Dungeons & Dragons: Starter Set. Il foto unboxing

Buona Domenica scalmanati compari e frequentatori di questa sudata webbettola. Mentre la scalpitante attesa per i roboanti annunci del E3 invade l’internet con la sue scimmie videoludiche, tu sei in fase di studio. Eh si, come vai cianciando futilmente da qualche mese, stai cercando di riportare il gioco di ruolo tra le tue attività ludiche mensili. Infatti, ti stai attrezzando per creare un gruppo che si veda un paio di volte al mese al massimo per iniziare una nuova campagna a qualche gioco di ruolo, per tanto, se qualche romanaccio in ascolto fosse interessato, faccia un segnale di fumo per evidenziare il suo interesse.

Qualche mese fa, avevi mostrato il contenuto di uno dei tanti starter set che il mercato dei GdR sta importando in italia. Asmodee Italia sembra essere tra le case di distribuzione più interessate a questo segmento di mercato. Prima hanno iniziato con lo starter set di Guerre Stellari (sorry, ma star wars ti pesa scriverlo) per via della collaborazione con Fantasy Flight Games e poi si sono lanciati nel mondo di D&D traducendo il materiale della quinta edizione.

Oggi, se vi va, ci vediamo cosa contiene lo starter set della quinta edizione del Gioco di Ruolo per eccellenza.

La scatola si presenta nel tipica forma rettangolare per questa tipologia di prodotti. La copertina è certamente una cosa meravigliosa, la citazione alla famosa scatola rossa della prima versione di Dungeons & Dragons è evidente e lascia intendere come questa edizione ricerchi anche di tornare un po’ alle origini del GdR.

Aprendo la scatola troverete due manuali: il primo è una versione ridotta del manuale del giocatore in cui sono riportate le regole essenziali per permettere anche ai niubbi di giocare senza eccessivi patemi d’animo. Vengono spiegate le sei caratteristiche, il combattimento, come affrontare un’avventura ed infine si parla di magia. Mancano in pratica tutta le parti dedicata a classe e razze. Ci può stare se davvero si è alle prime armi, altrimenti beh, è una mancanza importante. Immagini però che i giocatori più smaliziati abbiano comunque tra le mani il manuale del giocatore.

Il secondo libercolo che trovare è il libro della prima campagna. Ben sessantaquattro pagine di materiale per impostare una vera e propria campagna che può tenere impegnato il gruppo di gioco per almeno quattro o cinque sessioni. Dipende da quanto tempo avete a disposizione, altrimenti se diluite come hai intenzione di fare tu, magari vi durerà anche sei sette serate.

La campagna dovrebbe permettere al gruppo di raggiungere il quinto livello quindi diciamo che, urcà di materiale ce n’è abbastanza.

Pur non avendo la copertina rigida tipica dei manuali di D&D, l’impostazione grafica e l’impaginazione dei due manuali è molto bella e in linea anche con gli altri manuali. La parte testuale e chiaro e i libri sono pieni di immagini e mappe. Dal tuo punto di vista un lavoro completo.

Sotto i due manuali troverete le schede di cinque personaggi, come la più banale delle tradizioni fantasy troverete: Due guerrieri umani, un nano chierico, un elfo mago e un halfling ladro. Non si sono sforzati più di tanto, ma visto il target a cui punto questo starter set non ti senti di criticarlo più di tanto.

Non potevano mancare, sotto tutto quanto troverete un set completo di dadi. Dal dado d4 al d20. Tanto si sa che alla fine ognuno vorrà e avrà i suoi dati.

Che dire, siamo di fronte ad un prodotto veramente completo che dal tuo punto di vista è in grado di soddisfare chi per la prima volta si affaccia al mondo di D&D. Considerando che la campagna è anche molto più longeva rispetto ai prodotti FFG ti viene da dire che il rapporto qualità prezzo lo renda davvero un acquisto obbligato.

