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[Confessioni di Un Giocatore Romantico] The Legend Of Zelda (and me)

Scusate per il ritardo, si cari Ragassuoli e care Donzelle che tanto amate questo covo di cialtroneria. Non riesco a immaginare un inizio più onesto di questo: “Scusatemi, davvero”. Nonostante avessi programmato con cura la le ciance di questa webbettola per il mese di febbraio alla fine il post che più ci tenevo a scrivere ha fatto: “un due tre ciao schiappe” e si è nascosto tra le millemila mille notifiche di Google Calendar, accipigna e un po’ anche ‘tacci sua!

Eh già proprio questo mese ricorre un anniversario importante: LA serie di videogiochi che ho di più nel cuore compie trentacinque anni, precisamente il 21 febbraio del 1986 usciva in Giappone The Legend Of Zelda uno dei marchi storici di Nintendo il quale insieme a Mario rappresentano le due IP fondamentali della software nipponica. Ma immagino che tutto questo voi lo sappiate già…

Quello che posso fare è condividere con voi un pezzo della mia vita raccontandovi alcuni dei frammenti che sono legati ad esso nella mia memoria. Tanto tempo fa, si diceva “andiamo a fare la spesa da Garosci” che per la totalità di voi non significherà nulla ma per chi come me è nato dalle parte di Nichelino o Mirafiori Sud ha un significato ben preciso. Si percorreva Corso Unione Sovietica fino al semaforo con l’incrocio con lo svincolo della tangenziale di Torino. Quel pezzo di strada è stato rifatto tantissime volte che ora non ne ho neppure un ricordo preciso. Si andava a sinistra e si raggiungeva quel supermercato. Trent’anni fa i centri commerciali non esistevano o quanto meno non avevano nulla a che fare con quelli di oggi. I reparti di elettronica erano “dentro” il supermercato e ricordo ancora come all’interno di Garosci ci fosse proprio una sezione dedicata al mondo “nascente” del videogioco da casa.

C’erano sempre almeno un Nintendo NES e un Sega Master System accesi con i quali il commesso ti faceva provare i giochi prima di comprarli. Ricordo da aver scelto così Castlevania, Rush ‘n Attack e anche Double Dragon 2 (anche se non ho mai capito perché l’uno non lo hanno mai avuto) e ovviamente, ricordo di essermi innamorato di una cartuccia dorata. Doveva essere qualcosa di speciale, di unico, se avevano deciso di colorare la cartuccia in quella maniera.

Mi dissero che The Legend Of Zelda era un gioco d’avventura, un gioco mai visto prima e avevano ragione. Un gioco così complesso vasto e pieno di segreti non l’avevo mai visto e poi quel tema musicale…. ah troppi ricordi, quel tema musica che oggi ogni giorno mi sveglia la mattina alle 5:30 anche la domenica.

Non riuscii a finirlo, era troppo difficile per me. Ricordo di aver risolto i primi due dungeon, di averne trovati altri e di aver preso anche la zattera ma non vidi mai i titoli di coda fino a quando quindici anni circa dopo all’università non rincontrai Davide un amico della scuola media il quale era ancora appassionato ai giochi del NES e ripresi in mano la mia console e il gioco che incredibilmente funzionava ancora. Così tra un esercizio di Analisi 2 e uno di chimica lui ed io ci mettemmo con lo spirito giusto sino a quando non portammo a chiusura The Legend Of Zelda. Un trionfo. Una gioia immensa.

Come ho scritto più volte in lungo e in largo su questa webbettola c’è un lungo periodo della mia vita dove le console le ebbi abbandonate a favore di un pc performante con cui mi divertivo a giocare ai simulatori di guida e agli FPS e così il mio rapporto con Nintendo venne meno. Quello fu proprio il per periodo di Ocarina Of Time che per tanti significa tutto mentre per me significa anche oggi poco se non per il fatto che è il padre di tanti giochi moderni non solo legati al mondo di Hyrule.

