Comic’s Thursday: I Numeri Uno Bonelli: Greystorm

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Questo blog non ha mai preteso nessuna forma di obiettività, la bellezza delle fregnacce che scrivi è proprio tutta qui nella tua onestà disinteressata nell’esprimere nonostante l’ortografia in libertè le tue personali opinioni.

Non c’è nessuna forma di guadagno nel dire che una cosa è stata approvata da Lego Darth Vader, chi ti legge lo sa e proprio per questo continua a farlo.

Pronti Noi Zi Va (motto orchesco prima di picchiare Robert Greystorm)

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Quest’oggi parliamo per la seconda volta dei numeri uno delle serie a fumetti edite da Bonelli e per la precisione parliamo di Greystorm, scritto niente meno che da Antonio Serra papà di Nathan Nerver. Il cappello introduttivo è stato scritto non a caso e non vuoi girarci troppo intorno; la storia di Robert Greystorm che avevi cominciato a leggere appena trasferito a Roma e che dopo il secondo numero avevi interrotto non ti è garbata proprio per niente e questi giorni ripresa in mano per poter scrivere questa fregnaccia ti ha lasciato davvero indifferente.

Il primo numero presenta alcuni cliché quasi caricaturali (durante le vacanze hai mangiato un dizionario?) di loro stessi. La storia è ambientata in epoca vittoriana e vede Robert Greystorm l’ambizioso, geniale e sociopatico ragazzo prodigio esperto di meccanica e guai, che sogna di costruire grandi mezzi fantascientifici per l’epoca aiutato dal suo amico della scuola.

Entrambi sono di ricca famiglia e così posso permettersi di sperperare ingenti somme di denaro per finanziare i loro giocattoli avenieristici. Come se non bastasse i due vengono coinvolti in un triangolo amoroso davvero prevedibile e mediocre, da una parte Robert che non solo è un genio ma è anche affascinante ma guarda un po’ con quei capelli alla wolverine, le sopraciglia alla Gabriel Garko e l’aria da wannabe Tony Stark dall’altra parte c’è il bravo ragazzo quello che nessuna vent’enne vuole indovinate un po’ chi sceglie la femmina. Altrettanto ovviamente Greystorm non si accorge della corte che la gentil donzella gli rivolge. Affascinante , geniale e cretino.

I due protagonisti si rincontrano anni dopo con entrambi una vagonata di soldi, profonda noia e tanta solitudine quindi al posto di spendere soldi in mignotte che almeno si rilassavano e rendevano la storia più originale decidono di conquistare il polo tanto a casa nessuno gli aspetta per cena.

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Questo in grandi linee è il primo numero e hai provato a sfogliare anche il secondo volume ma niente, l‘interesse verso questa coppia di personaggi non decolla anzi, sono talmente distanti da qualsiasi forma riuscita di eroe che non vien voglia di leggere il proseguire della storia. Greystorm non è un eroe puro, non è un eroe combattuto come un giannino ignoranza ne un cinico conquistatore ne tanto meno l’antieroe che oggi va così di moda. Risulta quindi difficile provare interesse pure per te che in fondo da uomo di scienzpuoi comprendere il personaggio. Infatti il suo bastone è la parte migliore della storia. In un momento in cui il fumetto è prolifico e altamente diffuso ma no ha più i margini economici di un tempo credi che questa serie sia davvero stata un errore per la Bonelli. Per carità il dubbio che magari dopo migliori lo hai ma nel monento in cui ti stufi non ci sono demoni imprigionati nel polo alla Evangelion che tengono. Sorry Sergio.

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13 pensieri su “Comic’s Thursday: I Numeri Uno Bonelli: Greystorm

  1. Io l’ho letta tutta, compresi gli speciali. Fa schifo.
    Però l’idea di mangiare un vocabolario durante le vacanze non è male. Non hai detto che se non ricordo male la ragazza muore perché Greystorm gioca con i dirigibili.
    Comunque per rimanere nei cliché, poi arrivano un un’isola del Pacifico e ci sono anche i selvaggi…

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    1. Come vedi ho mantenuto la promessa :-D. Probabilmente oltre al dizionario dovrei mangiare anche un libro di grammatica, però devo fare attenzione che poi ingrasso.
      Si la fanciulla muore ma di qualche male tipo non sopporta più il biondino, visto che dopo l’accaduto del dirigibile esce per un po’ di tempo con l’amichetto

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      1. Ma sí, un po’ di grammatica non sembra ma fa ingrassare. Vero, muore di male ignoto ma poi il biondino si rifà con le selvagge!
        È un minestrone di furti di letteratura in ogni caso.

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    1. Lui probabilmente è un Ironman ancora più egocentrico. La storia è un mix di varie cose: c’è appunto iron man, evangelion e da come dice il faraone che è riuscito a leggere tutta la storia, c’è anche la classica tribù indigena… Se ti incuriosce l’idea di un Tony Stark vittoriano uscì qualche anno fa per la serie Marvel Noir un volumette dedicato ad Iron Man, che di Noir non aveva niente ma l’ambienzione novecentesca, non mi ricordo se prima o dopo le guerre mondiali, era davvero carina.

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    1. Io credo che i Bonelli abbiamo momenti veramenti alti ma alcune volte sono veramente disastrosi. Molte delle saghe storiche secondo me soffrono della sindrome di “oddio devo continuare, ma non ho piu idee” mentre l’idea che la storia dopo un tot di numeri finisce trovo che abbia dato nuova linfa alla casa editrice. Poi certo se ami i manga piuttosto che i super eroi è facile che non ti piacciano. Ci sta tutto! 🙂

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