Non ti resta che sperare che una allegra combriccola di ragassuoli e di ragassuole si formi.

Ah per chi se lo stesse chiedendo: Si, tu farai il master e non sei un master sadico. Credi nel lieto fine delle saghe d’avventura e lascerai sul sentiero più indizi quando la strada intrapresa è sbagliata. Però credi che un Drago, beh se incontrate un Drago oh, a quel punto, affidate la vostra anima alle vostre divinità.

Infine, credi che la storia debba essere sviluppata dall’intero gruppo di gioco. Esempio se i personaggi vogliono esplorare una certa zona o cercare lavori presso la cittadina in cui si trovano, lo lasci fare anche se la tua campagna aveva una direzione diversa. Chiedi al massimo di avere del tempo per preparare gli incontri una volta che il gruppo ha deciso dove vuole andare.

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1 Disco Al Giorno per 10 Giorni – 7d10

Bentrovati ragassuoli, oggi, la vostra webbettolaccia de borgata, nota ai più per la sua anarchia ortografica che sfida ogni volta anche le più basilari leggi del dizionario, apre le porte per cianciare fuori luogo, come sempre del resto, per scrivere la solita fregnaccia per il settimo capitolo della gustosa serie di post dedicati al tua storia musicale.

Il post di oggi, in realtà, è la storia di un’amicizia, un rapporto così intenso, esclusivo e prezioso da paragonare con una storia d’amore. La storia di un legame così forte che quando si è rotto, cazzarola, ha fatto davvero male.

I Marlene Kuntz in uno dei loro dischi cantano: “C’è Qualcosa di Sbagliato nell’amore perchè quando un’amicizia finisce non lascia un grande dolore che sa di tremenda condanna” Beh probabilmente, forse per la vostra amicizia, si è trattato di u eccezione. Va a sapere, chi sa.

L’album di cui parliamo oggi è “Sleeping With Ghost” dei Placebo. I Placebo solo band guidata dall’androgino Brian Molko che nonostante abbia goduto di un discreto periodo di successo commerciale grazie ad un glam pop rock ruffiano e soprattutto per aver fatto parte della colonna sonora di Cruel Intensions , non ha mai davvero convinto la critica, la quale ha sempre preferito altri gruppi loro contemporanei.

Sta di fatto però, come anche intuito da alcuni di voi che hanno ascoltato la versione acustica di un tuo pezzo “Vedrai”, che se volete sta proprio qui, sicuramente una delle influenze musicali della tua band è stato proprio il glam rock.

Ma dirai di più, non solo il glam rock ma proprio il modo di suonare di questo power trio ha caratterizzato la prima fase della storia della band, forse quella migliore, quando eravate anche voi il classico trio chitarra-basso-batteria.

Quello strano modo di suonare la chitarra distorta, gonfia, rotonda che non è ne “da chitarrista ritmico” ne da “solista” come nei più classici gruppi rock e hard rock, ha caratterizzato il vostro suono. Un po’ figlio illegittimo dei riffetti dei Cure, un po’ new wave anni ‘80 un po’ Radiohead di The Bends. Solo il passaggio a due chitarre ha smontato un po’ quella struttura. Forse è stato il vostro errore.

Ma torniamo in tema. Questo disco in cui la title track recita “soulmate never dire” che potremmo parafrasare come “gli amici dell’anima, i migliori amici, non muoiono mai” è la storia dell’amicizia di Johhny, il chitarrista triste e il Reverendo, il bassista spaccaculi della band.

La vostra amicizia è nata per caso, lui era un amico del fratello minore della tua migliore amica e quando tu sei rimasto appiedato dalla tua esperienza musicale precedente, che oddio erano davvero scarsi, sei stato tirato dentro al loro progetto musicale nonostante fossero di qualche anno più pischelli di te.

I primi mesi furono naturalmente duri, ci fu un po’ di assestamento fino al momento in cui nel giro di un pomeriggio vi siete trovati solo tu e lui a far parte della band. Il punto più basso.

