Dalle Pagine Dell’Arkham Advertiser. Conclusione

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Ciao Ragassuoli, oggi facciamo un tuffo nella tua pessima gestione dell’italico idioma per chiudere un racconto che hai scritto ormai un anno fa. La tua fanfiction che vede collegare il mondo di Lovecraft e Cthulhu nella loro declinazione “gioco da tavolo” e il mondo dei supereroi. Si il Corvo/gufo o quel che è, è chiaramente Batman. Altro cerchio che si chiude quindi, così ora si può pensare a qualcosa di nuovo. C’è voluto tanto tempo solo perché hai voluto cercare di sistemare l’ortografia in libertè alla meno peggio. Sicuramente sono rimasti tanti ma tanti refusi ma era giusto dar dignità a queste poche parole.

Tutto il racconto fa parte di un idea più grande, chissà se mai un giorno usciranno altri capitoli. Le idee ci sono, bisognerà trovare la volontà e lo stile giusto. La volontà di preoccupa di più, lo stile come per il blog alla fine ha trovato il suo mood quindi sei convinto che lo sapresti trovare anche nelle tue fregnacce narrative.

Visto che è passato tantissimo tempo dai capitoli precedenti vi beccate subito i link ai vecchi post così se volete farvi del male o deridere tutti i refusi, potete farlo in libertà.

 

***

Rex Murphy il giornalista del noto giornale locale era appena entrato e si era accomodato sulla sedia di fronte alla scrivania nel nuovo ufficio di Joe Diamond il quale grazie al successo della sua ultima indagine era stato promosso al grado di capitano.

“La Ringrazio Capitano Diamond. ora così la devo chiamare giusto? Vista la sua meritatissima promozione.”

Il reporter prese una penna e apri il suo taccuino. “La Ringrazio per aver scelto di dedicarmi qualche minuto del suo tempo per concedermi quest’intervista per l’Arkham Advertiser.”

Murphy seduto di fronte all’ispettore Diamond era diverso dallo stereotipo del classico uomo d’ufficio che scrive a macchina. Aveva il viso segnato, uno sguardo intenso, lo sguardo di chi ha vissuto situazioni che non potrà dimenticare.

“Come si sente a essere considerato un eroe per essere riuscito a fermare questi omicidi? Per aver consegnato alla giustizia i due artefici di questi efferati crimini e di aver salvato la figlia del signor Wilson che ormai sembrava destinata a morire anch’essa per via della follia della dottoressa Withdrop?”

“Innanzitutto grazie a lei signor Murphy.”

“Vede,” Diamond prese una leggera pausa “Non mi sento un veramente un eroe, ho fatto solo il mio dovere, quello che ogni poliziotto di questa città dovrebbe e vorrebbe fare. Nulla di Più”. Aggiunse cercando di studiare il suo interlocutore.

“Balle!” Pensava tra se e se. La sua mente divagava “Vuoi sapere la verità giornalista dei miei stivali? Beh eccotela qua:”

“Quando sono arrivato nel vicolo, c’era davvero un pazzo mascherato da corvo o gufo o da qualsiasi cosa avesse voluto rappresentare e si, gli avevamo sparato. Stava accasciato a terra appoggiato ad un muro ma era ancora vivo.

“Fermo non ti muovere!”

“Ti sembro nella condizione di poterlo fare Joe?” Disse con la voce stanca.

“Conosci il mio nome? Chi sei?”

“Beh, avrei voluto esserti amico ma tu non mi sembri interessato visto che mi spari addosso!”

“Togliti la maschera”

“No, non siamo così intimi! Metti che poi ti piaccia!” Nonostante fosse ferito quell’uomo mascherato non aveva perso il senso dell’umorismo

“Dimmi chi sei maledizione, o giuro che ti sparo dritto in fronte e non credo che nessuno potrà darmi contro per questo”

Con un gesto molto lento e stanco l’uomo a terra scoprì il suo mantello. Fortuna che si muoveva lento non avrei mai voluto sparargli per davvero. Sotto il suo mantello venne fuori una bambina, spaventata e in lacrime.

“è la figlia del signor Wilson L’unica che è sopravvissuta al casino che hanno combinato lassù a casa sua”

“Non sono arrivato in tempo per fermarla. Non avevo capito subito chi fosse il mandante di tutti questi omicidi fortuna che almeno lei è qui. Ti aiuterà, lei per sua sfortuna ha visto tutto compresa la signorina Withdrop che tornava per finire il lavoro e togliere le tracce che avrebbero condotto a lei.

