Cinema e Serie TV

[Serie TV] [Netflix] The Frankenstein Chronicles. Perché non parlarne?

Benvenuti ragassuoli, anche oggi con sommo giubilo la vostra webbettola de borgata apre le sue porte virtuali per cianciare senza troppe pretese del passioni pop che ne contraddistinguono i contenuti. Nel post precedente che potete as sempre always leggere qui, abbiamo parlato di Locke & Key serie prodotta da Netflix dedicata ad un gruppo di adolescenti dalle tinte horror, oggi invece ci dedichiamo all’altro “genere” di serie tv che tanto sollazza lo spirito mio e di Carlotta ossia le storie “in costume” tipicamente ambientate tra 1800 e il 1900 decennio più decennio meno, questo è il giorno di The Frankenstein Chronicles.

Attualmente questa serie presente sul catalogo Netflix da diverso tempo ma davvero scarsamente pubblicizzata è composta da due parti da sei episodi ciascuna e prende ovviamente ispirazione dall’opera originale di Mary Shelley, citandola in diversi punti ma creando un arco narrativo del tutto indipendente. La storia segue le vicende di John Talbot un investigatore privato incaricato di dover indagare su degli strani omicidi in cui cadaveri sono stati rinvenuti “riassemblati” prendendo parti di corpi di diversi bambini.

I primi sei episodi mi sono sembrati decisamente i più interessanti, ma esclusivamente perché hanno rispettato meglio il mio desiderio di vedere una serie investigativa mentre la seconda parte più dark fantasy, The Frankenstein Chronicles ha preso una strada diversa non necessariamente negativa. Dal mio punto di vista è come ci fossero due anime in questa serie da una parte una serie simile all’Alienista mentre nel secondo arco narrativo ci si avvicina di più a prodotti come Penny Dreadful in cui una volta che il mostro di Frankeinstein è venuto fuori va usato nel modo migliore possibile.

Essendo pochissimi episodi il ritmo della narrazione mi è piaciuto molto il che dimostra come sia possibile “raccontare” i personaggi anche con minutaggi inferiori rispetto all’attuale prassi di dieci episodi. Tutti i principali protagonisti sono ben scritti e coerenti a loro stessi così come ciò che accade è frutto, dal mio modesto parere, di un prodotto tutto sommato scritto con mestiere. Anche il cast guidato dal nostro amico “Don’t Kill” Sean Bean svolge il lavoro pregevole e convincente così come le atmosfere molto, molto cupe danno uno spinta positiva alla serie.

Tuttavia nonostante tanti validi motivi per approcciarsi a The Frankenstein Chronicles, la serie per motivi che non mi è dato sapere è finita nel dimenticatoio del catalogo di Netlfix. Mi sono ricordato di vederla solo perché quando mi sono iscritto diversi anni fa l’avevo salvata nella mia lista, poi vi assicuro che nei consigli non mi mai più apparsa eppure già solo il fatto che abbiamo guardato serie analoghe me lo sarei aspettato. Invece..

Vi faccio un esempio quando l’anno scorso Amazon Prime pubblico Carnival Row, serie che per me è molto peggio di questa, fu pubblicizzata in pompa magna, in questo invece chissà come mai hanno scelto di non investirci su, forse non ci credevano neppure loro. Pur non essendo un capolavoro però, The Frankenstein Chronicles è un valido prodotto, credo che l’aggettivo giusto per definirlo sia “solido”, ben scritto e ben recitato e che ricorderò per essere riuscito a fregare sul finale del prima parte perché ciò che succede non mi era proprio venuto in mente e di conseguenza questo stupore mi ha divertito molto.

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Un pensiero riguardo “[Serie TV] [Netflix] The Frankenstein Chronicles. Perché non parlarne?

  1. Io avevo visto solo i primi sei episodi, non sapevo che poi avevano prodotto anche una seconda parte. Sapendo come finiva la prima stagione mi pare logico che la seconda abbia un tono totalmente diverso.

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