Per qualche motivo, il Reverendo ti ha assecondato, ha continuato a credere in te e si è sbattutto per cercare un batterista perché tu avevi deciso che, caspita, le canzoni le scrivi tu, quindi le avresti cantato tu. Iniziò quindi un percorso eccitante, fatto di tante soddisfazioni ma ricco anche di schiaffoni, ma quel disco, quel cd, era sempre in macchina nei vostri spostamenti, casa, università, sala prove. Era sempre con voi.

L’apice arrivò nel 2006 quando nella stessa manifestazione estiva di musica e concerti, la vostra band ha condiviso il palco proprio con i Placebo vincendo un importante concorso locale.

Poi però le cose con la band iniziarono a scricchiolare, il Reverendo che era il collante della band, l’unico che riuscisse davvero a tenere in piedi la baracca, lui era il leader silenzioso che non hai mai ringraziato abbastanza, non riuscì ad arginare la malinconia che ormai regnava nel gruppo anche a causa di continui cambiamenti di line-up con l’avvicendarsi di un paio di chitarristi che seppur validi, preparati e mediamente amichevoli non si sono mai davvero amalgamati.

Il malumore imperò per un paio d’anni, la band si sciolse ufficialmente tre anni dopo. Tu, lasciasti la tua città natale per sempre. Tra te e il Reverendo in qualche modo finì. Essere in una band è come un matrimonio, solo chi ne ha avuta una sa cosa vuol dire. Oggi tu e il reverendo vi volete bene (forse malinconicamente bene), nei sei convinto ma le vostre vita hanno preso strade diverse. Distanti almeno 600km.

Poco tempo fa vi siete risentiti, avete ascoltato insieme il disco che non è mai uscito e pur peccando di arroganza vi siete guardati e avete capito che in quella musica c’era tanta roba, canzoni che avevano saputo andare oltre gli afterhours e i placebo che ne avevano rubato forse gli aspetti migliori e li aveva saputi mischiare anche con le sonorità di altri signori inglesi di cui parliamo la prossima volta in cui parleremo di musica.

Resta quindi il più classico dei rimpianti per il possibile what if, chissà se avessimo agito differentemente, se solo tu fossi stato meno la più stronza tra le prime donne, magari oggi non saresti qui a scrivere al computer mentre tua moglie e tua figlia dormono nella stanza accanto.

Wonderwall, ti ha cambiato la vita. Ti ha regalato un sogno. Sul punk rock di The Bitter End si è schiantato forse anche distrattamente. Il sorriso di tua figlia che sembra che non abbia preso il tuo pessimo caratte ti dice ogni volta però che forse non è andata poi così male.

Tutti gli episodi de 1 Disco Al Giorno Per 10 Giorni li potete trovare qui.

Domanda della sera, ma voi ricordate qualche amicizia che quando è finita che vi ha lasciato un vuoto come fosse stata una storia d’amore?

Il Porto Proibito

Bentrovati ragassuoli, anche quest’oggi questo covo di cialtroneria e leggerezza vi invita con soomo giubilo a prendere il vostro posto abituale per cianciare di fumetti e sollazzarvi lo spirito tutto. Oggi parliamo di un fumetto incredibile, prezioso che, perdincibacco, non dovreste mancare per nessun motivo.

Il fumetto è Il Porto Proibito, un bellissimo romanzo scritto e disegnato dalla coppia (nella vita e professionale) di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Uno degli sport su cui l’internet si arrovella di più è stabilire se prodotti (spesso di consumo) come Fumetti e videogiochi siano assimilabili ad opere artistiche. Purtroppo risulta complicato convincere chi pensa che il fumetto sia solo un qualcosa che si compra in edicola e che il lavoro di questi autori e disegnatori abbia un valore di un certo peso e meriti un rispetto tale da elevare quelle pagine da “Giornaletto” a Romanzo.

