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Mercurio Loi. L’uomo Orizzontale

Bentrovati amanti delle novelle a fumetti che mensilmente vi accalcate nei chioschi delle edicole o nei più raffinati negozi dedicati, oggi torniamo a parlare di una delle italiche letture che spicca sicuramente per grado di sollazzitudine, capace di intrattenerti per un breve ma intenso momento di relax a volte anche riflessivo. Un fumetto che non va da nessuna parte ma che nel suo essere circolare e fine a se stesso, sa raccontare storie eleganti e piene di senso. Oggi si parla (se vi aggrada) di quel signorotto de Roma, Mercurio Loi.

Per una motivazione che ora è complicata da spiegare ai saltato la lettura di un paio di numeri di Mercurio. Sono al Cornerhouse ma al momento è un casino leggerli. Quindi per appagare la tua voglia hai letto il primo albo “nuovo” che ti è capitato tra le mani, l’ultimo, appena uscito: L’uomo Orizzontale.

La premessa non strettamente correlata alla lettura specifica ma che a tuo umile giudizio val la pena sottolinearlo dopo gli ultimi post, ossia che sei decisamente soddisfatto di come in questo periodo stai sperperando il vile dinero nelle lettere con i disegni. Come i recenti post di marzo e aprile hanno descritto stai praticamente consigliano ogni lettura che stai portando a termine il che è una cosa davvero pheeegosa. Evidentemente i tagli, le rinunce e quant’altro hanno avuto l’esito sperato.

Ad ogni modo basta sbrodolarsi e cianciarsi addosso, diamo polvere al fuoco e via. Olè!

Come ogni volta che si parla di Mercurio Loi, questo post sarà il tuo commento, la tua riflessione sugli spunti che la lettura del fumetto ha saputo suscitare dentro la tua anima avariata o variegata non ti mai stato chiaro. Oggi si parla di immobilità e ozio che come ben sottolinea Alessandro Bilotta sono due cose ben diverse.

L’ozio è un arte, uno stato mentale che solo le menti più intelligenti possono apprezzare. Dice Mercurio. Tu in realtà ti sei sentito quasi offeso da questa frase. Tu odio l’ozio, detesti la noia. Ti deprimi se a causa della pigrizia che ogni tanto arriva non fai tutto quello che avresti voluto fare.

Come il sempre valido RedBavon ha fatto notare, c’è tutto un fraintendimento tra l’ozio e la prigrizia, sulla ricerca delle quiete per dar sfogo alla propria mente, sulla ricerca della pace per percorrere un viaggio introspettivo solitario, eppure nonostante sia fuori di dubbio che tutte le sue argomentazioni siano più valide, il tuo cervello bacato da il meglio di se quando è intento a fare altro. Se vuoi trovare la soluzione ad un problema o se vuoi riflettere su qualcosa tu devi fare altro, qualcosa che ti coinvolga al 100% ad un certo punto ti annoierai e in quel momento, sbem, ecco arrivare la risposta. Strana la vita eh?

L’immobilismo invece è un’arma devastante che uccide più di una spada. Non fare niente se qualcuno accanto a noi sta male, non fare niente se non siamo d’accordo con le attuali situazioni sociali è da vili, da codardi. Fregarsene non è la soluzione, ma forse il male peggiore. Se poi ci si lamenta pure, allora ok, vi sta meritando una gitarella in quel luogo di villeggiatura mai abbastanza affollato….

Così il povero Ottone, protagonista indiscusso di questa storia è costretto da una parte a subire l’ozio di Mercurio che si abbandona a tempo da definirsi al suo divano, anche lui nella classica posizione evidentemente famosa dello “spapanzato” (marchio registrato) mentre dall’altra parte assiste al disastro che una setta Gli Inerti crea in città fermandosi in mezzo alla strada qualsiasi cosa stia succedendo anche quando (occhio allo spoiler) un bimbo finisce sotto una carrozza.