“Cosa stai dicendo, come può essere coinvolta lei?”

“Dovrai scoprirlo tu. Per ora ti basterà per far ricadere tutte le colpe sulla Withdrop e su Linch. Dopo di che ci muoveremo in segreto senza dare nell’occhio e scopriremo i piani della setta del dio che dorme e sogna,  perché loro sono i veri mandanti.

“Una setta? Ma di cosa stai parlando?” Gli chiesi con la pistola ancora diretta verso di lui anche se la mano è sempre più molle.

“Devi cercare alla Miskatonic University il professor Waters, chiedigli del Club Degli Uomini Del Mare”.

Ecco la verità! Non il mare di stupidaggini che sto raccontando a questo giornalista. L’uomo mascherato poi alzò le mani e mi disse che se ne sarebbe andato e che io non avrei dovuto oppormi e così saremmo diventati amici. Ero pieno di dubbi ma sapevo che se quel pazzo aveva rischiato di farsi ammazzare per proteggere quella bambina non mi stava dicendo troppe bugie. Gli ho voluto credere.

“Come ha fatto a collegare tutti gli eventi capitano? Riprese a domandare il giornalista quando si accorse che il suo interlocutore era per lo più sovrapensiero.

“Non è stato facile ma poi un elemento è stato determinante: C’era una cosa che metteva in relazione le vittime di Linch e ciò che portava la dottoressa Withdrop con se. La fiala di acido per scarnificare. Lo stesso acido che poi ha ucciso le altre vittime.

“C’è un cosa cosa che non mi torna: Perchè la dottoressa avrebbe dovuto fare una cosa del genere?”

“Purtroppo questa è la cosa più avvilente del caso”. Dichiarò il capitano. “La dottoressa è semplicemente pazza e non si rendeva conto davvero di ciò che stesse facendo, a quale macabro gioco stesse partecipando. La sua mente era debole e il signor Linch l’ha manipolata abilmente.”

“La dottoressa Fern che l’ha visitata poche ore fa mi ha riferito che nella casa probabilmente ha avuto un momento di lucidità, un rimorso qualcosa che l’ha fatta rinsalire poi putroppo è tornata la persona malata che è.”

“è invece cosa mi dice dell’uomo nero travestito da corvo? Molti dicono di averlo visto in giro ultimamente e di averlo visto anche a casa del signor e di Linch”

“Non esiste nessuno uomo corvo per carità, siamo seri! Rispose deciso. “La gente ha sempre molta fantasia. Soprattutto quando ha paura e non riesce ad uscire per strada tranquilla. Ma le posso assicurare con certezza che io ero presente in tutte queste occasioni che nessun uomo travestito era presente in quei luoghi”

Balle, altre balle. quell’uomo esiste eccome ed io l’ho visto. Pensava Joe Diamond. Ma visto il clima di tempesta che c’è qui ad Arkham la gente non capirebbe. Non è pronta almeno non ora. La verità è che neanch’io sono pronto. Ho solo fatto una scommessa spero di non aver puntato contro il diavolo in persona.

“Bene Capitano Diamond la ringrazio per questa breve intervista, ora la lascio ai suoi nuovi compiti.”

Il giornalista riordinò le suo cose e ripose le sue penne e i suoi appunti nella sua valigetta si alzò e si voltò. A quel punto Joe potè vedere un particolare, il segno sul collo sul quale il mio nuovo amico gli aveva chiesto di prestare attenzione. Un simbolo strano all’interno di un cerchio. Era stato chiaro, ricordò: “Cerca di parlare anche con Murphy del Arkham! Ma solo con lui, non altri” mi disse. “Lui può essere un amico cerca di capire se ci possiamo fidare il suo passato in lituania durante la prima guerra mondiale. Lui ti crederebbe se gli raccontassi della setta. Lui sa già che esiste quella setta. Provocalo. Fai in modo che si tradisca”.

“Signor Murphy?”

Si? Il giornalista si voltò.

“Lei crede agli uomini che provengono dal mare?” Il capitano Joe Diamond aveva capito che quello era l’ultimo momento buono per giocare le sue carte.

