Dalle pagine dell’Arkham Advertiser. La famiglia Linch. Capitolo 3

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Avrebbe dovuto essere il capitolo conclusivo ma alle volte le cose cambiano, nel momento in cui inizi a raccontare storie sui grandi antichi sei destinato a perderti in terribili e vorticosi incubi.

“Dottoressa Withdrop, sono lieto che sia venuta qui”. Non avevo idea di chi fosse e mi voltai tesa.

“Non abbia paura, non si fermi al mio aspetto”  Aggiunse ancora.

Probabilmente sbarrai gli occhi stupiti e forse disgustati. Quello che stavo vedendo era davvero inquietante. Un uomo, uno strano uomo, mezzo nudo coperto solo con degli stracci che una volta, forse, si potevano chiamare abiti. Puzzava, puzzava di marcio, di sangue raffermo come ilfetore che senti in un mattatoio. La sua pelle era ricoperta di tagli e lividi, se non l’avessi visto muoversi l’avrei scambiato tranquillamente per un cadavere per quanto era pallida quella carne martoriata.

“Lei sa chi sono io dottoressa?” mi chiese. “Io sono il signor Linch!”

“Sa cosa mi è successo?”

“Il buon dio, quel sadico pazzo mi ha portato via prima mia moglie e adesso anche mio figlio”.

Mi sentivo sconvolta.

“Ho bisogno dell’acido che il mio ex socio le ha chiesto di portare”

“Ne ho bisogno, mi serve!” allungo il braccio per avere la boccetta che avevo nella mia borsa.

“Ho salvato la pelle di mio figlio ed ora la devo trapiantare su un nuovo corpo. L’ultimo esperimento è andato. I suoi amici, quei due che l’hanno accompagnata, probabilmente l’hanno appena trovato. Con l’acido con buona probabilità riuscirò a strappare la pelle prima che sia tardi. Mio figlio deve vivere deve prendere il mio posto in azienda.”

“I medici quei dementi, Mi hanno detto che mi figlio era diventato pazzo che aveva cominciato ad adorare il diavolo che mangiava vermi, ma sa una cosa dottoressa Withdrop?” Mi fissò.

“Io ho controllato!” Quasi era compiaciuto mentre mi raccontava del suo dolore.

“Nello stomaco di mio figlio non ci sono vermi ho verificato con i miei stessi occhi quando gli ho aperto lo stomaco”.

è completamente matto ho pensato, avevo paura, avevo cominciato ad indietreggiare. La paura si stava trasformando in spirito di sopravvivenza.

“Non si allontani non voglio farle del male ma la prego mi segua”.

“No”. Feci altri passi indietro.

“La prego non mi obblighi a trascinarla non è mia intenzione ma non escludo di farlo se fosse necessario. Se vuole urlare sappia che la squoierò subito dopo quindi faccia attenzione alla sua prossima azione”.

****

In quel momento la Signorina Withdrop scoppiò ancora in lacrime, evidentemente ciò che aveva visto l’aveva davvero turbata. Per quanto mi riguarda invece, ero pieno di dubbi, la vicenda non stava per nulla in piedi. Non mi erano chiari alcuni aspetti di questa storia davvero troppo strani. Tutto era cominciato da una telefonata qui al distretto di Polizia di Arkham alle tre di oggi pomeriggio; aveva chiamato un uomo che si era presentato come Edgar Craft, aveva richiesto espressamente di me e mi ha anticipato quello che poi avrei trovato in quella villa poche ore dopo. Il signor Linch che risultava scomparso, e il corpo del cadavere di Thomas Geoffry. Osservando poi come è morto il povero Signor Geoffry è facile supporre che le altre cinque persone trovate morte nelle medesime condizioni siano da collegare alla pazzia di quel maniaco di Linch e a questi folli esperimenti di cui ha parlato la dottoressa. Raccapricciante davvero. Sarà davvero difficile evitargli la pena di morte. Che il professor Walter avesse ragione? Siamo stati così ciechi da non accorgerci che era tutto collegato? pensai tra me e me tra i singhiozzi di quella donna.

“Va bene Signorina Withdrop, basta così, mi pare che sia molto stanca. La ringrazio per il tempo che mi dedicato e mi dispiace molto molto per il suo braccio, spero si rimetta presto”. Gli dissi.

“Se ha bisogno le chiamo un taxi o la faccio accompagnare da uno dei miei uomini.”

“La ringrazio” mi guardò.