Se da una parte l’oziare viene assolto da suoi crimini non si può dire altrettanto degli immobili perché coloro che scelgono di restare fermi diventano peggiori e più pericolosi degli ignavi donbbondiani di fronte al male che li circonda.

Le proprie zone di confort vanno alla volte sradicate, così come bisogna uscire dalla rotonda in cui è cascata la nostra vita, magari inciamperemo nell’ennesimo fallimento ma non avremo visto il nostro mondo distruggersi mentre noi non facevamo niente per impedire che la tragedia si consumi davanti a noi.

Oggi si può oziare, magari anche domani ma -accidenti- quei piedi giù dal divano presto li dovremo mettere!

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Mercurio Loi 8 Il Colore Giallo

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Bentrovati ragassuoli, oggi dopo un po’ di tempo torniamo a parlare di Mercurio Loi. Come ben sapete a dicembre si è verificato qualche piccolo contrattempo nei magazzini Bonelli e gli albi della casa editrice sono arrivati presso la tua fumetteria de borgata con un po’ di ritardo.

Parlare di Mercurio Loi, il personaggio nato dalla mente di Alessandro Bilotta, è ormai un appuntamento quasi fisso su questo Blog. Non puoi garantire la scadenza per via dei mille contrattempi e facezie della vita reale, ma state pur certi che fintanto che usciranno albi di Mercurio, la vostra appassionata webbettola de borgata li continuerà seguire con passione.

Eh si, nonostante l’empasse iniziale che ti ha visto fraintendere l’intento del fumetto in cui ti aspettavi qualcosa che poi non è stato, o almeno qualcosa che è Mercurio in soltanto in minima parte, attendi sempre con trepidazione il nuovo albo. Per tanto puoi dichiarare apertamente la tua -ricordatelo sempre- personalissima opinione definendo Mercurio Loi il miglior fumetto italiano attualmente in corso.

Il fatto che sia passato, dopo soli otto numeri, da mensile a bimestrale purtroppo lascia presagire al peggio ma -porca zozza- se amate il fumetto fatevi un favore e date una possibilità a Mercurio Loi. Se questa collana finisse prima del tempo sarebbe davvero un peccato. Accidenti.

Il colore Giallo è l’ennesima dimostrazione del talento narrativo di Alessandro Bilotta che scrive ancora una volta un albo che pone domande, che fa riflettere, ma che al tempo stesso lascia al lettore il compito di rispondere. Mercurio Loi non risolve i problemi esistenziali di ogni di noi, non risolve omicidi complicati, ma ricorda ogni volta come forse non è mai la risposta, la soluzione ad un problema bensì ci viene detto come la domanda giusta sia il perfetto via per far scattare dentro di noi le reazioni giuste per compiere scelte decisive.

Alcuni fatti sono inevitabili e non controllabili. Non sempre possiamo risolvere ciò che in realtà non è un problema o quanto meno non un è problema per la definizione stessa di problema. Esso è tale sono quando ha una soluzione.

Così di fronte agli interrogativi sul divino, sull’anima e sul senso della vita non possiamo far altro che domandarci a cosa crediamo o se la fede è la risposta razionale ad un quesito irrazionale così universale e irrisolto.

Tutto questo armeggiare e mandare in pappa in cervello ovviamente va fatto rigorosamente a passeggio tra il lungo tevere e trastevere. Una camminata senza meta tra se e se, il cui unico scopo e non avere uno scopo preciso.

Siamo così soffocati dalla disperata ricerca di soluzioni ai nostri più angusti problemi o presesunti tali che ormai abbiamo perso di vista il piacere del perdere tempo, di rallentare un momento, di respirare un po’ di aria fresca.

Lasciamo dunque che il manico giallo di un bastone da passeggio sia il narratore di una storia dei temi così importanti e lasciamoci consigliare dai rumore della città, della vita, quel rumore bianco che costantemente ci culla lasciandoci ignari della sua presenza.

Tanto che ci piaccia o no, noi non siamo il centro del cosmo e se per qualche istante ci allontaniamo per riavvicinarci a noi stessi non faremo fortunatamente del male a nessuno.

