[Confessioni Di Un Giocatore Romantico] Madden 2017. Il Superbowl De Noantri.

Cari Ragassuoli e deliziose donzelle ben trovati e ben trovate, io, il vostro affezionato Johnny oste di questa virtuale bettola dell’internet, sono lieto di accogliervi anche oggi qui nel Cornerhouse per iniziare una nuova stagione di ciance e facezie dall’ortografia spesso libertina, ispirate a tutti quei temi figosi che ci piacciono tanto tanto ma suvvia, non prolunghiamoci eccessivamente in questi educatamente frivoli convenevoli che fanno danni ingenti alla SEO per cui ciancio alle bande noi zi va!

Mai avrei pensato anche solo di pensare di scrivere un post qui sul Cornerhouse dedicato ad un videogioco di football ammeriggano. Ancor di meno non avrei mai osato immaginare di comprare “un Madden” e di inserire il post per lui scritto nel capitolo delle confessioni di un videogiocatore, quello romantico per giunta. La vita invece alle volte sa davvero stupire.

In tanti e con tutte le rispettabilissime ragioni del caso, elogiano i vantaggi del videogioco digitale rispetto al formato fisico ma hey questa è la webbettola di vecchiodemmerda(1) che ama le mensole piene di cose quindi non provate in ogni caso a farmi cambiare idea. Però lo ammetto, ormai con cinema e musica il concetto e la necessità del possesso del supporto fisico per l’utilizzatore finale hanno sempre meno ragion d’essere e con servizi come il gamepass nei videogiochi la strada sembra inesorabilmente tracciata. Tuttavia questo piccolo e plasticoso oggetto il cui principale scopo apparente è quello di accumulare polvere sulla sua superficie esterna, nella mia personalissima eccezione del caso, sarà il feticcio che mi ricorderà dell’estate del 2021 in compagnia di uno dei pochissimi amici con cui ho passato una sera alla settimana a videogiocatore scambiandoci simpatici e goliardici insulti trionfando io a Fifa e a Samurai Showdown ma prendendo più e più secchiate di mazzate a Killer Instinct e subendo la più umilianti delle sconfitte proprio a Madden 2017.  

Ma perché ho scelto proprio Madden tra tutti i titoli che abbiamo giocato? Perché senza il mio amico non ci avrei mai giocato, non mi sarei mai avvicinato al regolamento del football e perché la serata dedicata alla partitissima è stata qualcosa di voluto, di preparato. Grazie al gamepass ho scaricato Madden 21 ho cercato di comprendere l’abc delle regole sportive fallendo miseramente. Abbiamo organizzando la nostra ultima sera prima delle vacanze con le rispettive famiglie proprio in clima U.S.A cenando con hamburger e patatine e dedicando quasi tutto il nostro tempo a disposizione alla sfida tra Miami Dolphins e gli Indiana Colts una sorta di Superbowl De Noantri senza i super trailer sul prossimo film degli Avengers e senza un concerto di Ariana Grande o Katy Perry. Ad ogni modo, non trovo parole più adatte di: Gli Indiana sono stati umiliati 64 a 7 e hanno evitato il cappotto solo grazie ad uno svarione irripetibile difensivo dei Dolphins che hanno regalato un pallone e un autostrada libera in cui il ricevitore si è infilato correndo da campo a campo. Lo chiameremo il miracolato.

Madden 17 è il feticcio di questo bel ricordo, come una calamità sul frigo o un souvenir comprato in qualche negozietto di qualche meta dell’ultima vacanza. Non ha valore perché è un bel gioco, non ho la minima idea se lo sia o meno e non ho le competenze per recensirlo con capacità ma ha valore perché per me è una fotografia in un album personale e un po’ diverso dal solito fatto di mensole e plastica. Insomma per non è più solo uno degli storici brand con cui il Megadrive lanciò la sua sfida al super Nintendo grazie a Kalinske che seppe portare il nome del famoso allenatore di football sulla copertina di un videogioco(2)

I precedenti episodi delle mie confessioni da videogiocatore le potete trovare qui divise nei due capitoli:

  1. Le golardiche confessioni di un giocatore violento.
  2. le nostalgiche e canaglie confessioni di un giocatore romantico.

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Note.
(1) Si definisce Vecchidemmerda, il giocatore anziano tipicamente di videogiochi inabile al gioco competitivo online che compra ancora videogiochi anche di generazioni passati rigorosamente in formato fisico per il piacere di godere della sua esperienza tattile, per assaporare l’odore dei libretti di istruzioni se disponibili e per maneggiare l’involucro plasticoso o cartonoso al fine di provocare una lieve scossa in alcuni specifici neurotrasmettitori. Quando non esisteranno più le versioni fisiche dei videogiochi, il vecchiodemmerda si ritirerà su un eremo disperso tra i monti a giocare gli sparatutto e i picchiaduro a scorrimento tipici della sua gioventù.

(2) Fonte Console Wars. Si tratta di un bellissimo saggio edito in italico idioma da Multiplayer edizioni che racconta in maniera romanzata e avvincente, la battaglia per il mercato console tra SEGA e Nintendo negli anni ’90. Un libro che consiglio di leggere a tutti gli appassionati di videogiochi e a tutti gli appassionati di Marketing è davvero molto interessante. Potete comprarlo qui.

Un commento

  1. Ecco, se non mi sono mai identificato nel nerd, anche da giovane, nel VDM invece mi sento proprio a mio agio. Anche se non è proprio edificante, ma tante sono le primavere sul groppone che posso anche fare spallucce. Ciò premesso, non posso che plaudire la tua descrizione dell’autentico significato del “formato fisico”, che – oltre a una quota di feticismo, è catalizzatore di sensazioni quanto una fotografia che incapsula in un formato bidimensionale una – seppure piccola – parte della realtà conservandone la sua autenticità anche negli anni a venire. Felice di esserne parte.
    —-
    PS: il tuo running back sembrava rincorso da una muta di lupi affamati. Imprendibile.

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