“Non conta quello a cui credo io ma ciò a cui crede la gente. Il diavolo vuol farci pensare che non esista così può muoversi tranquillo. Come l’amico che vuole proteggere. L’uomo mascherato.”

“No, non si preoccupi so tutto. L’intervista è già finita quindi non scriverò nulla sulle pagine dell’Arkham. So anche perché ha accettato la mia intervista”. Gliela detto lui? gli chiese con un sorriso sarcastico in volto.

“Le ha anche detto della Lituania per caso?”

“Capitano Diamond quella setta esiste davvero ma non solo ad Arkham, non è solo negli stati uniti non è solo in europa esiste ovunque. Dio  non è poi così male se confrontato a quello che stiamo per affrontare. Il caos sta per esplodere. Nessuno è pronto e mai lo sarà”.

“Vuole venire con me all’università?” Il giornalista lo invitò ad uscire.

Il Capitano Joe Diamond si mise il soprabito, si accese una sigaretta di tabacco e usci dal suo ufficio in compagnia di Rex Murphy.

 

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Macerie Prime

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Bentrovati ragassuoli, oggi in questa webbettola appassionata e sincera, torniamo a parlare di Fumetti.  Per la prima volta su questo blog, non ricordi infatti che ci siano state altre occasioni in cui lo hai fatto, scriveremo come degli zuzzurelloni a proposito di Zerocalcare.

Calca’ è senza ombra di dubbio uno dei fumettisti italiani più famosi, se da una parte personaggi come Roberto Recchioni sono pieni di haters, lui invece mette quasi sempre d’accordo tutti.

La tua esperienza con quest’autore concittadino è giunta alla seconda iterazione. La prima arrivò con la lettura di Kobane Calling ma che non hai mai terminato perchè si è bello ma c’è troppa politica esplicita, la seconda (questa di cui parliamo oggi) è dedicata al suo ultimo libro a fumetti Macerie Prime.

Dopo aver letto questo albo di centonovanta pagine circa sei giunto ad alcune conclusioni. La prima, la più importante, è che la crisi dei trentanni ormai è alle spalle. Probabilmente la paternità di ha fatto andare oltre, va a sapere chi può dirlo. Oh nun se scherza però. Le cazzate si continua a comprarle solo che si cerca di tenere qualche soldo da parte per i pannolini e per il mutuo.

Ma che caspita c’è in comune tra la crisi dei trentanni e Macerie Prime? Semplice. Macerie Prime parla proprio di questo. L’ultimo libro di Zero Calcare porta infatti avanti la storia di molti dei personaggi che hai imparato a conoscere nel suo fumetti che uscivano online quei famosi Ogni lunedì su Due” e li pone davanti al fatto che la vita va avanti, che si cambia e il restare immobili (metaforicamente parlando) può mandare in crisi chiunque.

Spinto dalla curiosità mentre leggevi l’albo facevi delle pause per leggere alcune delle recensioni online presenti sulle varie testate professionali” che si occupano di fumetti. L’impressione che hai avuto è che gli autori di quegli articoli scrivevano con un po’ di freno a mano tirato.

Perché? Beh perché la sensazione che tu hai avuto, confermata velatamente anche da quei siti, è che Maceria Prime nel suo insieme presenza due problemi che scusate ma devi scriverlo- ti ha reso questo libro na palla pazzesca.

Il primo è accettabile, diciamo comprensibile, perché si tratta di un opera in due parti e in questa prima metà, Zerocalcare sta seminando per poi raccogliere nel prossimo e conclusivo numero. Perdonabile? Beh diciamo però, che non hai interesse nel vedere come va a finire.

Secondo motivo è quello di cui parlavi pochi paragrafi fa. Leggere libri e soprattutto apprezzarli, ma è un discorso che vale anche per film, musica e tante altre cose, è anche dipendente dal proprio periodo”, del proprio umore e dalle crisi interiori che in quel momento si stanno affrontando.

Leggere libri su una crisi che forse hai superato, ora non fa per te. Può starci, non sminuisce il valore di un lavoro artistico, semplicemente non è adatto a te. é innegabile però che ognuno può dire la propria opinione e quindi puoi liberamente scrivere che a te oggi Macerie Prime non ti è piaciuto.

La differenza sostanziale che hai percepito è che i siti con cui ti sei confrontato hanno avuto paura di scriverlo, perché Calca’ è inattaccabile ma la sostanza è più o meno la stessa. “Giudizio sospeso in attesa del seguito”. Beh che tradotto in maniera spiccia per i fresconi come te significa, du palle, magari poi migliora”.

