Playstation Classic

 

Sei in una fase della vita dove il tempo da dedicare alle attività preferite del pischello che è sempre vigile e pronto dentro di te è davvero complicato. Da una parte le responsabilità familiari giustamente ti occupano una bella fetta di ore così come il lavoro che mai come questi ultimi mesi ti sta mettendo alla prova con ritmi e scadenze molto pressanti.
Il punto chiave è che quindi non puoi più permetterti di perdere tempo né di spendere soldi con qualcosa che ti piace solo a metà o non così tanto da guadagnarsi una seconda possibilità.

Per fare un esempio, di recente hai deciso di abbandonare F1 2014 per PS3 perché rispetto alla versione 2010 e al gioco di F1 uscito agli esordi della Play3 è nettamente più brutto a causa di un’intelligenza artificiale dei piloti per molti motivi scarsa e deludente, infatti gli avversari non tirano mai una staccata oppure quando finalmente ti riescono a sorpassare diventano semplicemente imprendibili girando sempre su tempi da qualifica.

Alla notizia dell’uscita della Playstation classic in cui Sony entra anche lei nel mondo del costoso retrogaming legalizzato, seppur dopo un brevissimo entusiasmo sei rimasto quasi subito freddino. A maggior ragione che i due titoli che più ami di quella generazione, due pilastri del videogioco, due titoli senza tempo come Final Fantasy VII e Simphony Of The Night li puoi giocare comunque senza impegnare una presa HDMI del tuo televisore. Si perché FFVII uscirà per Nintendo Switch il prossimo anno e il capolavoro Konami incentrato sulle vicende della famiglia Belmont è tranquillamente acquistabile sul playstation store e si trova già trullo trullo installato sulla tua PS3. Tanto se la versione fisica è introvabile e quelle poche che si trovano hanno costi assurdi, tanto vale abbracciare il digitale.

Quindi escludendo i motivi collezionistici che possono portare ad aggiungere un fermacarte seppur bellino vicino al televisore non riesci a vedere motivi sufficientemente validi per investire quasi cento euro in questo giuochillo elettronico.
Ma non sono i soli i motivi che ti lasciano perplesso. La verità è che in tutta onestà comprare il miniSnes è stato simpatico ma quando lo hai usato?
Ammettiamolo: quasi nulla. Le poche volte in cui ci hai giocato lo hai fatto per ritrovare lo spirito da bestemmiatore creativo giocando a Ghost’n Goblins o per rigiocare Super Mario World e al solito titolo di Castlevania. Anche Mario Kart che a quei tempi sembrava un gioco assurdo ora scopri che è invecchiato davvero male.

Di fatti ora che hai traslocato il miniSNes non lo hai neppure ricollegato. Inoltre, Il minines che tanto hai desiderato che eri quasi disperato per non essere riuscito a comprarlo quando uscì, alla fine non l’hai più acquistato a maggior ragione che oggi il catalogo nes è stato portato su Switch e il tuo nes originale è li sotto al televisore. Quindi diciamoci la verità quanto la useresti questa Play? Probabilmente molto poco. Giusto una partitina a Tekken 3 e poi stop.

Il punto è che probabilmente queste miniconsole (va dato merito a Nintendo di aver avuto una grande idea) sono degli sfizi costosi che pur avendo una valore storico interessante per via della possibilità di provare titoli importanti per gli appassionati di videogiochi, non sono altro che modi furbi per alimentare le nostre scimmie dotate di carte di credito per portarci a desiderare degli oggetti che a conti fatti non sono poi così tanto sfruttati.

Che poi se vogliamo considerare psone come retrogaming (affermazione per te discutibile) è probabilmente tra le più facili console da trovare sulla baia. Quindi se devi atteggiarti a collezionista beh, ti compri l’originale non un emulatore vestito a festa.

Il punto è che per te (e ribadisci per te) PSone non ha il flavour nostalgico che Nintendo invece ha. Ma non esclusivamente per motivi da fan boy semplicemente perché quando uscì la Play tu eri già grande e quindi non ti è entrata così tanto nel cuore come le altre console della grande N.

