Porto Proibito, un bellissimo romanzo scritto e disegnato dalla coppia (nella vita e professionale) di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Uno degli sport su cui l’internet si arrovella di più è stabilire se prodotti (spesso di consumo) come Fumetti e videogiochi siano assimilabili ad opere artistiche. Purtroppo risulta complicato convincere chi pensa che il fumetto sia solo un qualcosa che si compra in edicola e che il lavoro di questi autori e disegnatori abbia un valore di un certo peso e meriti un rispetto tale da elevare quelle pagine da “Giornaletto” a Romanzo.

Alcune volte i detrattori del fumetto come arte hanno ragione posizionando il fumetto come un qualcosa di Pop senza valore ma ci sono occasioni dove bisogna alzarsi in piedi e far sentire la propria voce.

Il Porto Proibito è un’opera d’arte, un romanzo a fumetti che porta così in alto la letteratura a disegni tanto da non sfigurare di fronte ai più blasonati classici romanzi d’avventura. Il Porto Proibito è qualcosa per cui non riesci a trovare le parole per descrivere quanto sia stato emozionale il viaggio nel leggerlo. Una storia in quattro atti letta in quattro sere diverse in poco meno di una settimana, una storia d’amore di riscatto e di malinconia soffusa con un finale agrodolce che qualche bruschetta nell’occhio ci finisce sicuro.

Questa è la storia di Abel un giovane pischello che viene salvato da una nave inglese e che non ricorda nulla del suo passato. Viene accolto da una famiglia composta da tre sorelle che hanno perso in mare il padre. Abel per ricambiare l’affetto di quelle tre ragazze vivrà un’avventura per cercare di riabilitare il padre delle ragazze accusato di tradimento.

è facile trovare i riferimenti letterari da cui il Porto Proibito ha preso ispirazione. C’è L’Isola del Tesoro di Stevenson, c’è Patrick O’Brian, c’è Long John Silver.

Questa graphic novel ha, dal tuo punto di vista un target piuttosto variegato (o forse no). Ha certamente gli elementi del romanzo per ragazzi ma è ricco di scene e situazioni meglio adatte ad un adulto.

Ci sono così tante citazioni e omaggi a poeti e scrittori che bisognerebbe fare un post solo per quello. Ma il Porto Proibito non è solo da leggere e anche da gustare gli occhi perché il lavoro di Turconi e semplicemente eccezionale, ricco di dettagli e di espressività per tutti i personaggi che popolano la storia.

Davvero, non riesci a trovare un motivo per dire qualcosa, per scrivere una critica sensata su questo fumetto. Forse è la volta buona che la parola “Capolavoro” non è usata a casaccio. Ma se anche così non fosse, Il Porto Proibito è probabilmente uno dei fumetti più belli che tu abbia mai letto nella tua vita. No non stai esagerando, davvero. Questo è qualcosa che custodirai gelosamente e regalerai a tua figlia quando sarà il momento giusto.

l’acqua dentro un bicchiere è cristallina,
l’acqua nel mare è scura.

Devo andare, amore. Devo proprio…
ma non ti lascio: dopo tutto il mio nome significa connessione.

Oh avrei tanto desiderato legarmi a te per sempre!
Fare la mia tenerezza del cantico…
Mettimi come sigillo sul tuo cuore
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore.

Le grandi acque non possono spegnere l’amore, ne i fiumi travolgerlo.
Eri mare che corteggia la scogliera,
fiamma che purifica il metallo, fuoco che divora la legna,
mutandola in brace incandescente mai sopita.

Lasciarsi consumare da te, divenire -di due- una cosa sola…
è stato un regalo.

Credimi, Credici. Mi troverò semplicemente… là dove mi vorrai cercare.
Nel vento che gonfia le vele.
Nell’onda che ricama a festoni il bagnasciuga.
Nel luccichio delle tremule perle di rugiada sui file d’erba
riscaldati dall’aurora.