Ciò non toglie che lo alcune tavole dimostrano il talento dell’autore di Rebibbia, la sua capacità di far ridere e pensare nello stesso disegno sono incredibili. Tu stesso ti sei reso conto che il suo stile in parte deve averti influenzato. Il voler usare un certo di tipo di modus operandi, di linguaggio diretto ai limiti della chiccherata informale nella stesura di questi tuo post ha qualcosa in comune con Zerocalcare. Anche gli intercalari in cui mischi romanaccio e altre lingue straniere sono compatibili con la sua forma di scrittura. Una sorta di esperanto nerd de borgata. Oh che poi state bboni non hai scritto che sei bravo come Zerocalcare hai scritto una cosa diversa.

Per tutti questi motivi tu non hai apprezzato il libro e quindi non ti senti di consigliarlo per le ragioni che hai spiegato. Magari per altri lettori può essere un’opera pazzesca, beh buon per loro. In generale però sei abbastanza convinto che sia l’albo migliore del nostro autore nostrano. 

Magari il secondo volume se come gli altri ti verrà regalato, lo leggerai e ti farà ricredere. Per il momento il tuo rapporto con Zerocalcare finisce qui. In futuro chissà.

Digitale Vs Analogico. Parte 5. Il Blackout Del 2037. Un racconto.

Ragassuoli, dopo aver chiuso il cerchio dei Goonies oggi ne chiudiamo un altro. Tempo fa erano usciti una serie di post vagamente seriosi a proposito dell’eterna lotta tra il bene e il male tra l’analogico e il digitale. Ovviamente non siamo riusciti a risolvere il problema perché tutti i punti di vista tiravano fuori qualcosa di sensato e ragionevole.

Oggi chiudiamo con un racconto (in realtà era nelle bozze da parecchi mesi) che prova a estremizzare alcuni dei concetti su cui abbiamo già discusso. Niente di che, ovviamente perché non sei uno scrittore ma semplicemente “uno che si diverte”. Prendete tutto quindi per un gioco e nulla più.

Se siete curiosi è volete leggere le altre fregnacce che abbiamo scritto potete trovarle qui:

 

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Anche questa mattina vedo sempre la stessa faccia allo specchio. Quella di un fallito, quella di uno che si è fermato mentre il mondo correva la sua folle corsa. Avrei potuto esaltarmi per tutte le tecnologie che oggi riempiono di isteria la gente comune che lavora e vive nei distretti superiori. Invece no, da quando mia figlia e mia moglie sono morte in quel dannato incidente causato da un bug di sistema” ho perso ogni interesse nell’evoluzione.

Ho un lavoro inutile, di cui nessuno sente la necessità ma la vecchia azienda per la quale lavoravo non ha ritenuto opportuno licenziarmi. Mi ha mantenuto il rispettabile stipendio ma mi ha sbattuto in quel magazzino nella vecchia city a controllare che le macchine non sbaglino. Come se servisse a qualcosa questo controllo considerando il fatto che le macchine che spostano i pacchi sono controllate da altre macchine che le controllano le quali a loro volta sono controllate da altre macchine. Siamo onesti con la rivoluzione industriale del 2030 l’uomo non serve quasi più a niente. 

Come ogni mattina mi vesto da solo. Non voglio un androide che mi scelga i vestiti in base alla stagione e al mio umore, non voglio che un fottuttissimo tostapane mi prepari la colazione. Io faccio da solo.

Ho perfino fatto disinstallare dal mio modesto appartamento ogni dispositivo di controllo domotico. Se voglio la luce mi alzo a mano le serrande, altrimenti accendo una lampada. 

Sul tavolo ho l’ennesima lettera del quotidiano del Tokyo City che mi ringrazia del fatto che sono uno dei cento abbonati all’edizione cartacea del loro magazine settimanale. Non ho voglia di aprirla magari mi dicono come hanno già fatto altri giornali che mi convertono di ufficio l’abbonamento da cartaceo a digitale. Che vadano al diavolo.

Una cosa però è sempre stata l’invidia dei miei vecchi colleghi del vecchio ufficio. Quel disco in vinile dei Pink Floyd. Una copia originale del secolo scorso di The Wall, ormai ha quasi Sessantanni questa musica eppure è semplicemente grandiosa. Ah come suona!