Alle volte dal niente, da ciò che ci sembra vuoto o  senza una conclusione ben definita possiamo, invece,  trovare un tesoro.

Mercurio Loi è questo tesoro.

 

 

Mercurio Loi 7. La Testa di Pasquino

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Bentrovati ragassuoli, il cornerhouse chiede venia per la sua assenza ma questi giorni di ponte sono stati dedicati (nel tuo caso, sei stato obbligato) alla ricerca dei regali di natale per tutta la famigghia e la non troppo ristretta cerchia di amicici. Oh che devi di? Carlotta ha una fitta rete di rapporti sociali, tu preferiresti l’eremo con una connessione ad internet e la certezza che i corrieri dell’amazon sappiano trovarti. Vabbè, opinioni.

Quindi non basterà il fatto della spesa, che è un fattaccio certo, ma dovrai sopportarti pure cene, o nei casi più fortunati una visita pomeridiana, per lo scambio dei regali. Mannaggia alla peppetta che due palline!

Ad ogni modo non perdiamoci in ulteriori facezie e torniamo a ciarlare a sproposito del nostro fidato ex sherlock de noantri, diventato ormai fumetto d’avanguardia da edicola  e da attesa dal medico, il sior Mercurio Loi.

Siamo quindi arrivati trulli trulli al settimo numero di questo albo mensile (anche se alcune voci sostengono che potrebbe subire una pausa o un rallentamento) e ormai “ce stai dentro na cifra” nell’ottica di come va interpretato questo fumetto per tanto nun stiamo cazzeggia’ troppo, anche il settimo numero di è piaciuto. Quindi, bene avanti così.

In questo numero di Mercurio Loi è ancora una volta, il metatesto che rende l’albo qualcosa di affascinante. Ispirato, probabilmente, anche dal lavoro di Poe ne “Il Cuore Rivelatore”, Alessandro Bilotta esplora il significato della fine, non solo come morte, ma chiusura di un ciclo, di una fase della vita, lo fa attravero un omicidio e la relativa fuga di uno dei personaggi già apparsi durante la piccola continuity su cui si sta sviluppando la trama principale.

Ricordi, rimpianti e altre emozioni che fanno parte della nostra esperienza sono i protagonisti di questa storia che ha il pregio di mettere in evidenza la solidità dell’ambientazione in quanto Mercurio Loi è solo uno dei personaggi che popolano il racconto.

Provate a pensare ad una delle vostre fasi della vita e a cosa avete fatto dopo che si è chiuso un ciclo, una fase del vostro percorso. Cosa avete fatto per superare un trauma o per spingermi ancora più la o a cosa avete fatto quando vi siete accorti del tempo che passa?

Nel tuo caso lo hai raccontato giusto qualche post fa, l’ultimo esempio è stato proprio qualcosa del genere. Chiusa la tua attività da libero professionista, hai cercato di trovare qualcosa che ti obbligasse a guardare le cose con divertimento e ti facesse sorridere. Magari non sarà la strada per tutti ma con te, accipicchia, ha funzionato.

Una domanda comune è come avete reagito alla fine di un rapporto, cosa avete fatto per sconfiggere la delusione? Restando ancora sul personale tu quando si è interrotta la relazione con una pischella, prima di incontrare la tua dolce metà, visto che ti trovavi a Milano e soffriri il traffico (si Roma ancora non la conoscevi) ti sei fatto la moto.

Incredibile, davvero, come un fumetto acquistabile in edicola sia in grado di spingerti a riflette così a lungo. Voi avete qualche esperienza simile? Se vi va di raccontarla scrivetela nei commenti che come al solito ne ciarliamo un po’!

Cià!

Dylan Dog Speciale 31 – Nemico Pubblico n1

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Buon lunedì ragassuoli, oggi per la prima volta quest’anno, parliamo sulla vostra appassionata webbettola di fiducia, di uno dei più importanti fumetti italiani edito dalla Bonelli e da qualche tempo sotto le cure di Roberto Recchioni ossia Dylan Dog. Per farlo però, non ci occupiamo della serie regolare, che non compri da una vita, ma dello speciale annuale 2017 che si pone come il terzo (e forse ultimo) tassello della storia che Alessandro Bilotta (si il papa’ di Mercurio Loi) ha scritto negli ultimi tre albi annuali.