Il tuo sorriso sarà la mia pienezza.
M’inebrierò delle tue soddisfazioni.
Riderò con te dietro un arcobaleno palpiterò tra le scaglie d’oceano all’orizzonte,
sarò brivido di foglia tra i sussurri della brezza ogni qual ti emozionerai.

Mi farò goccia di cielo per baciare le tue palpebre abbassate,
manto vellutato della notte, per proteggerti,

Sarò dita di alba per solleticare i tuoi risvegli e accompagnarti dentro ogni nuovo giorno.

Grazie per essere stato per me… carezza di Dio.

Creepy Past

Bentrovati ragassuoli, la vostra webbettola de borgata è lieta di accogliervi anche quest’oggi per ciarlare di squisitezze geek che sapranno certamente sollazzarvi lo spirito tutto. Oggi si parla di fumetti con una delle ultime proposte da edicola che la Bonelli ha lanciato questo mese. Oggi parliamo di Creepy Past.

Creepy Past eredita il formato a colori tipo giornaletto da 3,50 crediti imperiali che hai già apprezzato su 4Hoods. Il target di questa nuova collana mensile è chiaramente quello dei pischelli ed è per questo che per te risulta davvero difficile essere obiettivo su questo fumetto. In generale il tuo giudizio è negativo ma proprio per questioni di obiettivi in quando con buona probabilità tu non sei il lettore tipo che dovrebbe essere attratto da questa serie Bonelli.

Questa è la terza collana con cui la Bonelli ha intrapreso la strada per cercare di attrarre nuovi lettori in età adolescenziale. Siamo partiti da Dragonero Adventures di cui non hai letto nulla, a 4Hoods che per quanto riguarda i primi due numeri ti è garbata parecchio e Creepy Past che è la terza.

Già il titolo lascia intuire quello che è e sarà il tema portante della serie, ossia tutti quei miti horror che spopolano nell’internet con il nome di Creepypasta. Si tratta di storie inventate a tema “spaventoso” che sono diventate così famose da passare dallo stato di bufala a qualcosa di un livello superiore, qualcosa di accettato come quasi come verosimile. Le Creepypasta che tu conosci di più sono quelle legate al mondo dei videogiochi come ad esempio la storia di Pokemon Nero e Ben Annegato, esempi di racconti horror che hanno saputo mischiare in maniera interessante la realtà e la finzione.

Magari oggi il pischello che va alle medie potrebbe non essere incuriosito da pilastri dell’incubo Bonelliano come Dylan Dog o Dampyr così come potrebbe non saper cogliere il lavoro onanistico citazionista di Morgan Lost. Ma allora una serie come Creepy Past potrebbe coinvolgerlo? Maybe si.

Il lavoro dietro a questa collana si vede che è frutto di studio, probabilmente il lettore target non dovrebbe far fatica a riconoscere nei vari protagonisti qualcuno in cui immedesimarsi che sia il protagonista o i suoi comprimari. Così come per le tavole che, lontane anni luce dal classicismo di Tex presentano uno stile fresco, dinamico e ammiccante anche verso uno stile amerrigano che certamente piacerà ai più.

Il confronto con 4Hoods è inevitabile se non per i temi quanto meno per gli intenti. Entrambe sono due serie Young Adult che non fanno niente per nasconderlo, anzi già solo per il fatto che in 4Hoods ti spiegano come fare a disegnare i personaggi ti lascia pure presupporre che il target possa anche essere più giovane. Il punto è che il mondo a cui si rifà la serie fantasy è un mondo che a te è noto, ben lucido tra i tuoi ricordi e quindi inevitabilmente riesce a coinvolgerti e a tenerti incollato. Creepy Past è figlio di un’altra modernità, un’altra era che piaccia o no non ti appartiene.

Per questi motivi, non puoi bocciare Creepy Past non sarebbe corretto e dimostrerebbe quanta poca cura hai dei tuoi ospiti, ma alla domanda diretta, continuerai a comprarlo? La risposta non può che essere, probabilmente no.