Mi vesto, esco di casa per andare nel solito vecchio bar sporco e mal frequentato ma almeno c’è ancora il grasso proprietario che mi saluta ogni giorno quando mi vede entrare, sempre che per qualche motivo non sia incavolato con la moglie che l’ha di nuovo piantato o con il figlio che non ne vuole sapere di prendere in gestione quella bettola mal frequentata.

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Mi chiamo Jon Wing è sono un giornalista. Lavoro per il Tokyo Post, uno dei principali quotidiani della capitale dell’impero dell’asia Orientale. Se stai leggendo questo articolo sul tuo pannello visualizzatore è perché ciò che alcuni analisti della NATO Amazon avevano predetto si è verificato. Il più grave attacco terroristico su scala mondiale si è consumato questa notte alle 0:00 di New York. Zero Feriti, Zero Morti ma danni incalcolabili per tutti gli esseri umani.

Un potente Virus che sembra non aver lasciato nessuna traccia, è riuscito ad entrare  in ogni cloud esistente sul pianeta, su ogni data center, su ogni computer o dispositivo personale collegato alla rete e ha cancellato tutti i dati presenti.

Non c’è stata pietà per nessuno. Cancellata ogni identità dall’anagrafe centrale di Facebook, cancellato ogni album ricordo dal database di Instagram. Cancellata l’intera libreria mondiale di Wikipedia. Azzerati tutti i conti correnti, carte di credito e bitcoins. è tutto andato perso.

Non siamo più nulla, non esistiamo più. Senza la nostra linea temporale su Facebook non abbiamo più un passato. Il mondo è sprofondato indietro di vent’anni. Un eternità. Google e Microsoft stanno cercando di capire se e cosa è possibile recuperare. Il fatto che dal passaggio digital delivery di ogni informazione, di ogni dato non esistono copie fisiche di nulla. I principali provider mondiali e lunari avevano vantato in più riprese la solidità della loro infrastruttura di sicurezza, eppure anche la nuvola sulla luna è stata azzerata.

Questa volta i terroristi hanno colpito duro dai neonati agli anziani in punto di morte andando a distruggere quanto di più caro ogni persona possiede: i propri ricordi. Le ultime generazioni, tutte le persone nate dal 2010 in poi hanno perso ogni interesse nello stampare anche solo un fotografia o acquistare un giornale cartaceo di qualsiasi tipo. è tutto nei nostri smart comunicator in sicurezza sui più importanti cloud del mondo. La gente ha smesso di comprare i giornali, la carta stampata è morta nel 2024 con l’uscita di scena del New York Times.  Se il computer centrale di Facebook non sapeva di una tua attività anche solo la cena di ieri sera non era possibile che l’avessi fatta. Ora senza quella memoria siamo tutti fantasmi.

La situazione è drammatica non so davvero come faremo a riprenderci. Eppure una nota di speranza sembra che sia riuscito a trovarla.

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Oggi al bar c’era gente strana, agitata. C’era un tizio che sicuramente non era di zona. Era dei distretti alti. Uno ricco, uno con la giacca nera e il portatile innestato sul polso. Uno schiavo del progresso.

Sorgeva il suo caffè ma si vedeva che era disperato. Come se avesse perso tutto. Sudava. Guardai il monitor è capì cosa era successo.

Mi venne quasi da ridere. Era tutti fottuti, anch’io in realtà ma non mi interessava. So che le anagrafi social mi monitoravano postavano per me. Ho scoperto che avevo anche un blog che si autogestiva tramite un IA. Non era pensabile che qualcuno nel 2037 non avesse un spazio personale. I giornali da dove avrebbero preso il materiale per i programmi televisivi altrimenti?

Quel l’uomo in realtà mi faceva pena. Sono convinto pensasse di aver perso tutto. Se non scrivi un tuo pensiero su OmniFacebook non pensi. Maledizione la peggiore schiavitù da quando ho memoria.

Allora mi sono alzato e mi sono avvicinato.

“Vuoi un’altro caffè?”

