[Movie][Netflix] I Mitchell Contro Le Macchine. Un filmone!

Ci sono delle volte dove ho proprio piacere a condividere con voi un post, mi piace proprio l’idea di darvi un consiglio del tipo “Hey ragassuoli, questo film dovete per forza vederlo!” che sono sicuro vi soddisferà . 

Il post di oggi è proprio una di queste occasioni speciali: Volete vedere un film di d’animazione fatto bene, intelligente divertente a cui è possibile approcciarsi con diversi livelli di lettura? Ottimissimo! I Mitchell contro le macchine è esattamente quello che state cercando e non ho paura a sbilanciarmi con un perentorio: “Hey, è davvero da tanto tempo che non vedevo un film così bello”. Per cui per chi vuole abbiamo finito. Beccatevi il primo 9 con il nuovo sistema di votazione del Cornerhouse, andate su Netflix e divertitevi. Per chi invece ha voglia di leggere qualche riga in più, qualche fresca facezia opzionale. prego, per di qua noi si cianciano le bande. 

Un film eccezionale. Punto.

Scrivere una storia originale è ormai un compito davvero complesso. Scrivere la solita solfa raccontando il solito rapporto conflittuale tra genitori e figli così come dei pericoli della tecnologia, ormai son buoni tutti. Basta copiare il lavoro degli altri e il gioco è fatto. Il compito dello sceneggiatore, quello cazzuto non come quelli di Boris che risolverebbero tutto in un Basito, è dare un tocco di personalità, di carisma, di stile ad una storia. Beh, I Mitchell contro le macchine ha tutti gli ingredienti agitati non mescolati con mestiere e cura. La storia è chiara fin dal inizio: La tipica famiglia in crisi di comunicazione in qualche modo e inaspettatamente mente salverà il mondo dalla rivolta delle macchine guidate dalla SIRI di turno e tornerà ad essere unità come non mai. Però, accipigna, quanto ci siamo divertiti. 

I Mitchell Contro Le Macchine è film tecnicamente eccezionale che deve molto a Spiderman Into The Spiderverse con il quale condivide i produttori. La tecnica utilizzata per la realizzazione visiva del film me lo fa quasi definire come un acquerello animato e il talento di chi ci ha lavorato è stato proprio quello di lasciare il tratto tipico del pigmento bagnato dei colori ad acqua. Se il dettaglio dei vestiti di Elsa in Frozen II è quasi un’opera eccelsa ma legata ad una forma artistica di algido autoerotismo per la serie: “guarda quanto siamo bravi con i dettagli” un po’ come per la musica progressive, in questo caso l’effetto è un bellissimo insieme di macchie elegantemente ordinate con un validissimo gioco di illuminazione. 

I carlini sono delle creature meravigliosamente tragiche 

Il carlino Monchi, protagonista indiscusso di moltissime gag della storia nonché dal mio punto di vista anche MVP (Most Valuable Player, citazione cestistica per indicare il miglior personaggio) del film perché è il grande eroe senza il quale la famiglia Mitchell non avrebbe salvato il mondo, è in realtà un cane realmente esistito. Monchi è ispirato al Carlino del regista Mike Rianda dal nome Monchichi. Per Il campionamento o doppiaggio che dir si voglia dei suoi versi è stato usato il celebre Doug The Pug il carlino star dei social. 

Ovviamente non può essere solo la tecnica a elevare la qualità di un film. È sicuramente determinante ma non indispensabile basti pensare a quanti film belli esistono pur non avendo tecnicismi importanti ma quanti sono i film che consideriamo belli senza che essi sappiano toccare in qualche modo la nostra emotività? Beh, forse nessuno. 

Un alce per unirci tutti

L’alce di legno presente nel film riesce a rappresentare tutti gli elementi emotivi ed empatici di questa storia. Il simbolo del rapporto padre figlia, il rapporto che definisco il più meraviglioso e complicato della mia vita è tutto lì, rinchiuso in un giocattolo che rappresenta ciò che un padre ha accettato di rinunciare con serenità per sua figlia e che lei (la figlia) prima rigetta perché desiderosa di andare via di casa perché non la sente più come un posto dove sentirsi se stessa e comunicare liberamente e poi lo trasforma nel simbolo della famiglia finalmente riunita e si, dato che sono un mollicone sono andato vicino a farmi cascare una bruschetta nel occhio, non erano lacrime quelle che avete visto. 

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiacchierata numero 763 di questo blog è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto. 

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4 commenti

  1. Un film molto carino, in cui, per una volta, non ho odiato il fratello minore del personaggio protagonista.
    Il cane maiale pane in cassetta è uno spasso e pure mamma Tekkaman mi ha fatto davvero ridere (e ha trovato il modo di riciclare il cliché della mamma “non toccate i miei figli” senza ridursi tutto a un ceffone o a mamma Wesley che schianta mangiamorte).
    Non capita sempre che un film sia bello sin dal trailer, ma questo mi ha divertito molto.

    Piace a 1 persona

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