Providence

Bentrovati freschi ragassuoli amanti della semplicità e delle notti passate a dormire. Oggi ci prendiamo la seconda pausa dai post della serie #1discoalgiornoper10giorni (serie che tra l’altro ti spiace doverlo scrivere non sta riscontrando l’interesse che ti aspettavi, vabbò questioni di gusti. che poi se non ve garba ditelo che si smette di farla) per tornare a parlare di un argomento più incline agli abituali frequentatori di questa mai sazia webbettola de borgata. Today si parla di fumetti, commentando il primo volume della serie Providence scritta da Alan Moore e disegnata da Jacen Burrows edita in italia da Panini Comics.

Providence è stata pubblicata in america tra il 2015 e il 2017 mentre in Italia si è da poco conclusa. Il primo albo che tu hai acquistato solo di recente è giunto alla sua terza ristampa a testimoniare il notevole interesse che l’opera ha raccolto nel corso della sua storia editoriale.

Va da se che Alan Moore è un marchio di garanzia e se mischiato con cura alla mitologia di Cthulhu di H.P. Lovecraft è chiaro che le aspettative non potevano che essere molto, molto alte.

Stando alle fonte trovate sull’internet, il lavoro preparatorio per sceneggiare Providence è stato piuttosto lungo perché Moore è andato alla ricerca di tutto il materiale di critica prodotto intorno alla scrittore statunitense di inizio secolo, lavoro che ha portato via almeno sei mesi di tempo.

La serie è ambientata nel 1919 con al centro Robert Black, uno scrittore omosessuale, che inizialmente lavora come giornalista per il New York Herald. Black decide di prendere un periodo di aspettativa dalla suo carriera di giornalista, con l’intenzione di scrivere un Grande Romanzo Americano. (Da Wikipedia)

Providence ha il difficile obiettivo di condensare tutta la mitologia dei grandi antichi all’interno della sua storia. Un lavoro certosino e accurato la cui prima lettura a malapena sfiora la superficie dell’intreccio. Non siamo di fronte al citazionismo che, a volte, scade nel ruffianesimo per compiacere i Nerd malati e mai sazi di chicche e pippe ma abbiamo tra le mani un racconto che prende, agita e mescola situazioni e personaggi presi dai racconti

Providence è un racconto che ipnotizza, che conquista lentamente nell’oscurità pagina dopo pagina senza quasi che il lettore si accorga del maligno che gli sta venendo addosso. Si parte distaccati, cinici. Per poi non essere in grado di scansare la violenza non più omessa come nei racconti di Lovecraft che Moore ci metterà davanti senza pietà.

tennicamente il prodotto che hai tra le mani è per il tuo modesto punto di vista piuttosto “diverso” da quello che leggi di solito. Gli stolti e i troppo colti parlerebbero di originalità ma data la tua cultura fumettistica ritieni che è superbo parlare di originalità, per tanto, ci limitiamo a parlare di diversità.

Ci si trova a viaggiare costantemente insieme a Robert Black, condividendone sensazioni, esperienze e visioni, ma da un punto di vista leggermente sfasato che permette sì l’identificazione ma favorisce al tempo stesso il distacco infatti in ogni tavola ad eccezione della scena d’apertura saremo sempre in contatto con il protagonista.

A chiusura di ogni capitolo, avremo modo di fermare, di capire, di rivivere più soggettivamente le vicende lette nelle pagine precedenti attraverso il diario e altre letture finite per le mani di Black.

Il primo Albo ti ha davvero colpito, ti ha stupito come poche altre volte anche lo stesso Moore ha saputo fare. La lettura è consigliata ma non è per tutti e in ogni caso sei anche convinto che per comprendere tutto saranno necessarie più letture.

Mercurio Loi. L’uomo Orizzontale

Bentrovati amanti delle novelle a fumetti che mensilmente vi accalcate nei chioschi delle edicole o nei più raffinati negozi dedicati, oggi torniamo a parlare di una delle italiche letture che spicca sicuramente per grado di sollazzitudine, capace di intrattenerti per un breve ma intenso momento di relax a volte anche riflessivo. Un fumetto che non va da nessuna parte ma che nel suo essere circolare e fine a se stesso, sa raccontare storie eleganti e piene di senso. Oggi si parla (se vi aggrada) di quel signorotto de Roma, Mercurio Loi.