Alcune volte i detrattori del fumetto come arte hanno ragione posizionando il fumetto come un qualcosa di Pop senza valore ma ci sono occasioni dove bisogna alzarsi in piedi e far sentire la propria voce.

Il Porto Proibito è un’opera d’arte, un romanzo a fumetti che porta così in alto la letteratura a disegni tanto da non sfigurare di fronte ai più blasonati classici romanzi d’avventura. Il Porto Proibito è qualcosa per cui non riesci a trovare le parole per descrivere quanto sia stato emozionale il viaggio nel leggerlo. Una storia in quattro atti letta in quattro sere diverse in poco meno di una settimana, una storia d’amore di riscatto e di malinconia soffusa con un finale agrodolce che qualche bruschetta nell’occhio ci finisce sicuro.

Questa è la storia di Abel un giovane pischello che viene salvato da una nave inglese e che non ricorda nulla del suo passato. Viene accolto da una famiglia composta da tre sorelle che hanno perso in mare il padre. Abel per ricambiare l’affetto di quelle tre ragazze vivrà un’avventura per cercare di riabilitare il padre delle ragazze accusato di tradimento.

è facile trovare i riferimenti letterari da cui il Porto Proibito ha preso ispirazione. C’è L’Isola del Tesoro di Stevenson, c’è Patrick O’Brian, c’è Long John Silver.

Questa graphic novel ha, dal tuo punto di vista un target piuttosto variegato (o forse no). Ha certamente gli elementi del romanzo per ragazzi ma è ricco di scene e situazioni meglio adatte ad un adulto.

Ci sono così tante citazioni e omaggi a poeti e scrittori che bisognerebbe fare un post solo per quello. Ma il Porto Proibito non è solo da leggere e anche da gustare gli occhi perché il lavoro di Turconi e semplicemente eccezionale, ricco di dettagli e di espressività per tutti i personaggi che popolano la storia.

Davvero, non riesci a trovare un motivo per dire qualcosa, per scrivere una critica sensata su questo fumetto. Forse è la volta buona che la parola “Capolavoro” non è usata a casaccio. Ma se anche così non fosse, Il Porto Proibito è probabilmente uno dei fumetti più belli che tu abbia mai letto nella tua vita. No non stai esagerando, davvero. Questo è qualcosa che custodirai gelosamente e regalerai a tua figlia quando sarà il momento giusto.

l’acqua dentro un bicchiere è cristallina,
l’acqua nel mare è scura.

Devo andare, amore. Devo proprio…
ma non ti lascio: dopo tutto il mio nome significa connessione.

Oh avrei tanto desiderato legarmi a te per sempre!
Fare la mia tenerezza del cantico…
Mettimi come sigillo sul tuo cuore
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore.

Le grandi acque non possono spegnere l’amore, ne i fiumi travolgerlo.
Eri mare che corteggia la scogliera,
fiamma che purifica il metallo, fuoco che divora la legna,
mutandola in brace incandescente mai sopita.

Lasciarsi consumare da te, divenire -di due- una cosa sola…
è stato un regalo.

Credimi, Credici. Mi troverò semplicemente… là dove mi vorrai cercare.
Nel vento che gonfia le vele.
Nell’onda che ricama a festoni il bagnasciuga.
Nel luccichio delle tremule perle di rugiada sui file d’erba
riscaldati dall’aurora.

Il tuo sorriso sarà la mia pienezza.
M’inebrierò delle tue soddisfazioni.
Riderò con te dietro un arcobaleno palpiterò tra le scaglie d’oceano all’orizzonte,
sarò brivido di foglia tra i sussurri della brezza ogni qual ti emozionerai.

Mi farò goccia di cielo per baciare le tue palpebre abbassate,
manto vellutato della notte, per proteggerti,

Sarò dita di alba per solleticare i tuoi risvegli e accompagnarti dentro ogni nuovo giorno.

Grazie per essere stato per me… carezza di Dio.