Durante gli ultimi dell’università e dei primi lavori “pagati decentemente” tornai al mondo delle console, prima con una Ps2 per potermi allenare a Soul Calibur e a PES per sfidare gli amici di sempre e poi per iniziare a godermi tutti quei giochi action/adventure che in qualche modo non davano il meglio di loro su un PC così mi giocai i Soul Reaver, scopri Dante di Devil May Cry e mi godetti anche la trilogia delle sabbia del tempo di Prince Of Persia. Qualche stipendio dopo un collega mi convinse poi a prendere un wii per il suo rivoluzionario sistema di controllo e tra i primi giochi presi Twilight Princess il quale anche se per molti rappresentava una versione non proprio riuscita di clone di Ocarina Of Time, per me fu ciò che per la storia dei videogiochi fu il capolavoro per Nintendo 64. Twilight fu il titolo che più di tutti mi fece tornare amante della Nintendo Difference e da li non abbandonai più la grande N.

Venne poi settembre 2016 quando Nintendo presentò il suo Nintendo Switch e la prenotazione fu istantanea insieme ovviamente a Breath Of The Wild attualmente l’ultimo titolo principale della serie di Zelda, titolo che più di qualunque altro è quanto di più simile sia mai stato fatto al primo The Legend Of Zelda come se Breath Of The Wild fosse finalmente il sogno divenuto realtà.

Ho passato con questo gioco più di cento ore (non pentendomi neppure di un secondo passato in sua compagnia) non mi vengono in mente giochi per quanto belli che possano paragonarsi a lui. Certo, io ho nel cuore anche Red Dead Redemptions 2 ma per quanto lo ami, il titolo Rockstar sarà sempre al numero 2.

In qualche modo non posso che ringraziare Shigeru Miyamoto perché ogni giorno della mia vita mi ricorda che sono stato, sono e sarò sempre L’Eroe Del Tempo.

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiaccherata di oggi è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto.

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3 pensieri riguardo “[Confessioni di Un Giocatore Romantico] The Legend Of Zelda (and me)

  1. Ci hai messo passione in questo racconto di vita video-ludica e non. Per noi alcuni giochi sono meglio di una fotografia dell’album di famiglia. Sono una sorta di catalizzatore di ricordi, un passe-partout della nostra vita, a volte rischiano di farci annegare in pozzanghere di nostalgia, ma il fatto che ancora alla nostra età adulta ci divertiamo e ci emozioniamo sono a volte un viatico del quotidiano e a volte una scintilla che divampa in un fuoco di curiosità e di spingerci oltre, che altrimenti scemerebbe, come in molti dei nostri coetanei che ci giudicano spregevolmente ancora “bambini”. E Link è esattamente questo. Perciò lo amiamo. Applausi, fratello di joypad!

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  2. Io ho potuto giocare davvero solo al primissimo Zelda – che, prima di fare amicizia con un bambino NES-munito, ai bei vecchi tempi, era solo un cartone su una principessa irritante e un Peter Pan che le faceva da cavalier zerbino. 😛
    E giocando, mi lamentavo del fatto che, a differenza di quello animato, il link videoludico non potesse sparare raggi dalla spada in continuazione, ma solo al pieno della vita!
    Sarebbe stato comodo lo sparo infinito.
    #mannaggia

    Ero troppo, troppo scarso, forse avrò finito uno o due dungeon e in quel primo open world della mia vita non sono mai riuscito a superate una foresta scriptata e senza fine. #rimannaggia

    Comunque, credo che sia una delle poche esclusive Nintendo ad attrarmi davvero (non che altre serie della N mi facciano schifo, sia chiaro, ma Zelda è proprio una serie affascinante, con una marcia in più rispetto a tante altre).

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    1. The Legend Of Zelda è sicuramente una serie incredibile, alcuni titoli rappresentano sicuramente dei momenti chiave della storia del videogioco per me rappresentano validi motivi per acquistare le console Nintendo anche se sarebbe un consiglia davvero antieconomico ma sono io il primo a spendere capitali solo per recuperare gli Zelda. Almeno sono coerente. 🙂

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