“Un taxi è sufficiente, voglio andare da mia madre. Forse li potrò riposare. Mi rispose con lo sguardo rivolto verso il basso tenendosi stretto il braccio ferito.

Accompagnai la dottoressa fino alla porta d’ingresso del distretto e appena arrivò il taxi l’aiutai a salire, chiusi la porta e la vidi allontanarsi su Holmes street. Certo sarebbe stato interessante incontrarla in un contesto diverso. Kate era davvero una donna molto affascinante. Aveva un bel viso è un taglio di capelli a caschetto che mi davano l’idea che fosse molto molto vivace. Ma cosa stavo pensando. Ho del lavoro da sbrigare.

Rientrai nel distretto salì al secondo piano presi il soprabito e il cappello dal mio ufficio e chiamai Montoya e Anderson.

“Abbiamo qualcuno da interrogare che fin’ora non ci ha mai detto la verità”

“Chi ispettore Diamond?” mi chiese l’agente Montoya, il nuovo arrivato.

“Ho il sospetto che Oscar Wilson, sappia molto più di quello che ha dichiarato” Dissi mentre tra le mani stringevo la boccettina di acido di cui mi aveva parlato la dottoressa Withdrop.

Oscar Wilson abitava in pieno centro di Arkham nel più alto dei pochi grattacieli che avevamo in città. La torre di Arkham così lo chiamavamo. Si poteva vedere a chilometri di distanza fuori dalla città e oltre a questo era la sede della Banca di Arkham. All’ingresso c’è sempre un usciere e l’ingresso delle abitazioni è ben separato da quello della banca.

“Buonasera, sono l’ispettore Diamond e loro sono Montoya e Anderson dobbiamo salire dal signor Wilson” Dissi all’usciere mostrandogli il distintivo.

“Prego salite pure il signor Wilson è rientrato nel primo pomeriggio a casa poi non è più uscito” L’ascensore è al fondo del corridoio il piano è il dodicesimo.

Arrivati davanti alla porta bussai. “Signor Wilson sono l’ispettore Diamond ci apra per favore” Non ottenni risposta.

“Signor Wilson risponda!” chiamai ancora.

“Signor Wilson!” Maledizione. Non ne avevo ne un mandato ne un minimo pretesto per aprire di forza quella porta ma non avevo scelta. Se stava scappando dovevo saperlo. “Signor Wilson sto per aprire la porta, puoi aprirla lei se vuole” non ottenni ancora risposta e mi decisi ad agire. Con un calcio ben assestato la porta venne giù. I due agenti  di scorta entrarono e controllarono per primi che in casa non ci fossero pericoli, la sorpresa la trovai quando non entrai nello studio.

Oscar Wilson giaceva morto sulla sua sedia con la pelle completamente devastata come da un acido come fosse uno dei cadaveri del signor Linch. Mio dio. 

“Fermo non ti muovere” Sentì urlare da Anderson. “Fermo o sparo!”.

Scattai fuori dalla stanza e corsi verso i miei due agenti. L’uomo nero di cui mi aveva parlato il professor Walters era qui. Mi fissava immobile sotto la sua maschera nera. I due agenti gli stavano ancora puntando la loro pistola quando con uno scatto da atleta si lanciò su Montoya e Anderson. Due spallate ben date e i miei due agenti furono gettati a terra ma Anderson riuscì comunque a far fuoco colpendolo. Con una mano con sul fianco colpito si lancio sulla finestra, lo sfondò e il suo mantello si trasformò quasi in un piccolo deltaplano corsi anchi’io verso la finestra e sparai. Colpì le ali e l’uomo nero travestito da corvo precipitò. “Aspettatemi qui” Urlai ai miei due uomini.

“Nessuno si deve avvicinare a questo appartamento. Corsi giù per la scale saltando tre gradini alla volta forse di più. Non poteva scapparmi. Fuori dal palazzo raggiunsi il punto dove supponevo che sarebbe caduto e ebbi ragione.    

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Informazioni su Johnny Cornerhouse

Nerd appassionato di boardgames, giochi 8 bit, fumetti e mattoncini Lego. Nelle sue vite precedenti è stato un fotografo ed un musicista ora dice che sono solo Hobbies. La forza scorre potente in lui. Segui il suo canale youtube

Pubblicato il 8 marzo 2016, in Boardgames con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Interessante: è un bene che non finisca con questo capitolo.
    Ovviamente deve essere un po’ rivisto come al solito! 😀

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  2. Mi lancio subito in un consiglio non richiesto, cioè: curare di più la punteggiatura.
    Qua e là ti sei mangiato delle virgole e dei caporali, e dimenticando questi ultimi, rendi necessario ricontrollare le frasi per capire quando parlino i personaggi e quando parli il narratore.
    Esempio: “(…) ma sa una cosa dottoressa Withdrop? Mi fisso. “io ho controllato!”
    In questo passaggio, starebbe bene un caporale dopo Withdrop.