Un’ora con Mario Tennis Ace

Buon inizio settimana baldi ragassuoli, oggi la vostra appassionata e ciarlatana webbettola de borgata vi racconta le prime impressioni con il nuovo titolo sportivo con la casa della grande N (la Nintendo) in uscita a fine mese, per il quale c’è stato questo weekend il torneo online di presentazione: Mario Tennis Ace.

Mario Tennis Ace è l’ultima incarnazione della seria di titoli tennistici con i quali Nintendo intrattiene il suo piccolo già dai tempo del N64. L’ultimo titolo che tu avevi avuto modo di provare fu quello per Wii che si trattava di una riedizione del titolo per gamecube.

Tu e i videogiochi Tennistici avete sempre avuto un rapporto altalenante, sei sempre stato soggetto a innamoramenti facile per poi lasciar che la noia prendesse il sopravvento, forse a causa dell’assenza di un tuo vero interesse per lo sport in questione o per un modello di gioco forse ripetitivo anche se a difficoltà crescente.

In questi tre giorni, tra venerdì e domenica pomeriggio sei riuscito a ritagliarti il tempo per fare trenta partite online perdendole quasi tutte ma arrivando a dire “Mmm mi sa che questo gioco è fatto bene”. Ma cerchiamo di andare con ordine.

Il principale punto su cui fare attenzione è certamente la qualità delle connessione. Come per gli altri titoli multiplayer che Nintendo ha confezionato per Switch anche Mario Tennis Aces punta molto sul gioco online. Trattandosi di un titolo dove il tempismo è uno dei requisiti fondamentali, se non addirittura “Il” requisito, affrontare avversari verso i quali la connessione non è accettabile porterà inevitabilmente a una certa e motivata insoddisfazione.

Venerdì infatti, hai trovato spesso il titolo praticamente ingiocabile, fortuna che poi pian piano nel corso del weekend hanno sistemato, o almeno, hanno migliorato la situazione rendendo il titolo molto più stabile.

In ogni caso Mario Tennis Aces viene in soccorso al problema della qualità della connessione, mostrando una o più “tacche” tipo cellulare per indicare il valore. Da tre tacche in su le partite sono state piacevoli.

Sabato sei stato preso dallo sconforto. Avrai perso roba tipo dieci partite di fila senza capirne davvero il motivo, semplicemente non riuscivi a capire come gli altri giocatori riuscissero a fare tutto quello che vedevi a schermo.

Domenica, ti sei detto, vabbè dai un ultimo tentativo e poi ammettiamo che questo titolo è da scaffale e ci dedichiamo ad altro. Però ti sei anche chiesto ma possibile che non ci sia la possibilità di provare a giocare contro la CPU?

Tan dan, Johnny il tonno ha risolto l’arcano. Ti sei fatto un paio di partite contro il gioco e sbem, taaac, finalmente hai capito quanto fosse tecnico questo gioco.

Si, Mario Tennis Ace dal tuo punto di vista abbandona un po’ la formula di Nintendo, facile per tutta ma difficile da padroneggiare. Mario Tennis Ace è un gioco fortemente simulativo, nonostante ci sia sopra “tutto il mondo nintendo” tra colpi speciali, abilità e personaggi caratterizzati come sempre. Ogni colpo ha una sua contromossa e solo il giocatore che meglio riesce a portare avanti la sua tattica avrà maggiori possibilità di vincere la partita.

La demo aveva ovviamente solo una lista limitata di opzioni, una formula che sei molto curioso di provare è quella dei Tornei senza colpi speciali e poteri che dovrebbe trasformare il titolo in un vero gioco di Tennis.

Nonostante la tua epifania, le tue vittorie si possono contare sulle dita di due mani ma sei uscito Domenica pomeriggio con la convinzione che se avessi capito prima le meccaniche di gameplay, oggi parleresti del più importante titolo 2018 (almeno per il primo semestre) di Nintendo. Però a pensarci bene, l’impressione che sia invece proprio così.