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Questa mattina quando ho ricevuto la notizia, stavo scrivendo un articolo sul mio dispositivo portatile integrato quando un uomo accanto a me,  avrà avuto circa sessant’anni ha tirato fuori dal suo portafoglio, un vecchio portafoglio di cuoio una fotografia. Gli ho chiesto chi fosse. Mi disse che era sua figlia. Mi spiegò che non aveva mai sopportato che i ricordi del più grande amore della sua vita fossero affidati alla fredda luna. Sua figlia era morta, un incidente aerostradale putroppo. In quella foto aveva solo 7 anni. Era scattata nel 2020.

L’uomo aveva un sorriso nostalgico mentre il monitor virtuale del bar  dava la notizia. Lui stringeva la sua foto. Non l’aveva persa.

Mentre poi ho iniziato a scrivere quest’articolo, ho drammaticamente realizzato che ora non ho più una foto dei miei genitori e di quando loro mi tenevano in braccio mentre io non ero che un neonato. In quel preciso istante, il dolore più grande non fù per il conto in banca azzerato ma perché ho capito che non avrei mai più rivisto i miei genitori e li avrei inevitabilmente dimenticati, mentre lui sua figlia l’avrebbe sempre ricordata.

The Goonies. Il libro

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Buongiorno ragassuoli, bentrovati anche oggi in questa appassionata webbettola de borgata che con la sua nostalgica attidutude e l’ortografia in libertè libera da vincoli linguistici, vi sollazza lo spirito tutto grazie alle sue mai serie fregnacce.

Con il post di oggi cerchiamo di chiudere momentaneamente il cerchio legato ai Goonies con il commento al libro che giusto ieri hai finito di leggere.

Il romanzo dei Goonies è scritto da James Kahn, scrittore che si è già occupato più volte di realizzare la versione “libraria”  (la lingua di Albione dice “Novelization”) di alcuni dei più importanti film della coppia Lucas e Spielberg. Khan infatti ha scritto Il Ritorno Dello Jedi, Poltergeist e Indiana Jones e il tempo maledetto e appunto i Goonies.

La novella a differenza del film che è un racconto corale si concentra sul punto di vista di Mickey Walsh (Sean Austin) e di conseguenza cambiano molte delle sequenze rispetto alle scene del film e aggiunge due tre cose che nel film sono state tralasciate. In alcuni casi si tratta di scene girate e poi tagliate come la scena del Polipo gigante che potete tranquillamente reperire sul tubo ad esempio qui. In effetti la scena non è il massimo e probabilmente per questo che non l’hanno lasciata e per certi versi ti ricorda anche la scena del rottamatore di rifiuti in Star War Episodio IV.

La lettura del libro ha avuto per te quasi più un effetto didattico proprio per quanto hai appena descritto. Partendo dallo stesso materiale sono state realizzate due opere diverse nello svolgimento ma uguali nei contenuti. L’inseguimento di Brand in bicicletta, ad esempio, è stato raccontato successivamente quando il fratello maggiore di Mickey ha raggiunto il resto del gruppo, così come la parte di storia di Chunk quando scappa dal ristorante al quale è stata dedicato un intero capitolo.

Anche le divertenti scene delle tubature sono state gestite diversamente. Hai infatti trovato molto simpatico che dopo l’epilogo del libro sono stati inseriti a margine  dei piccoli paragrafi che riportavano frammenti dei giornali che hanno raccontato ciò che il piccolo Walsh non avrebbe potuto sapere.

Le differenze vanno cercate anche nel linguaggio. Il Film dei Goonies è chiaramente legato al cinema degli anni 80 è riporta gag che sullo schermo funzionano mentre sul libro non avrebbero goduto degli stessi tempi comici risultando perciò anche più volgare (non è un difetto) rispetto alla versione cartacea

Sembreranno banalità ma onestamente questa è stata una delle prime volte in cui imbattuto in riflessioni simili anche perché non sempre decidi di leggere un libro subito dopo averne visto il film o viceversa.

Anche perché spesso ti è capitato di leggere libri che raccontavano in terza persone con il narratore che tutto sa e quindi è sempre risultato agevole passare da una scena ad un altra o da un personaggio ad un altro. Pensate ad esempio alla struttura in capitoli de Il Trono Di Spade o al Signore Degli Anelli.

Detto questo il libro si legge come un gradevole passatempo, non si tratta di aulica letteratura ma di una serie abbastanza piacevole di pagine che un fan del film leggerà volentieri.

In alcuni momenti ti sei perfino domandato come fosse possibile che un pischello delle elementari potesse parlare in un certo modo ma vabbè, magari han tradotto a cacchio di cane, come dicono gli esteti del bel linguaggio.