La Case Delle Memorie, La Fine e il mio Inizio e Nemico Pubblico n1 raccontano di un ipotetico futuro in cui la piaga zombi si diffonde riducendo in crisi il mondo conosciuto. Groucho purtroppo, non solo è stato contagiato, ma si trattava addirittura del paziente zero. Dylan Dog non avendo avuto il coraggio di ucciderlo in tempo a fatto sprofondare nel caos il nostro pianeta.

Quello che abbiamo tra le mani è quindi un Dylan invecchiato e stanco che ogni giorno si sente il carnefice di quest’inferno per un suo unico gesto egoistico, quello di aver avuto pietà per il suo amico di sempre.

Nei primi due numeri abbiamo assistito ad un viaggio di redenzione di Dylan che sopraffatto dall’angoscia accetta prima la vita in un villaggio sicuro (ma a quale prezzo) per poi recuperare il carattere di un tempo e ricominciare a lottare, mentre in questo terzo numero la centralità della trama è legata alla strana storia d’amore tra due scarti della società, una donna ormai schiava della chirurgia estetica il cui corpo è prossimo al rigetto totale e un vecchio anch’egli in condizione precaria di salute che si rivelerà essere niente meno che Xarabas il padre di Dylan Dog.

Questo speciale condivide con Mercurio Loi la paternità di Alessandro Bilotta e la sua impronta si sente dalla prima all’ultima pagina. Lo stesso stile, la stessa gestione dei tempi e l’introspezione nascosta tra le righe dei personaggi sono un modo di sceneggiare questi fumetti che inizi a comprendere e che di conseguenza ti gusta sempre di più.

Non è un caso infatti che ti sei avvicinato a questi speciali proprio dopo aver letto il numero de Le Storie di Mercurio Loi giusto un anno fa. Con il mondo Bonelli sei soggetto a innamoramenti in principio c’è stato Claudio Chiaverotti con il suo Brendon (amore che purtroppo non si è rinnovato con Morgan Lost) poi è stata la volta di Pasquale Ruju (Hellnoir ad esempio) e adesso sei rapito da Bilotta. Eh oh, è così!

Recchioni ha scritto una cosa importante: è davvero un peccato che si debba aspettare un anno per leggere di questo Dylan Dog e tu sei –accidenti- d’accordo. Ah, ti piacerebbe dire che Rrobbe dice solo fregnacce ma purtroppo nu se po’, nu ce riesci. Una volta hai quasi scritto interamente un post su Alien citando quasi ogni sua parola. Magari ai più starà sulle balle, ma evidentemente sa il fatto suo. Mannaggia alla peppetta.

Tornando a bomba allo speciale 31, Alessandro Bilotta riesce nel -per te- incredibile intento di farti appassionare alla storia d’amore tra Xarabas e Marlene (magari ispirata a Marlene Dietrich ) a entrare in empatia con questi due personaggi e ha sentirti emotivamente invischiato nel loro strambo rapporto amoroso. Dylan Dog è un contorno, che comparirà solo dopo la metà dell’albo (parliamo di ottanta pagine, quasi un albo mensile completo) e diventa solo necessario per caricare ulteriormente di epicità l’inevitabile confronto finale tra padre e figlio.

Il finale chiude la storia con un fatto non chiaro, di quelli che –oh accidenti- ma siamo sicuri sia successo, no dai, se non c’è quella scena non può essere successo, lasciandosi comunque la porta aperta per continuare forse in futuro la storia. Chissà.

Questa saga quindi ti sta piacendo davvero moltissimo la trovi senza voler esagerare una ventata d’aria fresca alle solite storie di zombi, costruita abbandonando la crudezza e le violenza del mondo di Rick Grimes e Negan favorendo uno strano mondo desolato e decadente, quasi delicato,  in cui i pochi essere viventi non zombi sono i reietti della società, in cui strane sette credono di conquistare l’immortalità attraverso il sangue marcio dei ritornati.