Dayone quindi? Eh difficile a dirsi.La tentazione c’è. Però a luglio arriverà Octopath Traveller e con lo scarso tempo a disposizione forse potrebbe non valere la pena investire il prezzo pieno tanto che sei convinto che con la bontà del titolo, le sfide online dureranno per un bel po’ di tempo almeno sino all’arrivo si Smash Bros!

Per leggere i post precedenti de Un’ora con potete cliccare proprio “qui” oppure al link del gioco riportato qui sotto.

E voi ragassuoli, avete giocato a qualche videogioco nel weekend?

Come al solito scrivetelo nei commenti!

Cià!

Il Maggio Ludico

Bentrovati pischelli, ragassuoli mediani e vecchi bacucchi. Anche quest’oggi le porte der Cornerhouse, la più mejo webbettola de tutto l’internèt (la pronuncia giusta è con cadenza barese) sono aperte e l’invito è sempre quello di prendere posto, accomodarvi e partecipare attivamente con commenti e insulti creativi, al sollazzo de lo spirito vostro tutto.

Siamo a inizio mese, quindi come da tradizione non richiesta, scriviamo due facezie a riguardo delle serata ludiche trascorsa tra Corse di Formula 1, gestione dell’energia in Europa e tutta una serie di giochi di carte che i più espertoni chiamano filler.

Maggio è stato un mese piuttosto avaro di soddisfazioni ludiche ma non per questo non ci sono stati momenti da ricordare. Volendo parlare di una Top3 dei momenti più significativi metteresti i tuoi ricordi in quest’ordine.

Al terzo posto, ci metti Century. Il gioco di carte che tanto è amato in famigghia di cui se volete potete leggere la fregnaccia recensione commento proprio qui. Dopo più di mese è stato messo in tavola per una partita tra moglie e marito e tac, come era lecito tua moglie ha vinto. Qualcuno ne hai mai dubitato? Il fatto è che Carlotta torna a vincere dopo parecchio tempo.

Al secondo posto la rivincita dagli sfottò di Suocero che contro i pronostici dell’allegra combriccola, ci mette in riga e batte tutti a Formula D con una serie di mosse audaci (de chiappa) che ti fanno perdere una gara praticamente vinta. Ne abbiamo anche già parlato qui.

Al primo posto un altro momento tra moglie e marito in una partita genitori-nonni ad Alta Tensione. Uno dei giochi preferiti dalla Mary.

Siamo agli sgoccioli, in tre vi state giocando la vittoria. Ci siete tu, Carlotta e la Mary, quest’ultima un pelo svantaggiata. Siete in quella che ragionevolmente pensate sia l’ultima fase d’asta per comprare la centrale mancate per alimentare il numero più alto possibile di centrali perché pensate che a ‘sto giro la partita verrà chiusa.

Ci sono due centrali da sei scatta l’asta. l’asta più bastarda che tu abbia mai visto a questo gioco. Suocero si infila nel mezzo, giustamente per dare fastidio mentre Mary resta rinunciataria. Suocero prende per una cifra di un certo peso di parecchio superiore al costo di partenza una delle due centrali, perché tu ti sei chiamato fuori (sbagliando, clamorosamente) e perché Carlotta non ha voluto tirare troppo la corda. Ma è per la seconda centrale che sbem scatta la guerra tanto da domandarsi se bisogna anche cercarsi un legale di quelli bravi.

Alla fine (un po’ per bontà, un po’ perché effettivamente avete puntato ‘na cifra) per due crediti ti compri la centrale e a fine turno come previsto vinci la partite. Evviva te, ma po’ Carlotta, insomma, te lo ha permesso.

Ebbene ragassuoli, questi sono stati i nostri momenti più gagliardi di maggio, con cosa vi siete sollazzati questi mese?

Raccontate le vostre facezie nei commenti. Cià!