Cinema e Serie TV

[Documentari] The Social Dilemma. Può esistere una gestione etica della nostra privacy sui Social?

Questo è un periodo dove sto guardando molti documentari. Non scrivo una bugia se riporto di averne visto uno alla settimana di media. I principali complici di queste inaspettate visioni sono senza dubbio la mia sveglia che si accende sempre molto presto e i mirabolanti servizi di Streaming che hanno iniziato a produrre materiale di genere di qualità interessante.

Dovrei sinceramente scrivere un paio di righe per ognuno di essi almeno non mi dimentico le riflessioni a cui sono giusto dopo averli guardati con curiosità, si mi ci devo mettere e lo farò.

Il post di oggi si concentra sul mio personalissimo commento a una delle novità più discusse del momento appartenente al catalogo Neflix, un documentario dal sapore catastrofico i cui contenuti al di là della qualità del prodotto in questione dovrebbero essere noti a tutti alle stregua dei principi base della fisica e delle scoperte Newtoniane: Se lasci cadere una mela in testa, essa cadrà e tu dirai ahia.

The Social Dilemma, il cui titolo secondo me non perfetto, spiega a chi non lo sapesse che attraverso i nostri telefonini veniamo spiati, manipolati e indotti a compiere scelte le quali magari senza i social non avrebbe mai fatto.

Le persone che parlano e che descrivono questo demone digitale sono tutte persone che questo demone lo hanno realizzato ma che oggi si sentono pentite e pronte a fare la loro parte per cercare di almeno controllarlo.

Ora, se pensate che Facebook sia gratis, se pensate che le Facebook possa fare davvero fact checking, se pensate che l’odio sui social sia in qualche modo arginabile mi dispiace ma vi state sbagliando.

Ogni nostra azione, viene catalogata e studiata al fine di predire quale sarà la nostra azione successiva. Viene studiato quali sono i contenuti che guardiamo quando siamo tristi o allegri e con quali tipi di persone interagiamo di più.

A facebook non interessa quanti anni ho in maniera individuale ma gli serve solo per profilarmi nel modo corretto per spingermi a restare connesso più a lungo possibile.

Ovviamente, ho scritto facebook ma potete mettere al suo posto qualsiasi altro social. Io ad esempio ho una certa dipendenza da Instagram.

Recenti studi parlando di dipendenza come con le droghe, di depressione e di suicidi minorili direttamente collegabili al cyberbullismo sui social. Qui sotto vi riporto un grafico prodotto da uno studio della NBC che confuta in maniera abbastanza coerente il discorso portato avanti dal documentario.

Io vi dico la mia, poi, ovviamente, siete liberi pensarla come volete. Io sono d’accordo quasi completamente con The Social Dilemma. Uso moltissimo social ma più per il personaggio Johnny Cornerhouse che per il vero me. Sono convinto della pericolosità di alcune potenzialità di questi strumenti, per l’uso che se ne può fare un po’ è come per l’energia nucleare da una parte ho una significativa utilità dall’altra parte creo le bombe che portano morte il punto però è chi scrive: “10 motivi per chiudere tutti i vostri account social” ne da una visione parziale e esclusivamente negativa.

Non sono dalla parte degli estremisti in nessuna situazione perché è vero, nel caso specifico dell’internet che c’è tanto marciume: Dall’incapacità di accettare un commento diverso dal proprio, dalla tossicità delle community su qualsiasi ambito fino ad arrivare ai movimenti populisti o propagandistici che utilizzano i social e banalissimi metodi di marketing per arruolare nuovi proseliti ma va anche detto che senza YouTube ad esempio, non avrei imparato a hackerare la mia PsP, a cucinare quella ricetta e non avrei trovato così rapidamente tutte le informazioni storiche per scrivere il precedente post su Dunkirk.

Internet e i social sono croce e delizia, anche perché personaggi come Tristan Harris  protagonista del documentario e paladino dell’internet etico ci campa su internet e in tanti altri in qualche modo tirano su dei soldi “puliti” da questo strumento.

La chiosa di the social Dilemma è corretta. La soluzione è una e unica. I governi di tutto il mondo devono regolamentare cosa si può fare e cosa non si può fare con tutta quella mole di dati non si può aspettare che la Silicon Valley lo faccia da sola perché non possono farlo. Io ad esempio lavoro in un settore che è fortemente controllato e pieno di regole e leggi poiché abbiamo a disposizione moltissimi dati delle persone.

L’altro aspetto determinante è che in qualche modo dobbiamo insegnare ai nostri figli come usare questi strumenti e sensibilizzarli verso un comportamento meno violento e a comunicarci ogni volta che qualcuno di loro subisce qualcosa che gli è piaciuto al fine prendere provvedimenti nel modo in cui è necessario.

In ogni caso vi consiglio di guardare The Social Dilemma, vi consiglio di guardarlo con attenzione e di riflettere su quanto vi viene detto probabilmente è tutto vero, ma allo stesso tempo, mi sento di suggerirvi di non trasformare nulla in dogma indipendentemente da come la possiate pensare in fondo la bellezza di opere come Il Trono Di Spade ci hanno insegnato come non esista il bianco il nero, ma differenti scale di grigio.

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiaccherata di oggi è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto.

Ma, se ciò che leggete vi ha sempre sollazzato lo spirito e avete voglia di offrimi un caffè potete farlo qui, sul mio profilo Ko-Fi. Si tratta di un di più non necessario e semplicemente gradito. Nessuno verrà mai bloccato fuori perché non ha lasciato la mancia. Take It Easy.

Inoltre se siete fan dei socialcosi potete trovare il Cornerhouse su:

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Un pensiero riguardo “[Documentari] The Social Dilemma. Può esistere una gestione etica della nostra privacy sui Social?

  1. Il punto è questo: alla fine i social sono dei mezzi tramite i quali le persone esprimono se stessi, le proprie opinioni e parlando con altri. Il problema è che tanta gente mette tutta se stessa in questi social e a volte danno libero sfogo a pensieri e gesti che molto probabilmente nella realtà non farebbero, pensando di essere al sicuro dietro allo schermo. E molta gente non si rende conto di quanti dati vengano raccolti e utilizzati per capire cosa fare in seguito e quale azione politica o economica intraprendere. Internet è sempre stato un luogo libero e appartenente a tutti, ma i social media sono una bomba ad orologeria ed è lì che si annida nell’ultimo periodo odio e discriminazione. Ed è tremendo come certe pagine che parlino anche solo d’intrattenimento vengano chiuse mentre altre che diffondo odio verso l’altro continuino a rimanere aperte. Bisogna certo tutelare meglio questi social, ma bisogna anche educare le persone nel rispetto degli altri.

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