Aldilà del indubbio valore della console e del suo catalogo è un dato di fatto che la sua diffusione fu proprio figlia della pirateria: Mentre il Nintendo 64 si ostinava a restare su Cartuccia, Sony con il CD sfondò il mercato di fine millennio vendendo più di 100 milioni di console.

Ciò non toglie che playstation classic venderà uno sproposito con le prenotazioni che sembrano già andare alla grande pur non conoscendo l’elenco completo dei titoli disponibili (cosa incredibile, si compra sulla fiducia) ma almeno per te per un altro soprammobile non c’è spazio.

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17 Comments

  1. A me piacerebbe che queste macchine fossero “espandibili” di natura: fai la mini-console, metti su uno store di giochi dell’epoca (e magari di giochi fatti oggi per le macchine di allora, a volte i fan si dedicano a questo tipo di progetti) e via, a un euro massimo per ogni “rom”.
    A quel punto, sarebbe davvero figo, avere una macchinetta del genere – specie per giocare giochi che le logiche di mercato hanno escluso da certi paesi, per esempio per assenza di traduzione o perché ritenuti tematicamente inadatti a certi paesi.

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      1. Ma a quel prezzo, un gioco di più di dieci anni fa non lo compri se non in saldi feroci – cosa che la Square Enix non ha capito, vendendo Final fantasy di vent’anni fa a 15 €: un gioco che si è abbondantemente ripagato negli anni non puoi venderlo a certi prezzi, come se fosse un gioco con due o tre anni sulla groppa. I concorrenti sono altri, non i tripla A delle scorse stagioni.

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        1. Nintendo potrebbe risponderti che la gente invece li compra anche a prezzi assurdi (Io sono il primo che pagherà 20 euro (presumo) per FFVII). Detto questo “l’euro” è un prezzo che a noi piacerebbe ma che non potrebbe mai essere accettato da una azienda. Considerando costi, tasse e quant’altro gli converrebbe regalarlo piuttosto.

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          1. Le tasse sarebbero una percentuale, i costi sarebbero irrisori (il gioco è già stato sviluppato). Riguardo a Nintendo, ma anche a chiunque altro, grazie al cielo non sono un fanboy e non mi faccio trattare come una vacca da latte! 😛
            Però immagino di essere strano io, a questo punto…

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          2. Vedi pure il numero di remake, reboot, remastered di questa generazione.
            Shadow of the Colossus, prodotto di nicchia (per quanto ami le creazioni Fumito Ueda) da PS2 riciclato su PS3 e poi PS4. PS2 è già retro-gaming? Forse sono troppo vecchio io…

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    1. Sarebbe una mossa azzeccata per i “vegliardi”, ma i giovani non conoscono certi titoli che solo alcuni potevano permettersi grazie alla pratica usuraia del mercato parallelo d’importazione. Diventerebbe un prodotto di nicchia, mentre Sony lo vuole vendere al più alto numero di clienti, magari anche non-videogiocatori (oddio ritornano i “casual gamer”). Ci sarebbe pure il tema dei diritti di utilizzo (e all’interno di alcuni giochi anche di diritto di utilizzo delle colonne sonore).
      Sarebbe l’ideale in termini strettamente video-ludici e la mossa più logica ai fini della conservazione della memoria, ma temo che qui si faccia leva sul bieco acquisto di impulso, del più retrivo nostalgismo e un effetto “cool” retroattivo. Te lo vedi il vecio come me che si atteggia con il figlio adolescente e gli fa:”Oh guarda qua, questi erano i giochi fighi!”. Per un giovane potrebbe essere un valore anche il solo “possesso”:”Oh zio! Che figata ho la prima Pleistescion”. Per poi scatenare un contrasto generazionale:”Oh zio! Ma che cagata ‘sti giochi qua! Come facevi a giocarci?”
      Butto qui, le idee che mi stanno frullando tra le dita. Aperto chiaramente ad altri punti di vista. RedBavon at sproloquio-working

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      1. Vedi, alla fine parliamo di una tecnologia vecchia di decenni con attaccato, immagino, un cavolo di hard disk di capienza moderata. O un emulatore random, ufficiale e programmato senza retroingegneria, ma sempre emulatore sarà.
        Riguardo ai diritti, bisogna vedere se c’è dietro qualche contratto blindato… da noi, il diritto d’autore è limitato al mostruoso numero di vent’anni, da altre parti, chissà…