    Per virgole o equivalenti, ti consiglio di provare a rileggere le frasi e vedere dove ti venga naturale fare una pausa: non è certo al 100% ma potrebbe starci bene un segno d’interpunzione (quale? Potresti avere molta libertà, in questo senso: diverse scelte potrebbero essere tutte corrette, solo che genererebbero sfumature diverse).

    Poi: hai lasciato due diverse versioni dello stesso paragrafo (In quel momento la signora Withdrop etc.) – btw, la seconda versione, dopo gli asterischi, mi sembra migliore. E per chiudere, attento agli accenti.
    Spero di non essere sembrato saccente 😛 se ti ho infastidito, ti chiedo scusa. Veniamo al lato divertente: bello svitato, il tizio inquietante che hai messo! Ci sta bene, uno così male in arnese. E sono curioso di sapere qualcosa in più sul tipo mascherato, soprattutto se è ancora vivo e in che stato 🙂

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    • Macchè arrabbiarmi anzi grazie che perdi tempo a leggermi (nonostante tutto) e a darmi delle dritte. Ti confesso in tutta onestà che avrò riletto una ventina di volte il brano e mai dico mai mi sono accorto del doppio paragrafo. Il primo era quello di bozza tra l’altro. Figuriamoci come possa riuscire a vedere dove mancano le virgolette o la punteggiatura. Nella mia testa ci sono e di conseguenza i miei occhi non vedono la mancanza. Ad ogni modo grazie ancora. Essendo veramente una frana posso solo migliorare ammesso di poterci riuscire. 🙂

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      • Io credo di essere un editor mancato, se il testo è giustificato noto pure i doppi spazi, di solito (per qualcuno sono solo un rompi 😛 )
        Questi particolari sono solo questione di abitudine, con l’esercizio si migliora 😉
        La storia è carina, bisogna solo picchiare duro sulla forma, con più attenzione – sono sicuro che tu ce ne metta, forse ti manca un po’ di esercizio, studio, pianificazione o concentrazione, ma questo puoi saperlo solo tu 🙂
        Di solito, scrivi di getto o ragioni a lungo sull’intreccio? Non c’è una risposta giusta, entrambi gli approcci vanno bene, ma comportano metodi diversi di stesura e revisione.

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      • Di solito penso a quello che devo scrivere mentre guido o sono seduto sul… insomma quando ho un attimo di pausa. La scrittura avviene nei momenti di pausa più disparati. Vedi pause pranzo in ufficio o con il tablet sul letto prima di dormire. Non ho purtroppo il momento dedicato alla scrittura. Si tratta di tempo rubato al tempo libero. Detto questo che non è sia una giustificazione. La trama è pensata, passami il termine studiata. La forma è distratta e di corsa. Il problema dove sta? Probabilmente è che anche i momenti di revisioni sono fatti nelle medesime condizioni precarie della forma. 😀

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      • Premesso che non sono un maestro della scrittura, anche io sviluppo il grosso dell’idea per una storia nei momenti più disparati. Trovo che sia utile, però, dedicare una mezzoretta a stendere un profilo dei personaggi importanti (anche solo per non cambiare loro il colore degli occhi da un passaggio all’altro, o per ricordarmi se hanno dei tic. Potrei non parlarne nella storia, ma non si sa mai) e una scaletta con i punti salienti della storia – per un racconto che avrà circa venti cartelle/pagine di lunghezza, di solito mi basta mezzora o meno, poi lo ricontrollo a caccia di incongruenze e dimenticanze, quindi cerco del tempo per scrivere il racconto vero e proprio.
        La scaletta non la rispetto in modo religioso, ma se mi viene un’idea migliore per la storia, so almeno cosa sto cambiando. Il profilo dei personaggi principali cerco di rispettarlo, invece – cercare un dettaglio come il colore degli occhi di qualcuno in tutto il racconto, per vedere se è sempre lo stesso… che palle! XD
        Non è obbligatorio stendere una scaletta, ma può aiutare: specialmente se scrivi di corsa, è come avere una mappa col percorso migliore.

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