Però ecco, questa è la definizione giusta per il libro de I Goonies “un cimelio da avere per non dimenticare il Goon che è in ognuno di noi”.

Geek League Albo 1. Il Totem Geek

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Buon inizio settimana ragassuoli, oggi torna 8Bit Man a riempire con le sue fregnacce lo spazio del lo web di questa webbettola nostalgica e appassionata. La grandiosa Geek League che si è ufficialmente unita venerdì scorso oggi entra nel vivo con il primo di una lunga serie di post che, si spera, vi sollazzino lo spirito tutto.

Per chi se lo fosse perso, basta fare click qui per godere appieno dell’esordio spumeggiante e un po’ vintaggio del post di presentazione.

Visto che l’intro fumettosa del post “zero” l’avete trovata gagliarda, il vostro super frescone de borgata si impegnerà a introdurre ogni post nella medesima maniera. Va da se che speri che anche queste tre piccole immaginette di presentazione siano state di vostro gradimento.

Il post uno della Geek League è dedicato al totem di ogni personaggio, all’oggetto simbolico dell’alter ego membro della lega. Già dalla foto dell’avatar, o delle tre immagini di oggi, molti di voi avranno intuito quale possa essere il protagonista di questo articoletto ovvero sua santità videoludica il Nintendo 8 Bit, il NES.

Non è la prima volta che in questa webbettola ci si ritrova a chiaccherare a sproposito di  questo simbolo storico del videogioco. La prima volta fu nel lontano 2015 quando questo blog doveva compiere ancora il primo compleanno. Così prima di partire a scrivere il nuovo post ti sei riletto volentieri quello vecchio per vedere se ancora condividevi le stesse sensazioni e emozioni.

Ah quanti ricordi!

Le immagini scelte per il fumetto iniziale di questo post non sono state prese a caso ma sono i simboli dei giochi con cui sei cresciuto. Sono tre emblemi di altrettante serie videoludiche che ancora oggi stai giocando. Giusto Super Mario e The Legend Of Zelda ti hanno regalato (grazie a Switch) da marzo ad oggi, due tra le migliori esperienze in campo di videogiochi di sempre perché Super Mario Odyssey e The Legend Of Zelda Breath Of The Wild beh, sono la dimostrazione che Nintendo da trentanni a questa parte non ha mai smesso di tirar fuori capolavori.

Discorso ben diverso con l’ultima scorribanda in quel di Castlevania in compagnia della discendenza Belmont che invece risale a qualche anno fa con il primo titolo uscito per PS3 un ottimo clone degli Action in terza persona di cui la console sony è baluardo da parecchi anni.

Ogni eroe ha nella sua storia l’evento che ha cambiato per sempre la sua vita, tu senza quel natale di tanti anni fa non saresti ciò che sei oggi. Tanti momenti ti hanno segnato ma questo è il primo tra quelli che ricordi perché sono ancora chiare nella tua testa le le immagini di quel momento di quando pischello scartavi i regali e uno dopo l’altro tiravi fuori il nintendo e alcuni altri giochi.

Ora il tuo NES è con te,  simbolicamente attaccato al televisore attraverso un commutatore Scart e poi un Upscaler HDMI. Tu l’ho guardi li nel mobile, fiero e orgoglioso perché è uno dei pochi amici che nel corso della tua travagliata infanzia non ti ha mai abbandonato. Ti voglio bene amico mio!

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Un po’ ingiallito dal tempo ma non molla!

Ed ora baldi ragassuoli godetevi i Totem degli altri fieri membri della Geek League!
Il Bazar di Riky: gli Exogini 
Storie da Birreria: il Tablet
La Bara Volante: il Maestro Yoda 
La Cupa Voliera del Conte Gracula: la Carta Stampata
Nerditudine: il Commodore
The Reign of Ema: joypad del Sega Master System
Moz O’Clock: lo Slime
Fede Stories: Game Boy Advance 
Gameocracy: Dragon Ball Final Bout
Pietro Saba World: il Personal Computer
La Firma Cangiante: l’albo Marvel 2 (Labor Comics)
Orso Chiacchierone: l’Unico Anello
Gioco Magazzino: il Furby 
Il blog di Delux: l’action figure di Spider-Man
Il Cumbrugliume: Summer Games

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