        A ogni modo, certe vecchie glorie non si possono certo mettere in competizione con i prodotti odierni, non dal punto di vista tecnico (sul game design possono esserci sorprese, ma è raro, mentre l’eventuale storia e le musiche sono elementi che potrebbero giocarsela alla pari).
        Tralasciando le logiche commerciali di svuotare le tasche di chi ha la scimmia per il vecchiume, il vero valore di operazioni revival come queste potrebbe essere nella conservazione della storia (per i più giovani, e per chi era giovane e povero un tempo) ma anche nella “palestra” di retrodesign, se mi passi il termine: può essere l’occasione di tirare fuori nuovi giochi con vecchi metodi, senza per forza passare per le logiche da smartphone (“microtransazioni” che ti costano quanto un gioco vero e altre scemenze).

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        1. Tecnicamente, Sony ha già tutto: l’emulatore funziona a meraviglia, testato e costi di sviluppo ampiamente ammortizzati con la vendita di copie digitali su PS2 e poi PS3.
          Concordo con te che queste operazioni potrebbero avere un valore di “preservazione” o “conservazione”, ma rimane un potenziale non interessante ai fini economici per Sony. Quanti codici sorgente sono andati perduti durante acquisizioni e traslochi delle software house? Alle aziende non infischia un fico secco dei “vecchi giochi”; oggi forse iniziano a pensarci su visto che si possono fare soldi riciclando e imbellettando.
          Interessantissimo lo spunto come palestra di “retrodesign”. Già esistono prodotti commercializzati sia hardware sia software di questo tipo, ma sono decisamente di nicchia, perché non sono promossi dalle “major” come è successo per gli Indie. E qui si aprirebbero le Cateratte del Nilo sugli Indie…

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          1. Anche gli indie non erano supportati all’inizio – se ci fosse stata una casa alle spalle degli sviluppatori, non sarebbero stati indie 😉

            Come gli indipendenti sono diventati un po’ più grandi, trasformandosi in una fonte di guadagni dal modesto al notevole, lo stesso può succedere coi retrodesigner (già molti giochi indie non è che avessero ‘sti requisiti hardware esagerati, in fondo): il punto è accorgersene e provare a far sviluppare l’ambiente – parlando di macchine oggi poco costose, si potrebbe provare a farlocon investimenti contenuti, e magari opzioni i talenti più promettenti per far fare loro il salto.

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  2. Il problema vero è proprio quello di cui parli: quando si usano effettivamente queste mini console?
    L’idea alla base è chiaramente quella di far contenti i nostalgici, ma, alla fine, restano dei bei soprammobili costosi XD

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  3. Temo che il mio commento possa debordare più del consueto su questo tema. Fin dall’annuncio, ho avvertito un noto prurito alle dita il cui sottile, ma costante fastidio si esaurisce solo dopo una galoppata sulla tastiera.
    Le tue considerazioni mi trovano d’accordo sull’utilizzo effettivo di queste mini-console. Ma in realtà a Sony e compagni di merende video-ludiche poco gliene cale. L’importante è che riescano a vendere. A giudicare dai numeri di mini NES e SNES e che sull’Amazzone subito dopo l’annuncio già non si poteva più pre-ordinare vuole dire che la domanda c’è.
    Il pre-ordine però non è impegnativo e sono certo che molti decideranno l’effettivo acquisto quando sarà annunciato l’elenco completo dei 20 giochi (ogni territorio sembra avrà delle differenze nella selezione).
    L’aggeggio è costoso? Dipende dai punti di vista. Per noi vegliardi, lo è sicuramente. Per i più giovani, abituati a spendere 70 euro per un gioco, potrebbe essere un prezzo abbordabile: 5 euro a gioco è il prezzo minimo che trovi su eBay per un videogioco PS1 (lascia perdere che hai anche confezione, manuale e disco, roba per noi appartenenti al periodo di Anticaglia e Petrella)
    Ho ancora parecchie cosine che mi frullano tra le dita, ma mi fermo qui. Se mi parte l’embolo grafomane, sai dove trovarlo.

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