Arkham Advertiser

Dalle Pagine Dell’Arkham Advertiser. Cartoline Da Innsmouth parte 2.

Bentrovati ragassuoli, oggi prosegue il pessimo racconto che abbiamo iniziato una settimana fa. I nostri tre personaggi, Rex Murphy, il capitano della polizia di Arkham Joe Diamond e Tommy Mouldon una recluta, si stanno per incontrare presso il ristorante dell’unico albergo di Innsmouth.

L’incontro è stato voluto da Rex che vede un collegamento tra lo strano culto che si sta diffondendo nei pressi di Arkham con la sparizione di alcune persone tra le quali la sorella di Tommy.

Scopriamo come è andato questo pranzo tra amici per la serie: Eravamo tre amici al bar…

Chi nasce a Innsmouth ha due destini: Il primo è quello di crescere e diventare un pescatore se si è maschi o una commerciante di pesce se si è donne in entrambi i casi verrete seppelliti nel cimitero di Innsmouth il secondo destino possibile è quello di morire in mare. Non avrete mai alternative.

Uno di Innsmouth si sposa con una di Innsmouth non è tollerato diversamente tanto più che nessuna donna americana con un minimo di amor proprio vorrebbe sposare uno di Innsmouth. Non capita mai qualcosa di diverso. è facile pensare che infondo siano una grande comunità in cui praticamente sono tutti parenti figli di incesti. Probabilmente è per questo che quasi tutti gli abitanti di questa città di costiera si assomigliano un po’ tutti. Quelle strane labbra, il naso corvino e la strettissima dentatura sono tra gli elementi più caratteristici delle persone che vivono qui.

Sapevo che avremmo dato nell’occhio al ristorante. Non credevo, però, che si arrivasse a questo.

Eccoci.  io Rex Murphy il giornalista, Joe Diamond il capitano della polizia di Arkham e Tommy Mouldon pivello della polizia di Kingsport nascosti in un ripostiglio mentre la fuori nella sala del ristorante del Gilman House Hotel ci vogliono morti. Davvero, cercavo una reazione ma non era proprio quello che avevo in mente.

“Cosa pensi di fare Joe?” Chiesi al capitano Diamond.

“Non vedo altra soluzione che uscire di qua e trovare il modo meno violento per farci strada tra le persone salire in macchina e tornare ad Arkham.” Mi rispose il capitano Diamond, ma aggiunge con tono stizzito:

“Ora necessaria quella sceneggiata? Già ci guardavano tutti male non credo fosse il caso di urlare ad alta voce”

“Signori, non so voi, ma io ho una moglie incinta che mi aspetta quindi usciamo di qua costi quello che costi” si intromise il pivello.

“Abbiamo tre pistole, cerchiamo di non uccidere nessuno, colpite alle gambe o alle braccia se ci riuscite altrimenti non so pensare in quale disastro andremo a cacciarci”. “Poi Signor Murphy mi spiegherà cosa ci fa con una pistola!”

“Pronti via”. Il capitano Joe Diamond aprì di scatto la porta.

Uscimmo dallo sgabuzzino con le armi cariche, pronti a uccidere se necessario, o almeno io lo ero. Ci sentivamo un po’ disperati per questa situazione ma fiduciosi che in qualche modo c’è la saremmo cavata.

Fuori dalla porta ci rendemmo conto che le persone al tavolo del ristorante erano tranquille. Non c’era nulla di strano. Le persone erano tutte al loro posto. I camerieri stavano servendo ai tavoli. Tutto quello che fino a pochi istanti fa ci stava facendo tremare per la nostra vita era -misteriosamente- scomparso. Come poteva essere possibile? Eppure fino a pochi istanti fa, potrei giurare che quasi buttarono giù la porta.

“Signore, il vostro piatto si fredda” ci fece cenno il cameriere che fino a quel momento ci aveva servito.

Sbigottiti e increduli tornammo al tavolo con una mano ancora ben salda alle nostre pistole. Ci guardammo in giro e nessuno sembrava far caso a noi.

Non poteva essere una visione collettiva. Già riuscire a suggestionare una mente non è una pratica semplice, farlo su tre menti contemporaneamente era dal mio punto di vista impossibile. Eppure, qualcosa era riuscito a farci un brutto scherzo. Così almeno inizia a pensare.

Eravamo comunque scossi provammo a parlarne ancora tra di noi, ma non sapevamo a cosa credere. Sicuro non riuscimmo più a mangiare e ci limitammo a bere dell’acqua. Avevano alterato il nostro vino con qualche strana sostanza? Sembra la soluzione più ovvia.

Forse era stato tutto un’allucinazione dentro alla mia testa.

Tommy si aspettava delle risposte da me. Ero li per quello in fondo, per dare le risposte, le mie risposte al suo grande quesito che da parecchio tempo gli stava dannando l’anima. Dov’era sua sorella?

“Come ti ho già detto tua sorella è viva!”

“Ne sei davvero sicuro?”

“Non so di preciso dove si trovi ma sono convinto che una setta che ha una sede qui a Innsmouth l’abbia rapita. Ha rapito lei e parecchie altre persone per compiere dei rituali, o dei sacrifici da dedicare a qualche strana e oscura divinità

Joe ci interruppe.

“Che prove hai per dimostrare quello che dici è vero?”

“La più ovvia è che la nave non sia mai affondata, perché non è mai partita” “Dobbiamo raggiungere il molo di nascosto vi farò vedere la barca”

“Le altre prove sono queste” presi dalla mia giacca delle fotografie. Guardate. Invitai i due poliziotti a guardarle con attenzione.

Le ho scattate io personalmente la mattina seguente al presunto disastro. Vedete quelle persone. Non sono gente del posto altrimenti riconoscereste i classici tratti somatici delle gente di innsmouth, stanno camminando tutti in fila ordinati. è chiaro che non stanno passeggiando. Sembrano quasi schiavi.

“Potrebbero essere tante cose signor Murphy” Disse Mouldon.

“Non vedendo mia sorella tra questi volti, ecco, vorrei crederle che mia sorella sia viva ma mi risulta difficile.”

Cercavo di pensare a qualche modo per convincere i miei commensali a credermi. Ma in questo momento facevo io stesso fatica a convincere me stesso. Non mi sentivo tranquillo .Continuavo a pensare che stava per accadere qualcosa di strano. Non Ero al sicuro, non eravamo al sicuro. Sentivo il fiato sul collo delle persone dentro al locale. Ci stavano guardando. La paranoia mi stava assalendo.

Non so perché ma stavo iniziando a sudare freddo, mi tremavano le mani. Avevo una strana forma di ansia. Un inquietudine che mi stava facendo ribollire lo stomaco, dovevo prendere aria. Volevo uscire immediatamente da quel ristorante.

All’improvviso non vidi più niente, soltanto nero e la mia mente per mia fortuna smise di pensare.

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7 risposte a "Dalle Pagine Dell’Arkham Advertiser. Cartoline Da Innsmouth parte 2."

  1. Mi chiedo se il pasticcio nasca da un’allucinazione o da una precognizione (certo, una visione collettiva sarebbe tosta, forse uno dovrebbe essere un veggente e un altro un telepate)…
    Sullo svenimento finale, sospetto un narcotico nel pasto, ma chissà… toccherà attendere.

    Piace a 1 persona

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