New Zeland Story

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Dopo la solita inspiegabile assenza che ormai può valerti l’appellativo di Mastro dell’incostanza ritorni a scrivere per la rubrica amata da tutti i lettori vintaggi (e quindi di classe) di questa webettola (Cit Red Bavon) il Vintage Firday. La rubrica degli amori a 8 e 16 bit che hanno affollato la tua infanzia e che ora con un certa dose di nostalgiche bruschette ficcate dentro gli occhi, giochi ancora.

Il giochino di questa puntata è il gioco del pulcino o meglio così tutti nella sala giochi del paesino dove vivevano i tuoi nonni lo chiamavate. Solo tempo dopo hai scoperto che si chiamasse New Zeland Story.

La versione che sei riuscito a ritrovare è la cartuccia per NES. Prodotto da Taito nel 1988 New Zeland Story è un platform a scorrimento orizzontale, sulla falsa riga di tutti i cloni di Super Mario, in cui impersoneremo Tiki l’unico esemplare superstite di KiWi (l’animale simbolo neozelandese) scampato al rapimento che il malvagio tricheco Wally ha messo in atto. Il nostro scopo sarà quello di salvare tutti gli altri Kiwi attraverso cinque livelli, uno più difficile degli altro ma la verità è che a Kiwi non interessano i suoi amici ma solo la sua fidanzatina phee phee insomma a Tiki piace la pheee… (scusate non hai resistito a scrivere questa fregnaccia)

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Ah marrano tricheco!

Il nostro pulcino (ehm Kiwi) partirà armato di arco e frecce e nel corso dei livelli potrà destreggiarsi con diversi power up e mezzi di trasporto. Tiki è talmente scaltro che nascosta chissà dove dispone pure di una maschera per l’ossigeno per potersi muovere anche sott’acqua e utilizzerà diversi mezzi di trasporto come una mongolfiera o una paperella gonfiabile.

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Ditemi che non è un pulcino! Forza Forza!

New Zeland Story è sempre stato per te un gioia per gli occhi, un affascinante mondo coloratissimo dove passare un po’ di tempo e rimanerci male perchè il gioco era tremendamente difficile. Anche oggi fai una fatica immensa ad andare avanti non come con quello sciagurato di Donkey Kong ma siamo sulla buona strada.

Resta in ogni caso un titolo a cui sei particolarmente affezionato.

Curiosità

Il vero Kiwi è quello qui sotto. Quest’uccello incapace di volare, lungo circa 50-60 centrimetri e dal peso di circa 2Kg. Un po’ è bruttarello, il pulcino è decisamente più carino.

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Meglio pulcino no?

Se si perde l’ultima vita dal terzo livello in poi si potrà giocare un livello aggiuntivo in paradiso al cui termine ci sarà la madonna e dopo un breve incontro con phee phee ci sarà comumque il game over. Esiste però un trucco per saltare l’incontro per la vergine e rigiocare dal livello in cui si aveva perso.

Sparando a caso con un arma qualsiasi era possibile in alcuni punti sparsi per i livelli aprire dei Warp che permettevano di viaggiare tra i livelli sfruttando alcuni di essi era praticamente possibile giocare quasi all’infinito.

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Informazioni su Johnny Cornerhouse

Nerd appassionato di boardgames, giochi 8 bit, fumetti e mattoncini Lego. Nelle sue vite precedenti è stato un fotografo ed un musicista ora dice che sono solo Hobbies. La forza scorre potente in lui. Segui il suo canale youtube

Pubblicato il 23 settembre 2016, in Nes, Videogames con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 10 commenti.

  1. Ci ho perso ore quando ero più giovane! XD
    Credo di non averlo mai finito, mi sa che recupero un emulatore e ci riprovo!

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  2. Dio che grafica e coloro i giochi di una volta! Ma già dalla copertina si vede la bellezza.

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  3. Questo gioco ha la mia età 😀
    Peccato non averci ancora giocato 😛

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  4. Minchia, quanto era difficile: crepavo così in fretta che non ci avrò speso più di quattromila lire, in sala, per giocarci!

    Ma c’era davvero, il livello semi-blasfemo? XD

    E comunque, il kiwi è caruccio

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  5. The New Zealand Story ce l’ho nella sua versione Amiga, in una scatola di un colore azzurro, che ispira “pucciosità” smodata…Ma niente di più sbagliato. Dietro quella grafica, che su Amiga era “come al bar” (almeno per i tempi ci si avvicinava tanto e a noi bastava che ci si andasse vicina), c’è uno delle converrsione coin-op migliori per l’Amiga e decero un buon lavoro anche per Atari ST. L’ho fatto giocare ai miei due nanerottoli, hanno iniziato a jastammare in curdo-afgano contro i “piccoli animaletti cattivi”. Si trovano meglio con Bonk’s Adventure.

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  6. A livello di design grafico era veramente accattivante per questi tempi… Ho sempre amato quel pulcino (per me è un tenero pulcino) ma non sono mai riuscito a completarlo… Bravo che porti alla luce questi titoli storici!

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