Dylan Dog Speciale 32. Nel Nome Del Figlio

 

Bentrovati ragassuoli, a distanza di circa un anno torniamo con giubilo e slancio a chiaccherare del tuo unico appuntamento fisso con l’indagatore dell’incubo bonelliano ovvero lo speciale annuale che per la quarta volta consecutiva porta avanti la saga de Il Pianeta Dei Morti a cura di Alessandro Bilotta, padre come molti sanno di quel gioiellino da edicola che è Mercurio Loi.

Siamo al quarto numero di questa serie che ti sta piacendo sempre di più chiamata Il Pianeta Dei Morti la quale è ambientata in un possibile futuro in cui una nuova epidemia di zombie si è diffusa sulla terra. Dylan vive con il rimorso di non essere riuscito a fermare il paziente zero perchè era il suo fidato amico Groucho.

Molti dei sopravvissuti si sono volontariamente rinchiusi in alcuni centri recintati chiamati Oasi dove opportunamente drogati cercano di dimenticare il passato e I suoi orrori.

In questo quarto numero Dylan Dog dopo aver affrontato Xarabas inizia una ricerca disperata di un ragazzo che potrebbe essere suo figlio.

La lettura dell’albo richiede pazienza e attenzione sfruttando alcune tecniche narrative già utilizzate al cinema come ad esempio in Memento, Nel nome del figlio incastra scene che pur non essendo temporalmente continue attraverso flashback e salti.di scena porta avanti la trama principale della storia rendendo le due rivelazioni finali molto avvincenti.

Non mancherà un certo senso di confusione nel leggere le pagine di questa fumetto ma proprio come l’autore ci fa capire tramite alcuni dialoghi, l’effetto è cercato e voluto proprio a voler rappresentare quello strano confine tra I sogni, I ricordi e la morte.

Le tavole di Giampiero Casertano sono ben fatte ma sempre incastrate nella tipica griglia bonelli dando quindi un senso di classicità all’albo che non è necessariamente un difetto anche se a te qualche azzardo in più piacerebbe vederlo.

Resta il fatto che questo Dylan Dog invecchiato e brizzolato molto più disilluso della sua controparte contemporanea di garba davvero tanto.

Nel nome del figlio si può certamente leggere anche se non si hanno letto I tre albi precedenti ma è chiaro che qualcosa si perde specie nel capire alcuni meccanismi della trama centrale.

Preso come albo a se, è una lettura piacevole ma non immediata che però anche questa volta non ti ha deluso.

Non è la prima volta che si parla di Dylan Dog qui sul Cornerhouse, potete trovare i post precedenti ai seguenti link:

Ebbene cari ospiti di questa webbettola la chiaccherata di oggi è giunta a termine. Vi si ricorda che stelline e commenti sono la benzina e l’unica moneta che vi verrà richiesta per partecipare a questo gioviale convitto.

Inoltre se siete fan dei socialcosi potete trovare il Cornerhouse su:

Se vi aggrada, as usual, siete invitati a seguire questo postaccio pure sul social che preferite, qui ci si impegnerà sempre per il sollazzo del vostro spirito tutto!

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7 Comments

  1. Quindi è un po’ fuori continuity (oltre all’ambientazione in un fituro che potrebbe non avvenire)?
    Perché Xabaras è uscito di scena da molto, con tutti i suoi misteri svelati in un numero a colori, se non erro.

    Riguardo all’onirismo: la storia si capisce o è tipo Ut? 😛

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    1. Si è fuori continuity è un mondo a se. No non c’è paragone con UT, qui si è spaesati ma un passo alla volta si arriva ad avere tutte le risposte più importanti.
      A te Ut è piaciuto? Io devo ancoea finire di leggerlo, I primi tre numeri li ho trovati visivamente belli ma un mattone da leggerli.

      Piace a 1 persona

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