L’alternativa qual’è? Accettare una vita in gabbia, nascosti da spesse mura di cemento armato in cui sei obbligato a dimenticare tutto quelle sei stato sino a quel momento morendo dentro per non morire fuori.

Le tavole di Nemico Pubblico N1 sono a cura di Sergio Gerasi il quale con un tratto molto molto tremante e graffiato riesce a enfatizzare le emozioni dei protagonisti della storia. Lo stile si sposa dunque molto bene con la scrittore di Bilotta. Il non detto, senza nessuna didascalia viene egregiamente fuori dalle tavole di quest’autore che accidenti se sono gagliarde.

Quindi oh, che vi si deve ancora di? La saga de Il Pianeta Dei Morti è un buon prodotto che fintanto che uscirà sarà l’unica lettura di Dylan che porterai avanti. Se vi capita fateci un pensierino magari garberà pure a voi.

Cià!

 

Mercurio Loi 6. A Passeggio Per Roma

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Ricordi ancora come eri partito gasatissimo con la lettura dei primi albi di questa serie Bonelli prima che il tuo entusiasmo si sgonfiasse di fronte a numeri due e tre che, a dirla tutta, avevano deluso le tue -apparentemente- mal riposte aspettative.

Oggi torniamo a scrivere le solite inaffidabili fregnacce a proposito della creatura ottocentesca de Roma di Alessandro Bilotta, il nostro simpatico Mercurio Loi.

Dopo due albi (il quarto e il quinto) che ti avevano ridato un certo ottimismo, hai preso con un po’ di ritardo il sesto numero di Mercurio Loi che in fumetteria è arrivato qualche giorno dopo rispetto all’edicola. Giunto a casa lo hai sfogliato e ti sei accorto che -accipicchia- sembrava un librogame. Oh che figo!

A quel punto non hai saputo resistere ti sei fiondato nella lettura dell’albo appena hai potuto durante la sera stessa trovando tra le mani un fumetto che -mannaggia alla peppetta- si è rivelato davvero gagliardo.

Prendete il classico divertimento del Librogame, fatelo a fumetti con dei disegni di buona qualità e aggiungete il fatto che l’autore ha voluto lasciarci anche uno spunto di riflessione. La storia si sviluppa con esiti simili ma diversi in funzione delle scelte del lettore che facendosi cullare da una certa circolarità potrebbe anche incastrarsi in un loop metafisico che potrebbe portarci a rivivere eventi importanti come il primo incontro con una dolce dolzella o giocare con inquietanti what if sulla proprio morte.

A passaggio Per Roma, esplora proprio tutti quei pensieri e quei viaggi onirici della mente, che compie una persona quando insegue un’idea camminando senza metà per le strade della città che sente come sua. Può imbattersi in situazioni piacevoli come in altre negative o decidere di andare a trovare un amico che, guarda caso si trova per trada.

Con questo numero, Mercurio Loi, alza notevolmente l’asticella sulle possibilità che il fumetto seriale mensile bonelli è in grado di utilizzare per distinguersi del mero “usa e getta”. è utopico pensare che si potrà mantenere una così alta la qualità estetica e letteraria lungo il corso dei successivi albi. Magari tra qualche mese sarai di nuovo qua a scrivere, accidenti è dal sesto numero che Loi è ‘na chiavica, ma ciò non toglie che, secondo l’umilissimo giudizio, del Cornerhouse questo singolo albo, dovreste averlo tutti sulla vostra libreria e dovreste poi portarvelo dietro durante le vostra prossima passeggiata. Prendetevi mezz’ora. Sedetevi su di una panchina o in un bistrot per sorseggiare una bevanda calda per scaldare quest’autunno e il suo tiepido solo e iniziate a  leggere questo fumetto. Sorseggiatelo lentamente come un tè caldo e poi fateci sapere.