[Videogames][Xbox] – The Walking Dead Season 2 di Telltale. Come Mio Padre Prima Di Me.

Cari Ragassuoli e deliziose donzelle ben trovati e ben trovate, io, il vostro affezionato Johnny oste di questa virtuale bettola dell’internet, sono lieto di accogliervi anche oggi qui nel Cornerhouse per condividere questo post colmo di ciance e facezie dall’ortografia spesso libertina, ispirato a tutti quei temi figosi che ci piacciono tanto tanto, ma suvvia, non prolunghiamoci eccessivamente in questi educatamente frivoli convenevoli che fanno danni ingenti alla SEO per cui ciancio alle bande noi zi va!

Il primo gioco della serie The Walking Dead sviluppato da Telltale è stato per me una piacevole ed appassionante scoperta. Ho provato a riassumere le sensazioni e le emozioni che ho provato nel vivere la storia di Lee e Clementine proprio nel post precedente che, se vi garba, potete leggere proseguendo su questo link.

I giochi di Telltale, ispirandosi al genere delle avventure grafiche in voga in particolare tra i giocatori PC durante gli anni ’90 che ha visto gioielli indimenticabili come i primi due capitoli di The Secret Of Monkey Island o l’insuperabile Indiana Jones E Il Destino Di Atlantide, sono dei racconti interattivi in cui “le scelte” che il giocatore farà, avranno ripercussioni sul proseguire della storia nei limiti del possibile. Non vi aspettate una libertà assoluta ma è comunque garantita una certa coerenza nei fatti.

Come mio padre prima di me.

Avevamo lasciato Clem ancora in lacrime per quanto era accaduto con Lee, colui che seppur per un brevissimo tempo è stato il suo padre più devoto e fedele il cui estremo gesto è uno dei momenti più alti della storia recente dei videogiochi. In questa Season Two, Telltale, ci racconta di questa eredità centrando ancora una volta tutta la narrazione sul tema di “Famiglia” in qualsiasi forma essa si manifesti.

Come ogni padre vorrei che mia figlia diventasse una persona migliore di me, che non ripetesse i miei errori e che raggiungesse i traguardi che vorrà porsi. Per questi motivi è stato più difficile per me raggiungere lo stesso grado di immedesimazione che ho toccato nel primo gioco della serie. Spesso mi sono comportato ancora come se fossi Lee, sentendomi alle volte troppo maturo per essere una bimba neppure adolescente. Mi sono giustificato considerandomi come fossi ancora io, Lee, a guidare come un angelo custode le azioni della piccola Clem come se lei pensasse in ogni momento “Cosa farebbe Lee?”.

Il problema a questo punto è che l’incantesimo, quella sospensione dell’incredulità, è venuto a mancare facendomi partecipare nella misura in cui: “Ok, è solo un gioco!” Una sorta di freno a mano emotivo ben tirato che non mi ha mai fatto realmente provare empatia per i personaggi coinvolti le cui morti o azioni deplorevoli le ho accettate con un bel: “eh vabbè, sti razzi.”

E alla fine arriva Kenny

Solo il ritorno nel cast di Kenny è riuscito a portare nella vicenda degli elementi interessanti che mancavano. Vedere un uomo allo strenuo, sconfitto ma non distrutto, osservare i suoi difetti ma vederne anche i pregi così come guardarlo rimettere insieme il suo spirito ormai in frantumi dopo l’ennesimo inevitabile dramma, è stato quanto di meglio ha saputo offrire il gioco.

Per questo motivo, la direzione che ho fatto prendere alla “mia” storia è stata tutta rivolta al rapporto tra Kenny e Clem, si trattava di scegliere tra una sorella maggiore cinica e più pragmatica e un padre in bilico tra la rabbia e l’amore. Un uomo che con i suoi rimpianti di padre con il cuore colmo di dolore, avrebbe protetto Clem, sino al suo ultimo giorno sulla terra.

Anche in questa Season 2 non sono mancati i momenti tipici (e soliti) e ovviamente drammatici della serie. Tuttavia ho rilevato problemi di duplice natura. Da una parte il confronto inevitabile con il primo episodio rende difficile qualsiasi riflessione sul gioco anche se preso da solo. Non credo sia possibile dimenticare la potenza dell’ultimo capitolo della prima stagione con il dialogo tra il villain finale e Lee in cui ripercorrono le azioni del gruppo così come la tensione nell’ultimo scambio di sguardi tra Lee e Clem, sono purtroppo un ricordo lontano.

Dall’altra parte dopo anni di serie TV apocalittiche abbiamo ormai già visto tutto: Sappiamo che ci saranno le bande di sciacalli che ci attaccheranno per le nostre provviste, ci saranno i vari Governatori o i Negan che saranno pronti a tutto pur di far sopravvivere il loro gruppo. L’unico vantaggio è che il media “Videogioco” permette di vivere in maniera più attiva queste vicende senza subirle come accade con il cinema o la letteratura.

In bocca al lupo, Clem!

Questo non significa che The Walking Dead Season 2 sia un brutto gioco anzi, da un punto di vista tecnico migliora sotto ogni aspetto in particolare l’audio con un doppiaggio in lingua inglese veramente eccellente ma gli mancano quei momenti “leggendari” come direbbe Barney di:  “How I Meet Your Mother”.

Fortunatamente le scelte che ho fatto mi hanno portato a chiudere la storia in un modo che tutto sommato posso anche considerare soddisfacente e conclusivo. Per questo se non ci fossero in ballo 1000 Punti sul game score di Xbox potrei anche smetterla qui senza proseguire con i due capitoli rimanenti perché dal mio punto di vista credo che ormai il meglio se lo siano già giocato e che qualsiasi altra iterazione della vicenda non sia altro che rimescolare la solita minestra.

In bocca al lupo, Clem!

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