Per una motivazione che ora è complicata da spiegare ai saltato la lettura di un paio di numeri di Mercurio. Sono al Cornerhouse ma al momento è un casino leggerli. Quindi per appagare la tua voglia hai letto il primo albo “nuovo” che ti è capitato tra le mani, l’ultimo, appena uscito: L’uomo Orizzontale.

La premessa non strettamente correlata alla lettura specifica ma che a tuo umile giudizio val la pena sottolinearlo dopo gli ultimi post, ossia che sei decisamente soddisfatto di come in questo periodo stai sperperando il vile dinero nelle lettere con i disegni. Come i recenti post di marzo e aprile hanno descritto stai praticamente consigliano ogni lettura che stai portando a termine il che è una cosa davvero pheeegosa. Evidentemente i tagli, le rinunce e quant’altro hanno avuto l’esito sperato.

Ad ogni modo basta sbrodolarsi e cianciarsi addosso, diamo polvere al fuoco e via. Olè!

Come ogni volta che si parla di Mercurio Loi, questo post sarà il tuo commento, la tua riflessione sugli spunti che la lettura del fumetto ha saputo suscitare dentro la tua anima avariata o variegata non ti mai stato chiaro. Oggi si parla di immobilità e ozio che come ben sottolinea Alessandro Bilotta sono due cose ben diverse.

L’ozio è un arte, uno stato mentale che solo le menti più intelligenti possono apprezzare. Dice Mercurio. Tu in realtà ti sei sentito quasi offeso da questa frase. Tu odio l’ozio, detesti la noia. Ti deprimi se a causa della pigrizia che ogni tanto arriva non fai tutto quello che avresti voluto fare.

Come il sempre valido RedBavon ha fatto notare, c’è tutto un fraintendimento tra l’ozio e la prigrizia, sulla ricerca delle quiete per dar sfogo alla propria mente, sulla ricerca della pace per percorrere un viaggio introspettivo solitario, eppure nonostante sia fuori di dubbio che tutte le sue argomentazioni siano più valide, il tuo cervello bacato da il meglio di se quando è intento a fare altro. Se vuoi trovare la soluzione ad un problema o se vuoi riflettere su qualcosa tu devi fare altro, qualcosa che ti coinvolga al 100% ad un certo punto ti annoierai e in quel momento, sbem, ecco arrivare la risposta. Strana la vita eh?

L’immobilismo invece è un’arma devastante che uccide più di una spada. Non fare niente se qualcuno accanto a noi sta male, non fare niente se non siamo d’accordo con le attuali situazioni sociali è da vili, da codardi. Fregarsene non è la soluzione, ma forse il male peggiore. Se poi ci si lamenta pure, allora ok, vi sta meritando una gitarella in quel luogo di villeggiatura mai abbastanza affollato….

Così il povero Ottone, protagonista indiscusso di questa storia è costretto da una parte a subire l’ozio di Mercurio che si abbandona a tempo da definirsi al suo divano, anche lui nella classica posizione evidentemente famosa dello “spapanzato” (marchio registrato) mentre dall’altra parte assiste al disastro che una setta Gli Inerti crea in città fermandosi in mezzo alla strada qualsiasi cosa stia succedendo anche quando (occhio allo spoiler) un bimbo finisce sotto una carrozza.

Se da una parte l’oziare viene assolto da suoi crimini non si può dire altrettanto degli immobili perché coloro che scelgono di restare fermi diventano peggiori e più pericolosi degli ignavi donbbondiani di fronte al male che li circonda.

Le proprie zone di confort vanno alla volte sradicate, così come bisogna uscire dalla rotonda in cui è cascata la nostra vita, magari inciamperemo nell’ennesimo fallimento ma non avremo visto il nostro mondo distruggersi mentre noi non facevamo niente per impedire che la tragedia si consumi davanti a noi.

Oggi si può oziare, magari anche domani ma -accidenti- quei piedi giù dal divano presto li dovremo mettere!