[Videogames][Xbox] The Walking Dead di Telltales. Io gioco per tirare fuori la parte migliore di me.

Cari Ragassuoli e deliziose donzelle ben trovati e ben trovate, io, il vostro affezionato Johnny oste di questa virtuale bettola dell’internet, sono lieto di accogliervi anche oggi qui nel Cornerhouse per condividere questo post colmo di ciance e facezie dall’ortografia spesso libertina, ispirato a tutti quei temi figosi che ci piacciono tanto tanto, ma suvvia, non prolunghiamoci eccessivamente in questi educatamente frivoli convenevoli che fanno danni ingenti alla SEO per cui ciancio alle bande noi zi va!

Per quanto le situazioni personali della vita possano volgere al peggio, io non sono davvero capace di perdere la mia umanità. Neppure in un ambiente simulativo controllato come un videogioco dove sparare ad un immagine visibile a schermo non può arrecare danni o dolore a nessuno. Tuttavia mi rendo conto che la mia strana empatia, che si risveglia solo quando ne ha voglia, e il mio rispetto per la vita mi portano sempre a scegliere di ricercare una via alternativa allo scoppio di un proiettile da una pistola.

Io gioco per tirare fuori la parte migliore di me

Io sono l’antitesi del messaggio drammatico e amorale di The Walking Dead: “Quando sarete dinnanzi all’apocalisse tirerete fuori il peggio di voi stessi”. Il trionfo dell’egoismo più crudo e isterico. Invece, Io non uccido. Io non caccio gli animali. Io non dico bugie. Ogni tanto ho il sospetto che mi sto trasformando in qualcosa che possa assomigliare a Topolino, Captain America e Seiya o tutti quei buoni per forza che in ogni storia si trovano sempre. Ma per fortuna non sono un santo: Se vi fosse data la possibilità di entrare nel mio cervello (dio ve ne scampi) scoprireste peccati e vizi che contraddirebbero quello che vi ho scritto fino a questo punto. Eppure io gioco per tirare fuori la parte migliore di me, io gioco per mia figlia affinché sappia che suo padre non è solo un demente come tanti altri ma possiede, nonostante tutto, un cuore e un bricciolo di onestà.

The Walking Dead di Telltales da questo punto di vista è eccezionale. Si tratta di una avventura grafica riletta in chiave moderna, uscita per una quantità incredibile di console dalla generazione PS3/XBOX 360 in poi, dove la narrazione, l’immersivita e le scelte morale del giocatore sono al centro del gioco e messe davanti ad un gameplay essenziale e asciutto.

L’aspetto esaltante di questo gioco è proprio la sua capacità di mettere davanti al giocatore situazioni difficili per obbligarlo con ludica ma sadica violenza a scegliere, a crearsi dei rimorsi e dei rimpianti, conscio del fatto che è necessario assumersi le sue responsabilità. Scelte che nei limiti del possibile si ripercuotono nell’ecosistema di gioco creando o distruggendo rapporti umani all’interno del gruppo di sopravvissuti in maniera realistica e non finendo per rappresentare un semplice indicatore di punteggio come un tipico RPG.

Allora il cammino di Lee Everett, il suo viaggio di redenzione in quel mondo al collasso è diventato il mio viaggio, il mio percorso, una mia vita alternativa. Non giriamoci intorno pur riconoscendo la magnificenza della letteratura o del cinema, solo il media videogioco può dare al suo fruitore una così viscerale esperienza interattiva da fargli percepire l’occasione “giocata” come un frammento di vita in più.

Accomunati da piccoli ideologismi morali le vicende di Lee e Clementine assomigliano a quelle di un’altra coppia di personaggi finiti insieme per caso durante l’apocalisse zombie: I due protagonisti di The Last Of Us parte 1. Le estreme gesta di Joel e Lee sono l’essenza, la sintesi dell’umanità: L’altruismo e l’egoistico desiderio di rivincita e redenzione che si fondono insieme al fine di salvare un singolo figlio contro la la salvezza dell’umanità, È più facile sacrificarsi per un figlio per salvarlo o rinunciarvi in nome della salvezza della vita intera sulla terra?

Io sono stato Lee Everett

Non potrò mai dimenticare il mio finale di The Walking Dead, ho fatto le mie scelte, ho preso le mie decisioni soprattutto quelle sbagliate anche dettate dall’infatuazione verso un rapporto che volevo vivere. Ne sono uscito fiero a testa alta, convinto che anche se avrei potuto fare di meglio, ho fatto del mio meglio. Ho vissuta una grande amicizia, ho dato la possibilità a tutti di esprimere il loro potenziale e ho assistito alla drammatica scena di una madre che si è sparata per non vedere il figlio morire.

E poi c’è Clementine, la piccola orfana coprotagonista e vero indicatore morale della storia. Nelle scelte di regia che l’hanno inquadrata subito dopo ogni decisione difficile si cela il trucco con cui gli sviluppatori danno un feedback al giocatore, come vi sentireste nel deludere quella bambina o nel dargli l’esempio sbagliato? Clementine che in qualche modo considero come una figlia, mi ha fatto commuovere quando finalmente è stata in grado di camminare in quel mondo con le sue gambe. Si, io sono stato Lee Everett, si, sono stato fiero di lei.

Non ho motivi per sconsigliarvi di provare questa serie di videogiochi, davvero non ne riesco a trovare uno. Si trova a pochi soldi, qui su Amazon vi linko la collection con tutti gli episodi. Anche se siete stufi di zombie e apocalisse, davvero, dategli una possibilità, vivrete una storia ben scritta complessa e credibile.

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiaccherata numero 749 di questo blog è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto.

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